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6 ottobre 2007
Dal 1997 al 2007... e il resto
In questo blog i numeri arretrati di Etnomondi, dal 1997 quando si chiamava "Mondi Lontani" al 2007. Per i numeri recenti visitate:
http://etnomondi1.splinder.com
| inviato da etnomondi-mondilontani il 6/10/2007 alle 14:17 | |
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30 settembre 2007
Etnomondi n. 21
Cari lettori ecco ETNOMONDI N.21!
| inviato da etnomondi-mondilontani il 30/9/2007 alle 6:48 | |
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22 settembre 2007
NOVITA' PER ETNOMONDI
CARI BLOGGER "ETNOMONDI" HA SUPERATO I MILLE VISITATORI. PRESTO IL NUOVO NUMERO 22. VI ASPETTIAMO SEMPRE PIU' NUMEROSI E UN PO' PIU' DI PARTECIPAZIONE DA PARTE VOSTRA CON I COMMENTI POSITIVI E NON, SONO SEMPRE UTILI.
| inviato da etnomondi-mondilontani il 22/9/2007 alle 14:5 | |
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5 giugno 2007
Oggi (5 Giugno 2007) siamo arrivati a 955 visite nel Blog! per festeggiare ecco a voi lettori (o blogger) il nuovo numero di...
Etnomondi
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro.
Etnomondi Maggio- Giugno 2007, Anno 11, n° 21, 3 euro / Mondi lontani Ed.
Tutte le foto hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Mamdouh e Willy.
SOMMARIO
EDITORIALE
NEWS FROM…EL ALAM
ETNOSITI
RADIO KHAN EL KHALILI
LO SCHERMO ETNICO: L’ETNICO IN TV E DVD
IL SIGNIFICATO DEI COLORI
MOEZ MASOUD
IL GALATEO ARABO A TAVOLA
AHMED BUKHATIR
FIUMI DI VITA: IL NILO
BAB ZUWEILA:
IL BANGLADESH E L’INDIA DEI MOGHUL
TRACCE SULLA SABBIA
RISTORANTI ETNICI
MOSTRE E RASSEGNE
METROPOLI MULTIETNICA
LE PORTE DELL’ORIENTE
IL FASCINO DEL MISTERO: GLI ONI
VOCI DAL NILO
DAL SOL LEVANTE: NATALE ALLA GIAPPONESE
LE BACCHETTE CINESI
La copertina “Bigiotteria magrebina” è di: Mamdouh
http://freeweb.supereva.com/etnomondi/
Etnomondi@ yahoo. It
Editoriale
Dopo la pubblicazione di Etnomondi 20 ci siamo presi una pausa, solo apparente, poiché molte sono state le novità in questi ultimi mesi: l’uscita del secondo e terzo volume di “Mondi lontani”, il libro “Bab Zuweila” e le storie dei paesi in www.huda.it narrate da me prima ogni sabato sera e poi di martedì, in 10 puntate, dal 3 marzo 2007 al 15 maggio. La nuova rubrica “Le porte dell’Oriente” a pag. 24, è l’equivalente orientale a Bab Zuweila, che tratta esclusivamente le storie dei paesi arabi, africani ed asiatici. Etnomondi è inserito finalmente nell’enciclopedia Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mamdouh_AbdEl_Kawi_Dello_Russo
Poteva passare inosservato un giornale come questo all’11° anno di attività? In questo numero troverete 2 regali: il mio cd “L’Islàm è amore” –vedi recensione in “Radio khan el khalili” a pag. 6-, registrato a fine 2006 e pubblicato nel 2007, e le bacchette per mangiare il cibo orientale di Etnomondi, magari leggendo nello stesso momento queste pagine sognando… le “Porte dell’Oriente”.
Buon ascolto e Buona lettura!
Mamdouh
NEWS FROM…EL ALAM
NOTIZIE E CURIOSITA’
- Una organizzazione no profit giapponese ha inventato la prima bara ecologica compatibile al 100% con l’ambiente: anche se incenerita, non inquina minimamente.
-Non solo Brasile per il carnevale: “Carnaval del pais” è il coloratissimo carnevale argentino che si svolge ogni anno, per circa un mese, tra gennaio e febbraio.
-Lo zoo di Adelaide ha avuto la bizzarra idea di mettere in mostra sei uomini come fossero animali per raccogliere fondi per le scimmie vere.
-Record assoluto e grande orgoglio per gli investigatori giapponesi, che, nel 2006 sono stati i migliori al mondo risolvendo ben il 94% dei casi di omicidio.
-Ardh Kumbh Mela è il nome della più grande festa indù, che si è svolta per 42 giorni ad inizio anno. Ogni giorno oltre due milioni di pellegrini si immergono nelle acque del Gange per la celebrazione. Oltre 70 milioni di fedeli hanno preso parte al rito.
-Dati allarmanti per la Cina, dove è previsto, nei prossimi 20 anni, un’emigrazione di circa 300 milioni di contadini verso le città, la maggiore della storia.
-In Giappone sono diffusi dei mini-market dove si trova veramente di tutto. Aperti 24 ore su 24, vengono chiamati “conbini” ovvero la giapponesizzazione dell'americano “convenient store”. Se vedrete il film “Cursed”, recensito su questo numero, ve ne farete un’idea.
-Lo sapete che in India si svolge dal 1933 ogni inizio anno il Kila Raipur Sports Festival, una sorta di “Olimpiadi Rurali”?
-Tempi duri per i produttori di moto e motorini cinesi. Questi mezzi sono già stati banditi completamente in alcune città cinesi perché causa d’inquinamento e perché utilizzati per scippi e rapine: questi casi erano preoccupantemente cresciuti negli ultimi tempi.
-Il natto è un cibo maleodorante a base di fagioli di soia fermentati, andato a ruba perché spacciato per un miracoloso prodotto dimagrante dalla KTV, emittente di Osaka. La falsa notizia è stata smentita con tanto di scuse dalla tv giapponese
-Dopo il grande successo in Italia di Hidetoshi Nakata, la squadra del Catania ha acquistato il giovane Takayuki Morimoto, promessa del calcio nipponico, nonché importante per la promozione della Sicilia in Giappone.
-Lunga lista d’attesa a Rio De Janeiro per chi vuole sposarsi nella suggestiva cappella di Nossa Señora Aparecida che si trova proprio sotto la famosa statua di Gesù che domina la città dal Corcovado e che è appena stata aperta ai matrimoni.
-Preoccupazione per le discariche cinesi sempre più invase da rifiuti elettronici che intossicano l’ambiente e gli improvvisati operai che vi lavorano. Spesso, questi rifiuti sono importati abusivamente dall’occidente.
-Auguri a Yone Minagawa, la donna più vecchia del Giappone e del mondo: nata nel 1893 ad Akaike, ha ben 114 anni!
-Il tonno rosso, il pesce più utilizzato per la preparazione del sushi, rischia l’estinzione a causa della grande domanda mondiale.
-La pianta del fico sarebbe arrivata nel bacino del Mediterraneo dal Medio Oriente, forse dalla Siria, già in tempi antichissimi. Citata più volte nella Bibbia e nel racconto della creazione, le sue foglie costituiscono il primo “indumento” dei nostri avi. Nel Vangelo, Gesù ne maledice uno per non avervi trovato frutti e subito l’albero si dissecca. Secondo i buddhisti Siddharta divenne Buddha (ovvero l’illuminato), meditando all’ombra di un aswatth o fico asiatico. Anche la storia romana ha avuto a che fare con questo frutto. Fu con un cesto di fichi freschi appena arrivati da Cartagine che Catone convinse il Senato a dichiarare guerra alla città punica e, secondo la leggenda, l’aspide che avvelenò Cleopatra era nascosto in un piatto di fichi. Il fico è un cibo popolare ed economico che si mangiava spesso secco anche in passato.
-Curioso record ad un agglomerato della provincia dello Shimane (Giappone): è la località con il nome più lungo: addirittura 31 caratteri!
-Clamorosa “gaffe caraibica” nell’isola-stato di Grenada (a nord di Trinidad e Tobago), dove la banda della polizia, all'inaugurazione di un nuovo stadio di cricket sostenuto dalla Cina, davanti ad una schiera di attoniti funzionari venuti da Pechino, ha eseguito l'inno dello stato di Taiwan, da sempre loro rivale, confondendolo con quello cinese!
-La popolazione della valle dello Zambesi (Mozambico) è stata costretta ad abbandonare le proprie case a causa dell’alluvione.
-A Bangkok, capitale della Tailandia, vanno di moda i matrimoni di massa. Anche all’ultimo San Valentino questa tradizione ha attirato centinaia di turisti e decine di coppie locali e straniere che si sono detti sì.
-Per il calendario cinese è appena iniziato il prospero anno del Maiale d’Oro, una combinazione che non capitava dal 1947. Auguri!
-In Perù le misteriose 13 torri di Chankillo, sono considerate il più antico osservatorio solare dei nativi americani.
-Troppo stress da superlavoro per l’attore indiano Siaf Ali Khan, collassato sul set e ricoverato in un ospedale di Mumbai. Khan è diventato celebre con “Omkara”, film sull’Otello di Shakespeare in versione Bollywood.
-Record mondiale di partecipanti tra i prati del Rizal Park di Manila, dove, ben 41.038 ragazzini filippini si sono incontrati, spazzolini alla mano, per…lavarsi i denti e finire sul Guinness dei Primati!
-Zhang Yin è la persona più ricca della Cina, titolare della Carta Dei Nove Draghi, una compagnia che ricicla carta e che prepara quella per gli imballaggi, mica male!
-Guerriglia urbana in un pomeriggio di aprile nella Chinatown milanese. I cinesi si sarebbero ribellati all’ennesima vessazione dei vigili urbani e all’ assurda ordinanza comunale che vieta il carico e lo scarico di merci in Via Paolo Sarpi, una zona di negozi e commerci che sta per diventare area pedonale.
-Iwate, Giappone: il wrestler mascherato noto come Great Sasuke si è candidato a governatore della città. “Questa è la mia faccia” – ha detto “E non ho intenzione di togliermi la maschera”. Un grande!
ETNOSITI
http://www.secondegenerazioni.it/
E’ un blog fatto dai cosiddetti G2 (che brutta definizione…), cioè i giovani italiani di seconda generazione, cioè immigrati o figli di immigrati o di coppie miste. Tanti sono i problemi ancora da risolvere, per loro….
http://sushiday.com/
Un blog in inglese dedicato al sushi: come prepararlo, ristoranti e suggerimenti vari.
www.oliopepesale.com
Sito generico di cucina con una sezione dedicata alle cucine etniche ed alla loro presenza a Milano e con un corso rapido per preparare il sushi.
http://www.kumale.net/Mondor.htm
Ancora cucina. Un “Pappamondo” on line per i ristoranti etnici di Roma.
http://www.africarte.it/index.htm
Un sito sulla storia e sull’arte dell’Africa. Si parla anche di miti, di leggende, e delle maschere africane.
www.giapponegiappone.it
Un sito per gli amanti del paese del Sol Levante con varie notizie. Peccato che parecchie sezioni siano ancora in costruzione o accessibili solo per gli iscritti.
www.indiaenews.com/
Un notiziario in inglese dedicato all’India.
http://cubanite.blog.dada.net/
Il nome di questo blog indicherebbe la malattia che colpisce anima, cuore e cervello di moltissimi occidentali che hanno visitato e vissuto a Cuba.
http://www.mappedinantes.com/anticoegitto/anticoegitto.html
Da questa pagina potrete accedere a diversi siti dedicati alla storia e all’archeologia dell’antico Egitto!
www.tango.it e www.abctango.com.ar
Due siti per gli amanti del tango argentino: il primo italiano, il secondo del paese d’origine.
RADIO KHAN EL KALILI
MAMDOUH – “L’Islam è amore” (Alam Ed.) Esce finalmente, a due anni di distanza dal precedente “Ya Habibi Moustafa”, il nuovo doppio cd del nostro Mamdouh, con ben 17 nashid. I primi 8 sono nuovi nashid scritti ed interpretati con amore, il resto sono brani già presenti nei cd precedenti, riproposti in nuove versioni, tutte rigorosamente a cappella. Il cd è stato presentato dal sito www.huda.it. Mamdouh è il primo artista italiano di nashid.
TOUMANI DIABATE’S SYMMETRIC ORCHESTRA - “Boulevard De l’Independance” (World Circuit). Dopo avere tirato il fiato per aver letto il lungo titolo, ci sentiamo un cd dal Mali di tradizione mandinga con influenze jazz e anche blues sulla scia di Ali Farka Touré. In allegato un dvd con un breve racconto sull’evoluzione del disco.
REY RUIZ – “Corazón arrepentido” (Luna Negra) Ruiz è un cantante salsero cubano famoso nel mondo latinoamericano ma anche in Europa. Il suo ultimo album è molto lento e romantico: baladas e brani di salsa romantica dedicata agli innamorati e ai “cuori pentiti” che chiedono perdono. I testi di queste canzoni d’amore sono semplici e di grande impatto.
MARC ANTHONY – “Sigo Siendo Yo - The Hits” (Sony-BMG). Come il precedente, anche Marc Anthony (vero nome Marco Antonio Muñiz, classe ’69) è un popolare cantante - ma anche attore - . Viene definito “il re della salsa”. Newyorkese del quartiere spagnolo di Harlem ma di origini portoricane, pubblica ora questo “greatest hits” di 12 brani ballabili con 2 inediti.
SELVAGANESH – “Souka” (Naïve). Il primo album del percussionista indiano Sevaganesh, figlio del più famoso H.T. Vinayakram. I suoi strumenti sono il kanjeera e il ghatam e si cimenta anche in ritmiche vocali con alcuni duetti con voce femminile.
YASMIN LEVY – “La Juderia” (Choice Music). Pubblicato nel 2005 dall’israeliana Levy, che compie un viaggio lungo 500 anni con la musica dei ladinos, gli abitanti dei quartieri ebrei (le juderie,appunto)delle città spagnole. Ritmi mescolati ai suoni arabi e al flamenco.
MIHO HATORI – “Ecdysis” (Rykodisk) Miho, ex componente delle giapponesi Cibo Matto, è una musicista attivissima con una vasta discografia di collaborazioni, progetti solisti e produzioni. Spazia tra vari generi (brani reggae e canti per bambini con ritmi africani e balinesi…) e dice di non avere confini con la sua musica: “L’arte deve essere aperta a ogni possibile combinazione”.
TRILOK GURTU & THE FRIKYIWA FAMILY – “FARAKALA” (Frikyiwa/Family Affair) Gurtu (vedi Etnomondi N.2) ha iniziato a suonare tabla e percussioni all’età di sei anni a Bombay ed ha attraversato nella sua lunga carriera ogni genere musicale, dal banghra al raga pop, all’elettronica, dal funk afroasiatico alla musica juju. Un ritorno alle radici per un album ipnotico dal profondo dell’Africa, che prende il titolo dal villaggio del Mali meridionale dove il famoso percussionista indiano Gurtu l’ha registrato insieme a musicisti del posto ed altri collaboratori.
FIORELLA MANNOIA – “Onda tropicale” (Durlindana) Ritmi brasiliani per i 13 pezzi dell’ultimo album della Mannoia, in portoghese e italiano con collaborazioni dal paese sudamericano. Il legame con madrenatura, il carnevale di Bahia e i problemi sociopolitici alla base dei testi. Un viaggio solare nella cultura brasiliana che l’autrice sta portando in tour in questi mesi. Già in passato la Mannoia aveva toccato il “mondo etnico”, rispolveriamo, ad esempio, dagli anni ’80, la famosa canzone… “Terre lontane”!
LISA GERRARD & JEFF RONA – “A thousand roads” (Wide Blue Sky) Lisa Gerrard è l’ex cantante dei Dead Can Dance, che qui si cimenta col compositore Jeff Rona con le tradizioni musicali degli indiani americani di Alaska, New Mexico e Perù per la colonna sonora di un documentario a loro dedicato.
A.A.V.V. – “Benten asian benton” (Benten Imprint). Si tratta di una compilation per farsi un’idea sulle tante bands punk/hardcore femminili orientali! L’etichetta Benten cerca di farle conoscere anche oltreoceano. Non per tutti: sembrano uscite da un cartone animato, voci comprese, ma i gruppi (coreani,cinesi,giapponesi) sono quasi tutti validi, tra questi: Mummy The Peepshow, Wirld Wide Love, The AmpPez, Non Stop Body….
KIULDRET – “Corazón enamorado” (Sony Discos). Disco d’esordio di questa neworkese di origini portoricane. Salsa, musica da strada e reggaetón, più due cover.
A.A.V.V. – “Rajal el yum” Non sappiamo molto di questa cassetta egiziana che abbiamo trovato per caso ai soliti mercatini, come facevamo anni fa comprando a scatola chiusa. Le musiche non ci dicono molto, le solite sonorità arabe pop, e i caratteri sono tutti arabi: la copertina piena di facce –in stile Etnomondi di 10 anni fa-ci fa presupporre ad una raccolta di canzoni recenti, in quanto “Rajal el yum” significa “L’uomo del giorno” quindi “I successi di oggi”! I nomi degli artisti: Sabr, Amr, Mohammed, ecc.
CHEB MAMI – “Layali” (EMI). Torna un ricordo dei nostri primi numeri, quel Cheb Mami tanto ascoltato ma anche tanto ripetitivo, come altri; recentemente l’abbiamo visto in tv gonfio e invecchiato.Anche l’ultimo album è il solito mix di pop e musica rai algerina, 13 brani con qualche spruzzata gitana, come nel brano “Gaiye Bil Salama”: solo per appassionati.
GAL COSTA – “Hoje” (Trama). La sessantenne brasiliana Gal Costa torna con un album sospeso tra malinconia e spensieratezza, tra modernità e tradizione. Bello il brano “Hoje/Jurei”.
Per gli amanti delle sonorità del tango, sappiate che ben pochi si cimentano con questo genere, preferendo molti musicisti contemporanei eseguire i classici in versione originale o con cover reinterpretate. Dal 2000 si è sempre più affermato il genere noto come tango nuevo basato soprattutto sull’elettronica, genere musicale capitanato dai Gotan Project, che abbiamo già trattato in passato. Tra i pochi nuovi dischi recenti: RODOLFO MEDEROS – “Eterno Buenos Aires” (Warner) considerato il più famoso seguace di Astor Piazzolla, ALFREDO SAEZ – “Tangos y canciones criollas” (Epsa) più orientato verso un tango-folk, JULIO PANE TRIO – “A las orquestas” (Epsa) e ORQUESTA ESCUELA DE TANGO – “De contrapunto” (Epsa) con brani strumentali.
DAM – “Dedication” (Red Circle). I Dam sono un trio hip hop di Gerusalemme, i fratelli Nafar con Mahmoud Jreri, parlano di pace, di sociale e di politica in arabo e non hanno niente da invidiare agli afroamericani. Utilizzano melodie orientali con archi e percussioni.
TOUMAST – “Ishumar” (Le Village Vert). Parlavamo dei Tuareg due numeri fa, ecco un album con le loro musiche, rivisitate in chiave moderna con inserti blues e rock. Il nome del progetto, attivo dal 1990, significa “identità” nel linguaggio tuareg, mentre il titolo deriva dal francese “chomeur”, “disoccupato”.
A.A.V.V. – “African pearls” (Discograph) Musiche locali in 4 cd doppi di 4 stati africani subsahariani con le loro radici musicali: Congo, Mali, Senegal, Guinea. Etnomusic al 100%!
BABA ZULA – “Duble Oryantal” (Doublemoon) Il fatto che la scena rock di Istanbul sia floridissima, ce lo dimostrano i Baba Zula, sperimentatori folk-rock che cercano di unire Oriente ed Occidente mischiando strumenti tradizionali medio-orientali con l'elettronica. In questo ultimo lavoro si avvalgono della collaborazione del bassista berlinese Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e in concerto si esibiscono con una danzatrice del ventre. Per approfondimenti, il film “Crossing the bridge” (vedi Etnomondi N.18)
ERKIN KORAY E’ il primo rocker turco e il più noto cantante del cosiddetto “Anatolian rock”. Sorta di controverso Alice Cooper glam-psichedelico, fu l’ispiratore per molti musicisti nel suo paese, dalla sua comparsa sulle scene nei tardi anni ’50-primi anni ’60 e poi con il gruppo Ter. Fu anche l’inventore del baglama elettrico, strumento tradizionale turco simile al liuto dal suono unico, che si puo’ ascoltare in molti suoi dischi.
MUMMY THE PEEPSHOW – “Schoolgirl pop” (Triangle Records). Ci risulta essere questo “Schoolgirl pop” (2002) l’ultimo album delle ormai sciolte Mummy The Peepshow, garage-punk band tutta al femminile da Osaka (Giappone), attive dal ’94 e con 4 album e numerose partecipazioni a compilation all’attivo. Introvabili in Italia, cantano in inglese nel divertente e consueto “stile manga”.
Visual kei
Niente a che fare coi gay, anche se la pronuncia puo’ ingannarci: il visual kei (o visual rock) è un sottogenere musicale giapponese che si è sviluppato a partire dagli anni ‘80 e ha raggiunto il suo apice negli anni ‘90, trascinandosi stancamente fino ad ora. Ovviamente in patria impazziscono per questo fenomeno, che ancora oggi è poco conosciuto da noi: abbiamo scoperto che in realtà questi esotici e bizzarri gruppi sono seguitissimi sui forum e blog specializzati, specialmente dai giovani, dalle ragazze più o meno giovani(ssime)e dai curiosi di nuove tendenze, grazie a internet e alla Gan-Shin Records, etichetta discografica tedesca, che è stata la prima in Europa a credere in questo genere e ad occuparsi esclusivamente del Visual Rock, diventando un punto di riferimento per chi si vuole accostare a questo fenomeno.
Musicalmente i gruppi visual key non si caratterizzano per un unico genere, mescolano un po’ di tutto, spaziando dal pop all’hard rock, al grunge, dal gothic al metal, fino alla psichedelia e al glam, quest’ultimo da sempre segutissimo in Giappone. Grande attenzione poi per l’aspetto visivo, un po’ come per il pop degli anni ‘ 80 che ben conosciamo.
Il look è infatti la componente fondamentale per questi gruppi: immagine, nomi e testi decadenti, il trucco spesso al limite del vampirico e dell’orrorifico, trasgressivo e androgino, i capelli cotonatissimi a ricordare il dark e la new wave, i costumi sono piuttosto barocchi e appariscenti, le scenografie e i videoclips sono curatissimi, La lingua utilizzata è prevalentemente il giapponese, qualche volta l’inglese. Tantissimi sono i gruppi, a partire dai precursori X (o X-Japan, per non confonderli con un gruppo omonimo), la prima band del cosidetto J-rock o J-R (rock giapponese), D'espairs Ray, il primo gruppo “J rock-visual kei” a tenere un concerto in Italia, Dir en grey, Malice Mizer, Moi Dix Mois, Kagerou, Gazette, L’Arc En Ciel, MUCC, solo
per citarne alcuni. Un po’ Kiss, un po’ Bowie, un po’Cure, un po’ Sigue Sigue Sputnik (ve li ricordate?), un po’ Marilyn Manson, un po’ punk, un po’ nu-metal, industrial e quant’altro, questi gruppi non brillano certo per fantasia, ricalcando e rimescolando caratteristiche occidentali, e, forse, copiandosi anche tra di loro, ma si sono ritagliati un loro spazio utilizzando anche la tradizione teatrale giapponese, i manga, il folk e altri elementi, diventando interessanti anche per noi occidentali. I testi parlano un po’ di tutto, spesso sono fantasiosi e non brillano certo per allegria! Molto ricercati e fantasiosi i nomi. Musicalmente non sono male, tra ballate un po’ mielose e pezzi più duri con schitarrate metal-gothic-industria l e sperimentalismi vari, ma in genere non sono indicati per chi ama il classico pop.
Sopra: i Dir En Grey, tra i gruppi più rappresentativi del visual kei
LO SCHERMO ETNICO
L’ETNICO IN TV E IN DVD
TV Noticiero è un tg trasmesso per i sudamericani che vivono in Liguria. Il canale satellitare Fashion TV ha trasmesso in diretta la parata del favoloso Carnevale di Rio. Sul canale Sky 410 Rai Sat Gambero Rosso vanno in onda le serie La cucina etnica di Laura Ravaioli e Appunti dall’India. Su TV5 Monde, canale francese, Le journal d’Afrique, interessante trasmissione con tutte le news e l’attualità dal continente nero. Africa anche per France 24 con La semaine en Afrique, cronache news e altro senza i soliti luoghi comuni. +9122 Call Center Bombay sul canale 142 Cult è dedicato all’India.
National Geographic Channel ha presentato il documentario che ricostruisce la storia, le tecniche di navigazione adottate e i diari di bordo di un leggendario esploratore cinese ne: Le avventure di Zheng He.
Indagini al fronte è un documentario dedicato agli invincibili apache e ai loro campi di battaglia, su The History Channel. Shukran, il settimanale del TG3 dedicato ai problemi degli immigrati e all’integrazione, giunto alla quarta edizione, curato e condotto da Luciana Anzalone. Dopo essere apparso su SKY, arriva su RAI, 2 Pucca, cartoon di successo della sudcoreana Vooz. La protagonista è la scatenata Pucca, una bambina di 10 anni perdutamente innamorata di Garu, un piccolo ninja di 12 anni che vive nel suo stesso villaggio, Sooga.
DVD Xtreme martial arts In HD (high definition) consigliato ai giovani. Da Discovery Channel. I poteri del kung fu, Shaolin Kung fu, Guerrieri comanche (libro+dvd), Ramses libro+dvd sono altri dvd che vi consigliamo. Maya, un impero perduto e Il mistero dei Maya, pubblicati qualche anno fa per la vendita in edicola dalla DeAgostini Rizzoli Periodici per la serie Archeo dvd, sono da recuperare. Sempre la DeAgostini ripropone in edicola Japan Animation, un'antologia dei migliori film d'animazione giapponese: i cult e le novità, da Harlock, a Lupin, da Ken Il Guerriero a Patlabor e Asian Terror con una selezione dei vari film horror asiatici (The Ring, Dark Water, ecc). “Resta di stucco, è un barbatrucco”, era la frase storica del cartone animato giapponese Barbapapà, nato negli anni ‘ 70 da un fumetto francese. I Barbapapà contenevano un messaggio ecologista e multirazziale (i protagonisti di questa famiglia erano tutti di colori diversi), ora si possono trovare finalmente nel dvd Le avventure di Barbapapà della Classica Film.
GIOCHI EyeToy: Kinetic Combat è un gioco della Sony per Playstation 2 consigliato oltre i 12 anni. Un approccio all’home fitness e alle arti marziali con un vero e proprio istruttore digitale e una “eye toy” una speciale camera in vendita a parte.
IL SIGNIFICATO DEI COLORI
Di Mamdouh
In Egitto, Tibet, Cina e India, usavano già in epoca precristiana i colori per tinteggiare le pareti della casa, non solo per abbellirla, bensì per uso terapeutico.
I colori possono agire sul nostro umore migliorandolo o peggiorandolo a secondo del colore:
il rosso è il colore dell’energia vitale,
il blu è il colore della profondità interiore,
il giallo corrisponde alla ricerca del nuovo,
il verde favorisce la calma e la riflessione,
l’arancione trasmette serenità ed allegria,
il violetto ha proprietà terapeutiche.
Sin dalla preistoria usavano i colori minerali in Francia e Spagna, i fenici ‘gente del paese della porpora’ usavano varietà di colori nell’abbigliamento e non solo. Il nero ad esempio era il simbolo di fecondità in Egitto ai tempi di Osiride, ma anche un colore ambiguo, oscuro: il lutto, il male, la rigenerazione.
Il bianco era usato per l’argilla, il marmo, il calce, l’argento era usato molto dagli egizi. Il bianco è il simbolo della luce, del candore. Secondo i romani, gli egizi, i fenici, gli etruschi, i greci, il defunto brillava della stessa luce degli dei, e veniva vestito con un manto bianco.
Il blu non era amato molto dai romani, che lo identificavano con i barbari e i britannici per via del colore dei loro indumenti. I greci usavano molto il blu per i templi, questo colore rappresenta la pace, il cielo, la magia.
Il verde è anche il simbolo della vita e della fertilità, il giallo-oro è il simbolo dello splendore solare, della sacralità. Il rosso è il colore della passione ma anche della guerra, della distruzione,degli inferi.
I colori più usati dagli egizi erano: il rosso, i bruni, i gialli, il nero, il bianco, rarissimi il verde e il blu.
Il colore rosso è spesso indossato da persone estroverse e vitali, il verde da persone miti e sincere, il blu da sensibili ed equilibrati, il nero da chi vuole apparire colto ed interessante, il bianco da perfezionisti ed idealisti, il giallo da persone attratte dalla filosofia, dalla religione e dalle ideologie, l’arancione da persone estroverse, il marrone da costanti e conservativi.
Moez Masoud
Moez oggi è un giovane egiziano di 29 anni, padre di due bambini, che ha raggiunto la popolarità nel canale televisivo Iqraa con i programmi sull’Islam “Parables in the Qur’an” e “Stairway to Paradise” in lingua inglese. Il suo accento è perfetto e parla la lingua in modo fluente. Il programma è seguitissimo dai musulmani di tutto il mondo, in particolar modo dai musulmani che non parlano la lingua araba. Moez è perfetto per un pubblico di giovani, musulmani e non musulmani: è intelligente, spigliato, moderno e spiega l’Islam in modo facile e chiaro. L’inglese l’ha imparato nelle scuole americane in Kuweit e in Egitto. È diventato un musulmano praticante ed equilibrato dopo aver vissuto lontano dall’Islam nel periodo della sua adolescenza: feste, droghe e alcool a volontà erano l’unica sua vera preoccupazione. L’incidente stradale che gli ha fatto vedere la morte da vicino è stato fondamentale, poiché gli ha aperto gli occhi di fronte alla realtà della vita, e gli ha fatto capire la sua importanza.Non si può giocare da incosciente con la vita, che è breve e può finire da un momento all’altro, inaspettatamente. Ha imparato ad apprezzarla e amarla come vero dono di Dio. Alcuni suoi amici sono morti nell’incidente stradale e questo l’ha segnato molto. Da quel momento il Corano è entrato veramente nel suo cuore.
Oggi è un giovane rinato… spiritualmente.
http://www.moezmasoud.com/index.html
Mamdouh
Il galateo arabo a tavola
Di Mamdouh
Lo sapevate che gli arabi consumano il pasto intorno ad un tavolo basso o a un grande vassoio rotondo? Il vassoio si chiama “siniyyah”.
Non esiste il primo e il secondo, ma un pranzo con diverse portate servite nello stesso momento sul tavolo. Sono seduti su cuscini o tappeti comodamente, non è scomodo, basta abituarsi. Questa è la Sunnah del Profeta Muhammad ma non tutti al giorno d’oggi la praticano. Spesso, soprattutto in città, gli arabi –musulmani e cristiani- consumano i pasti all’occidentale.
Prima di mangiare il musulmano dice “Bismillah Arrahman Arrahim” che significa “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso” e alla fine dice “el hamdulillah” che vuol dire “Lode a Dio”. Il musulmano usa le posate, oppure le mani, ed utilizza le tre dita della mano destra. L’ospite è trattato con grande riguardo, è un onore per gli ospitanti, che sono gentile ed accoglienti verso l’ospite, che si alzerà dal tavolo soddisfatto di tanta accoglienza ed altrettanta bontà di cibo.
Il buon musulmano mastica lentamente e bene, non fissa gli altri mentre sta mangiando, è maleducazione.
È giusto mangiare lentamente senza abbondare o buttare via il cibo, è peccato, il pasto deve essere consumato tutto, o conservato per la sera o il giorno dopo.
Mentre si mangia non si deva parlare di sciocchezza o male di qualcuno –questo anche nella vita quotidiana- e non si saluta con la mano mentre si mangia, solo dopo aver terminato.
Per l’ospite le migliori pietanze, anche le più semplici sono fatte e servite con amore.
Buon appetito
Ahmed Bukhatir
Molto bello il sito di questo cantante di nashìd, curato nei dettagli.
http://www.bukhatir.org/
Bukhatir per noi di etnomondi è nuovo ma in realtà ha già diversi album all’attivo. È famoso nel mondo arabo ed in particolare nel Golfo.
È nato a Sharjah –la data è ignota, potrebbe avere fra i 30 e i 35 anni- ed ha cominciato a cantare nel 1989. il suo primo album risale al 2001. Album come “Fartaqi”, “Samtan”, “Entasaf al Lail” e “Al Quds tonadeena”, - quest’ultimo con altri artisti- hanno riscontrato successo nel mondo.
La sua voce è molto delicata, i suoi video molto belli e curati, come “Last breath” in due versioni, “Forgive me” e “Zawjati- Dear my wife”.
Ahmed Bukhatir canta in arabo e inglese.
L’ultimo album è “Da’ani” del 2005.
Bello anche il sito inglese:
http://www.bukhatir.co.uk/
FIUMI DI VITA: IL NILO
Abbiamo parlato sin dai primi numeri di Etnomondi del Nilo, il fiume considerato già dall’antichità il fiume per eccellenza, che aveva donato agli Egizi la terra e quindi l’agricoltura che ne dipendeva, ovvero la vita. In arabo il suo nome è Bahr el-Nil (?? ?????) o semplicemente El Bahr (“il fiume”).
Ricco di flora e di fauna, con una lunghezza di 6.671 Km, il Nilo è il fiume più lungo del nostro pianeta, anche se continuano le dispute col Rio Delle Amazzoni (vedi numero scorso).Nasce nell'Altopiano del Burundi, con il nome di Nilo Kagera (precisamente da uno dei suoi rami superiori, il Luvironza). Dopo un breve tratto nel Burundi il fiume entra in Tanzania e successivamente in Ruanda ed Uganda.
Il Nilo Kagera entra nel più grande lago africano, il Vittoria e ne esce quindi col nome di Nilo Vittoria, attraversando anche il Lago Kyoga. In seguito cambia nuovamente nome in Nilo Alberto (uscendo dall'omonimo lago), ed entra in Sudan prendendo il nome di Bahr el-Gebel, poi in Nilo delle Montagne, che mantiene fino alla confluenza con il Nilo delle Gazzelle. Da questo punto viene chiamato Nilo Bianco e continua a dirigersi verso Nord fino alla capitale del Sudan, Khartoum, dove riceve le acque dal Nilo Azzurro, il suo principale affluente. Il Nilo Azzurro scorre per circa 1.400 km fino a Khartoum dove si unisce al Nilo Bianco formando finalmente il Nilo vero e proprio, che, con un percorso ondulato, raggiunge le terre d’Egitto.
In questo tratto si abbassa da 350 metri di altitudine a 95 m, attraverso una serie di 6 cataratte. Poco prima di entrare in Egitto il fiume si allarga per formare il Nasser, un lago artificiale nato con la costruzione dell’imponente seconda diga di Assuan.
Proseguendo sempre verso Nord, il Nilo bagna tutte le principali e storiche città egiziane, fino alla zona metropolitana di Il Cairo-Giza. Poco dopo inizia l'enorme delta di circa 24.000 km² (con i due rami principali Rosetta e Damietta), in una regione fertilissima e densamente popolata, fino alla foce nel Mar Mediterraneo.
Molti furono gli esploratori europei del Nilo, che tentarono di scoprire il mistero delle sue famose sorgenti, sinonimo di “origine di tutto”: si ricordano John Hanning Speke , un inglese che raggiunse il lago Vittoria nel 1858 e le cascate Ripon nel 1862, Samuel White Baker , inglese, che avvistò il lago Alberto nel 1864, e un tedesco, Georg August Schweinfurth, che esplorò, tra il 1868 e il 1871, gli affluenti occidentali del Nilo Bianco. Anche l’inglese Henry Morton Stanley , che, nel 1875, circumnavigò il lago Vittoria, identificò il fiume Semliki nel 1889 e raggiunse il lago Edoardo e il massiccio del Ruwenzori.
Il Nilo, principale fautore dello sviluppo della civiltà egizia, è oggi mèta di crociere, e la Dahabeya (“barca dorata”, in memoria delle sfarzose navi antiche) è una delle catteristiche imbarcazioni utilizzate per le famose crociere turistiche sul fiume, in questo caso per i clienti più facoltosi.
Bab Zuweila
Il Bangladesh e l’India dei Moghul
Il Bangladesh – significa “La nazione del Bengala”- è situato alla foce del fiume Gange, lungo 298 Km, è un paese di pianure tra i fiumi che discendono dall’Himalaya. Questo paese ha raggiunto l’indipendenza nel 1971, quando ci fu la secessione del Pakistan orientale da quello occidentale.
Un tempo il Bangladesh faceva parte del Pakistan, e si chiamava proprio Pakistan Orientale, fino al dicembre del 1971.
144.319.628 sono gli abitanti e Dacca è la capitale. Il bengali è la lingua ufficiale, l’83 % della popolazione è musulmana, il 16% è hindu e il resto è cristiana, buddista o animista. In questo paese c’è produzione di riso, tè, spezie, canna da zucchero ecc. La tigre del Bengala si trova nella foresta del Sundarbans e moltissime sono le specie di uccelli.
L’Islam nel Bangladesh arrivò nel 13°secolo. Nel 1206 nacque il sultanato del Delhi che si estese dalla valle del Gange al Daccan.
Fu con Babur -principe turco/mongolo, proveniente dall’Asia centrale-, che nacque la nuova dinastia dei moghul, -termine persiano-, che indica gli stranieri venuti dal nord. Inizia così l’impero dei moghul in India. Era l’anno 1526. Babur sconfisse il sultano di Delhi, Ibrahim Lodi nella battaglia dei panipat. L’impero dei moghul segnò la storia dell’India per oltre 3 secoli, il regno di Babur durò solo 4 anni, e si estese in Afganistan, Kashmìr, Punjab, Bihar e Malwa. Babur era un guerriero non un politico, ed era tollerante anche con chi non era musulmano. Morì nel 1530. Il figlio Humayun “il fortunato” nato a Kabul nel 1508 prese le redini dell’impero immenso ma fragile.
Era di un carattere buono e divideva il potere con i fratelli Kamran, Askari e Hindal. Sconfitto dall’afgano Sher Shah Sur (1540-1545), nella battaglia del 1540, Humayun abbandonò l’India settentrionale e si rifugiò a Lahore. Riconquistò l’impero passati 30 anni. Il giovane Akbar completò l’opera di Humayun conquistando molti territori e afferrando l’autorità moghul con una grande organizzazione politica e un’amministrazione mai avuta in precedenza. Era l’anno 1556. Il 20 Ottobre 1567 l’esercito del Gran Moghul sferrò un attacco nel Rajasthan, l’anno dopo ci fu uno scontro sanguinoso tra indù e musulmani vinto da questi ultimi.
L’India settentrionale era ormai sotto il dominio dei moghul, Akbar si spinse verso sud. Non ha mai fatto la così detta “guerra santa”, ovvero “jihad”, contro gli infedeli, e la prova è che ha fatto costruire un numero limitato di moschee. Nel 1585 Akbar si stabilì a Lahore, abbandonando Fatehpur. Desideroso di armonia migliorò i suoi rapporti con gli indù e con i rajput, adottando persino alcune usanze. Akbar considerò le espressione artistiche molto importanti per il suo impero: lavorazioni in legno, madreperla, oro, pietre preziose, tappeti, prodotti tessili…non dimenticando l’importanza dei fabbricanti di carta, rilegatori, doratori, calligrafi e pittori, per libri di poesie, biografie a richiesta dell’imperatore quasi analfabeta.
Nel 1577 l’imperatore attraversò una crisi mistica, che lo portò al sufismo. Akbar decise di cacciare gli invasori portoghesi. Il Gran Moghul morì il 27 Ottobre 1605, dopo 50 anni di regno. I successori di Akbar lasciarono che il potere si sgretoli nelle loro mani. E’ la metà dell’ottocento, l’India è nelle mani dei britannici.
Il famoso Taj Mahal è stato fatto costruire nel 1632 dall’imperatore dei moghul Shah Jahan per la morte di sua moglie Mumtaz Mahal, ed è una prova d’amore per la consorte scomparsa. Il Taj Mahal che si trova ad Agra in India è edificato in fondo a un giardino (4 minareti che circondano la tomba di Mumtaz, completano l’insieme architettonico slanciato verso il cielo). Si trova anche una moschea per pregare.
Nel 1858, dopo l’invasione degli inglesi, l’ultimo sovrano moghul Bahadur Shah, esiliò in Birmania dopo essere stato arrestato per tradimento ed incitamento alla ribellione, i suoi eredi sono stati messi a morte.
Fu così la fine di un grande impero.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Buone e cattive notizie amici del cinema: vanno di moda i festival, ma, mentre sembra difficile avere a Milano la quarta edizione di Anime Giapponesi, almeno per quest’anno (ci vorrebbero degli sponsor, più concretezza nell’organizzarlo, magari in stile festival più che breve rassegna, e spazi più grandi), leggiamo sui giornali che Milano avrà un festival di cinema indiano tra maggio e giugno, e a settembre il Milano Doc Festival avrà proprio l’India come nazione ospitante. I numeri della produzione indiana sono notevoli: all’anno vengono prodotti tra gli 800 e i 1000 film con 25 studi di produzione e ben 12.000 sale cinematografiche. Consigliamo il sito Bollywood Movie Database: www.bollywood.de.
KAMIKAZE GIRLS (Shimostuma Monogatari) commedia, Giappone, 2004, di Tetsuya Nakashima, durata: 104’. Con: Kyoko Fukada , Anna Tsuchiya , Hiroyuki Miyasako. Distribuzione: One Movie /01. Curioso film che parla dell’amicizia casuale tra Momoko e Ichiko, due ragazze diversissime tra loro, nel Giappone di oggi: la prima segue la moda “lolita”, mentre la seconda è mascolina e fa parte di una gang di motocicliste. Una commedia adolescenziale stile manga con qualche buona trovata, ma non comprensibile per tutti. Inutile e fuorviante il titolo italiano.
DONDURMAM GAYMAK (Dondurmam Gaymak) commedia, Turchia, 2006, di Yüksel Aksu, durata: 113’.Con: T.Ozdemir. Distribuzione: Özen Film. Il film che in questo momento va per la maggiore in Turchia, una satira che gioca sugli spunti offerti dall’incrocio fra globalizzazione e culture locali. Un gelataio artigianale combatte contro le multinazionali.
SAMSARA (Samsara) romantico, Germania/India, 2001, di Pan Nalin, durata: 138’. Con: Shawn Ku, Christy Chung. Distribuzione: Fandango. Un film poetico ambientato nel Kashmir a 4500 metri, tra meditazioni, illuminazioni spirituali, monasteri e tentazioni della carne. Un film un po’ lungo e sontuoso, ma merita una visione.
LEZIONI DI VOLO (Lezioni di volo) drammatico, Ita/Ind/GB/Fra,2006, di Francesca Archibugi, durata: 106’ . Con: Giovanna Mezzogiorno, Flavio Bucci, Roberto Citran, Anna Galiena. Distribuzione: 01. Un film sull’iniziazione alla vita adulta di due ragazzi diciottenni che partono per l’India alla ricerca della loro natura. Importante l’incontro con un’immagine diversa delle terre che si aspettavano. Un film vitale e interessante, a sorpresa, tra le recenti uscite.
LAST MINUTE MAROCCO (Last minute Marocco) commedia, Italia,2006, di Francesco Falaschi, durata: 88’ Con: Nicolas Vaporidis, Maria Grazia Cucinotta, Valerio Mastandrea. Distribuzione: 01. Un rocambolesco viaggio musicale e sentimentale organizzato da un gruppo di ragazzi dopo la scuola. La madre di uno di loro, preoccupata, convincerà l’ex marito a mettersi sulle tracce dei ragazzi per riportarli a casa. Un nuovo film girato in parte a Roma e in parte nei posti più belli del Marocco.
BARAN (Baran) drammatico, Iran, 2001, di Majid Majidi, durata: 94’. Con: Zahra Bahrami, Hossein Abedini. Distribuzione: Buena Vista. Un film visto anche da noi, sulla condizione degli afgani in Iran e sull'amore fra due giovani con gli ostacoli che dovranno superare. Una ragazza si finge maschio per lavorare in un cantiere al posto del padre infortunato. http://www.cinemajidi.com/baran/
NESSUNO SA (Daremo shiranai) drammatico, Giappone, 2004, di Hirokazu Koreeda, , durata: 141’. Con: Yuuya Yagira, Ayu Kitaura, Hiei Kimura. Distribuzione: Bandai Visual Co. Inedito da noi e visto al Festival di Cannes, dove il regista si era già fatto notare con “Distance”. Una triste storia ispirata a un reale e recente fatto di cronaca. Quattro figli tenuti nascosti da una donna e mai registrati all’anagrafe, dovranno cavarsela da soli dopo la sparizione della madre.
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI (Cantando dietro i paraventi) drammatico, Italia ,2003, di Ermanno Olmi, durata: 100’. Con: Jun Ichikawa, Bud Spencer, Sally Ming Zeo Ni. Distribuzione: Mikado. E' la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese e di un giovane studente occidentale, finito in un posto sconosciuto. In questo curioso film del maestro Olmi, pellicola fuori dagli schemi, c’è anche un inedito Bud Spencer.
VIVERE! (Huozhe) drammatico, Hong Kong, 1994, di Zhang Yimou, durata: 125’. Con: Ge You, Gong Li, Niu Ben. Distribuzione: Columbia. Abbiamo parlato dell’omonimo romanzo di Yu Hua da cui è stato tratto, sul lontano N.5.La capacità di sopportazione di una famiglia, nonché delle sue esperienze terribili, attraverso quarant'anni di storia cinese in uno dei film che hanno fatto scoprire Yimou in occidente.
L’URLO DELLE FORMICHE (Scream of the ants), drammatico, India, 2006, di Mohsen Makhmalbaf, durata: 85’. Con: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass. Distribuzione: BIM. Il regista iraniano Makhmalbaf, nostra vecchia conoscenza, si trasferisce in India per esplorare col consueto stile raffinato, il conflitto tra scetticismo e fede. Il viaggio di nozze in India di una coppia (lui ateo, lei credente) si trasforma in un viaggio spirituale.
CURSED (Chô Kowai Hanashi A - Yami No Karasu), horror, Giappone, 2004, di Yoshihiro Hoshino, durata: 81’.Con: Osamu Takahashi,Susumu Terajima. Distribuzione: 01. In Giappone i mini-market aperti 24 ore su 24 vengono chiamati "conbini" (vedi News from... di questo numero). Uscito da noi recentemente solo in dvd, narra di uno di questi, che è il fulcro di una massa di forze maligne paranormali... Interessante per gli appassionati del genere, peccato per l’edizione italiana doppiata veramente male. Curiosità: il titolo originale, tradotto letteralmente, sarebbe: “Super Storia della Paura A - Il Corvo delle Tenebre”.
COMPITI A CASA (Mashgh-e shab), documentario, Iran, 1989, di Abbas Kiarostami, durata: 86’.Non distribuito da noi e interpretato da alunni ed insegnanti della Shahid Masoumi School, è un film-documentario in 16mm dedicato ad interviste con i bambini e alle loro reazioni di fronte ai compiti.
AFRICA PARADIS (Africa Paradise), commedia, Fra/Costa D’Avorio, 2006, di Sylvestre Amoussou, durata: 86’. Con: Stéphane Roux, Eriq Ebouaney. Distr.: Métis. Commedia fantapolitica su un “mondo alla rovescia” che sta spopolando in Francia. Come andrebbero le cose se fosse l’Africa la superpotenza e i bianchi gli immigrati e i discriminati? Questo film è passato con successo anche al recente Festival del Cinema Africano di Milano con grande riscontro di pubblico e di favori.
CINQUE DITA DI VIOLENZA (Tian xia di yi quan), azione, Hong Kong, 1974, di Chang-hwa Jeong, durata: 104’. Con: Lieh Lo, Ping Wong. Distr.: Pic-Dear. Violento (già dalla locandina) e interessante precursore dei film di arti marziali di Bruce Lee che spopolavano negli anni ’70 (chi si ricorda un’ affollata “prima mattutina” di “Dalla Cina con furore” al Cittanova, quartiere Giambellino di Milano, con tutti i balordi della città?). L’immancabile e onesto campione di arti marziali prima sopporta, poi si vendica della solita banda di cattivi.
L’ISOLA (Seom), drammatico, Corea Del Sud, 2000, di Kim Ki-Duk, durata: 85’. Con: Suh Jung, Kim Yoo-Suk. Distr.: Myung Film Company Una storia d'amore folle e autodistruttiva che si svolge su barche e case galleggianti in una routine placida e straniante. Uno dei film del minimalista Kim Ki-Duk non distribuiti in Italia ma presenti solo nei festival e nella programmazione notturna tv, in lingua originale sottotitolati in italiano.
PYAASA (Pyaasa), drammatico, India, 1957, di Guru Dutt, durata: 146’. Con: Mala Sinha, Guru Dutt. Distr.: G.Dutt Films Pvt.Ltd. Un film classico, ma anche un classico “polpettone” di Bollywood, oscuro e sontuoso, non per tutti. I problemi quotidiani di Vijay, giovane disoccupato amante della poesia.
LE FERIE DI LICU (Le ferie di Licu), documentario, Italia, 2006, di Vittorio Moroni, durata: 96’. Con: Md Moazzem Hossain, Fancy Khanam, Giulia Di Quilio. Distribuzione: Myself Cinema. Un documentario dedicato a uno dei tanti immigrati integrati nel nostro paese: il giovane Licu, dal Bangladesh, è costretto a tornare in patria per sposarsi, quindi prende alcune settimane di ferie. Il matrimonio è stato combinato ma gli imprevisti sono tanti. Una pellicola coraggiosa e fuori dagli schemi,fuori in questi giorni. www.leferiedilicu.it
GODZILLA
Godzilla è, insieme a King Kong, il mostro più famoso dello schermo, colui che ha colpito l’immaginario collettivo con la sua furia devastante contro l’umanità, nonostante le ingenue (per oggi) scene dell’uomo in tuta da dragone che si aggira tra i modellini dei palazzi sputando fiamme: in alcune scene era lo stesso produttore Tomoyuki Tanaka ad entrare nel costume di Godzilla!
Questo mostro ha inaugurato il genere Kaiju Eiga (cinema dei mostri), è protagonista di ben 29 film ufficiali e di moltissime imitazioni. I film ufficiali giapponesi sono suddivisi in tre ere distinte: Showa, Heisei e Millennium.
Notevole l’impatto di questo dinosauro (o gojirasauro, nome immaginario della sua specie) dalla sua prima apparizione nel film omonimo del 1954 di Ishirô Honda.
In realtà l’idea del personaggio nacque come remake del film americano “Il risveglio del dinosauro” (1952), che, a sua volta, era un seguito del remake di “King Kong” (1952). In Italia arrivò l’immancabile remake americano, Godzilla (“Godzilla king of the monsters”), del 1956, con diversi tagli. Recentemente (1998) c’è stato un ennesimo, fiacco, remake americano per le nuove generazioni. Inizialmente Godzilla doveva essere una piovra, idea poi accantonata per far posto a un simil-tirannosauro. Il suo nome giapponese è Gojira, dal nomignolo di un corpulento dipendente della casa di produzione Toho, che era soprannominato proprio così, un misto della parola occidentale gorilla e del termine giapponese kujira, che significa balena.
Nei vari film, il mostro preistorico viene puntualmente risvegliato e mutato dalle radiazioni emanate da test nucleari americani che hanno investito l’isola del Pacifico dove viveva, e, nutrendosene, diviene un pericolosissimo anfibio radioattivo che rade al suolo Tokyo con la sua devastante furia. La minaccia che arriva dal mare sta alla base della cultura giapponese. Interessante il messaggio ecologista e antimilitarista e (perché no?) anche antiamericano che è alla base di questi film,specialmente il primo. Successivamente Godzilla, nei vari film, verrà risvegliato, clonato, affronterà, oltre agli uomini, molti altri mostri, anche spaziali e preistorici, e suoi stessi cloni, anche robotici, ecc.
Al posto dello stomaco Godzilla possiede una ghiandola al plasma che è all’origine del raggio che emette dalla bocca, ovvero la sua principale arma. In questa ghiandola infatti si verifica una reazione nucleare che fa salire il plasma lungo l’esofago, scaricando l’energia in eccesso attraverso le pinne dorsali (che quindi fungono da valvola di sicurezza) illuminandole. A quel punto il raggio è pronto per essere lanciato.
Ultima curiosità: il verso di Godzilla viene ottenuto col riverbero del suono di un contrabbasso unito a quello di una corda da strumento di un'ottava sotto la norma e strofinata con un guanto di cuoio grezzo. Lunga vita al mostro!
RISTORANTI ETNICI
Ä CASABLANCA STOCK HOUSE Siamo stati un po’ in zona Monza ultimamente, per recensire alcuni ristoranti come questo tipico marocchino con richiami alla vita nel deserto. Interessanti i piatti. Fine settimana con musica dal vivo. In Via Lecco 162, zona Parco.
Ä MEZCALITO Meglio prenotare prima di andare in questo “gettonato” ristorante in zona Staz.Centrale a Milano (Via Copernico,8). Cucina messicana, happy hour, musica: latina,anni ’70-’80, world music. Fortunatamente, uno dei pochi aperti anche per pranzo.
Ä ZERO Recente l’apertura di questo locale sorto a Milano in C.so Magenta 87 (zona S.ta Maria Delle Grazie) sulle ceneri della storica salumeria-rosticceria Vaccarone. Propone cucina giapponese autodefinita “contemporanea”. Non siamo ancora riusciti ad andarci: bisogna prenotare con settimane di anticipo, un po’ troppo! E poi il servizio è da migliorare, ci hanno detto troppo lento e goffo, peccato perché i piatti sono interessanti.
Ä EL CUBANITO Si trova a Napoli, è un locale dove si cena (dal mercoledì al sabato) con piatti interessanti ma un po’ piccanti della cucina tropicale. E’anche uno scatenato disco-bar. In Via Bellini, 25, chiuso la domenica.
Ä ASMARA Ne parliamo per la prima volta, incredibile! E’ uno storico ristorante eritreo a Milano, non molto grande e con il pregio che il tutto viene preparato al momento. Si mangia più che altro carne, ma c’è anche il cous cous e gli altri piatti della cucina dell’ Eritrea. Musica locale diffusa. In zona Staz. Centrale, Via Lazzaro Palazzi, 5. Manchiamo da troppo, ci torneremo!
Ä TOKYO Al Tokyo, ristorante-take away nipponico con piastra a vista, trovate i piatti tradizionali e il sushi come specialità. A Monza (MI) Via G.Ferraris, 3.
Ä LA PEÑA DE POCHO Da non confondere col “quasi omonimo” di P.ta Venezia (vedi Etnomondi 18), questo locale milanese piuttosto economico di Via Amedeo 78 è un'autentica “peña”, ovvero l'osteria con musica dal vivo dove passano la serata i peruviani della costa.
Ä SUSHISEN Aperto da poco, il giapponese Sushisen vanta i cuochi della scuola del famoso Nobu. Fa da ristorante e sushibar ed è già molto frequentato. A Roma, Via Giulietti 19.
Ä OSAKA Altro giapponese a Roma (Via Carlo Felice 29/31) è questo Osaka, abbastanza economico e in posizione centrale. Ottimo il menù, con tantissimi piatti tipici del Sol Levante e le ultime novità create nei ristoranti giapponesi internazionali.
Ä EL PAISANO Sorto da poco al posto di un ristorante arabo, se non ricordiamo male, questa rosticceria-take away peruviana a Milano in zona Loreto (Via Paisiello 5) offre tutte le specialità della “cocina peruana” a prezzi popolari, ma attenzione al giorno di chiusura: mercoledì!
Ä EL PUERTO CHALACO Ristorante peruviano molto frequentato, con atmosfera informale, orario continuato (ottima idea) e le specialità tipiche del paese. Si trova in Via Conegliano 5 (tra le vie Padova e Leoncavallo) a Milano.
Ä MI PERU’ Stessa gestione del Puerto Chalaco si trova in Via Varallo 1 (zona Cimiano) a Milano e presenta una curiosa particolarità: si possono provare alcune specialità cino-peruane, ovvero piatti cinesi rielaborati secondo la tradizione sudamericana. Non si tratta di un'improvvisazione, ma di un filone gastronomico tutto particolare. Non lo sospettavamo ma in Perù, infatti, vive una delle più grandi comunità cinesi del mondo!
Ä AOYAMA Sushi, sashimi, zuppe e paste per questo vario ristorante giapponese che fa anche da take away. Non si spende molto, ci sono anche dei convenienti menù fissi (solo a mezzogiorno). Zona Porta Romana a Milano, V.le Monte Nero 25.
Ä SINGAPORE Un po’ sopra la media dei classici ristoranti cinesi, questo Singapore, dove si mangia bene e le ricette sono originali. In Via Foppa, 40, non lontano da P.zza Napoli, a Milano.
Ä VILLAGE BRASIL Brasiliano in zona Niguarda a Milano, via Murat, 21 - presso Ata Hotels Contessa Jolanda, ha aperto a ottobre 2005. Ristorazione innovativa e di qualità. Interessanti i menù e i buffet. Belle le idee di prenotare on line e di avere uno spazio dedicato ai bimbi. www.villagebrasil.it
Ä MOO E’un nuovo, piccolo locale che offre cucina giapponese anche da asporto, previa prenotazione. Discreto e accogliente, non delude. A Milano in Via Monte Rosa 20 (zona Amendola-Fiera).
Ä CARRETAO’S Cucina brasiliana a Monza (San Fruttuoso), Via Risorgimento, 1. Classiche magnate di ottima carne, occhio a non eccedere! Solita chiusura settimanale di lunedì.
Ä MY GEISHA Ennesimo sushi-bar e ristorante giapponese, non è male, perlomeno è tranquillo e discreto. Gestito e frequentato da una clientela giovane, a Milano, Bastioni di Porta Volta, 9. Di recente apertura, anche il sito è ancora in fase di costruzione: www.mygeisha.it.
Ä INDRANI E’ un nuovo ristorante indiano che ha preso il posto di un cinese. Deve ancora migliorare, offre piatti da varie zone del paese, i prezzi sono abbordabili. Il nome significa “regina del mondo”. Milano, C.so Sempione,88.
Ä SORAYA Abbiamo scoperto che a Nervi (GE) c’è questo locale con cucina persiana, interessante! Qualcuno ci puo’ dare qualche informazione sui piatti? In Via Oberdan 22-24 R. Apre solo alla sera e chiude al martedì.
Ä SARLA Trovate questo nuovo ristorante indiano nel centro di Milano (Via Stampa,4, zona Via Torino): offre ricette del nord del paese, meno piccanti rispetto alle altre zone. Il nome significa “virtuosa semplicità” e la cucina è a vista.
Ä LA PERLA D’ORO Chiudiamo con questo cino-giapponese di P.zza Grandi,22 a Milano, zona Vittoria, che abbiamo provato dopo tanti rimandi. Interessanti ed economici i menù giapponesi di mezzogiorno. C’è anche la barca con i vari sushi e tonni, poi vari piatti cinesi. La cucina non è pesante e sazia. Locale rinnovato, informale e minimalista, all’orientale, e personale efficiente che parla bene l’italiano, tranne una cameriera che fa un po’ di confusione. In sottofondo musica lounge che non disturba. Curiosa la ricevuta che ci hanno rilasciato che indica: Ristorante Cinese Jin Zhu Jiu Lou, forse il vecchio nome del locale.
MOSTRE E RASSEGNE
“La Bellezza Femminile nell'Antico Egitto” Svoltasi dal 21/12 al 9/4 a Milano, a Palazzo Reale. Nove sezioni e oltre 100 rari e preziosi oggetti provenienti da prestigiosi musei, oltre ad olii, essenze ed unguenti che ricreano l’atmosfera di quel tempo e svelano i segreti della bellezza.
Per conoscere la donna egizia nelle sue vesti di regina, sacerdotessa, moglie, amante, padrona della casa e anche di dea. “Nefer” sempre a Palazzo Reale (dal 27/1 al 9/4) è un’altra sezione dedicata alla donna dell’antico Egitto.
“La condizione femminile nel mondo antico” Sempre la figura della donna, con analogie e differenze nelle varie civiltà al Museo Archeologico di Milano dal 9/3 al 28/11 con reperti che illustrano la figura della donna dal mondo egizio a quello alto-medievale.
"Turchia - 7000 anni di storia" In rassegna settemila anni di storia e cultura: reperti simbolici delle varie civiltà del territorio anatolico, provenienti da quattro grandi musei turchi. A Roma, al Quirinale, Sala Delle Bandiere, dall’11/1 al 31/3.
“Australian Colours” Si è svolta a Milano, Casello Ovest di Porta Venezia, dal 30/1 al 25/2: una mostra di arte aborigena contemporanea ispirata al passato e utile per noi occidentali di oggi.
“Alì Bumaye!” Interessante spettacolo teatrale a febbraio al Teatro Blu di Milano. Monologhi e musica dal vivo per un’ Africa proiettata verso la modernità attraverso gli occhi di un 13enne che vede la famosa sfida tra M.Alì e Foreman a Kinshasa (Zaire) quel 30/10/74.
“Beauty Asia” si svolge a Singapore in questo periodo: è un festival in gran parte dedicato alle decorazioni artistiche sul corpo, in particolare a quelle su unghie e mani, dipinte nei modi più bizzarri da artisti provenienti da tutta l’Asia.
“Señor De Los Milagros” è una festa cattolica importata anche a Milano dalla numerosa comunità peruviana. Si è svolta a novembre, come ogni anno. Si tratta della devozione per un’icona, unico superstite di un terribile terremoto che devastò Lima nel 1655. Dalle macerie emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù Crocifisso. Seguirono altri terremoti e l'affresco non fu mai scalfito.
Maimuna Quest’artista pakistana che vive e lavora in Italia, attraverso le sue opere ci parla della condizione delle donne senza voce attraverso l’utilizzo di materiali di recupero. Le sue prossime mostre tra marzo e maggio a: San Donato (MI), Gubbio (PG) e Macerata. http://www.maimuna-art.com/index_ita.html
“Il bello, l'arte e la scrittura” è un viaggio intellettuale di pittura e scrittura dall' Europa, alla Russia, fino alla Cina e al Giappone per scoprire il senso della bellezza artistica. A Villa Borromeo dal 7/4 al 31/7.
METROPOLI MULTIETNICA
Rieccoci con l’appuntamento della Milano multietnica ma non solo…Per le pubblicazioni, ricordiamo, dal passato, la rivista World Magazine della Hyde Park Publications, nata nel 1987 e distribuita dapprima in Inghilterra, poi internazionalmente. Con collaboratori anche molto giovani, era ben fatta ma cesso’ di vivere, purtroppo e inspiegabilmente, pochi anni dopo essere stata acquisita dalla BBC, nonostante il successo. Si occupava, un po’ come noi, di mondo etnico, storia, natura, scienza, astronomia, antropologia, viaggi, ambiente, ecc. Il tutto in inglese.
Esplendido Mundo è un mensile di notizie dal mondo del ballo latinoamericano con cd allegato, lo trovate in edicola. Traveller è una nota rivista di viaggi che trovate sempre in edicola, spesso si occupa di argomenti etnici.
Se cercate i mitici jeans push up, li trovate da Fashion Caribe, un piccolo negozio di abbigliamento femminile in pieno centro (Via F.Sforza,4). E’aperto da pochi mesi e tutto proviene dall’America Latina, molti gli sconti e le occasioni.Arredamento etnico e coloniale dalla Tailandia e dall’Oriente? Eurasia Import di Roma vende esclusivamente all’ingrosso previa registrazione al sito: http://www.eurasiaimport.it/.La Pharmacia Della Via Durini è un negozio etnico in pieno centro a Milano (Via Durini, 24): vende oggettistica e arredamento orientali. Oriente Store in C.so Di Porta Vittoria, 40/d è un negozio d’abbigliamento femminile e oggettistica di stile orientale. Tokaido Futon (Via Palazzo Reale, 5, Milano e Via S.Teresa, 5, Torino) offre diversi sconti, per gli amanti dell’arredamento giapponese. www.tokaidofuton.it . Per chi cerca massaggi tradizionali tailandesi (quelli seri…), un antico metodo per rilassarsi e curare malattie e dolori, a Milano hanno aperto diversi centri, eccone tre: Hat Thai (in Via Compagnoni, 24 e in P.zza Duca D’Aosta, 16) e Hattaya (Bastioni Di Porta Volta, 5).
Se non potete fare a meno della vera musica reggae, è nata la serata della domenica all’ Olinda – Spaziokambusa in Via Ippocrate 45, ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini. Al vicino Tam Tam (Via Ippocrate 3) ogni domenica si ballano le danze tipiche peruviane con orchestra: il locale è un circolo multietnico con tessera obbligatoria aperto ogni sera dal mercoledì al sabato. Dispone di bar, discoteca e spazio per concerti live. Al Wall Street, discoteca per ultratrentenni in C.so Buenos Aires 33 (Galleria Puccini) ogni fine settimana musica latina con clientela sudamericana. Al Fellini Village ci sono vari eventi e serate, non manca la musica latinoamericana: Autostrada Milano-Genova Uscita Binasco. Il Cafè Teatro Cabaret Nobel (Via Ascanio Sforza,81) è un discopub-teatro dove si balla anche musica dominicana. Un locale molto bello e dal gusto molto etnico è sicuramente il Siddharta Buddha Cafè, ma qui non trovate molta tranquillità, è un affollato locale alla moda anche piuttosto caro, si trova di fronte all’Arena, in V.le Elvezia 4. www.siddhartacafe.com
Tangopuro è una scuola di cultura argentina dove si tengono corsi di tango. Via Cadolini, 37. http://www.alejandrotango.net/
Tenete sempre d’occhio i molti corsi per il tempo libero (quasi sempre serali) che si svolgono in varie scuole a cura dell’ Associazione L.E.S. con il patrocinio del Comune di Milano.Tra quelli che ci interessano: danze caraibiche, danza del ventre, shiatsu, storia delle religioni, tai chi chuan, yoga e tango argentino. Per informazioni: http://www.associazioneles.it. Associazioni: a Torino c’è il Centro Oriente, a Milano l’ Istituto Italo Cinese e a Roma l ‘Istituto Giapponese di Cultura in Roma che organizza anche una rassegna dedicata al regista visionario Sogo Ishii: http://www.jfroma.it/
LE PORTE DELL’ORIENTE
IL VIETNAM
Sinonimo, per molti, solo di povertà e devastante guerra, il Vietnam è in realtà uno dei paesi orientali più interessanti, ricco di bellezze, di paesaggi molto diversi tra loro, e di vari parchi nazionali. Prevalentemente montuoso e collinare, si trova nell’Asia sudorientale lungo la costa orientale della penisola indocinese, e confina a nord con la Cina e a ovest con il Laos e la Cambogia, paesi di cui parleremo nei prossimi numeri. A est e a sud si affaccia sul Mar Cinese Meridionale, che tra l'isola cinese di Hainan e il nord del Vietnam forma il Golfo del Tonchino. A sud per un breve tratto il Vietnam si affaccia sul golfo del Siam. I fiumi principali che attraversano il paese sono il Mekong e il Fiume Rosso, parleremo anche di questi nei prossimi numeri di Etnomondi. Le religioni principali sono il buddhismo e il taoismo, la lingua è il vietnamita, lingua monosillabica a sei toni; la lingua khmer è diffusa nelle zone interne e il francese è parlato da una minoranza. L’agricoltura è molto più diffusa rispetto all’industrializzazione, che si è sviluppata solo di recente. Si coltiva principalmente il riso, diffusa è anche la pesca. Sono ben 500 i piatti tradizionali, dalle ricette vegetariane a piatti un po’ più…indigesti per noi occidentali! Il turismo è in crescita e si sta sviluppando solo negli ultimi anni. Molto importanti le università: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il 94% della popolazione adulta è alfabetizzata. La vita culturale vietnamita ha subìto le influenze cinesi fino alla dominazione francese del XIX secolo, che ha introdotto nel paese elementi della cultura occidentale.
La storia è plurimillenaria: il Vietnam fu sottoposto per più di mille anni al dominio di varie dinastie imperiali cinesi, e, in tempi più recenti, fu spesso sotto il dominio francese.Il Vietminh, il fronte per l’indipendenza, ha portato alla successiva divisione in Vietnam del Nord e del Sud. Gli Stati Uniti intervennero a favore del Sud, contro il tentativo d’espansione dei Vietcong del Nord comunista. La devastante guerra che iniziò negli anni ’60, terminò a metà dei ’70 con la sottoscrizione della pace e la creazione dell’attuale repubblica socialista . Ora il Vietnam guarda avanti: il pesante e disastroso passato di guerra deve restare come monito per le prossime generazioni.
Hanoi (in scrittura Ch? Qu?c Ng?, Hà N?i; in scrittura Ch? Hán) è la capitale. Nel periodo tra il 1954 e il 1976 è stata la capitale della Repubblica Democratica Popolare del Vietnam (Vietnam del Nord). Sorge sulla riva destra del Fiume Rosso, e dista 130 km dalla sua foce nel Golfo del Tonchino. Le altre città importanti sono: H? Chí Minh City (l’ex Saigon), Da Nang e Hai Phong. A Saigon si trovano moltissime pagode dedicate al culto buddhista e all’Imperatore della Montagna di Giada.
Interessante l’antichissima cultura del paese, che, nel corso dei secoli si è arricchita con l’influenza filosofica e tradizionale del buddismo, del confucianesimo, del taoismo ed anche del cristianesimo. Per quanto riguarda l’arte, sono tantissime le forme musicali, teatrali e anche scultoree (spesso religiose) e famosi sono i dipinti tradizionali su seta.
IL FASCINO DEL MISTERO
GLI ONI
Gli Oni sono tipiche creature che fanno parte della cultura spirituale e della vasta mitologia folkloristica giapponese; sono, in pratica, spiriti maligni, un misto di orchi, diavoli e demoni, ma con diverse differenze rispetto a quelli occidentali. In genere, sono riconosciuti come guardiani degli inferi e torturatori degli uomini, ma sono anche manifestazioni viventi di varie emozioni negative, come la vendetta, la gelosia e la tristezza e altro, e, già dall’antichità, anche la paura e il pregiudizio verso lo straniero che si manifesta in forma di mostro (Oni). Anticamente, però, erano ritenuti più che altro esseri benevoli, difensori e portatori di felicità (i Kami), ma con l’avvento del buddhismo giapponese, che importo’ parte della demonologia indiana.. le cose cambiarono.
Spesso sono rappresentati con corna e zampe, proprio come in molte altre culture, compresa la nostra. Il loro aspetto e il loro colore possono variare: in genere sono umanoidi, a volte portano una mazza ferrata, simbolo di invincibilità. Hanno artigli taglienti, capelli lunghi e scompigliati, due lunghe corna e due o più occhi. Si trovano anche nell’arte, nella letteratura e nel teatro.
Curiosità: molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di "L" in questa direzione per tenere lontani gli Oni, altri hanno sul tetto delle tegole con rappresentate facce di Oni per tenere lontana la sventura, un po’ come i nostri gargoyle.
Per i giapponesi, gli Oni sono creature sia misteriose che affascinanti, esistono infatti diversi tipi di Oni, queste sono solo alcune delle espressioni tipiche che ne utilizzano il termine:
Oni-musha (guerriero Oni): indica uno spietato guerriero o una persona valorosa
Oni-baba (vecchia Oni): una donna malvagia
Oni-kohchi (allenatore-Oni): un allenatore (sportivo) molto severo!
Fare il bagno quando l’Oni è andato via: frase che potrebbe essere tradotta con la nostra “quando il gatto non c’è, i topi ballano...”
Un Oni con un bastone di ferro: un invincibile
Il rapporto tra gli umani, i Kami e gli Oni è come una battaglia a tre.
Gli Oni formano un cerchio che non può essere spezzato, che gira in circolo nelle menti delle persone.
Lacrime negli occhi di un Oni: persino la persona più malvagia prova dei sentimenti.
VOCI DAL NILO
I LIBRI CONSIGLIATI
“Induismo e modernità” di David Smith, Mondadori, pagg.336, € 25. L’Induismo confrontato con il moderno e con l’Occidente in un’indagine a tutto campo.
“What’s your country?” di Maurizio Villa, Edizioni L’Età dell’Acquario, pagg. 302, € 21. Il resoconto di un incredibile viaggio in bicicletta: dalla Liguria alla Grecia, dalla Turchia all’Iran, dal Pakistan all’India, dalla Thailandia al Laos, dal Vietnam alla Cina, da Macao a Hong Kong, poi negli Stati Uniti e da qui, sulla via del ritorno, in Portogallo, Spagna, Francia e di nuovo Liguria. Un simpatico diario di viaggio.
“I segreti degli indiani d'America. Tradizioni, esoterismo, medicina” di Simone Bedetti, pagg. 208, € 12. Un libro del 2002 dedicato alla spiritualità dei pellerossa.
“L’ombra di Mao” di Federico Rampini, Mondadori, pagg. 307, € 15. Le contraddizioni della Cina, paese governato da un regime autoritario, da un partito unico che calpesta la libertà di espressione e non ammette un'opposizione, però modernissimo e capitalista. L’autore ci parla anche di Corea Del Nord e Tibet.
“Grande enciclopedia illustrata dell’ antico Egitto” di autori vari, De Agostini, pagg. 351, € . Una completa visione dall’evoluzione di questa civiltà dagli albori fino al declino.
“Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer, Mondadori, pagg. 322. Parlammo dell’omonimo film nel lontano N.4, ora tocca al libro, il diario di viaggio di Harrer, l'alpinista austriaco evaso da un campo di concentramento inglese in India e rifugiatosi nel remoto Tibet, all'epoca vietato a tutti gli stranieri. Dello stesso autore ed editore esiste anche un seguito, “Ritorno al Tibet”, scritto 30 anni dopo, in cui l’autore ritorna nella sua “patria adottiva”.
“Tokyo syndrome” di Alessio Gradogna e Fabio Tasso, Falsopiano, pagg.210, € 14.Inevitabile e attesissimo il primo saggio di critica cinematografica italiana che descrive e analizza la recente esplosione horror giapponese in Occidente.
“Il venditore d’ ossa di Benares” di Terry Tarnoff, FBE Edizioni, pagg. 379, € 14. Un racconto di viaggio e di formazione ambientato negli anni ’70, alla scoperta di mondi e culture prima del tutto sconosciute al protagonista, giovane musicista che per 8 anni viaggia per il mondo.
“Guerra a lume di candela” di Daniel Alarcón, Terre di Mezzo, pagg. 161, € 14. Sono nove i racconti che compongono questo libro scritto dal trentenne Alarcón, peruviano di Lima trasferitosi negli U.S.A. Si parla di crimini di strada e realismo sociale, piccoli e grandi conflitti quotidiani nell'era della globalizzazione in Perù.
Tre libri un po’ datati – è passato qualche anno e sono cambiate tante cose – ma sempre adatti a iniziare ad avvicinarsi alla cinematografia asiatica: “Il cinema di Hong Kong – Spade, kung fu, pistole e fantasmi” di Giona A.Nazzaro e Andrea Tagliacozze, Le Mani, pag.396, € 18,59; “La Hollywood d'Oriente. Il cinema di Hong Kong dalle origini a John Woo” di Simone Bedetti e Massimo Mazzoni, Puntozero, pagg. 112, € 14,46. Libro+floppy disc; “Bruce e Brandon Lee – Nel nome del drago” di Lorenzo De Luca, Edizioni
Mediterranee, pagg.136, € 12,96, quest’ultima una doppia-biografia dedicata agli sfortunati attori padre e figlio.
“L’impero del mai” di Giuseppina De Nicola e Marco Del Corona, O Barra O, pagg.96, € 11. Un libro dedicato alla Corea Del Nord e a come viene vista nel mondo questa nazione un po’ misteriosa e indecifrabile, chiusa nel suo distacco dal resto del mondo.
“Giappone” di Fosco Maraini, Electa, pagg.280, € 39. Dal più grande esperto di Giappone in Italia, esce solo ora in Italia dopo oltre trent’anni. Riflessioni e fotografie frutto dei suoi continui viaggi.
“Cinema e buddhismo” di autori vari, Centro Ambrosiano, pagg. 165, 12. Il libro dedicato alla rassegna recentemente svoltasi anche a Milano.
“Solo con gli occhi” di Wataya Risa, Einaudi Stile Libero, pagg. 126, € 9. Wataya, giapponese indicata come l’erede di Banana Yoshimoto, a 23 anni è già al secondo romanzo. La solitudine e la disillusione dei giovani d’oggi.
“Kim Ki-Duk” di Vittorio Renzi, Dino Audino Editore, pagg.125, € 12. Il libro parte con una breve storia del cinema coreano per poi farci conoscere il regista di culto.
“La letteratura araba” di Roger Allen, Il Mulino, pagg.336, € 19,50. Un saggio per scoprire una delle più importanti tradizioni letterarie al di fuori dell’ Occidente.
“Le quattro casalinghe di Tokyo” e “Morbide guance” di Natsuo Kirino (pagg. 624 e pagg. 508, entrambi Neri Pozza ed € 18 cad.), due lunghi romanzi che hanno sollevato un polverone in Giappone, perché trattano dell’indifferenza a cui spesso sono relegate le donne, sovente mogli messe in secondo piano da mariti disinteressati. L’autore è in realtà una donna, Mariko Hashioka, nascosta dietro a uno pseudonimo maschile proprio per non essere incasellata nel clichè “scrittrice per donne”.
“Le voci di Marracheck” di Elias Canetti, Adelphi, pagg.126, € 8. Anni ’50: mentre scriveva "Massa e potere", l’autore era in un momento di stasi: si sbloccò proprio soggiornando nell’incantevole città marocchina.
“Buddha – L’anima dell’Asia” di Martina Darga, Corbaccio, pagg.256, € 70 Tra misticismo e teologia, un volume ricco di foto dedicato all’arte buddhista. Non potete non trovarlo, campeggia da mesi nelle vetrine di tutte le librerie!
“Il supplizio del legno di sandalo” di Mo Yan, Einaudi, pagg. 510, € 20. La storia di un contadino cinese agli inizi del ‘900, alle soglie del crollo della dinastia imperiale.
“Fare affari in India” di Rajesh Kumar e Anand Kumar Sethi, Etas, pagg. 214, € 21.Scritto per i manager occidentali da due esperti della realtà economica indiana, parla dell’importanza dell’India nella moderna economia globale, e ne analizza il mercato con esempi di successi ed insuccessi tratti dalla realtà attuale.
“Il cacciatore di aquiloni” di Khaleid Hosseini, Piemme, pagg.394, € 14. Di grande successo questa storia di un uomo che ritorna a Kabul per il figlio, combattendo contro i fantasmi della sua coscienza.“Mille splendidi soli”, dello stesso autore ed editore, pagg. 343, € 18,50, appena uscito, parla del profondo legame tra due donne nell’Afghanistan degli ultimi trent’anni.
DAL SOL LEVANTE
NATALE ALLA GIAPPONESE
Merry Christmasu! Anche se siamo fuori periodo, vi parliamo volentieri del Natale, che si festeggia da anni anche nello stravagante Giappone, cambiandone l’originale significato religioso (come succede anche da noi, del resto): non c’entra più la religione, è una rivisitazione della festa commerciale importata dall’Occidente e adattata alla cultura locale, uno strano ibrido un po’ inquietante che mescola anche San Valentino e un pizzico di Carnevale, con tanto di coppie che si scambiano regali e festeggiano, prima cenando e poi concludendo la serata negli intimi ed esauritissimi “Love Hotel” (gli hotel dell’amore) per salutare la fine dell’anno.
È propizio stare accanto alla persona amata, più che alla famiglia, e scambiarsi voti d’amore eterno magari sotto la Tokyo Tower, la famosa antenna di 333 metri che ricorda molto la Torre Eiffel parigina, che a Natale è sormontata da…un enorme cuore luminoso!
Considerato che Natale in Giappone è la festa degli innamorati, se una ragazza non ha un appuntamento quella sera, sarà una sera di solitudine e tristezza. Se una donna poi non si è ancora sposata entro i 26 anni, è una tragedia o quasi. E più giovani? Si scambiano piccoli doni durante le feste, spesso relativi al mondo di Hello Kitty o dei manga, mentre gli adulti, anche nelle aziende, in questa tradizione giapponese si fanno regali (oseibo) alla fine dell’anno, spesso spendendo molto, anche perché le ultime novità tecnologiche, per cui vanno pazzi, escono proprio in questo periodo. Per i giapponesi il Natale è un po’come per noi il Capodanno, più San Valentino, mentre il Capodanno per loro è come per noi il Natale: esattamente il contrario! Tipici a Natale sono purtroppo i ragazzi che vagano ubriachi per le strade, come da noi il 31 dicembre.
I ragazzi, ma anche gli adulti, si vestono da Babbo (o Mamma) Natale e anche da renna o da abete con tanto di palline in testa!!! Non mancano i vari bigliettini d’auguri e le letterine a Babbo Natale da parte dei bambini che gli spiegano, con indicazioni e cartine, come raggiungere la loro casa districandosi tra i vari palazzi e strade, che, come saprete, sono prive di indirizzi. Addirittura non è raro vedere l'immagine – sconvolgente e agghiacciante per molti cristiani – di Babbo Natale crocifisso!
I neonati, compreso Gesù bambino, sono considerati kawaii (cioè carini) dalle ragazzine, e sinonimo di fortuna, non comprendendo il significato religioso della natività. Le canzoni che si suonano in questo periodo, sono le solite, tipiche che si sentono anche da noi, e ci sono concerti classici a tema.
Il Babbo Natale giapponese porta i doni come il nostro, ha occhi anche dietro per controllare meglio i bambini durante l’anno, ed è un miscuglio del Santa Claus americano con Hotei-sama, personaggio del pantheon buddhista, una delle sette divinità fortunate. Ricordiamo che su 127 milioni di giapponesi, poco più dell’1% è di religione cristiana. C’è anche una “guerra” tra quartieri a chi ha le luminarie e le decorazioni più belle, le strade e tutti i luoghi sono decorati come da noi. Tipica è poi una torta con panna e fragole inventata dai pasticceri locali, che i giapponesi credono sia il nostro tipico dolce natalizio. Insomma, tutto questo è un vero pastrocchio che ci fa sorridere, qualche volta ci offende e ci spaventa anche un po’, in cui si mescolano tradizioni falsate occidentali con usanze orientali ad uso e consumo del commercio.
Come mai il Natale è diventato tutto questo? Rispetto a noi le culture orientali hanno un rapporto con il sacro molto più pragmatico, meno rigido rispetto alle nostre concezioni. I giapponesi, per esempio, si recano nei santuari scintoisti nei giorni di festa, nei templi buddisti per i funerali e nelle chiese cristiane per i concerti di Händel e Bach, si vestono anche con abiti alla moda in matrimoni non civili, ecc. Questo è molto positivo perché è un’apertura mentale verso altre usanze, altre religioni e altre culture, sempre pero’ che non vengano sconvolti e ribaltati i significati originali. Nel calendario giapponese le feste natalizie non sono giorni di festa ufficiali, a parte il 25, che lo è diventato, ma si lavora e si va a scuola, eppure la tradizione della festa in famiglia con tanto di cena e albero natalizio è simile alla nostra, e a questo, i giapponesi tengono molto.
Le bacchette cinesi
Potevamo non dedicare un articolo alle bacchette cinesi, tra l’altro in regalo con questo numero?
Originariamente si chiamavano “Zhu” connesso al concetto di “aiutare” modificato in “Kuaizi” che significa “ciò che è veloce”. L’uso delle bacchette in Cina risale al periodo Shang (1766- 1123 a.C.).
Le bacchette sono un comune dono di nozze, soprattutto in avorio, poiché “Kuaizi” vuol dire anche “Figli presto”. Gli ideogrammi che compongono la parola si pronunciano allo stesso modo.
Come si usano correttamente le bacchette?
La punta sottile serve per afferrare il cibo, le bacchette devono essere impugnate per la parte più grossa.
Quante volte avrete provato ad usarle e poi al primo tentativo ci avete rinunciato?
Ecco le spiegazioni sull’uso delle bacchette
1) Poggiare una delle bacchette nella fossetta tra il pollice e l’indice mantenendola con la punta in basso poggiata sul dito medio. Questa e’ la bacchetta che rimane fissa
2) Poggiare l’altra bacchetta tra la punta e la parte centrale del dito indice piegato, usando la punta del pollice per mantenerla stabile.
3) Per prendere una pietanza, muovere la bacchetta superiore con l’indice ed il dito medio.
| inviato da il 5/6/2007 alle 8:17 | |
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29 aprile 2007
Introduzione
Queste sono le riedizioni degli ultimi 3 numeri di “Mondi lontani”, gli ultimi numeri degli anni 90, prima del lungo silenzio di circa 6 anni. Il numero 9 è stato pubblicato alla fine del 1998, - il primo ad essere venduto nei negozi- il 10 e l’11 sono gli unici numeri del 1999. Fino al numero 9, per il nostro giornale avevamo usato un computer vecchio, “Mondi lontani” era più una fanzine che un giornale, come andava di moda all’epoca, dal numero 10 la storia cambiò: basta titoli o articoli scritti a mano, lo stile artigianale fa spazio ad un nuovo stile più professionale e giornalistico. Il numero 11 doveva essere l’ultimo numero in versione cartacea, stampata, per cominciare una nuova avventura solo su internet. Non sapevamo cosa ne sarebbe stato del giornale, avevamo l’amara sensazione che sarebbe stato l’ultimo numero, ma non volevamo ammetterlo nemmeno a noi stessi. La “rinascita” è avvenuta nel 2005, ben 6 anni dopo, per arrivare anche su internet l’anno dopo, 7 anni d’attesa per un vero sito. I tempi sono cambiati e dal 2006 “Mondi lontani” si chiama “Etnomondi”. Di cosa ci occupavamo nel 1999? Quali erano i nostri gusti? Lo scoprirete leggendo questo terzo volume.
BUONA LETTURA
LA REDAZIONE
MONDI LONTANI 9
Anno 2 N. 9- Novembre, Dicembre 1998- HJK ED. Lire 4000
Pubblicazione bimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Marco Dello Russo/Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy.
SOMMARIO
LA CASSETTA P. 2
NEWS FROM…ALAM BAID P. 3
MUSICA HABIBI P. 6
LA STORIA DI RAVI SHANKAR P. 9
DAL SOL LEVANTE P. 11
MA CHI E’ STO NAKATA? P. 15
LA STORIA DEL GIAPPONE P. 17
SHINTOISMO P. 20
RELIGIONI A CONFRONTO P. 21
TRACCE SULLA SABBIA
“FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA” P. 24
IL FASCINO DEL MISTERO: MU, IL CONTINENTE PERDUTO P. 26
L’INTERVISTA…A SAYED P. 27
IL RICETTARIO P. 28
LE SPEZIE P. 29
VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’ BELLI” P. 31
MASCHERE AFRICANE P. 32
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero.
In copertina “Mondi lontani 3” di Willy
Inoltre si ringrazia: il sito www.alphabeto.it per la storia del Giappone. Yasser e Maurizio Moro
Il nostro numero telefonico: 0339-2786478
Novembre 1998
EDITORIALE
Chiudiamo l’anno con questo numero davvero speciale, forse il migliore, con una cassetta in regalo e l’ultima pagina con il bel volto della tunisina Afef che può essere utilizzata come calendario 1999, assieme a Vidisha Pavate.
Dedichiamo più spazio al Giappone, vedi “Dal Sol Levante” e “La storia del Giappone”, e alle cantanti femminili. Troverete “La storia di Ravi Shankar”, con la prima parte della discografia.
La religione di questo numero è lo Shintoismo, ma c’è anche l’articolo “Religioni a confronto”, molto interessante, dove ritroverete tutte le religioni trattate negli scorsi numeri.
Continua la rubrica “Il fascino del mistero” e L’Intervista.
La ragazza in prima pagina è l’indiana Madhori attrice famosa anche negli Stati Uniti.
BUONA LETTURA E BUONE FESTE!
Marco Dello Russo
Mamdouh AbdEl Kawi
LA CASSETTA
In questo numero la cassetta, al contrario delle altre volte (n. 1, 2, 3 e 7) sarà in vendita con il giornale allo stesso prezzo. Non avrà più due prezzi diversi come è accaduto con il numero 7. Il prezzo non cambia, rimane a lire 4000, un vero e proprio REGALO! Se si considera poi il fatto che le canzoni nella cassetta sono 17, e tutte molto valide.
Si inizia con AWWEDOUNI dell’egiziano AMR DIAB (vedi l’articolo in “Musica habibi” di questo numero).
Le altre sono: GIDERIN del turco AHMET KAYA, tratta da “Dosta Dusmana Karsi”, (vedi in questo numero), IDA dell’algerino RACHID TAHA, da “Diwan”, (vedi n.7).
L’indiana DEVOTION del gruppo storico della musica trance, i GOVINDA è un mantra in un mix di ethno-dance, il tutto tra un’invocazione a Krishna e una a Rama. Tratta da “Selling India by the pound”.
PADHASAPA è suonata dal giapponese SUSUSMO MIYASHITA ed è tratta da “Ravi Shankar e friends/Towards the Rising Sun” (vedi n. 1).
Si torna con il sound nordafricano con l’algerina BACHE NETFAHEM MAK di MOHAMED LAMINE, tratta da “Rai Sur Casbah”, (vedi n. 8).
WE’RE IN YR CORNER è degli indiani-britannici CORNERSHOP, tratta da “When I was born for the 7th time”, (vedi n. 8).
La turca NENNI BEBEK di ETHEM ADNAN ERGIL è tratta da “Turkish folk gitar-3”.
Si chiude il lato A con l’israeliana, cantata anche in arabo e inglese GALBI. Interpretata da OFRA HAZA, tratta da SHADAY, (vedi n. 5).
Il Lato B: Siamo ancora in nordafrica, in Algeria, è la volta del bravo CHEB MAMI tra i nostri preferiti, non lo nascondiamo. La canzone si intitola ROAHI DURI, (vedi n. 7).
BASHAB KELMETI è del libanese RAGHEB ALAME ed è tratta da “Bravo Aeleki”, (vedi n. 4).
Poi è la volta di HISHAM ABBAS, anche lui egiziano come Amr Diab, gli ruberà il titolo di cantante egiziano più amato? YA LELA è l’intera cassetta da cui è stata tratta la canzone e che porta lo stesso titolo, ha tutti gli ingredienti necessari, (vedi numero 8).
Ed eccoci nell’atmosfera dell’India con GAT II (TALA: EK-TAL) del grande RAVI SHANKAR, tratta da “The Spirit of India” (vedi n. 2)*questa canzone era già inclusa nella prima cassetta allegata al primo numero di “Mondi lontani”*
Si respira l’Africa sentendo le canzoni di YOUSSOUN’ DOUR come in questa MOULE MOULE, inclusa in “Nelson Mandela”, (vedi n. 8).
Musica andina con LONELY SHEPERED di MATO GROSSO, da “Satawi vol. 1”, (vedi n. 7).
Finalmente un tunisino! ABDEL KARIM AL BAZARTI, con la sua SAWAL TOKOMBILLAH, (vedi n. 7).
Si chiude con l’indiano AR RAHMAN che canta la bellissima MASOOM, inserita nel c.d. “Vande Mataram”, (vedi n. 5).
BUON ASCOLTO!!!
NEWS FROM…ALAM BAID
Lo stilista Yohji Yamamoto ha messo Parigi ai suoi piedi con le sue sfilate: “Chi sono? Sono semplicemente un uomo la cui vita è determinata dalle donne”. La sua sfilata è stata la più bella ed emozionante. Di nero lui si veste ed è il colore che ha imposto al mondo. È nato nel 1943. Altri stilisti giapponesi affermati: Issey Miyake, Rey Kevakubo, Kozuke Tsumura, Watanabe, Misaki Matsushima.
Molti sono gli extracomunitari qui in Italia senza permesso di soggiorno. Dal 4 novembre 1998 fino al 15 dicembre chi ha un’occupazione fissa ed è arrivato nel nostro paese prima del marzo 1998 potrà fare domanda per ottenere quel fatidico documento. Il permesso è per 32 mila persone, più 6 mila da Albania, Marocco e Tunisia. Secondo dei sondaggi a Milano ci sono circa 100 mila stranieri, l’8, 3 % sono marocchini, al secondo posto gli egiziani. A Torino vivono 32 mila stranieri, la maggior parte marocchini e albanesi. A Bologna gli stranieri sono 18 mila, la maggioranza: marocchini, tunisini e senegalesi. In Emilia Romagna molti sono i cinesi presenti. A nord est la maggioranza sono i marocchini (11 mila) e i ghanesi (4 mila). 22 mila sono a Firenze, soprattutto cinesi. Nella capitale Roma 155 mila sono gli stranieri, in maggioranza filippini. Il 33, 8% sono marocchini in Calabria. Il 22, 5% sono tunisini in Sicilia. E per finire la Sardegna, i senegalesi con 2 mila presenze rappresentano il 17 % degli immigrati.
Domenica 8 novembre, prima della partita Perugia-Vicenza, finita poi 3-1, è uscito a Perugia un fumetto in italiano e giapponese ispirato alla vita di Hidetoshi Nakata, l’asso degli umbri.
Erano troppi gli abusivi al mercato in via Lorenzini a Milano. Li hanno cacciati via tutti, e così quella specie di bazar, il più interessante di Milano, ha finito di esistere, forse.
Brigitte Bardot è stata condannata per “incitamento all’odio razziale”. L’attrice dovrà pagare una multa di 20 mila franchi (6 milioni di lire) per aver paragonato nel 97, lo sgozzamento di montoni nelle celebrazioni musulmane per il sacrificio di Abramo agli sgozzamenti di civili perpetrati in Algeria.
Alcuni giorni prima di Natale inizierà il Ramadan, Auguri a tutti i musulmani , Ramadan Karim.
Dopo il successo del Manga “li Hito” in italiano “Buona persona” e pubblicato sulla rivista “Big Comic Spirit” sarà trasmesso sul canale Fuji Television lo sceneggiato televisivo ispirato al fumetto di Shin Takahashi. Il ruolo di Yuji Kitano sarà interpretato da Takeshi Kusunagi, membro de famoso gruppo pop Smap. Non è la prima volta che un Manga diventi una sceneggiato televisivo. Peccato che non arriva nulla di tutto questo in Italia. Per il momento.
Questo attore dalla faccia buffa è un attore strafamoso egiziano di Soup Opera egiziane. Il suo nome è Yehie El Faghrani e dalla faccia non si direbbe che è un dottore, un po’ come da noi il cantante-dottore Enzo Jannacci. In Egitto, per chi non lo sapesse, molte sono le Soup Opera, e come quelle americane vanno avanti all’infinito.
Yehie El Faghrani ha recitato in molti film, forse comici in stile Fantozzi?
Perché nel gioco degli scacchi si usa dire “scacco matto” quando il re, il pezzo più importante, è indifendibile? La risposta viene dai Mondi lontani! Il termine non ha nulla a che fare con le malattie mentali. Nell’antichità gli scacchi ebbero grande diffusione fra i persiani e alcuni vocaboli a essi riferiti sono giunti fino a noi. Uno di questi è “scacco matto”, in persiano Shah Mat, che significa appunto “il re è perduto”.
Fino al secolo scorso in India, veniva effettuata una curiosa pratica. L’usanza prevedeva che le vedove indù si gettassero fra le fiamme della pira funebre del marito per purificare i peccati di entrambi e assicurare la felicità eterna a tutti e due. Chi lo faceva era una donna virtuosa (Suttee). Invece, non ottemperare a tale “obbligo” significava trovarsi nella disprezzata condizione di “senza casta”.
Paese che vai, funerale che trovi…non tutti sanno di particolari usanze funebri nel mondo: mentre da noi a Milano, all’inizio del secolo c’era un tram nero e giallo che si distingueva dagli altri, il tram funebre adibito al trasporto di defunto e parenti al cimitero monumentale, appena fuori le mura cittadine, per i musulmani ad esempio, c’è una direttiva che da sempre devono rispettare quando seppelliscono i loro cari: controllare che questi abbiano la testa rivolta verso la Mecca, città Santa dell’Islam. La bara non serve, basta un sudario candido che si può acquistare in uno dei tanti bazar. Chi è stato in Tailandia, invece, sarà rimasto colpito da due cose: le festose celebrazioni dei funerali e l’assenza dei cimiteri. Durante le esequie, all’interno del tempio, si canta, si balla o si assiste a rappresentazioni eseguite in base a quelli che erano i gusti e i desideri del defunto. Amava le marionette? Allora ci sarà uno spettacolo a tema. In alcuni casi, viene anche servito un pranzo con tanto di menu. Ma dopo la cremazione, le ceneri poi non vengono raccolte: saranno eliminate nelle ordinarie pulizie. Nel prossimo numero parleremo ancora di queste usanze…funebri.
Non potevamo non parlare del bimestrale “Cous Cous” direttamente collegato alla Compagnia Nuove Indye. È un giornale nato da qualche mese, e si occupa più o meno degli stessi argomenti che noi trattiamo, abbiamo dunque un rivale? No, anche perché nonostante la grafica sia perfetta i loro argomenti non sono esattamente uguali ai nostri. Nel nostro giornale ci sono più cose, modestie a parte.
Fino al primo di novembre, il Cinema De Amicis di Milano ha proiettato ben 12 film nuovissimi dell’industria cinematografica di Hong Kong. I titoli sono: “Armageddon” di Gordon Chan, “Lifeline” di Johnnie To, “Made in Hong Kong” di Fruit Chan e “City of Glass” di Mabel Cheung.
Non c’è più un terzo mondo, perché “terzo” è in rapporto con qualcosa. Il primo mondo erano gli Stati Uniti e i paesi occidentali, il secondo mondo l’Unione Sovietica, e il terzo erano gli altri paesi che, nell’era della guerra fredda, dovevano stare con una delle due parti. Dalla caduta del muro di Berlino in poi le cose sono cambiate.
Il 26 giugno in Algeria hanno ucciso il cantante Lounes Matoub , anche lui un esule “traditore” fuggito a Parigi come gli altri. Era un berbero, uno che protestava perché non voleva la lingua araba, come lingua ufficiale algerina. I berberi sono musulmani, ma non arabi, e quindi hanno la loro lingua, cultura e la loro musica e non vogliono rinunciare a queste. Intanto in Algeria continuano ad uscire giornali in francese.
Il Festival del Teatro a Taormina, diretto da Albertazzi, si è concluso con “Il salice e la betulla”, tratto dal libro di Cleide Catanzaro, regia di Arturo Mingardi. È la storia dell’imperatrice Costanza d’Altavilla e del piccolo Federico II. Il tutto tra poesie arabe e richiami di muezzin.
Per l’antico popolo dei Maya, la data è ben precisa: il mondo cesserà di esistere domenica 23 dicembre 2012…
Rai 3, oltre ai soliti “misteri” di Lorenza Foschini sui vari faraoni e sfingi, ha appena riproposto un programma in tre puntate della scorsa stagione, “Turisti per caso- Messico”, cioè il viaggio di Siusy Blady e del marito Patrizio Roversi con alcuni amici nel pazzo mondo messicano che hanno visitato sotto diversi aspetti. Il programma l’abbiamo rivisto volentieri perché è simpatico e scorrevole… e poi fa proprio venire voglia di partire subito!
A Palazzo Grassi di Venezia, dal 6 settembre al 16 maggio 1999, c’è la mostra dedicata ai Maya, grande civiltà precolombiana durata 20 secoli, ritenuta da sempre pacifica e di recente rivelatasi sanguinaria al pari dei “cugini” Aztechi e Incas. Ingresso intero lire 14.000, ridotto (6- 17 anni) lire 10.000, dalle 10 alle 19, tutti i giorni, festivi inclusi. Per informazioni: tel. 041/ 5229875.
Piccioni viaggiatori in volo sull’Islam! Il mondo musulmano in espansione aveva bisogno di un sistema di comunicazione rapido. Il Califfo Muawia, nel 600 d.C. crea un servizio che, come quello di Augusto, lavora sia per il governo, sia per i privati. Per proteggerlo fa costruire lungo le strade percorse dai postini, torri di vigilanza “Berid”. Le agitazioni politiche, però, resero traballante questo sistema, così ecco entrare in uso i piccioni viaggiatori, veloci e affidabili, che però costringevano a scrivere messaggi assai stringati.
C’è una mostra etnografica interessante al Museo di Storia Naturale in corso Venezia 55 a Milano. Questo fino il 28 febbraio. In collaborazione con il Centro Studi Archeologia Africana che riunisce fotografie, sculture, costumi, strumenti musicali e altri reperti utilizzati durante i riti sacrificali dei Bamana del Mali.
Il sito ufficiale del governo sudafricano è il seguente: www.goz.va
Per saperne di più sulla lotta contro l’Apartheid c’è il www.apartheid.co.za
Per avere notizie su tutto quello che accade in Africa c’è www.mg.co.za/jump oppure www.southafrica.co.za
MUSICA HABIBI
Si è svolto in Beirut (Libano) un grande festival “Il Sogno Arabo”. Ed è stato proprio un sogno per gli arabi, accorsi sul posto in 400 mila, quello di poter vedere i migliori artisti esibirsi tutti insieme, anche se sono sempre tanti i nomi non presenti quella sera. Questo potrebbe essere l’inizio di una lunga serie, speriamo. Si è esibito l’egiziano Ehab Tawfik , il libanese Walid Tawfik, il siriano Lofti Abu Shnak –che suona anche il liuto- ecc.
Torna Amr Diab con “Awwedouni”, a 2 anni di distanza da “Nour el ain” del 1996. Questa cassetta –bella la copertina e la foto interna- non si discosta dalla precedente, anche se sono state aggiunte alcune idee e strumenti che nell’altra non c’erano. Forse è migliore, pur non essendo la più bella. L’importante è che il popolo arabo ha nuove canzoni da cantare di Amr Diab, dalla voce inconfondibile e melodica. Che questo cantante ha classe lo avevamo già capito con lavori come “Raghien”, ma se solo avesse più fantasia quello che gli scrive le canzoni e le musiche… Non si può andare avanti all’infinito con la stessa formula, anche se ormai collaudata e che garantisce successo.
E’ la prima volta che parliamo di un’artista turco, ad eccezione di Tarkan, ormai famoso un pò ovunque, anche da noi. Ahmet Kaya anche se non è più giovane è un grande artista, e “Dosta dusmana karsi” ne è la prova. La sua voce è particolare e la musica strizza l’occhio anche all’occidente, belle le canzoni, a volte recitate. Fra i brani: Giderim, Adi Yilmaz, Dosta dusmani karsi. La copertina è curata nei particolari. Il suo primo album risale al 1985 e si intitola “Aolama Badeoim”, il penultimo è “Yyldizlar Ve Yakamoz” del 1996.
Hinda Hick, Ishtar dei Alabina, Angelique Kidjo, Dana International, sono solo alcuni nomi delle cantanti che stanno spopolando un po’ dovunque. È il momento delle donne.
- Hinda Hicks è nata 21 anni fa in Tunisia, ma è dall’età di 4 che vive in Inghilterra. Il suo primo album d’esordio si intitola semplicemente “Hinda”ed è prodotto da Leon Ware, lo stesso di Maxwell. Sogna di duettare con George Benson, Quincy Jones, Steve Wonder e Arteha Franklin, ha detto niente… L’album contiene 13 canzoni d’amore, di tradimenti, di sex appeal, ma per il prossimo dice che affronterà problematiche legate al razzismo. “Vorrei fare innanzitutto qualcosa per sensibilizzare chi ascolta la mia musica”.
- Ishtar, che in arabo significa “Dea dell’amore” è la cantante dei Alabina parola anche questa araba, che in italiano vuol dire “Dio è con noi”. Ha 24 anni, anche se sembra più matura, ed è israeliana, di origine nordafricana, il padre è un militare marocchino, la madre una direttrice di banca egiziana. Eti – questo è il suo vero nome- un giorno è andata a Parigi dove ha incontrato Charles Ibgui –mago della world music- che le propose di cantare con i Los Ninos de Sara, band gitana di Montpellier, per lei non è stato difficile unirsi a loro, visto che è anche innamorata del flamenco. Con gli Alabina ha inciso il primo album omonimo e 300 mila sono le copie vendute in Francia, grazie alla loro musica: un misto di flamenco e musica araba, tutto in lingua araba con qualche strofa in spagnolo. Hanno tenuto un concerto al Central Park di New York ed è stato un successo. Quel concerto ha alzato le vendite del disco portandolo al 30esimo posto in classifica.
- Angelique Kidjo non è nuova del mestiere, il suo primo album è del 1989 e si intitola “Parakou”, “Oremi” è il suo quinto album ed è prodotto da Peter Mokran. In “Never know” duetta con Cassandra Wilson e in “Open your eyes” con Kelly Price. C’è persino una cover di Jimi Hendrix: “Voodoo child”. Angelique ha 37 anni ed è nata nel Benin, l’ex Dahomey dell’Africa occidentale. “Oremi” è solo il primo capitolo di una trilogia che la porterà a Cuba, in Sudamerica, e a New Orleans.
- Dana International è una star in Israele, ed è considerata il sex-simbol della nuova Israele. Nelle discoteche di Tel Aviv si balla quasi sempre le sue canzoni, ma a non tutti piace, spiegheremo dopo il perché a quelli che non hanno mai sentito il suo nome. Le sue liriche non sono niente di speciale, è disco-music punto e basta, ma questo è sufficiente per i giovanissimi. Molti sono i fans appartenenti ai due sessi, e tutti al disotto dei 30. Per i più grandi c’è Noa, o Rita, oppure Aviv Geffen. Le più famose restano sempre Ofra Haza e Yaffa Yarkomi. Ma perché Dana è considerata un personaggio “scomodo”? Perché, incredibile ma vero, prima era…un uomo! Nel 93 si fece operare per diventare donna a tutti gli effetti. L’industria discografica ha scelto Dana per rappresentare il paese all’edizione 98 dell’Eurofestival della canzone scatenando ira tra i rabbini, chiedendosi turbati se può un uomo diventato donna rappresentare lo stato ebraico nel cinquantenario della sua fondazione.
Dopo il successo dei Cornershop a livello internazionale –sono anche intervenuti ad un paio di festival italiani la scorsa estate-, l’ondata indiana che sta animando da diverso tempo la musica inglese, il cosiddetto “hindi-pop”, è in ascesa. Al loro disco d’esordio, ecco gli Asian Dub Foundation con “Rafi’s Ravenge”, noti come la miglior live band inglese, propongono un suono ricco di richiami all’India con il folk amalgamato all’hip hop, al rock e alla jungle.
Rokia Traorè “Mouneissa” (Indrigo-IRD), una 24enne del Mali, vincitrice del concorso “Nuove scoperte africane ‘97”, con un disco di 9 canzoni di speranza e d’amore da un paese ricchissimo di suoni e di voci –specie femminili nella regione del Wassoulou- che ha contribuito alla rinascita della canzone africana. Rokia utilizza strumenti mai utilizzati insieme, come il balaba –un balafon usatissimo nel sud del Mali- e lo n’goni –una piccola chitarra a quattro corde-, oltre ad una dolcissima voce.
Marcos Valle “Nova bossa nova” (Farout) Primo lavoro da 10 anni a questa parte del brasiliano Marcos Valle, da oltre 30 sulla cresta dell’onda. Tra i titoli: “Mushi Mushi”, “Bar Ingles” una nuova versione della classica “Frieo Aerodynamico” e “Nova bossa nova” che da il titolo all’album e che ci indica la sua direzione stilistica: i ritmi della tradizione brasiliana mescolati al jazz, ovvero la bossa nova, continuando sulla strada di questa trentennale tradizione.
Ryuichi Sakamoto “Neo Geo” (CBS). Ripeschiamo questo interessante disco dell’inesauribile artista giapponese sempre impegnato in mille progetti. Uscito nel 1987 e ristampato anche nell’anno successivo, quest’album si avvale, tra l’altro, delle collaborazioni dei noti Bill Laswell e Iggy Pop. Brani strumentali come “I before long” e “Parata” si susseguono a pezzi soft-rock come “Risky”, più occidentale, che ci ricorda, per l’impostazione vocale, il Brian Ferry dei Roxy Music. Molto bella “Shogunade” che ci trasporta nell’antico Giappone.
Anour Brahem “Thimar” (ECM). L’ultimo lavoro di questo artista tunisino è uno dei dischi più belli tra i recenti della world music. Con lui suonano due maestri del jazz: John Surman e Dave Holland. Brahem è un virtuoso del liuto e si sente. È riuscito con i due musicisti britannici a trovare un’intensa meravigliosa, nonostante la diversità di accentazione tra la musica araba e le scale occidentali.
Ravi Shankar “Ravi Shankar at the Woodstock Festival” (BDG). Per chi ama la manifestazione sonora storica di Woodstock e la musica indiana, non può perdersi questo disco del 1970 ristampato in c.d. nel 1991. George Harrison dei Beatles era patito dell’India e della musica indiana, fu lui a convincere l’intera band a fare un viaggio nel 1968, dove conobbero il “guru del Raga” Ravi Shankar. Da quel momento l’India diventò meta di pellegrinaggio e il maestro del sitar conobbe la popolarità anche in occidente, corteggiato da una lunga serie di star del rock. Di Woodstock Shankar ha un brutto ricordo: “Monterey e Woodstock sono state due esperienze orribili, la gente impazziva, urlava, si scatenava sotto l’effetto della droga”.
I titoli del c.d. sono i seguenti:
Raga Puriya- Dhanashri/Gat in Sawarital
Tabla solo in Jhaptal
Raga Manj Khamaj
LA STORIA DI RAVI SHANKAR
È nato nel 1920. Dal 1964 ad oggi avrà registrato più di 40 album ed è molto amato e apprezzato per il suo modo di suonare i Raga con il suo sitar. Dice George Harrison di lui: “Per la nostra generazione è stato un guru e un padre”. I Beatles devono anche a lui se hanno scritto grandi canzoni per i loro album, dopo quel famoso viaggio fatto in India. Ma come si è avvicinato il grande maestro alla musica, al sitar? Facciamo un grande salto nel passato, negli anni 30, quando Shankar ancora giovanissimo era un danzatore. La compagnia di danza indiana diretta dal fratello Uday si trovava in tournèe in Francia, è qui che Ravi prese le prime lezioni di sitar dal direttore dell’orchestra della compagnia, un certo Allaudin Khan. L’anno dopo, all’età di 14 anni Ravi Shankar abbandonò la danza e andò a vivere a casa del suo maestro, studiando assieme ai suoi 2 figli: Ali Akbar Khan e Annapurna Devi. Il primo diventò in seguito un grande musicista del sarod, e continuerà a suonare con Shankar, la seconda diventò la moglie di Shankar. Alla fine degli anni 50 la sua popolarità raggiunse anche l’occidente. Molte sono le collaborazioni, sia con gruppi pop, che con orchestre jazz e sinfoniche.
DISCOGRAFIA (PRIMA PARTE)
THE MASTER MUSICIANS OF INDIA (1964)
THE SOUL OF INDIAN MUSIC (1965)
MENUHIN MEETS SHANKAR (1966)
SOUND OF THE SITAR (1966)
IN NEW YORK (1967)
IN SAN FRANCISCO (1967)
IMPROVISATIONS (1968)
RAVI SHANKAR AT THE MONTERY
INTERNATIONAL POP FESTIVAL (1968)
RAVI SHANKAR AND ALY AKBAR KHAN
IN CONCERT 1972-LIVE (1972)
RAGAS (1973)
TRANSMIGRATION MACABRE (1973)
SHANKAR FAMILY AND FRIENDS (1974)
MUSIC FESTIVAL FROM INDIA (1976)
RAGA PARAMESHWARI (1976)
THE SPIRIT OF INDIA (1979)
EAST MEETS WEST IN AN HISTORICAL… (1979)
INCREDIBLE RAVI SHANKAR (1986)
THE GENIUS OD PANDIT RAVI SHANKAR WITH
USTAD AKKA RAHNA (1986)
CONCERT FOR SITAR AND ORCHESTRA (1986)
*La seconda parte sul prossimo numero
DAL SOL LEVANTE
In questo numero troverete un elenco di scuole per imparare le lingue, centri buddisti, centri di arti marziali, tutto quanto ha a che fare con il Sol Levante, cioè il Giappone.
SCUOLA DI GIAPPONESE:
ISMEO- Civica scuola di Lingue e Cultura Orientale
c/o Università Statale, via Festa del Perdono 3-
tel. 58352376 (MI)
SCUOLA GIAPPONESE
via Arzaga, 10-
tel. 4150291 (MI)
CENTRI CULTURALE E ASSOCIAZIONI:
Associazione Cultura Tradizionale Giapponese
Aikikai d’Italia- via Porpora 45-
tel. 2896939 (MI)
Centro Italiano Zen- Tempio Buddista
via Agnesi 18-
tel. 58306763 (MI)
Monastero Enso-Ji Il Cerchio
via Crollalanza 9-
tel. 8323652 (MI)
Associazione Culturale Anamani
via Venini 54-
tel. 2619855 (MI)
SCUOLE DI ARTI MARZIALI:
Scuola Wado Ryu “di Karate”
c/o Soma via Boscovich 44-zona 3-
tel. 29518439 (MI)
Judo Club Milano
via Ampere 15-
tel. 2367871 (MI)
Accademia Lombarda e Piemontese di Aikido “e Aikitaiso”
via Nazairo Sauro 5 (sede amministrativa)-zona 2
tel. 55194944 (MI)
Accademia italiana Shiatsu-Do
via Settembrini 52-
tel. 29404011 (MI)
GLI AUTORI:
MISHIMA YUKIO, OOKA SHOHEI
ABE KOBO, OE ZENZABURO
YOSHIMOTO BANANA, TSUSHIMA YUKO
ISHIDA BAIGAN, DANZAI OSAMU
NAGAI KAFU, TANIZAKI JUN’ICHIRO
I LIBRI:
“Il grande silenzio” di Oe Zenzaburo, edito dalla Garzanti
“Il figlio della fortuna” di Tsushima Yuko, Giunti editore
“Il sole si spegne” di Dazai Osamu, Feltrinelli
“Il libro d’ombra” di Tanizaki Jun’ichiro, Bompiani
VIDEO SHOP:
Oltre all’ormai famoso “Yamato shop” di via Lecco 2, tel. 29409679 di Milano e il negozio “La borsa del fumetto” anche questo in via Lecco 16, tel. 29513883, esiste un negozio che merita attenzione: “Associazione studio 7” in via Fara 13, tel. 67075252 di Milano, gestito da giapponesi. In questo negozio si noleggiano video di cartoni animati e film, libri, fumetti, riviste e quotidiani in lingua originale.
Le Arti Marziali
Judo, Ju Jitsu, Aikido, Aikitaiso, Karate, Shiatsu e Kiudo, in altre parole “corpo e mente”, sono le arti marziali più famose.
Judo: è una lotta a mani nude creata in Giappone nel 1882 da Jigoro Kano, e significa “arte della pieghevolezza”.
Ju Jitsu: significa “arte della cedevolezza o flessibilità”, riferendosi allo spirito con cui deve essere assorbito un attacco per controllare la potenza dell’assalitore e sfruttarne la stessa a suo danno. Scopo ultimo è la difesa personale, intesa come autodifesa razionale, adattabile a qualunque situazione.
Aikido: significa “via dell’armonia con il sistema cosmico”. Riunito in un codice da Morihei Ueshiba (1883-1969), è un sistema di lotta basato su proiezioni e leve intessuto sullo studio del Ki, l’energia interna posseduta da ogni essere vivente. E’ definita un’arte marziale di pace per la padronanza di se stessi. Si presenta come un elegante metodo di autodifesa personale, ma è anche uno sviluppo armonioso dell’essere umano, per unità fisica e mentale.
Aikitaiso: ha la stessa origine dell’Aikido, ma propone un lavoro sui movimenti interni del corpo. Le tecniche sono una sintesi di pratiche antiche e tradizionali giapponesi. Attraverso tecniche o movimenti
come camminare, meditare, il praticante così sviluppa la percezione del proprio corpo, recependo le sue capacità, i limiti, le tensioni, le chiusure. In questo modo gestisce meglio il proprio potenziale fisico, energetico e mentale.
Karate: vuol dire “mano vuota” e si basa su tecniche di calcio e di pugno. La sua origine è cinese, ma tramite l’esportazione della seta è arrivato anche in Giappone.
Shiatsu: è una tecnica nata in Giappone e oggi sviluppata in tutto il mondo per l’efficacia e sensibilità di applicazione. Si tratta dello studio e della pratica di una tecnica corporea per il risveglio dell’energia vitale, perché questa possa esprimersi con la sua capacità di auto guarigione ed evoluzione. Si pratica con un sistema di digitopressione sviluppato sulla linea dell’agopuntura, impiegando tecniche sia fisiche, sia energetiche. “Shi”significa “dito”, e “atsu” vuol dire “pressione”.
Kiudo: è il tiro con l’arco alla giapponese. Rappresenta una delle forme di meditazione Zen. Oltre che uno sport è un percorso di ricerca interiore.
Dizionario gastronomico giapponese
Sakè: è la bevanda nazionale ricavata dalla distillazione del riso. È una bevanda alcolica, tra i 15 e i 22 gradi. È servita calda, in piccole coppette, a volte è anche fredda o ghiacciata.
Sashimi: la polpa staccata del pesce ancora vivo, servita con una salsa di soia.
Sushi: è pesce crudo, che si po’ assaporare con una salsa verde piccantissima. Il sushi è di solito servito appoggiato sopra ad un “cuscino” – forma di una polpetta- di riso bollito condito con aceto di riso.
Sukiyaki: fettine di carne cotte in un brodo condito con sakè zucchero e soia. È servito con verdure fresche.
Tempura: verdure, gamberetti o polpa bianca di pesce.
Cucina Zen: è la cucina buddista a base di cereali e verdure.
Cucina nippo-macrobiotica: a base di cereali integrali e cibi non trattati con fertilizzanti. Si basa sulla teoria taoista.
X-1999 “ IL LORO FUTURO ERA GIA’ DECISO”
Non potevamo non occuparci di questo fumetto delle CLAMP davvero bello, sia per la grafica, che per la storia. Sono usciti qui in Italia 6 numeri ma presto uscirà il numero 7. Esiste da poco persino una video cassetta di cui ne parleremo più avanti. La storia in breve è questa: Kamui Shiro è un antieroe del passato e futuro enigmatici. I sogni premonitori che lo riguardano sembrano destinarlo a due ruoli: quello sinistro del cavaliere dell’Apocalisse, e quello del luminoso angelo salvatore della terra. Quale di queste due possibilità si compirà? L’ora “X”, anno “1999! È vicina. Il disegno è tipico dei sojo manga- fumetti per ragazze come Candy Candy e Lady Oscar-, ma ha una storia d’azione adatta ad un pubblico senza distinzioni di sesso. È un tipo di disegno innovativo, con una impaginazione sperimentale. Dietro il nome CLAMP si nascondono 4 professioniste dei manga: Nanase Ohkawa (autrice della storia), Mokona Apapa (disegnatrice), Mick Nepoi (direzione artistica), Satsuki Igarashi –per caso parente dell’omonima, famosa per “Candy Candy”?- è (assistente grafica).
MA CHI E’ STO’ NAKATA?
Di Willy
“Mondi lontani” torna ancora una volta a parlare di sport con il calcio e i suoi protagonisti: vediamo perché tutti impazziscono per Nakata, e soprattutto ripetiamo il tormentone dell’estate: “MA CHI E’ STO’ NAKATA??!!”.
Il campionato italiano di serie A, sempre più ricco di stelle straniere, spesso provenienti dal di fuori dell’Europa, vede un altro giocatore straordinario appena approdato in Italia. Se il calcio del futuro sarà quello africano, come si diceva durante gli ultimi mondiali francesi, perché non provare a dare un’occhiata a quello nascente e ancora poco conosciuto del Giappone? E’ quello che devono aver pensato i dirigenti della società del Perugia, squadra risollevatasi dopo un periodo un po’ buio ed ora tornata neopromessa in serie A grazie ad interessanti talenti e al veterano allenatore Ilario Castagner. Certo il Giappone non arriva ancora ai grandi livelli calcistici europei e sudamericani, ma possiede elementi notevoli come HIDETOSHI NAKATA (si pronuncia Nakatà), numero 8 della nazionale nipponica, ventunenne nato a Yamanashi e prelevato per circa cinque miliardi dal Bellmare Hirakuta di Kanagawa, dove è cresciuto e dove spesso si è dibattuto fra incomprensioni per il suo carattere descritto come bizzarro e difficile da gestire. In effetti Nakata è considerato in Giappone un tipo anticonformista rispetto al tradizionalismo che spesso domina nel suo paese, a cominciare dai suoi capelli tinti d’arancione, almeno fino a poco tempo fa. I dettratori lo ritenevano uno stilista fatuo, incapace di mettersi al servizio della squadra, per? un tipo da cartone animato che da solo riesce ad attraversare il campo da gioco dribblando gli avversari e a segnare nel giro di pochi secondi. Vecchie polemiche, che lui ricorda malvolentieri precisando: “Avevo interrotto i rapporti con la stampa giapponese, colpevole di scrivere tante bugie sul mio conto.. Poi, dopo i mondiali, ci siamo riappacificati e tanti giornalisti hanno seguito il mio avvicinamento al campionato. Vorrei almeno realizzare una decina di goal e soprattutto contribuire alla salvezza della società che mi consente questa meravigliosa esperienza”. Intanto questo simpatico trequartista gran divoratore di spaghetti e appassionato d’arte, si è subito ambientato nella sua nuova città “artistica” e ha preso un appartamento che affaccia su corso Vannucci e non soffre certo di malinconia, anzi si sente un nababbo e non smetterebbe mai di ringraziare Castagner: “E’ il tecnico che mi serviva, che non mi nega complimenti e mi sta aiutando nel definitivo ambientamento. La gente mi applaude, non sono più un Ufo”. Dopo qualche piccolo problema burocratico, il campionato è iniziato, e Nakata ha fatto parlare subito di sé nella prima giornata segnando ben due goal nel giro di pochi minuti nientemeno che alla Juventus, facendo impazzire il Giappone, che lo segue sempre, anche fisicamente, visto che, con la scusa del turismo artistico a Perugia, migliaia di suoi connazionali riempiono lo stadio Curi per vederlo, e intanto la nostra città italiana sta diventando famosissima con l’Umbria in Giappone, e le sue guide turistiche vanno a ruba… Addirittura pullman e voli sono sempre affollati per lui, oltre alla sua mamma Setsuko che ogni tanto viene dal Giappone per portargli fortuna. Una curiosità: Nakata ha fatto subito dimenticare l’altro ed unico giapponese che abbia mai giocato in Italia, quel deludente Miura che alcuni anni fa con il Genoa segnò soltanto un goal in tutto il campionato, ma Nakata sembra destinato a ben altro, e tutti impazziscono per lui: “MA CHI E’ STO’ NAKATA?”
LA STORIA DEL GIAPPONE
L’epoca Kunfu (300-710)
Il Kunfu è un tumulo che risale al quarto secolo d.C., segnava le tombe di sovrani e nobili deceduti. Uno di questi fu Yomato che rafforzò la nazione, ideò la religione scintoista e la proclamò religione di stato. Questo favorì la diffusione del buddismo in tutta la nazione.
L’epoca nara (710-794)
Durante l’impero Shomu, il Giappone conobbe un grande sviluppo culturale, infatti regnarono le dinastie Tang e il Giappone divenne una mappa di rilievo sulla Via della Seta. L’imperatore proclamò Heian Kyo,la nuova capitale del Giappone.
L’epoca Heian (794-1185)
In questo periodo il Giappone godette per 350 anni di pace e prosperità. Dopo di esso gli imperatori cominciarono a delegare parte del potere a dei subordinati e così nacquero nuove famiglie importanti. Inoltre, in quel periodo ci fu un vasto sviluppo letterario. Una cosa di molta importanza fu che in quest’epoca nacquero i primi famosissimi guerrieri samurai. Quest’ultimi avevano il compito di amministrare e difendere i latifondi dell’aristocrazia. Si formarono in seguito fazioni i cui rispettivi capi erano molto rivali: Taira e Minamoto i quali provocarono due guerre civili in cui vinsero i Taira. Però il loro dominio non durò allungo, infatti, Minamoto Yaritomo conquistò il potere e mise fine all’amministrazione imperiale e inaugurò una dittatura militare che durò sette secoli
L’epoca Muromachi (1333-1568)
Fra il 1333 e il 1336 Go- Daigo (un vecchi dittatore) cercò di restaurare di nuovo l’amministrazione imperiale, purtroppo però ci furono delle rivolte che gli impedirono questa riforma. In seguito in Giappone sbarcarono i Portoghesi e o lì introdussero la religione cristiana.
L’epoca Edo (1600-1868)
Fra il 1603 e il 1612 si stabilì in Giappone ll feudalesimo con conseguente persecuzione dei cristiani dell’epoca, e l’adozione del confucianesimo come religione ufficiale da parte del governo. In seguito, con i mutamenti delle condizioni sociali ed economiche del paese, la classe mercantile conquistò il potere. Nel 1853 gli Stati Uniti inviarono un trattato d’alleanza con il Giappone.
L’epoca Meji (1868-1912)
In questo periodo il governo dell’imperatore Mutsuhito designò il suo regno come “Meji” ovvero “regno illuminato”. Questo regno mirava a far diventare il Giappone una potenza mondiale. Sotto la supervisione del governo si cominciò un rapido processo di industrializzazione. Una nuova costituzione, che fu promulgata nel 1889, prevedeva che i poteri dell’imperatore fossero preservati. Egli aveva la facoltà di emanare leggi, di dichiarare guerra e proclamare la pace. Questo comprendeva una nuova costituzione, che prevedeva una Dieta, composta da una camera di 363 membri e da una camera bassa di 463 membri. I poteri dell’imperatore furono accuratamente preservati, ed egli aveva la facoltà di emanare leggi e il potere esclusivo di dichiarare guerra e proclamare pace. L’impero, verso il 1879, intraprese un’aggressiva politica estera. Ebbe dei conflitti con la Cina e questo provocò la guerra “Sino- Giapponese” (1894-1895) in cui il Giappone prevalse pesantemente sulla Cina. Quindi la Cina cedette al Giappone l’isola di Formosa o Taiwan e le isole Pescadores, pagando una forte somma di denaro. Inoltre nel 1904, il Giappone interruppe le relazioni diplomatiche con la Russia e ebbe luogo la guerra russo-giapponese.
L’EPOCA TAISHO (1912-1926) E LA PRIMA GUERRA MONDIALE
All’imperatore Meiji succedette nel 1912,Tashio, che era gravemente malato di mente. Nell’agosto 1914 scoppiò la prima guerra mondiale con il Giappone a fianco degli Alleati, che occuparono le isole tedesche del Pacifico. Il trattato di pace che concluse la prima guerra assegnò al Giappone quelle isole del Pacifico ed il Giappone entrò a far parte della “società delle nazioni” dopo la conferenza di Washington del 1922.
LA PRIMA EPOCA SHOWA (1926-1945) E LA SECONDE GUERRA MONDIALE
Nel 1926 Hiroito salì al trono adottando il termine Showa (che significa “pace illuminata”) come designazione ufficiale del suo regno, ma quando Tanaka Giichi divenne primo ministro fu ripresa la politica aggressiva verso la Cina, data la necessità di nuovi mercati e nuovi spazi per la popolazione giapponese che si era raddoppiata nell’ultimo anno. Cercò di nuovo di appropriarsi di alcuni territori cinesi, ma quando la società delle nazioni invitò il Giappone a rinunciare alle sue ostilità contro la Cina, abbandonò la società stessa e minacciò di conquistare sia Pechino che Tianji. Nel maggio 1933, la Cina fu costretta a riconoscere la conquista giapponese e a firmare una tregua. Con lo scoppiò della seconda guerra mondiale il Giappone ebbe l’opportunità di espandersi verso il sud-est asiatico. L’invasione dell’Indocina francese suscitò l’ostilità degli Stati Uniti che posero il divieto di commerciare col Giappone. Il 7 dicembre 1941 il Giappone sferrò senza preavviso un attacco aereo contro le Hawaii, alla principale base navale americana. Gli stati Uniti, così insieme all’URSS dichiarano guerra al Giappone. In questa sanguinosa guerra si combatté molto per mare(con due sconfitte da parte del Giappone) e alla fine, il 6 agosto ’45 dagli USA e fu lanciata la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima e tre giorni dopo sulla città di Negosaki. Nel 14 agosto il Giappone accettò le condizioni degli alleati e firmò una resa formale. Tutte le isole del Pacifico appartenenti al Giappone vennero occupate dagli Stati Uniti con un’amministrazione fiduciaria da parte dell’ONU.
LA TARDA EPOCA SHOWA (1945-1989)
Un’importante riforma avvenuta in quest’epoca fu il diritto per le donne e una riforma agraria per il ristabilimento dell’economia di pace. Dopo vari trattati di pace con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica il Giappone riacquistò il potere iniziale e divenne una nazione liberaldemocratica.
Tratto dal sito:
http://www.alphabeto.it/continenti/asia/giappone_storia.htm
SHINTOISMO
Credenza: l’uomo è responsabile di se stesso , il peccato e l’impurità provengono dagli spiriti maligni e “Kami” vuol dire “Dio” padre degli uomini e della natura
Lo Shinto non è una dottrina religiosa, visto che non ha fondatore, né sacre scritture, e proviene dal Giappone. Shinto significa “La via ai Kami” e “Kami” vuol dire “Dio” in un senso molto vago. Nell’antichità il popolo giapponese credeva alla presenza di agenti spirituali e invisibili sempre presenti che influivano sul comportamento e sul destino umano.
Kami ha una connotazione di essere superiore, superpotente e misterioso. Ci sono spiriti, indicati come Kami, presenti negli oggetti e che favoriscono la produzione, la fertilità e la crescita. Ci sono i fenomeni naturali come nel sole, nel tuono, in montagne, fiumi, alberi ecc. , gli spiriti degli antenati, imperatori, geni o santi. Il concetto di Kami si è evoluto col tempo e oggi Kami è giustizia, benedizione e benevolenza, e tutti i Kami vivono e operano in perfetta armonia e accordo. Nonostante tutto il concetto di Kami rimane sempre vago e il popolo giapponese non ha ancora un’idea chiara del Kami.
Lo Shinto considera l’uomo come essere spirituale, l’essenza dell’uomo sta nel suo spirito il quale è stato creato da Kami ed è “figlio di Kami”. L’uomo è responsabile di se stesso, il peccato e l’impurità provengono dagli spiriti maligni e ci sono per questo riti di purificazione ed esorcismo. Ma l’uomo è essenzialmente di natura buona. Tutti gli uomini e la natura sono figli di Kami e per avere protezione dalla vita per l’uomo ci sono 4 riti: la purificazione, l’offerta, la preghiera e la sacra mensa. I Templi “Shrines” sono molto diffusi in Giappone e la festa degli Ujigami è celebrata con festosità e solennità. L’oggetto sacro “Shintai” nel tempio è simbolo della presenza divina, uno dei simboli più comuni è lo specchio che riflette ogni cosa com’è.
RELIGIONI A CONFRONTO
Ora facciamo un confronto di tutte le religioni. In ogni numero abbiamo dedicato un articolo ad ognuna di loro. Iniziamo con l’ebraismo.
EBRAISMO: Fede in un solo Dio, non è concentrato su un Profeta ma su un popolo eletto. Il culto si svolge nella sinagoga, alcune sono chiamate templi –questo per gli ebrei riformati-. Nella sinagoga moderna il rabbi e il cantore leggono le preghiere in musica. Il loro libro è la Torah, “insegnamento” e indica il Pentetauco, vale a dire i 5 libri di Mosè e tutto il complesso della dottrina ebraica. Per gli ebrei Mosè è il più grande dei Profeti. Credono nella resurrezione dei morti e nella venuta del Messia –che per loro non è Gesù- e sarà discendente da Davide.
Tratto dal n.5 di Mondi lontani
CRISTIANESIMO: La religione che ha origine da Gesù Cristo, dall’ebraico (Jeshua) che significa “Jahvè è salvezza”. Il nome Cristo “Unto del Signore” dal greco, allude alla qualità messianica, è detto anche “Nazareno” da “Nazareth” paese d’origine e riscatta l’uomo dal peccato originale. I suoi apostoli, dopo la morte di Gesù, diffusero la religione nel bacino mediterraneo. Gesù nacque a Betlemme nell’anno 744 di Roma da Maria, senza alcun intervento di uomo, fu un miracolo, e l’angelo Gabriele portò l’annuncio di Dio alla giovane donna. Gesù visse a Nazareth e fu arrestato e condannato a morte all’età di 33 anni per essersi proclamato figlio di Dio. Fu crocifisso tra due ladroni, morì e il terzo giorno resuscitò. Il Vangelo e la Bibbia sono i libri dei cristiani. La religione cristiana oggi ha varie confessioni, le più importanti sono tre: cattolica, protestane e ortodossa.
Dal n. 6 di Mondi lontani
ISLAMISMO: Islam è sottomissione ed obbedienza in Allah, Unico Dio e Maometto (Muhammad) è il suo Profeta. Muhammad ibn Abdallah ibn Abd al Muttalib è nato nel 570 (o 571) d.C. da Abdullah ben Abdu-l-Muttalib e da Amina bintu Uahb, morte nel 576. Il padre Abdullah, del clan Hascimiti, della tribù dei Coreisciti, morì alcuni mesi prima che Muhammad vedesse la luce. Il piccolo orfano di padre e di madre fu affidato al nonno paterno Abdul Muttalib ben Hascim, che morì nel 578. Muhammad venne affidato così allo zio Abu Talib. Nel 610 inizia la rivelazione del Corano, libro sacro per i musulmani, -non scritto da Muhammad poiché era illetterato, ma Vera parola di Dio- che proseguirà fino al 632. Nel 622 i musulmani di Mecca iniziano ad emigrare verso Medina, la città del Profeta. Dal 16 luglio 622 inizia l’era islamica (Egira). L’8 giugno 632, Iddio pone fine alla vita terrena del suo inviato. 99 sono i nomi di Allah e 5 i pilastri dell’Islam. Il 90% sono musulmani sunniti, il resto sciiti. Il Corano ha 114 capitoli, che raccontano di Gesù, salito in cielo senza conoscere la morte, figlio della vergine Maria, e di profeti come Mosè, Abramo e Noè.
Dal n. 2 di Mondi lontani
INDUISMO: E’ la religione più seguita in India, non fa riferimento ad un particolare fondatore, ha un centinaio di dei, dee, eroi, saggi, demoni…e tre libri sacri: Rig Veda, Upanishad e Bhagavad Gita. L’induismo è disposto a riconoscere la divinità dei profeti di altre religioni. Brahma è il creatore, dio delle origini, Vishnu il conservatore, signore dell’esistenza che protegge e guida tutte le creature, e Shiva creatore e distruttore al tempo stesso, dissolve periodicamente il cosmo per preparare una nuova alba dell’essere. Loro costituiscono la Trimurti. Vishnu si è manifestato nel mondo sotto forme diverse: pesce, tartaruga, cinghiale, uomo-leone, nano, Parasurama, Rama, Balarama, Krishna, Kalkin. Shiva è il signore dello yoga, venerato sottoforma di linga –simbolo fallico che rappresenta la fertilità-. Parvati è sua moglie e i figli sono: Ganesh, dio dalla testa di elefante, e Shankada, dai diversi aspetti.
Dal n. 4 di Mondi lontani
BUDDISMO: Il buddismo è una religione-filosofia proveniente dall’India. Il termine “Buddha” in lingua pali significa “uno che raggiunge l’illuminazione”. Buddha (Siddhartha Gautama) nato tra il 558/563/566 a.C. non ha mai detto di essere una creatura soprannaturale o un angelo, ne un Dio, un Profeta, o l’incarnazione di un Dio, ma un maestro che ha trovato la via o sentiero dell’auto sviluppo che porta all’auto illuminazione. Gli insegnamenti che lui ha dato non sono altro che una raccolta di verità naturali scoperte da lui stesso. Il buddismo guida l’uomo verso la meta più elevata di ogni essere vivente, cioè all’emancipazione, alla consumazione, al Nirvana “estinzione, illuminazione”. Siddhartha abbandonò tutto a 29 anni –moglie, figlio e ricchezze da principe-, dopo aver avuto delle visioni. A 35 anni raggiunse il Nirvana e morì a 80 anni, nel 478 o 480 a.C. Per i buddisti non esiste Dio, credono nei Sutra (foto a sinistra) che sono dei sermoni, la loro dottrina è il “Dharma”, la disciplina monastica “Vinaya”.
Dal n. 3 di Mondi lontani
CONFUCIANESIMO: Il maestro Kong (Kong Fuzi) o Kung-Fu-Tzu padre spirituale della civiltà cinese nacque nel 552 o 551 a.C. A 22 anni cominciò ad insegnare. Che cosa insegnò Confucio? La morale della lealtà e della benevolenza. Morì nel 479, all’età di 72 anni. Esistono i 5 libri canonici e i 4 libri classici, curati dai discepoli e alcuni anche da lui.
Dal n. 7 di Mondi lontani
TAOISMO: In cinese “Tao-chia” e indica la scuola taoista che segue gli insegnamenti di Lao Tzu, fondatore di questo antico sistema filosofico e religioso. Il Tao è “la via”, l’essere assoluto e indeterminato, da cui derivano tutti gli esseri finiti, principio dell’ordine cosmico enorma per l’agire umano. Tutto nella vita è relativo, solo il Tao è verità. “Tao the ching” è uno dei testi fondamentali del taoismo scritto da Lao-Tzu, di cui non si sa nient’altro. Era più vecchio di Confucio, che conobbe a Lo.
Dal n. 8 di Mondi lontani
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Non mancano certo i titoli per realizzare questa rubrica, e noi continuiamo a spulciare tra i libri, tv, riviste specializzate e non, interessandoci anche a film di cui magari sentiamo anche solo distrattamente parlare, anche se a volte difficile reperirli o fare in tempo a vederli nella spietata distribuzione cinematografica italiana. Tra le nuove uscite, previste entro Natale, spiccano due titoli d’animazione dedicati alle nostre tematiche, i “rivali” MULAN (distribuito dalla Walt Disney) e IL PRINCIPE D’EGITTO (della Dreamworks di Steven Spelberg), che non vediamo l’ora di gustarci in sala, così come “La principessa Monoke” dal Giappone, che, nonostante il ritardo (vedi Mondi n. 7) pare che prima o poi arriverà anche da noi.
VI CONSIGLIAMO: Cineteatro San Lorenzo alle Colonne- corso di P.ta Ticinese 45- Milano/ tel. 02-6696258
SANKOFA di Hailè Gerima- Etiopia, 1993. Uno sguardo all’Africa dal suo interno o da luoghi lontani da parte di un autore della diaspora come l’etiope Hailè Gerima; per lui esordi teatrali, poi regista, attore, scrittore, insegnante in diverse università degli Stati Uniti, dove si è trasferito nel 1967. Questo è un film complesso sull’epopea di una donna, una top model che si ritrova spostata nel tempo, durante la schiavitù, incatenata e destinata in una piantagione di canna da zucchero, marcata col fuoco e violentata, poi la ribellione insieme a un’operaia e al suo amante. Un film crudo per chi vuole avvicinarsi a queste argomentazioni di una terra ancora difficile.
IL PRINCIPE D’EGITTO (Prince of Egypt) di Brenda Chapman, Steve Hicker e Simon Wells- USA, 1998. Trasposizione a cartoni animati della storia del giovane faraone Ramses II e della sua ascesa al potere tra intrighi di corte, orgoglio, coraggio, avventure entusiasmanti e la sempre affascinante storia dell’antico Egitto. Una superproduzione che non mancherà di stupire – e non solo i più piccoli- anche per la grande perizia tecnica, che però, spesso negli ultimi film d’animazione, rende i personaggi un po’ troppo artificiali.
LA TRAVERSATA (‘Ubur) di Mahmoud ben Mahmoud- Tunisia 1982. E’ un film sullo sradicamento culturale, sociale, geografico, di un regista tunisino da tempo residente in Belgio. Una notte di capodanno in una dimensione atemporale sempre più sospesa. L’interminabile viaggio in mare di due uomini respinti, due senza terra non desiderati in Europa: la patria negata è fissata nel loro sguardo, spazio interiore in un cinema trans-nazionale che pone in primo piano l’uomo.
FUOCHI NELLA PIANURA (Nobil) di Kon Ichikawa, con: Eiji Funakoshi, Osamu Takizawa, Micky Curtis- Giappone, 1959. Un capolavoro del cinema giapponese che dipinge le atrocità di cui può macchiarsi l’uomo nella nefanda cornice bellica. La lentezza dei tempi narrativi e la profonda, intensa malinconia che pervade il film, conferiscono alle opere di Ichikawa lo spessore di poemi visivi nello stile delle antiche stampe giapponesi. La trama racconta della disperata fuga per la sopravvivenza di un soldato la cui patria è nella disfatta. Dopo mille peripezie troverà aiuto presso alcuni contadini.
MULAN di Barry Cook e Tony Bancroft- USA, 1998. Quando il feroce condottiero degli unni, Shan Yu, annuncia di voler invadere con la sua armata la Cina, l’imperatore risponde alla minaccia con un proclama con cui chiede ad ogni famiglia di mandare un uomo a combattere nell’Armata Imperiale. In un remoto villaggio, Mulan, figlia unica della famiglia Fa, ragazza dello spirito libero e insofferente alle tradizioni, ha deciso di sposarsi per onorare i propri genitori. All’annuncio del proclama imperiale, suo padre, unico maschio della famiglia, non esita a far fronte ai suoi doveri. Mulan sa che per l’anziano l’arruolamento significherà la morte, quindi si finge lei stessa uomo e parte al posto suo. Questo atteso lungometraggio d’animazione della Disney si ispira ad una delle più popolari leggende cinesi.
ANATOMIA DI UN RAPIMENTO (Tengoku to jigokv) di Akira Kurosawa, con: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai- Giappone, 1963. Un giallo di marca americana firmato dal maestro e padre del cinema nipponico: il rapimento del figlio di un industriale spinge quest’ultimo, dopo vari colpi di scena e la liberazione, a confrontarsi in un colloquio con il capo dei malviventi non a scopo di vendetta, ma per far misurare all’uomo l’enormità di ciò che ha fatto.
BUUD YAM di Gaston Kaborè- Burkina Faso, 1997. Visto all’ultimo Festival del Cinema Africano, è il racconto di un viaggio iniziatico che il protagonista compie alla ricerca delle erbe del bene per guarire la sorella da una grave malattia. Nel cammino ripercorre il suo travagliato passato e, attraverso le difficoltà che dovrà affrontare, raggiungerà la consapevolezza di se.
AJURICABA di Oswaldo Caldeira, con: Othon Bastos- Brasile, 1977. E’ la storia delle sventure dell’indigeno Ajuricaba, vero simbolo dell’oppressione in Brasile in ogni tempo. Catturato dal colonizzatore portoghese è destinato a morire di fatica nelle piantagioni di caucciù di Manaos, ma niente riuscirà a sopprimere il suo desiderio di libertà. Un buon film dimenticato negli ultimi due decenni.
CAVALIERI SELVAGGI (The horsemen) di John Frankenheimer, con: Omar Sherìf, Jack Palance, Leigh Taylor-Young- USA, 1971. Ogni anno i migliori cavalieri dell’Afghanistan si cimentano in un selvaggio torneo nella capitale. Il figlio di un famoso campione è il favorito di turno, ma per sfortuna e dabbenaggine perde la gara, i soldi e anche una gamba. Tuttavia saprà riabilitarsi brillantemente.
DALLA CINA CON FURORE (Fist of fury) di Lo Wei, con: Bruce Lee, Nora Miao, Maria Yi- Hong Kong, 1973. A Shangai ci sono due centri di addestramento per arti marziali e il capo di uno di questi decide di eliminare la concorrenza uccidendo il capo dell’altro. Ma il giovane discepolo di quest’ultimo non gliela perdona e con le sue mani fa strage di tutti gli adepti della scuola concorrente. Il film fondamentale nel genere che ha lanciato Bruce Lee in tutto il mondo.
IL FASCINO DEL MISTERO
-MU: IL CONTINENTE PERDUTO-
“Il Giardino dell’Eden non era in Asia ma in un continente ora sommerso nell’Oceano Pacifico. La storia biblica della creazione- l’epica narrazione dei sette giorni e delle sette notti- non nacque tra le genti del Nilo e della valle dell’Eufrate, ma a Mu, la Madre terra dell’uomo. Queste mie affermazioni trovano riscontro nelle complesse testimonianze che scopersi sia sulla dimenticate tavole sacre in India, sia su documenti di altri paesi”. A parlare è James Churchward, autore, nel 1920, del best seller “Mu, il continente perduto”, ove affermava di aver scoperto la biblioteca segreta dei Naacal, -una comunità religiosa mandata da Mu nelle colonie per insegnare le sacre scritture, le religioni, le scienze-. Dove si trova questa fondamentale biblioteca, Churchward omette di dirlo; sta di fatto che, decifrando migliaia di criptici segni incisi su tavolette d’argilla, egli ebbe modo di apprendere la storia segreta dei primi abitanti nel mondo. Mu occupava un territorio delimitato dalle attuali isole Fiji, dalle Marianne, dalle Hawaii e dall’Isola di Pasqua –dalla quale ci occuperemo su uno dei prossimi numeri-; era abitata da 64 milioni di persone e estendeva il proprio dominio su tutto il mondo compreso l’altro, più famoso continente perduto, Atlantide. Era popolato da molte razze, su cui predominava quella bianca. Dodicimila anni fa –all’incirca alla stessa epoca della distruzione di Atlantide- venne sommerso da un gigantesco maremoto, e finì inghiottito dalle acque del Pacifico. Una storia che, come si vede, non si discosta molto da quella di Atlantide, anche se la sua origine è molto più recente. A ipotizzare l’esistenza di un altro continente perduto fu uno zoologo inglese del diciannovesimo secolo, Philip L. Sclater, che aveva rivelato alcune analogie nell’evoluzione biologica e ambientale delle coste dell’Africa, dell’India, della Malesia. Esso avrebbe dovuto trovarsi nell’Oceano Indiano; Sclater lo aveva battezzato Lemuria perché tra le specie animali comuni a questi tre territori c’erano, appunto, le proscimmie chiamate lemuri. Non era un’ipotesi del tutto campata in aria: ancor oggi i geologi chiamano con questo nome un continente o un subcontinente che potrebbe aver unito l’Africa all’Asia nel periodo Giurassico, da 180 a 130 milioni di anni fa. Non c’era da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l’ipotesi dell’esistenza di un nuovo continente scomparso incontrò subito grande successo. Nel 1888 Madame Blavatsky, fondatrice di un gruppo esoterico chiamato “Società Teosofisica”, scrisse che Lemuria si trovasse nel Pacifico, e vi aveva dimorato la terza delle sei razze che (almeno secondo lei) avevano popolato la terra; anche lei aveva appreso queste informazioni da una biblioteca segreta. Lo scozzese Lewis Spence riprese il discorso affermando che la razza dominante di Lemuria era quella bianca, secondo le teorie razziali in voga al momento; Churchward popolarizzò ulteriormente l’intera faccenda e diede a Lemuria il nome definitivo di Mu. Per approfondire l’argomento Mu, vi rimandiamo alla lettura di due libri: “Mu, il continente perduto” di James Churchward e “Il mito di Atlantide e i continenti scomparsi” di L. Sprague De Camp.
L'INTERVISTA
A SAYED
DI MAMDOUH ABDEL KAWI
(Mondi): Sayed, raccontaci che cosa è successo realmente per ottenere il permesso di soggiorno.
(Sayed): Ho dovuto portare tutti i documenti alla caserma “Annarumma” di Milano in Via Umberto Cagni 1: il contratto di lavoro firmato dal mio datore, il contratto dell’affitto, un documento che prova che sono arrivato qua prima del 27 Marzo 1998, il passaporto, 2 foto, e per finire 20 mila lire di francobolli.
(Mondi): E’ stato difficile per te tutto questo?
(Sayed): Molto, ma alla fine grazie a Dio è andato tutto bene. Il primo giorno ho fatto la fila dalle 8 alle 17 circa, solo per avere il numero dell’appuntamento ed era il secondo giorno della sanatoria. Eravamo tantissimi, con i carabinieri e la polizia che controllava. Ieri invece ho aspettato dalle 7 alle 17 con tutti i documenti da consegnare ed ho ritirato la ricevuta che mi permetterà di ritirare il permesso i primi di Febbraio.
(Mondi): Che cosa hai provato quando hai ritirato la ricevuta?
(Sayed): Contentezza, quando mi hanno assicurato che è tutto a posto, mi sono sentito meglio.
IL RICETTARIO
FLAN DI COCCO
(dal Messico)
Media difficoltà- tempo: 1 ora e 20 minuti- ingredienti per 4 persone. 2 uova, 4 tuorli, 70 g di polpa di noce di cocco grattugiata, 350 ml di latte condensato non zuccherato, 100 g di zucchero di canna, 100 g di zucchero semolato, una piccola arancia, cannella in polvere.
Per decorare: fettine di cocco fresco. Mescolate il latte in una ciotola con lo zucchero di canna e ½ cucchiaino di cannella, unendo a poco a poco e il succo d’arancia. Sbattete a parte le uova con i tuorli, poi amalgamatevi il latte, mescolando bene con una frusta. Preparate il caramello: versate lo zucchero semolato in una piccola casseruola con sei cucchiai di acqua e cuocete, senza mescolare, fino ad ottenere un caramello decorato. Trasferitelo quindi in uno stampo rettangolare e fatelo scorrere bene sul fondo e sulle pareti. Versatevi dentro il composto preparato e cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180 gradi per 50 minuti. A cottura ultimata togliete lo stampo dal forno e lasciate raffreddare completamente il flan, poi sformatelo su un piatto e lasciatelo riposare in frigo per un paio d’ore. Guarnite infine con le fettine di cocco e servite. Se usate della noce di cocco liofilizzata, fatela prima rinvenire in un po’ di latte fresco.
SCAMPONI AL CURRY
(dalla Cina)
Sgusciate 24 grossi scampi, privateli del filino scuro intestinale, lavateli e asciugateli bene. In una grande padella nella quale gli scampi possono stare in un solo strato, fate scaldare 4 cucchiai di olio di semi, adagiatevi gli scampi e fateli saltare a fuoco vivo, finchè prenderanno un bel colore rosso. Spruzzateli con mezzo bicchiere di sakè che lascerete sfumare. Bagnate ora gli scampi con 2 dl di panna Fontebianca, profumateli con un cucchiaio di curry, salateli, preparateli a fuoco medio, fate un po’ addensare la salsa. Servite gli scampi ben caldi, nappati con la loro salsa.
Dal giornale “Il Paniere”
COUS COUS CON VERDURE… E UVA PASSA (nordafrica)
Preparazione: 10 minuti. Per 4 persone: 300 g di cuos cous, 2 cucchiai di curry, un lime (o limone), 400 g di pomodori sodi, 5 zucchine novelle, semi di finocchio, un cetriolo, 2 rametti di menta, 50 g di olive nere snocciolate, olio e sale e se volete aggiungete anche uva passa. Mondate e lavate le verdure, spellate i pomodori, e riducete la polpa a cubetti. Sbucciate il cetriolo e tagliatelo a tocchetti; spuntate le zucchine e con un pelapatate tagliatele a fettine nel senso della lunghezza. Mettete il curry in mezzo litro di acqua e versatelo sul cous cous in una insalatiera. Mescolate, poi aggiungete la menta, i semi di finocchi, i dadi di pomodoro, le zucchine, un pizzico di sale, 5/6 cucchiai di olio. Ponete in frigorifero, coperto, per almeno 3 ore mescolando di tanto in tanto e, se il caso, aggiungete il lime tagliato a fettine sottili.
Dal giornale “Gioia”.
TIKKA D’AGNELLO (India)
150 g di yogurt naturale intero, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 2 dl di succo di limone, 3 peperoncini verdi freschi, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di zenzero grattugiato, 1 cucchiaio di foglie di menta fresca tritata, 3 cucchiai di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di semi di cumino in polvere, 1 cucchiaio di garam masala, 1 cucchiaio di pasta di curry, 1 cucchiaio di sale, 400 gr di agnello. Per guarnire: fettine di limone, pane naan. In una scodella mescolate accuratamente lo yogurt, l’olio e il succo di limone, i peperoncini verdi puliti e finemente tritati, l’aglio sbucciato e schiacciato, lo zenzero, menta e prezzemolo tritati, il cumino in polvere, il garam masala, la pasta di curry acquistata già pronta nei negozi specializzati, il sale. Tagliate la carne d’agnello a cubetti e lasciateli marinare per 24 ore nella miscela di spezie e aromi. Trascorso il tempo previsto, infilate i cubetti di carne su degli spiedini di legno e cuoceteli sotto il grill per una decina di minuti, girandoli tre volte. Serviteli con delle fettine di limone e del pane naan.
Dal Ricettario “Cucina dell’India” editrice “La casa verde” di Walter Pedrotti.
* le altre ricette pubblicate sono: kebab, molohia, riso saltato alla cantonese “Mondi lontani n. 6”/ curry d’agnello, harissa, tempura “Mondi lontani n. 7”/ curry di ananas, tortillas con mais e pollo, bignè di gamberoni e pollo “Mondo lontani n. 8”.*
Le spezie
Quante volte avete mangiato pietanze condite con il curry, il cumino, lo zafferano, senza sapere nulla di queste polveri dal gusto particolare?
La cannella dà profumo a biscotti e torte, e si ottiene dalla corteccia essiccata di un albero (Cynnamomum zeylanicum) diffuso nello Sri Lanka (ex isola di Ceylon), alle isole Seychelles e Giava. Ha un’aroma delicato e si consiglia d’acquistarla in stecche intere, perché in polvere perde il suo aroma velocemente.
Il chiodo di garofano dà sapore ai brodi e ad alcuni dolci, non solo, anche al bollito e alle marinate, va usato senza esagerazione, moderatamente per via del gusto ricco e penetrante. Come si ottiene? Essiccando la gemma della pianta di garofano.
Il coriandolo in realtà è il “prezzemolo” cinese e dalla pianta si utilizzano le foglie fresche e i semi essiccati, macinati e miscelati ad altre spezie nel curry, molto aromatici.
Il curry è di colore giallo ed ha una sapore indispensabile per il riso indiano (basmati), la carne di qualsiasi tipo, compreso il pollame, ed anche per condire il pesce, perché? Ha una sapore ricco e piccante e deriva dalla mescolanza di oltre venti aromi, quali?
Pepe bianco
Pepe nero
Coriandolo
Paprica
Chiodi di garofano
Cannella
Finocchio
Ginepro
Girasole…
Il cumino è usato anche nei paesi arabi, nordafricani, Nord Europa, non solo in India, ed in qualsiasi tipo di pietanza, sia in semi, sia in polvere.
Lo zafferano è usato in polvere o stigmi in tutto il mediterraneo, Italia compresa ed è originario della Grecia e dell’Asia Minore. E’ costituito dagli stigmi (parte terminale del pistillo) di una varietà di crocus, ha un’ aroma inconfondibile, da utilizzare in piccole dosi nelle pietanze ed un colore dorato. Famoso è ormai il riso allo zafferano.
Lo zenzero è un rizoma dal gusto deciso e si adopera in polvere, fresco o secco.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
“Misteri e leggende di Cuba” di Samuel Feijoo, Arcana, lire 25.000. E’ utile per chi è interessato alla leggenda del folklore cubano: l’insieme delle dichiarazioni e dei racconti contribuisce a mettere in luce i diversi aspetti dei vari miti, mettendo in rilievo il processo dell’immaginazione popolare.
“Dizionario cinese” di Lu Yin e Carlo Trobia, L’Airone, lire 18.000. Diviso per argomenti dall’abbigliamento alla vita notturna un piccolo dizionario per turisti in visita in Cina con traduzione fonetica… consigliato anche per sapere cosa si ordina al ristorante cinese sotto casa.
“Africa occidentale”- Le Guide Routard, Touring Editore, lire 29.000. Finalmente tradotta in italiano la dettagliata e aggiornata guida Routard sui paesi dell’Africa dell’ovest.
“Guatemala e Belize”- Lonely Planet, EDT Edizioni, lire 35.000. Una ricca guida tra indicazioni sui luoghi e la storia degli antichissimi Maya e le spiagge deserte di sabbia finissima con gli sport da praticarvi.
“Nell’Africa italiana” di Ferdinando Martini, La Biblioteca del Touring, lire 22.000. Le scandalose vicende accadute in Eritrea, colonia italiana alla fine del secolo scorso, testimoniate in un diario dell’epoca.
Sempre sul solito Ramses, la cui moda pronostichiamo (e speriamo!) finirà presto, ecco “L’Impero dei Ramses” di Claire Laloutte, Newton & Copton, lire 19.900 in cui viene ricostruito il ciclo completo della mitica dinastia che portò al massimo splendore l’Egitto.
Se poi volete saperne di più della vita di un tempo e di un regno davvero affascinante, ecco “La vita dell’antico Egitto” di Domenique Valbelle, Xenia tascabili, lire 10.000, che ci fa viaggiare attraverso la quotidianità egizia, e “Vivere al tempo dei faraoni” di Eugene Strouhal, De Agostini, lire 39.000, che ci mostra tutti gli aspetti del pubblico e del privato sulle rive del Nilo.
Per chi invece è interessato alla Cina, c’è il CD-Rom edito e distribuito dalla Giunti Multimedia, in lingua italiana a lire 59.000. Racconta di un viaggio di 2 turisti giovani dei giorni nostri in un paese affascinante come la Cina. Il percorso parte a Pechino fino a Kunming, attraversando montagne, città e campagne alla scoperta di questo paese sconosciuto con più di 350 fotografie.
MASCHERE AFRICANE
Fino al secolo scorso, le maschere e le sculture provenienti dall’Africa suscitavano curiosità e nient’altro. E’ dal primo novecento europeo che l’arte africana incomincia ad essere riconosciuta. Finchè nel 1907 il grande patrimonio artistico e culturale del continente nero trova un punto di contatto con l’arte europea e americana, questo in coincidenza con l’opera che contrassegna la nascita dell’arte cubista “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso. L’arte africana influenzerà: Matisse, Vlamink, Epstein, Brancusi, Derain, Picasso, Leger, Braque, Modigliani…
Questi sono solo alcuni nomi più famosi.
MONDI LONTANI
NUOVO!
Anno 3 N. 10- Febbraio, Marzo, Aprile 1999- HJK ED. Lire 4000
Pubblicazione trimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Marco Dello Russo/Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy.
Hanno collaborato: Tiziana Gallini
SOMMARIO
NEWS FROM…ALAM BAID “NOTIZIE E CURIOSITA’” P. 3
MUSICA HABIBI P. 5
CHEB MAMI P. 7
DISCOGRAFIA RAVI SHANKAR SECONDA PARTE P. 8
BRIHAD ARANYAKA UPANISAD/
UN MITO DI CREAZIONE P. 9
AL FATIHA/L’APRENTE P. 10
L’INTERVISTA P. 11
VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’ BELLI” P. 13
TRACCE SULLA SABBIA
“FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA” P. 15
NON SOLO KUNG FU P. 17
IL FASCINO DEL MISTERO: ELDORADO P. 18
L’ANNO DEL CONIGLIO P. 20
SITI LONTANI P. 22
IL RICETTARIO P. 23
DAL SOL LEVANTE P. 24
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero: Gioia, Cucina araba (La casa verde Ed.), Tagore (Mondatori), Upanisad (Acquarelli).
La copertina è di: Marco Dello Russo
Inoltre si ringrazia: Maurizio Moro
Il nostro numero telefonico: 0339-2786478
L’eterno danzatore danza
Di nuova in nuova
Danza di bellezza
Nei fiori primaverili,
di campo in campo
sulle onde delle messi.
Danza immortale,
o giovinetta, nella tua mente,
nelle tue membra,
nella dolcezza del tuo animo,
in quel che contempli,
in quel che scrivi.
RABINDRANATH
TAGORE
EDITORIALE
Ben ritrovati cari lettori con il NUOVO “Mondi Lontani”. Ci scusiamo se ci siamo fatti attendere un po’ più del solito ma dovevamo rinnovarci, migliorare la grafica e tutto il resto. Stiamo crescendo e faremo del nostro meglio per continuare su questa strada. In questo numero ci sono rubriche ed articoli molto interessanti come l’arredamento giapponese in DAL SOL LEVANTE, la storia misteriosa dell’Eldorado in IL FASCINO DEL MISTERO, il calendario cinese in L’ANNO DEL CONIGLIO e i siti sul Marocco in SITI LONTANI. Inoltre c’è L’INTERVISTA sul Ramadan e la prima pagina del testo sacro degli indù L’UPANISAD, e dei musulmani AL FATIHA tratta dal Corano. Dimenticavamo! c’è la seconda parte della Discografia di RAVI SHANKAR e la storia del cantante Rai CHEB MAMI. Cos’altro possiamo dire?
BUONA LETTURA!
Marco Dello Russo
Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
NEWS FROM…ALAM BAID
Il 19 Dicembre 1998 è iniziato il Ramadan (digiuno dei musulmani) e Bill Clinton in lotta con Saddam Hussein, per non urtare la sensibilità del miliardo di fedeli islamici nel mondo ha deciso per quel giorno di sospendere tutto. Ma il mondo arabo non la pensa cosi, è convinto che Clinton, dopo aver visto le manifestazioni di protesta in Egitto e Siria, impaurito, ha deciso di fare retro-front.
Il 18 Gennaio 1999, a Torino, con il permesso del sindaco Valentino Castellani, su Porta Palazzo è calata un’atmosfera islamica. Sei potenti altoparlanti hanno diffuso nel “cuore” popolare della città la voce del muezzin, che annunciava ai musulmani di Torino la fine del Ramadan. Torino si è aggiudicata così il primo posto di città europea a fare una cosa di questo tipo. I musulmani hanno apprezzato questa iniziativa ma non tanto i torinesi, primo in testa Don Luigi (sacerdote scomunicato e seguace di Monsignor Marcel Lefebure dichiarato “eretico” dal Papa per le sue posizioni ultraortodosse). Ma nonostante questo, le sue parole di protesta hanno strappato 500 applausi dei fedeli presenti. Ecco ciò che ha detto: “Siamo qui per riprenderci questa piazza. I torinesi devono difendere l’identità cristiana dalle invasioni musulmane”. Parole forti.
Anche i milanesi, dopo la morte di alcuni italiani uccisi in modo ingiustificato da certi extracomunitari si sono mossi scendendo in Piazza Duomo per chiedere il rispetto delle leggi (quasi mai praticate) e la visibilità dello stato. “Gli immigrati- dice l’attore Dario Fo- sono l’anello più debole, quello più facilmente attaccabile. Sembrano creati ad hoc per una propaganda contro i mali sociali. Si dice per esempio che portano via il lavoro ai disoccupati italiani quando non è vero perché gli stranieri vanno a fare mestieri che gli italiani ormai hanno abbandonato. Di loro si dice che sono una bella ammucchiata di criminali quando non è assolutamente vera l’equazione immigrato e delinquente. E’ successa la stessa cosa dopoguerra verso i meridionali, adesso è la volta dei “meridionali orientali” così l’ho sentiti chiamare. Non tutti i milanesi sono razzisti. Mi auguro che ritrovino la loro mentalità aperta”.
E’ morto in Febbraio Re Hussein di Giordania. Clinton, in nostro Presidente Scalfaro ed altri capi di stato hanno partecipato al funerale del Re scomparso, sostituito ora dal figlio Abdallah, sposato, con due figli.
Condannato a morte il politico curdo Ocalan. I curdi sono scesi nelle piazze delle città più grandi d’Europa, come Milano per esempio, occupando persino il consolato greco di Milano, senza armi. Vogliono solo il loro capo- detto Apo-, vivo.
In Giappone, la cui popolazione beve mediamente dieci bicchieri di tè al giorno, l’incidenza delle malattie coronarie e quella delle morti da infarto sono molto inferiori rispetto agli altri paesi sviluppati.
Da un anno a questa parte va molto di moda dipingersi le mani con l’henné (sparisce dopo 15 giorni) come fanno le donne marocchine, tunisine, berbere e yemenite nei giorni di festa.
La palma da datteri, originaria del nord Africa, si coltiva anche in Arabia e nel Golfo Persico, dove forma la caratteristica vegetazione delle oasi. Gli egiziani, per tradizione, li mettono nelle bomboniere come simbolo di prosperità e fertilità. Gli arabi dicono che se il cammello è il loro dolce fratello, la palma da datteri è la loro mamma, la loro provvidenza divina. Furono i fenici a diffonderla in tutto il mediterraneo.
Il pugile Prince Naseem Hamed famoso ormai in tutto il mondo, è ora amico della rockstar americana Michael Jackson. L’interprete di “Thriller” sembra che sia riuscito a convincere il pugile arabo ad entrare in studio di registrazione, chissà che cosa ne uscirà fuori. Intanto Hamed ha ricevuto una meGa offerta di contratto dall’etichetta EMI.
A Rezzato (Brescia) in via Mazzini 55, hanno aperto il primo Sushi-discobar, il (Shibuya). L’investimento totale è di 2.500.000.000 di lire. 7 sono i palchi di 1 teatro giapponese futurista, 1 palcoscenico di 90 mq dominato da una scultura di 13 metri di lunghezza. 100 sono i coperti distribuiti su 24 tavoli, 35 i posti seduti a terra su cuscini di pregiato tessuto orientale per il tavolo giapponese, 70 sono le pietanze di cui 20 orientali e 14 sono le casse acustiche da 300 watt per l’impianto cinema e teatro. Per prenotazioni e informazioni servirsi del sito Internet ttp://www. Shibuya. It.
Probabilmente il sistema postale fu inventato da Dario, imperatore dei Persiani ( sec. A.c.), che comunque lo perfezionò. La Persia disponeva di un “autostrada” lunga 2.500 km, che univa sardi a Susa. Lungo il tragitto sorgevano un centinaio di luoghi di sosta (come gli attuali Motel) e pattugliamenti regolari proteggevano da cattivi incontri. Un normale cittadino impiegava tre mesi per percorrerla, ma i corrieri postali del Re ci riuscivano in una settimana!
L’arcipelago di Tokelan, un territorio autonomo della Nuova Zelanda costituito da tre isolotti vasti complessivamente 10 kmq, nel 1997 è stato finalmente dotato di linee telefoniche. Fino ad allora, esso era forse l’unico paese del mondo ad essere ancora privo di tale servizio: per poter comunicare fra di loro, i circa 2000 abitanti avevano a disposizione soltanto radio ricetrasmittenti.
Saltando la corda, il nipponico Katsumi Suzuki è riuscito a far compiere a quest’ultima cinque giri attorno al proprio corpo durante un unico salto!
In Egitto è stato presentato un ambizioso progetto che prevede la costruzione di un canale artificiale lungo 320 km : esso sarà alimentato dalle acque del Nilo e correrà parallelo al fiume, dal lago Nasser fino al mediterraneo, trasformando una parte del deserto egiziano in una zona fertile e rigogliosa nella quale verranno edificate 24 nuove città.
Sito suicidi! La polizia giapponese ha recentemente chiuso un sito internet colpevole di aver portato palesemente al suicidio una ragazza della capitale. Il sito sarebbe stato specializzato nei suicidi vendendo, tra l’altro, pasticche velenose e istigando le persone a togliersi la vita.
Per Maya e Aztechi era sacro e prezioso, ma quando i semi del cacao furono portati in Spagna da Cristoforo Colombo, nessuno sapeva che uso farne, finché il conquistatore Hèrnan Cortès bevette per caso una tazza di cioccolata (una bevanda fredda chiamata Xocotlatl, offertagli dall’ultimo imperatore azteco, Montezuma II). Quella bevanda divenne ben presto adattata ai gusti europei ed ebbe un notevole successo. Inizialmente veniva preparata facendo macerare in acqua un impasto di semi di cacao tostati e schiacciati, cui si aggiungevano spezie, vaniglia e miele.
Rischia di sprofondare la città fortezza degli Incas, Machu Picchu, riportata alla luce 80 anni fa nella valle Urubamba delle ande. I geologi segnalano con allarma la formazione di nuove preoccupanti crepe dopo le abbondanti piogge dei mesi scorsi. A 2360 metri sul livello del mare, la “città perduta” potrebbe scomparire portando via con sé tanti misteri, come quello che la identifica come “porta di accesso alla terra di forze extraterrestri”.
“Sesh-lingue e scritture nell’antico Egitto”. Quattro millenni di scrittura nella Valle del Nilo attraverso settanta reperti fra oggetti e materiali archeologici inediti. A Milano, biblioteca di Via Senato (tel. 02/76025644), fino al 23 Maggio. Orari : 10-18, lunedì per le scolaresche su prenotazione. Ingresso £ 6000. Catalogo Electa.
Non è la prima volta e non sarà certamente l’ultima che l’elettronica aiuta l’archeologia, ma la scoperta di una capitale egizia non è notizia di tutti i giorni. L’elaborazione al computer dei dati ottenuti sul terreno con sensori magnetici, ha consentito agli archeologi egiziani di localizzare e disegnare con precisione l’impianto urbanistico di Quantir, una città seppellita da millenni dopo essere stata un importante capitale dell’era del Nuovo Regno.
IL Festival del cinema africano è dal 19 al 25 Marzo, per informazioni rivolgersi alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. I film verranno proiettati nelle sale dei cinema: S. Lorenzo, De Amicis e all’ Auditorium S. Fedele.
VI ricordate il bazar di Via Lorenzini a Milano? L’hanno riaperto a S. Donato, vicino la metro. Andateci!
Paese che vai, funerale che trovi…Concludiamo questo piccolo spazio con il lontano oriente e il Brasile. I problemi di spazio affliggono i cittadini del Sol Levante anche nell’aldilà. Nonostante la cremazione sia diffusissima in Giappone, i tempi di attesa per la collocazione delle urne sono molto lunghi. Così un’azienda ha pensato di produrre un kit per la sepoltura a domicilio: mini- altare buddista con tomba incorporata per tutta la famiglia tipo mobiletto di facile collocazione. E mentre le ceneri degli eccentrici americani vengono anche mandate nello spazio, in Cina l’ultimo viaggio è accompagnato da accessori…di cartone come soldi, auto, bambole, tutti rigorosamente finti e regolarmente venduti per essere bruciati con la salma. In Brasile, invece, un cimitero di Rio De Janeiro ha lanciato un “sepolcro via internet” in cui il caro estinto potrà continuare a farsi vedere e a parlare dopo morto con chi gli fa visita grazie a un video in cui inserire foto e scritti!
MUSICA HABIBI
“SUFI- LA DANZA DEL COSMO”- Red Edizioni (Altri Suoni). CD di 60 minuti in elegante confezione con un libretto con spiegazioni. I titoli dei brani: Bismillah Ar-Rahman (9’ 54), La ilaha illallah (16’ 45) ecc. Gli strumenti: Ney “flauto di pan a 7 canne”, Oud “liuto a 11 corde con ampia cassa e breve manico”, Rebab “violino a 3 corde di crine di cavallo ricavato da un unico pezzo di legno incavato”, Bendir “tamburo suonato con le mani”, Saz “liuto con lungo manico e cassa a forma di pera”. La voce è dello Sheikh Rahmi Oruj Guvene.
MILTON NASCIMENTO “Brazil” della Verve World è una raccolta imperdibile del cantautore brasiliano che riesce a dare alla musica un respiro di vita. Tutte le canzoni appartengono al decennio scorso e “Cacador de min” è una delle interpretazioni più riuscite in 20 anni di carriera.
“TRADITIONAL JAPANESE KOTO MUSIC” della E2 è una raccolta di musiche tradizionali di compositori anonimi giapponesi. È bello ascoltare composizioni di questo tipo appartenenti chissà a quanti secoli fa. Registrazione: Buona.
“CHINA- THE WORLD OF MUSIC” della Hallmark. Non poteva mancare una raccolta di musica dalla Cina, il tutto in chiave moderna, peccato, sarebbe stato meglio rimanere fedeli alle tradizioni. 20 sono i brani, ecco alcuni titoli: Beautiful morning, Rose of China, Dance of the children. Un suggerimento: non era meglio usare qualcos’altro invece della tastiera come accompagnamento?
CHEB MAMI “Cheb Mami- Blue Silver”. È una raccolta che contiene le migliori canzoni di Mohamed Khelifati in arte Cheb Mami del periodo 1985- 1986, 13 sono i pezzi uno più bello dell’altro: Douni el bladi, Ana Mazel (la migliore) ecc. Tutto in stile anni 80. Da “Ouach etsalini”, in poi, Mami ha introdotto l’organo.
MOHAMMAD FOUAD “El Hob el hakiki”, ovvero “L’amore vero”, è l’ultima fatica del cantante egiziano. Non è niente di speciale, anche se molto carina. Fouad ha pensato di usare la solita formula vincente, senza pensare di cadere nel ripetitivo.
CHEB MAMI “Let me Rai”- Totem Records. È il primo disco degli anni 90 di Mami, ma alcune sonorità del decennio scorso si risentono. Prodotto e arrangiato da Hilton Rosenthal e registrato in California nel 90, questo disco riconferma la bravura del cantante algerino. La copertina mostra un Mami serio, ma in realtà è un disco godibilissimo e solare come il Mami allegro sul retro copertina, quello al quale siamo più abituati. Fra i brani: Fatma e Let me cry (che ricorda il titolo del disco).
ETHEM ADNAN ERGIL “Turkish folk gitar-3”- Mega Muzik. Ascolta questo disco e lasciati trasportare dalle note di “Nenni Bebek”, già ascoltata nella cassetta allegata al n. 9 di Mondi Lontani. Altrettanto belle sono le altre: Al Fadimem, Aygyz ecc. E’ musica folkloristica suonata con la chitarra ed altri strumenti turchi.
CORNERSHOP “Woman’s gotta have it”- Wiiija Records. Il successo del recente ed interessante “When I was born for the 7th time” –vedi Mondi Lontani n. 8- ci ha spinto ad occuparci anche di questo disco del 1995. Non è niente di speciale, e certe idee sono identiche a “When I was...”. Gli unici brani in indiano sono: “6 am Jullander Shere”, “Camp Orange” e il seguito “7: 20 am Jullander Shere”, il resto è tutto in inglese. I Cornershop prima di questo hanno pubblicato una serie di EP ed alcuni LP: “Elvis sex change” e “Hold on it hurts”.
Nota: Nel numero scorso abbiamo parlato anche degli Asian Dub Foundation, ma la musica non ha niente a che fare con l’oriente, nonostante i componenti e i testi sono inglesi.
“GLOBAL CELEBRATION”- Ellipsis. È una compilation di autori vari, imperdibile per chi ama scoprire le emozioni della diversità in ogni angolo del mondo. Si tratta di un’opera monumentale in 4 CD antologici dedicati a tutte le forme di celebrazioni, e divisi per tema: rapporto col Divino espresso attraverso le danze, celebrazioni di cicli della natura, riti di passaggio e feste. Il materiale sonoro spazia per tutto il globo, dalle isole della Caledonia, all’Africa, dal sud America al sud Italia, presente con una tarantella.
RYUICHI SAKAMOTO “Snake Eyes”- Hollywood. Ci eravamo già occupati dello stretto rapporto tra Ryuichi Rakamoto e le colonne sonore, ed ora, con l’uscita del nuovo film di Brian De Palma, ecco l’omonimo CD “Snake Eyes”, dove il noto artista giapponese riesce a ruotare magistralmente intorno ad un motivo senza essere accusato di estetismo. La melodia forte del film, quasi un adagio di fine 600, è vivisezionata con gli strumenti dell’orchestra, filtrata dalle tastiere, camuffata da tango e, infine giunge all’epilogo con la dissipazione, in sintonia con le immagini a 35 millimetri. Inoltre, sempre di Sakamoto, è uscito “Love is the devil” (Asphodel), un lavoro più sperimentale e rumorista, molto suggestivo ma più difficile per un ascoltatore medio.
PAUL BOWLS “Black star at the point of darkness”- Subrosa/ Maso. L’artista di origine giamaicana è un poeta nomade: accanito frequentatore del Maghreb, dei mercatini di Marrakech, dei villaggi e delle montagne dell’Alto Atlante, egli ha registrato il suono di quelle terre, e, a partire dagli anni 60, ne ha registrato voci, timbri e ritmi. Tra i brani: “Music in the village of the Amara”, “Six preludes for piano”.
“BLISS”- Real world. È un’ennesima raccolta di musica etnica, ma forse un po’ diversa dalle solite, perché “Bliss” (estasi) è un viaggio dedicato alla musica di frontiere superandone i limiti per emozioni e ricerca interiore che ci danno i partecipanti: il pakistano Nusrat Fateh Khan (con “Fault line”), l’irlandese Iarla O’ Lionaird con “Abha”, l’africano Ayub Ogad con “Kothbiro” e molto altro materiale da tutto il mondo diverso tra un brano e l’altro, ma perfettamente amalgamato in un progetto che sembra frutto di un solo autore.
“INVOCATIONS”- Music of the world. Il potere nel suono della sfera spirituale è racchiuso in questa compilation che interessa e caratterizza le differenti ispirazioni dei popoli della terra. Dalla confraternita Gnawa in Marocco al sincretismo della santeria cubana, dall’innodia degli indiani d’America alle campane della chiesa di Paucartambo in Perù, alle meditazioni del flauto giapponese “Shakuhachi”. Veramente interessante.
TAHA- KHALED- FAUDEL “1, 2, 3 Soleis”- Barclay. Sorprendente questo disco dal vivo dei 3 artisti algerini. Ci sono pezzi del noto Khaled come “N’ssi N’ssi”, “Aicha”, “Didi”, e del meno noto Faudel (foto sotto) “Eray”, “Tellement N’Brick”. Per completare il tutto ci pensa Rachid Taha con le sue “Ida” e “Ya Rayah”. Un omaggio alla Francia con “Comme d’habitude”, che chiude l’album.
CHEB MAMI
Il suo vero nome è Khelifati Mohamed ed è nato l’11 Luglio del 1966 in un quartiere popolare di Saida, in Algeria. Cheb significa “giovane”, Mami è il diminutivo di Mohamed. Le sue prime apparizioni in pubblico risalgono all’età di 17 anni. Era il 1982 quando il giovane Mami partecipò al concorso per la RTA. Ma fu a 14 anni, nel 1980, che si fece una solida reputazione d’animatore e incominciò a registrare i primi demo.
A metà anni 80 si trasferisce a Parigi, e tra il 1985 e il 1986 registra i primi album. A fine anni 80 è già una grande star ai livelli del collega Cheb Khaled. Musica seducente e originale con influenze diverse è quella di Mami, giovane scappato come molti dall’Algeria col sogno di raggiungere la Francia in cerca di fortuna. Ce l’ha fatta. Come molti artisti, Mami ha registrato molto materiale, pubblicato ufficialmente. Ma esistono in Algeria diverse registrazioni su cassette pirata, un numero infinito. I titoli ufficiali sono i seguenti:
PRINCE OF RAI
LET ME RAI
SAIDA BLUE
FATMA FATMA
LAZRAG
MELI MELI
CHEB MAMI
RAVI SHANKAR
DISCOGRAFIA (SECONDA PARTE)
THE RAVI SHANKAR
PROJECT/ TANA MANA (1987)
INSIDE THE KREMLIN (1988)
SITAR (1989)
SHANKAR/ GLASS PROJECT (1990)
THE LEGENDARY RAVI SHANKAR:
GOLDEN JUBILEE CONCERT (1990)
THE SPIRIT OF FREEDOM CONCERTS (1990)
HOMAGE TO MAHATMA GHANDI (1990)
TRIVENI SITAR (1990)
PASSAGES (1991)
MONUMENT OF STRINGS (1991)
AT WOODSTOCK FESTIVAL (1991)
THE MUSICAL GENIOUS OF PANDIT
RAVI SHANKAR (1992)
RAVI SHANKAR/ MALLIKARJUN
MANSUR VOL. 1 (1994)
PANDIT RAVI SHANKAR (1995)
IN CONCERT 1961 (1995)
GENESIS OST (1995)
DOYEN OF HINDUSTANI MUSIC (1995)
SUBLIME SOUNDS OF SITAR (1996)
RAGA TALA (1997)
CHANTS OF INDIA (1997)
Inoltre l’artista indiano ha partecipato in molti altri album di artisti più o meno noti, fra questi George Harrison.
*Per la prima parte della DISCOGRAFIA di Ravi Shankar, vedi numero 9 di Mondi Lontani (Novembre/ Dicembre 1998)
BRIHAD ARANYAKA UPANISAD
UN MITO DI
CREAZIONE
L’ORIGINE DEL MONDO
All’inizio questo mondo era soltanto il Sé sottoforma di Persona cosmica.
Guardandosi intorno, non vedeva altro che se stesso. Egli disse perciò dapprima:“Io sono”. Così sorse il nome io. Perciò ancor oggi quando qualcuno ci rivolge la parola noi diciamo “Io sono” prima di pronunciare il nostro nome. Prima che esistesse il mondo egli bruciò ogni male, perciò è una Persona. Chi sa questo brucia chiunque voglia precederlo.
Egli ebbe paura. Perciò chi è solo ha paura. Poi si disse fra sé e sé: “Di che ho paura, poiché non c’è altro che me stesso?” Con ciò la sua paura si dissolse, perché che cosa avrebbe potuto temere? La paura nasce certamente dalla presenza di un altro da sé.
Ma egli non provava gioia. Perciò chi è solo non prova gioia. Desiderò la presenza di un altro da sé. Egli aveva le dimensioni di un uomo e di una donna strettamente abbracciati. Si divise in due e da ciò sorsero un marito e una moglie. Perciò, come disse Yajnavalkya, “ciascuno è simile alla metà di un utero”. Ora il vuoto era riempito dalla donna.
Egli si congiunse con lei e così nacquero gli esseri umani.
La donna si disse fra sé e sé: “Come mai egli si accoppia con me dopo avermi lui stesso generato? Debbo nascondermi”. E si trasformò in una vacca. Egli divenne un toro e di nuovo si congiunse con lei: così nacquero i bovini. Lei si trasformò in cavalla, lui in cavallo;lei divenne un’asina, lui un asino. Si congiunse con lei e da ciò nacquero gli ungulati. Lei divenne una capra, lui un becco; lei una pecora, lui un montone. Si congiunse con lei e da ciò nacquero gli ovini e i caprini. Così in verità generò tutte le coppie, giù giù fino alle formiche.
Egli disse “Io in verità sono questo creato, perché l’ho emesso tutto quanto da me stesso”. Da ciò nacque la creazione. Chi comprende ciò diventa partecipe di questa sua creazione. La gente dice: “Venera questo dio!Venera quest’altro dio!” Ma sua soltanto è la creazione, e lui stesso è tutti gli dei.
Poi, soffregandosi le mani e usando la bocca come fornace, creò il fuoco. Perciò mani e bocca sono glabre all’interno, perché la fornace è glabra all’interno. Tutto ciò che è umido lo creò a partire dallo sperma, e cioè è il soma. Ogni cosa in questo mondo si nutre di cibo ed è alimento per qualcos’altro. Questa è la supercreazione di Brahman. Egli creò gli dei, suoi superiori; mortale, egli creò gli immortali. Perciò è una supercreazione.
Così inizia l’Upanisad, uno dei tre testi sacri degli indù.
AL FATIHA “L’APRENTE”
NEL NOME DI ALLAHIL COMPASSIONEVOLE IL MISERICORDIOSOLA LODE APPARTIENE AD ALLAH, IL SIGNORE DEI MONDI
IL COMPASSIONEVOLE
IL MISERICORDIOSO
IL RE DEL GIORNO DEL GIUDIZIO
TE SOLTANTO NOI ADORIAMO
E TE SOLTANTO NOI INVOCHIAMO
IN SOCCORSO
MOSTRACI LA RETTA STRADA
LA STRADA DI COLORO,
SUI QUALI HAI EFFUSO LA TUA GRAZIA,
COLORO CHE NON SONO OGGETTO D’IRA
E CHE NON VANNO ERRATI
COSI’ SIA.
AL FATIHA è la prima Sura (capitolo) del Corano, il libro Sacro dei musulmani, ed ha 7 Ayat (versetti). Il Corano contiene 114 Sure.
L’INTERVISTA
A MAMDOUH MOHAMMAD ABDEL KAWI
DI TIZIANA GALLINI
(Mondi):Perché fate il Ramadan?
(Mamdouh):Il Ramadan avviene nel mese in cui Allah ha rivelato tramite l’Arcangelo Gabriele il sacro Corano a Maometto, e al nostro profeta è stato ordinato di digiunare in quel mese.
(Mondi):In che periodo dell’anno viene praticato?
(Mamdouh):Il Ramadan coincide con il nono mese del calendario lunare(più corto del calendario solare di 11 giorni), e per questo periodo ci si deve “ricaricare”spiritualmente. A decidere la data, che varia in base alle fasi lunari, sono il rettore dell’università sunnita di Al Azar al Cairo, in Egitto e lo sceicco più anziano della Mecca.
(Mondi):Quanto dura il Ramadan e cosa si fa di diverso che non si pratica nel resto dell’anno?
(Mamdouh):Dura circa 1 mese, e ci si astiene dal cibo, dall’acqua e dal sesso con la persona sposata dalla prima luce dell’alba al tramonto del sole.
(Mondi):E’ difficile cambiare abitudini( per esempio mangiare solo all’alba) per un periodo breve e solo per una volta all’anno?
(Mamdouh):No, non è difficile, e anzi, quando faccio il digiuno mi sento meglio, la stanchezza viene dopo aver mangiato.
(Mondi):Quali sono le differenze tra i musulmani sunniti come te, e gli sciiti?
(Mamdouh):Anche loro credono nel Corano e nel Profeta Maometto, solo che sono convinti che il genero Ali era stato scelto da Maometto come successore, non il suocero Abu Bakr.
Dicono che il Califfo Othman, quando riordinò il Corano, eliminò i passi dove parlava dei parenti di Ali. Nelle moschee sciite si trovano anche ritratti di Ali, cosa che noi non abbiamo neanche di Maometto. Noi sunniti siamo il 90% e solo una piccola percentuale in Iran sono sciiti.
(Mondi):E dei Sufi cosa ci dici?
(Mamdouh): Sto leggendo alcuni libri sul Sufismo in Turchia. Cosa posso dire, quel poco che so è che sono musulmani come noi, che leggono lo stesso Corano come noi e gli sciiti, al contrario della Bibbia e Vangelo dei cristiani cattolici, protestanti, ortodossi…I Sufi esaltano l’estasi, l’inadeguatezza della conoscenza razionale e fanno il Ramadan anche in qualsiasi periodo dell’anno, richiamandosi al digiuno interiore, (abbandono dei preconcetti e pregiudizi), oltre all’astenersi al cibo.
Per loro la Ka’ba all’interno della Grande Moschea della Mecca è il centro del nostro stesso essere, quindi non è necessario secondo loro andarci di persona per girarvi attorno 7 volte. C’è un’affermazione di Yunus Emre (morto nel 1321 circa), con la quale sono d’accordo: “Chiunque non conosce il Corano è come se non fosse mai nato”. Consiglio a chiunque, musulmani e non, di leggerlo.
(Mondi):Si prega di più nel periodo del Ramadan o nel resto dell’anno?
(Mamdouh):Si dovrebbe sempre pregare, non solo nel periodo del Ramadan come fanno certi musulmani…
(Mondi):Ci sono dei motivi particolari, tipo malattie, per cui il Ramadan può venire sospeso?
(Mamdouh):Non digiunano le donne che hanno appena partorito, le mestruate, le donne incinte, gli ammalati, gli anziani, i viaggiatori, coloro che combattono, rinviandolo a un tempo favorevole. Inoltre, durante il Ramadan, è obbligatorio fare l’elemosina a chi ne ha bisogno, non spendiamo soldi in regali da fare agli amici o parenti come per voi qui il Natale o la Pasqua. Quello che possiamo spendere lo diamo in beneficenza.
(Mondi):Come si conclude il Ramadan?
(Mamdouh):Si prega e si fa festa, festeggiandolo con i nostri fratelli musulmani, le famiglie. Nei paesi islamici per le strade c’è grande festa, ci si fa gli auguri per un bel po’, come qui da voi il Capodanno. Il giorno dopo ci raduniamo nelle moschee a pregare.
(Mondi):Come si chiama la festa?
(Mamdouh): “Idu-l-fitr”.
(Mondi):Per concludere, che cosa vuoi dire ai tuoi fratelli musulmani?
(Mamdouh): Dobbiamo essere tutti uniti per far conoscere l’Islam alla gente. Purtroppo non tutti i musulmani seguono la religione e danno un cattivo esempio alla gente non musulmana. Facendo così chi non conosce l’Islam confonde una cosa con un’altra.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
“I MAESTRI DELL’EROS” di Akiyuki Nosaka, Farfalle Marsilio, 262 pag. Storie e percorsi di un gruppo di “operatori” del cinema Hard Core in Giappone. Chiassoso, provocante e anticonformista, il romanzo è un testo cult della letteratura giapponese degli anni 60.
“INDIA: I MILLE VOLTI DI UN POPOLO” di Madanjeet Singh, Silvana Editoriale, 160 pag., £ 70.000. Attraverso un centinaio di foto in bianco e nero e un testo che ha piuttosto il sapore di un intenso resoconto di viaggio nell’anima indiana, l’autore ricostruisce un volto diverso della sua nazione e soprattutto del suo popolo, visti da dentro e privi della consueta retorica.
“VERSO ORIENTE: VENEZIA- PECHINO SULLA VIA DI MARCO POLO” di Alessandro Savella, Silvana Editoriale, 176 pag., £ 60.000. Altro libro fotografico con testo bilingue italiano- inglese sulla spedizione che, a settecento anni di distanza si è rimesso sulla via di Marco Polo, raggiungendo Pechino lungo lo stesso itinerario.
“SLY” di Banana Yoshimoto, Feltrinelli, 131 pag., £ 20.000. Ritorna la Yoshimoto con i suoi temi preferiti: amore, gioventù, morte, mettendoli in scena nella valle del Nilo: la bellezza e la magia dell’Egitto visti con i sognanti occhi a mandorla di una turista d’eccezione che scrive dell’ultimo viaggio di tre ragazzi.
“POESIE MISTICHE” di Rumi, Bur. Rumi (1207- 1273) è riconosciuto come il più grande dei poeti mistici, e forse non solo dell’Islam, e scrisse, tra l’altro, il monumentale “Masnavi”, 47.000 versi divisi in 6 volumi, considerato da una parte del mondo islamico il libro più importante dopo il Corano. Nonostante sia venerato come un santo –incessante è il pellegrinaggio a Konya, in Turchia, sulla sua tomba-, la poesia di Rumi è semplice e umanissima. Fu anche musicista e danzatore, tanto che sono in molti a considerarlo il primo dei dervisci rotanti. Questa raccolta di poesie è utile per avvicinarsi all’autore.
“LETTERE SI UN MAESTRO SUFI” di Al Arabi Ad Darqawi, Oscar Mondadori, £ 9000, 122 pagine. Rimanendo sempre in tema, questo libro tascabile è una testimonianza scritta del sufismo, la più importante corrente mistica dell’Islam. Lo scrittore di queste lettere incluse nel libro, è anche uno Sheikh e parla di ciò che è necessario evitando approfondimenti e speculazioni, improntando il suo messaggio alla preghiera continua e a un abbandono totale a Dio. “Il maestro mi ha insegnato a distinguere la verità dalla vanità e ciò che è serio dalla farsa; Dio lo ricompensi di ciò e lo protegga da ogni male!”
“SIDDHARTA” di Hermann Hesse, Adelphi, £ 12.000. Scritto nel 1992 e reperibile in mille altre edizioni, questo romanzo del grande scrittore tedesco H.Hesse anticipava quell’interesse per l’oriente che avrebbe incontrato tanto successo nei giovani delle ultime generazioni, in primis la così detta “beat generation”, ci è sembrato doveroso spendere anche poche righe per questo capolavoro, l’iniziazione di un ragazzo al viaggio, all’esperienza, alla ricerca del profondo del proprio essere. Meditazione filosofica e misticismo nell’opera più famosa dell’autore che l’ha ambientata in India.
“LE FILOSOFIE ORIENTALI A FUMETTI” di Richard Osborne, disegni di Borin Van Loon, a cura di Richard Appignanesi, Editori Riuniti, £ 15.000, 173 pagine. Un’opera originale che spiega, in chiave più semplice le religioni orientali come: il buddismo, l’induismo, il confucianesimo, il taoismo, escludendo quindi (peccato) le religioni monoteistiche come l’ebraismo, il cristianesimo, e l’Islam.
Altri due libri tascabili da avere della Mondadori, a lire 4.900 di due poeti indiani: Radinbranath Tagore e Rudyard Kipling.
“GUIDA NATURALISTA DELL’AFRICA ORIENTALE” di Sylvio Fresco, Ediz. Ulysse Mlizzi, £ 23.000. Un’utile guida che racconta gli ambienti della savana, della foresta e della costa, accompagnando la descrizione con schede, curiosità e aneddoti.
“L’INDIA DEL NORD” Guide Lonely Planet- EDT £ 59.000. Tutto sulla parte settentrionale dell’India con informazioni sul viaggio, l’alloggio, i trasporti.
“RIO DE JANEIRO” Guide Argento- Touring Club £ 22.000. Tascabile, economico, piacevole, questo volume fornisce in sintesi quello che serve per vivere appieno una vacanza a Rio con allegria e occasioni di divertimento.
“SONO, OVVERO UN VIAGGIO A PECHINO” di Max Frish, Adelphi, £ 16.000. La Cina attraversata da questo grande scrittore svizzero insieme ad un compagno molto presente ma anche fantasmatico, ci appare come un sogno, come un fiore di loto, come un’immagine d’iniziazione.
“ZAPATA, MORIRE PER GLI INDIOS” di John Womack Jr, Mondadori 492 pag., £ 34.000. Emiliano Zapata, eroe sfortunato (ucciso a tradimento nel 1919) che portò alla rivolta, contadini del Messico rivoltando una nazione è diventato ormai un punto di riferimento ideale per molti movimenti progressisti un po’ ovunque nel mondo. Questo libro ne delinea l’epopea, che può essere vista come una saga romanzesca e avventurosa, ricca di umore e passioni come solo le rivoluzioni latino- americane sanno essere.
“VENGO DA LONTANO, ABITO QUI” a cura di Maria Chiara Martinetti e Raffaele Genovese, Adnkronos, £ 15.000. Contiene 7 storie raccontate in prima persona da altrettanti ragazzi provenienti da Cina, Marocco, Perù, ex Jugoslavia, Senegal, Messico, Congo. I sogni, i miti e le speranze di immigrati della seconda generazione.
“LA MAGA DELLE SPEZIE” di Chitra Banerjee Divakaruni, Einaudi. È il primo romanzo di questa poetessa bengalese che vive a San Francisco: una storia di profumi, pirati, amori proibiti, riti magici...
“CUBA” di Francesco Cardinale, Oreste Di Matteo, Cristian Muscelli, Giunti Multimedia, £ 29.900. E’ un ricco CD Rom sul paese del Che: voli, alberghi, itinerari tra l’Havana, Trinidad, Santiago, Cayo Largo, con la storia delle città e dei paesi e i percorsi più brevi tra un luogo e l’altro.
“MONDI BUDDISTI” di Sergio Ardissone e Lorenzo Musso, Edizioni Linadu, £ 110.000. Due fotografi- viaggiatori tra mete ora turistiche, ora esclusive e misteriose, ci introducono in un libro fotografico molto bello in un oriente accomunato dalla fede buddista: ecco così la ruota dell’esistenza in Tibet, l’enorme Buddha sdraiato di Myanmar, le statue del Buddha del Laos, il monastero di Takstang in Buthan, le preghiere in Mongolia, un tempio del Laos e molto altro.
“I MAYA”, Bompiani, £ 100.000. E’ un capolavoro della grande mostra di Palazzo Grassi a Venezia, la panoramica più ricca e articolata sulla civiltà Maya. Per la Rizzoli New Media, c’è anche il CD Rom (£ 69.000- per Windows e Macintosh) che, grazie alle accurate ricostruzioni virtuali esplorabili di città Maya (Uxmal, Tulum, Palenque, Chichen Itzà, ecc.), a testi introduttivi illustrati e a sofisticate amazzoni, permette di scoprire, segreti di questa affascinante civiltà pre-columbiana.
“IL BUDDHA E L’ARTE DELLA GUARIGIONE”, Rizzoli, £ 85.000. Il mondo della medicina tibetana attraverso le originali tavole dipinte.
“MAROC” di Albert Watson, Rizzoli, £86.000. E’ un libro di fotografie sul fascino oscuro del Marocco.
“MITI E LEGGENDE DEL POPOL VUH”, Bompiani, £34.000. Si tratta della “bibbia” dei Maya commentata e illustrata: la storia del mondo, degli uomini, delle cose.
“FENG SHUI PER L’AMORE” di Sarah Bartlett, Sonzogno, £ 25.000. L’antica arte cinese di disporre lo spazio in cui viviamo si rivolge qui in particolare a chi vuole un amore felice in una casa armoniosa.
“I TESTI DELLE PIRAMIDI” di Christian Jacq, Bompiani, £ 14.000. Ancora Jacq con un saggio, un manuale di vita egizio. “La spiritualità è questione di apertura del cuore e dello sguardo” (Christian Jacq).
“IL SUFISMO” di Leonardo Vittorio Arena, Oscar Mondadori, £ 9000. Un libro tascabile che spiega cos’è realmente il sufismo. Lo scrittore ha pubblicato per la stessa casa editrice altri libri sulle filosofie orientali, come “La storia del buddismo Ch’an”, “Vivere il taoismo” e “Lo Zen cinese”.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Nell’angolo cinematografico di questo numero, parliamo del cinema argentino, ancora inedito per noi, e specialmente il film “Tango”, ci farà ritornare già dalla prossima volta ad altri film dedicati a questo ballo così sentito nel paese sudamericano. Oltre a “tango”, recentemente passato nelle nostre sale, le altre novità sono l’iraniano “La mela”, e , soprattutto, l’acclamatissimo “Central do brasil” che potrebbe preannunciare il ritorno del cinema brasiliano.
LA SALA DI MUSICA (Jalsaghar) di Satyajit Ray, con: Chhabi Biswas, K. Sarkar, T. Lahiri- India, 1958. Torniamo dopo diverso tempo a parlare di cinema indiano con questo vecchio film in bianco e nero ambientato negli anni 20. Il feudatario Biswambhar Roy è molto depresso dopo essere andato in rovina per il piacere della musica e, soprattutto, dopo aver perso moglie e figlia. La voglia di dare una lezione a un ricco volgare lo spinge a riaprire la sala di musica. Un interessante esempio di un diverso modo di fare cinema.
LA MELA di Samira Makhmalbaf, con: Massoumeh Naderi, Zahara Naderi, Ghorbanali Naderi- Iran, 1998. La vera storia di un triste sequestro familiare in un quartiere povero di Teheran, dove un’assistente sociale, chiamata dalle famiglie di quartiere, scopre due ragazzine segregate dalla nascita dai genitori. Un padre troppo vecchio, che continua a ripetere le regole che ha appreso dalla tradizionale società iraniana: “Le mie figlie sono come dei fiori: non devono essere esposte al sole, altrimenti presto appassirebbero”, una madre afflitta da una simbolica cecità. Diretto da una 18enne, Samira Makhmalbaf, figlia del celebre regista iraniano, il film vuole essere anche una metafora della condizione di segregazione e discriminazione femminile ancora in atto in Iran.
IL SILENZIO di Mohsen Makhmalbaf, con: Tahmineh Normatova, Nadereh Abdel Ahyeva- Iran/ Francia, 1998. La recente uscita del secondo lavoro di questo regista iraniano, ci consente di raffrontarlo con il precedente “La mela” della figlia. Khorshid, un ragazzo cieco di 10 anni, vive con la madre in un piccolo villaggio del Tagikistan. Tutti i giorni la piccola Nadereh lo preleva alla fermata dell’autobus per accompagnarlo dal liutaio presso il quale il ragazzo lavora. Lei è lo sguardo di Khorshid su quel mondo che il ragazzo ha imparato a conoscere solo attraverso i suoni: quello dell’acqua, della strada, della collera, della musica, della paura, della bellezza. Attraverso la musica del mondo, il ragazzo impara a conoscere la vita.
TERRA DI MEZZO di Matteo Garrone, con: Ahmed Maghoub, Mario Colasanti, Massimo Sarchielli- Italia, 1996. La drammatica situazione di molti immigrati nel nostro paese, un film crudo ma da vedere: ai margini di una strada un gruppo di prostitute nigeriane contratta con i clienti una notte di sesso, in un’altra strada alcuni ragazzi slavi aspettano di essere assunti come muratori, ma sono disposti a fare qualsiasi cosa...
TANGO di Carlos Saura, con: Miguel Angel Sola, Mia Maestro, Juan Luis Gagliardo- Argentina/ Spagna, 1998. Mario Suarez, regista di talento appena lasciato dalla moglie, si lancia nella realizzazione di un film sul tango. La protagonista è Elena, bellissima ballerina che è anche l’amante di Angelo, il finanziatore del film. Questo film argentino va in crescendo e diviene ben presto un film nel film con un drammatico finale, adeguato a questo ballo di amore e passione.
L’URLO DI CHEN TERRORIZZA ANCHE L’OCCIDENTE di Bruce Lee, con Bruce Lee, Malisa Longo, George Wall, Chuck Norris- Hong Kong/ Italia, 1973. Il “piccolo drago”, - così veniva chiamato l’attore/atleta cinese scomparso prematuramente all’inizio degli anni 70- porta il Kung Fu in trasferta in Italia con l’ultimo film da lui stesso diretto. Un ragazzo cinese di gentile aspetto viene a lavorare come sguattero in un ristorante cinese di Roma. La zona è infestata da una banda di loschi figuri che estorcono denaro, ma il nostro si rivelerà un maestro di arti marziali, eliminandoli tutti, fino al capo. Memorabile la sequenza dell’incontro con l’allora poco conosciuto Chuck Norris dentro il Colosseo: due maestri al confronto in un film memorabile che può essere recuperato in videocassetta.
LA DONNA DI SABBIA (Suna no onna) di Hirishi Teshigahara, con: Eiji Okada, Kyoko Kishida, Kojy Mitsui- Giappone, 1964. Uno studioso che si trova nel deserto per le proprie ricerche, chiede ospitalità in un villaggio. Lo portano alla capanna di una donna che sta in una fossa di sabbia alla quale si accede mediante una scala di corda. La mattina seguente lo scienziato si accorga di essere prigioniero poiché la scala è stata tolta; nella solitudine e nella disperazione, nasce tra i due l’amore che porterà un figlio e una nuova vita nel villaggio. Premiato a Cannes.
AMORE IN QUARANTENA (La cigara no es un Bicho) di Daniel Tinayre, con: Luis Sandrini, Maria Antinea, Josè Cibran- Argentina, 1963. In un equivoco alberghetto di Buenos Aires, una prostituta scopre che un suo cliente ha la peste. Per evitare il contagio, le autorità costringono tutti i clienti dell’hotel alla quarantena. Atipico e commovente apologo sull’amor profano.
CENTRAL DO BRASIL di Walter Salles, con: Fernanda Montenegro, Marilla Pera, Vinicius De Oliveria- Brasile, 1998. Vincitore dell’Orso d’oro a Berlino come migliore film e dell’Orso d’argento per la migliore interpretazione femminile a Fernanda Montenegro, si è guadagnato anche il Sundance Film Institute International Award, nonché la candidatura all’Oscar come miglior film straniero. Dora, un ex insegnante, si guadagna da vivere scrivendo lettere per conto degli analfabeti che arrivano ogni giorno alla stazione di Rio De Janeiro. Un bambino alla ricerca del padre la coinvolge nel suo viaggio, facendole conoscere un Brasile sconosciuto. Un viaggio per definire soprattutto la propria identità.
HANA-BI
Di Takeshi Kitano, con Beat Takeshi e Kayoko Kishimoto, Giappone 1997.
Storia commovente di un poliziotto con grandi sensi di colpa, e con una moglie condannata da un male incurabile. I due decisi a lasciarsi alle spalle le bruttezze della vita si rassegnano accettando l’arrivo inevitabile della fine. Non conosciuto molto nel nostro paese, Kitano è un grande maestro. Qui, come negli altri film da lui diretti, non chiude gli occhi davanti alla violenza del mondo, anzi dignitosamente ne accetta le conseguenze.
Non solo Kung Fu
Di Willy
Molti quando sentono parlare di film Made in China pensano subito a film sul Kung Fu, al grande Bruce Lee e basta. Ma il cinema cinese ha molto di più da offrire: film polizieschi, ricostruzioni storiche, commedie brillanti, film comici ed altro. Ed ora il governo di Hong Kong sta provvedendo a diffondere il suo cinema, promovendo queste manifestazioni in vari paesi del mondo e costruendo una città del cinema per ottimizzare la produzione, in progetto c’è anche una cineteca nazionale. “Hong Kong –spiega il produttore Alex Law- nel 96 ha prodotto 200 pellicole. Nel 97 sono state 150, e a tutt’oggi nel 98 sono solo 50.
Invece negli anni 70 si producevano circa 500 film l’anno. Ma questo calo non è solo frutto della crisi odierna. Anche noi abbiamo dovuto scontrarci con il boom delle videocassette e delle televisioni via cavo, per non parlare dell’influenza pesantissima del cinema americano”. Comunque sia, il cinema cinese sta riscontrando interesse un Po dovunque, soprattutto i film di Kung Fu. “Il film di Kung Fu, nonostante la sua semplicità e ripetitività, continua a essere uno dei generi preferiti del pubblico locale; ma mi sembra che anche in occidente non vi vergognate di andare a vederli... Abbiamo anche la commedia satirica, un genere che incontra molto il favore del pubblico, ma che essendo legata a eventi o personaggi molto locali non verrebbe compresa all’estero”.
IL FASCINO DEL MISTERO
ELDORADO
Di Willy
In tutti gli alberghi di Bogotà è esposto un cartello che invita i turisti a visitare l’Eldorado. Il costo del viaggio in “taxi verde” (un’auto pubblica riservata a escursioni turistiche) non è alto, ma se deciderete di compierla avrete ugualmente una delusione. Ciò che i tassisti vi mostreranno dopo avervi accompagnato a tre/quattro ore fuori dalla città non è la leggendaria città d’oro, bensì un lago chiamato Guatavita, e per di più non si tratta neanche del vero lago, ma di uno specchio d’acqua artificiale creato da una diga sul fiume Tominè. Nemmeno il paese di Guatavita è “vero”: è infatti una moderna ricostruzione stile Porto Cervo di un piccolo centro che ora giace sotto le acque del bacino. Il vero lago di Guatavita- vi spiegherà il tassista- si trova “più sopra”, a qualche ora di cammino; “comunque”- continuerà la vostra guida-“ non è particolarmente interessante da vedere”. E in effetti non lo è: dopo una lunga salita resa ancor più faticosa dall’aria rarefatta dell’altipiano andino, potrete vedere un laghetto mille volte meno spettacolare di quello di Carezza e mille volte meno inquietante di quello di Bolsena. Eppure qui si celebrava, secoli fa, il rito dell’ELDORADO “il dorato”, una cerimonia suggestiva e che, effettivamente, implicava il sacrificio di una certa ricchezza, e che tuttavia non giustifica gli incredibili sforzi e l’enorme spargimento di sangue che riuscì a scatenare nel giro di pochi decenni. Ma vale la pena cominciare dall’inizio. Nei territori ora occupati dagli attuali Colombia, Perù e Ecuador l’oro era un materiale se non proprio comune certo meno raro che in Europa. Più che per il suo valore monetario( determinato dalla maggiore o minore abbondanza di un prodotto) era apprezzato sia per la sua bellezza intrinseca sia per il suo significato emblematico. Combinando i quattro elementi ( la roccia aurifera, ovvero la terra, il fuoco, l’aria, l’acqua) , la materia bruta può trasformarsi in un metallo scintillante; così anche l’uomo, sfruttando correttamente le forze della natura, può passare dallo stadio primitivo a quello di essere superiore. A simboleggiare questo passaggio lo Zipa, grande sacerdote delle tribù dei Chibcha (uno dei più importanti popoli precolombiani ) , interpretava una singolare cerimonia. Completamente nudo, veniva ricoperto di una speciale resina richiamata Varniz de Pasto; quindi gli veniva soffiata addosso della polvere d’oro per mezzo di una piccola cerbottana. Così splendente e dorato (da cui il nome “El dorado”) raggiungeva il centro del lago di Guatavita e vi si immergeva quando il sole era allo zenit; in quel momento i suoi sudditi gettavano nelle acque oggetti votivi di ogni genere, spesso realizzati in oro.
Era i l 1520. Hernan Cortèz, tornato in Europa, aveva descritto al re di Spagna la magnificenza dei tesori di Montezuma: “Un disco a forma di sole, grande come la ruota di un carro e d’oro finissimo…Venti anatre d’oro di squisita fattura…Ornamenti a forma di cani, tigri, leoni, scimmie”. Un inventario che sembrava inesauribile e che fece nascere la convinzione che esistesse una terra ove l’oro era comune come le rocce. Parallelamente la notizia di un “uomo d’oro”, l’Eldorado, cominciava a ingigantirsi e ad assumere toni leggendari. Insomma, corse ben presto la voce che in Sudamerica o in America centrale si trovava un territorio chiamato Eldorado ove le strade e i tetti delle case erano lastricati del prezioso metallo! Tra il 1529 e il 1616 sei spedizioni (guidate da Ambrosius Dalfinger, Nicolaus Federmann, Georg Hohermuth, Sebastian de Belalcazar, Gonzalo Jimenez de Quesada, Walter Raleigh), partirono alla ricerca di inesistenti città d’oro (a Eldorado si era aggiunta Ma-Noa, mitica “isola in un gran lago salato”). Centinaia e centinaia di indios furono torturati e uccisi perché rivelassero ciò che non sapevano: centinaia di conquistadores persero invano la vita nella foresta o sugli impervi sentieri andini.
E il sogno dell’Eldorado continua in tempi recenti. Nel 1927 il colonnello Percy Fawcett perì misteriosamente in Mato Grosso (Brasile) durante la ricerca del “Tempio di Ibez”, una città posta in cima a una montagna che l’esploratore inglese identificava non soltanto come il regno dell’Uomo Dorato, ma anche come una colonia avanzata della civiltà Atlantidea. Infine, la favolosa contrada che i conquistadores spagnoli per primi localizzarono tra il Rio delle Amazzoni e l’Orinoco e che, secondo loro traboccava d’oro, è diventato oggi, in senso figurato, un luogo in cui è possibile trovare immense ricchezze, accumulare rapide fortune.
Per approfondire l’argomento, vi consigliamo il libro “Eldorado”di Victor Von Hagen (Mondadori).
L’ANNO DEL CONIGLIO
Il nuovo anno lunare cinese è iniziato il 16 Febbraio 1999 sotto il segno del coniglio e nonostante i diversi problemi che il paese deve affrontare, il popolo festeggia l’evento. Ecco qui sotto il calendario.
Il più antico calendario del mondo risale al 2600 a.C., cioè all’introduzione del primo ciclo dello zodiaco da parte dell’Imperatore Huang Ti. Il calendario è basato sul tempo impiegato dalla luna per girare attorno alla terra (per girare attorno al sole, per il calendario gregoriano occidentale): da una luna nuova all’altra, circa 29 giorni e mezzo (365 giorni e un quarto per il calendario gregoriano).
Perché è nato il calendario cinese? Secondo una leggenda perché….
Le creature della terra cominciarono a litigare tra loro, così il dio cinese, l’Imperatore di Giada, decise di dare a ciascuna un anno.
I segni zodiacali non sono: toro, ariete, leone, bilancia..., bensì: topo, bue, tigre ecc.
TOPO: 1912, 24, 36, 48, 60, 72, 84, 96
Ogni 12 anni. Quindi anni, non mesi come per il calendario gregoriano.
Se uno che è nato nel 1912 è del segno del topo, chi è nato nel 1913 è del bue e nel 1914 della tigre.
BUE: 1913, 25, 37, 49, 61, 73, 85, 97
TIGRE: 1914, 26, 38, 50, 62, 74, 86, 98
CONIGLIO: 1915, 27, 39, 51, 63, 75, 87, 99
DRAGONE: 1916, 28, 40, 52, 64, 76, 88, 2000
SERPENTE: 1917, 29, 41, 53, 65, 77, 89, 2001
CAVALLO: 1918, 30, 42, 54, 66, 78, 90, 2002
CAPRA: 1919, 31, 43, 55, 67, 79, 91, 2003
SCIMMIA: 1920, 32, 44, 56, 68, 80, 92, 2004
GALLO: 1921, 33, 45, 57, 69, 81, 93, 2005
CANE: 1922, 34, 46, 58, 70, 82, 94, 2006
MAIALE: 1923, 35, 47, 59, 71, 83, 95, 2007
SITI LONTANI
IL MAROCCO
MAROC NET
(http://www.maroc.net/) Qui troverete in francese o inglese le ultime notizie e andando su Culture e Tourism avrete link con i musei di Marrakesh: Mil Dar Si Said, il Majorelle e il Bert Flint, un meteo con previsioni di cinque giorni, link con l’ente nazionale del turismo, gli aeroporti e le ferrovie, nonché molte altre informazioni.
MOROCCO BOUND
(http://www.bpe.com/travel/africa/gmorocco/index.
html) Una piacevole descrizione di Marrakesh con diverse informazioni e una serie di consigli da tenere a mente.
FOCUS ON MAROCCO
(http://www.focusmm.com/morocco/mo anamn.htm) Un sito dove si può ascoltare musica magrebina, avere informazioni turistiche e rendersi conto che il Marocco era già abitato 50.000 anni fa.
CONSULAR INFORMATION SHEET
(http://travel.state.gov/morocco.html) Contiene le avvertenze del governo americano per i propri cittadini: dategli una scorsa, contiene notizie interessanti.
*Continua sul prossimo numer
IL RICETTARIO
GRANCHIO RIPIENO CON SALSA PICCANTE
(dallo Sri Lanka)
Difficoltà: media, Tempo: 1 ora, Calorie: 250 a porzione. Ingredienti per 4 persone: 4 granchi interi, 2 cucchiai di cipolla tritata, 1 spicchio di aglio, 1 cucchiaio di olio d’oliva, 60 g di riso integrale, 20 g di anacardi, sale, pepe. Per la salsa: 1 cucchiaio di cipolla tritata, 1 spicchio di aglio, 1 cucchiaio di olio d’oliva, ½ cucchiai di curry in polvere, ½ cucchiaino di curcuma, 8 cucchiai di latte di cocco, sale, pepe.
Svuotate i granchi senza rompere i gusci e tenete da parte la polpa. Sciacquate i gusci e fateli bollire in acqua poco salata per alcuni minuti, quindi scolateli e teneteli da parte. Lessate anche il riso in acqua salata. Scaldate l’olio, rosolatevi la cipolla e l’aglio tritati, unite la polpa di granchio a pezzetti, salate, pepate e fate insaporire per alcuni minuti. Aggiungete anche gli anacardi tritati e il riso e mescolate a fuoco moderato. Quando il tutto è ben caldo, salate, pepate e tenete da parte. Preparate la salsa. Fate rosolare l’aglio e la cipolla tritati nell’olio caldo, unite il curry, la curcuma e il latte di cocco e portate lentamente a ebollizione, mescolando. Filtrate la salsa, salate e pepate. Riempite i gusci di granchio con il composto di riso, mettetene uno in ciascun piatto e versate intorno la salsina.
(Dal giornale “Gioia”)
SPINACI ALLE MANDORLE
(cucina araba)
1 kg di spinaci, 1 grossa cipolla, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale, pepe, 4 pomodori maturi, 60 g di mandorle sgusciate. Gli spinaci alle mandorle sono un piatto piuttosto delicato, da servire soprattutto nel caso si desiderasse bilanciare un piatto dal sapore piccante. Togliete agli spinaci le radici e i gambi più duri, quindi lavateli molto accuratamente, così da eliminare il terriccio che di solito li accompagna. Poi sgocciolateli e tritateli solamente se le foglie fossero molto grandi ; se invece si trattasse di spinaci a foglia piccola, saltate questa operazione. Sbucciate la cipolla, tritatela grossolanamente e fatela appassire in una casseruola con l’olio. Unite gli spinaci e lasciate cuocere il tutto su fuoco moderato, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Quando gli spinaci sono afflosciati, aggiustate di sale, pepate leggermente e aggiungete i pomodori pelati e affettati. Proseguite la cottura sinché essi siano appena ammorbiditi. Nel frattempo pelate e tostate le mandorle e infine unitele alle verdure solo al momento di andare a tavola.
(Dal Ricettario “Cucina Araba” editrice “La Casa Verde” di Marta Fischer
*Le altre ricette pubblicate sono: KEBAB, MOLOHIA, RISO SALTATO ALLA CANTONESE “Mondi lontani n. 6”/ CURRY D’AGNELLO, HARISSA, TEMPURA “Mondi lontani n. 7”/ CURRY DI ANANAS, TORTILLAS CON MAIS E POLLO, BIGNE’ DI GAMBERONI E POLLO “Mondi lontani n. 8”/ FLAN DI COCCO, SCAMPONI AL CURRY, CUSCUS CON VERDURE, TIKKA DI AGNELLO “Mondi lontani n. 9”.
DAL SOL LEVANTE
ARREDAMENTO
Di Willy
Dopo aver trattato, nei numeri scorsi di “Mondi Lontani” del mondo giapponese sotto gli aspetti gastronomici e dei vari centri e scuole nella nostra città, continuiamo con lo stile giapponese nell’arredamento, e come vedrete, c’è molto di cui parlare...
A noi occidentali la casa giapponese può apparire deludente: non ci sono porte né finestre come quelle a cui siamo abituati, non esistono stanze ben definite, i mobili sono pochissimi e ridotti al minimo indispensabile, anche se tutto ha una precisa ragione “filosofica”, come spiega il grande romanziere Junichiro Tanizaki nel suo aureo “Libro d’ombra” (tascabili Bompiani, £12.000). L’arredamento è all’insegna della semplicità e della comodità. Al posto delle pareti, pannelli scorrevoli divisori, formati da leggeri telai in legno con carta di riso. Spesso una parete della casa si può togliere per ricevere aria e luce. Quasi sempre è presente un piccolo giardino: chi non se lo può permettere ne ha almeno uno in miniatura coltivato in una vaschetta. I pavimenti delle stanze sono interamente ricoperti di tatami, cioè stuoie imbottite, confezionate con stoppie di riso, legate con una corda robusta e rivestite esternamente con paglia. I margini sono squadrati e lungo i lati più lunghi vengono orlati con una fettuccia nera di lino. Sul tatami, si mangia, si cammina, si dorme: essi rappresentano allo stesso tempo il letto, la sedia, al tavola. Di notte sul tatami vengono stesi i futon, che al mattino vengono riposti in un grande armadio a muro. Nella casa giapponese regna sempre una perfetta armonia di forme, colori e materiali; le lampade sono rivestite di carta di riso e la luce emana un’atmosfera morbida e riposante. I pochi mobili sono realizzati in legno e gli assemblaggi escludono il più possibile viti e chiodi; le verniciature sono eseguite manualmente utilizzando vernici contenenti resine, oli, cere di origine vegetale. Tutto ispira serenità e pace e tende ad eliminare i forti contrasti che ci impediscono di riacquistare le energie spese. In questo contesto è fondamentale il riposo secondo i principi naturali ai quali risponde il futon:
un materasso con un’imbottitura di cotone di prima cardatura disposto a strati. Il cotone permette un’ottima traspirazione, donando una piacevole sensazione di freschezza in estate e conservando il calore del corpo in inverno. Inoltre non contiene quei grassi animali che alimentano le presenza di batteri e acari: è perfetto quindi per chi soffre di allergie. La morbidezza del cotone rispetta le piccole curve del corpo pur restando sufficientemente rigido per sorreggere in modo corretto la colonna vertebrale. Tutto questo consente di recuperare il giusto equilibrio psicofisico e di cogliere tutti i benefici di un sonno ristoratore. Ecco allora alcuni indirizzi milanesi dove si trovano arredi giapponesi.
CINIUS corso di Porta Ticinese 89; corso Garibaldi 55.
ON FUTON Via Crema 14.
FUTON COMPANY viale Piave 19.
SURIMONO Corso Monforte 25
URUSHI Corso Garibaldi 63
*Vi consigliamo il libro “Japanese style” di Slesin, Cliff e Rozensztroch, edizioni Thames and Hudson (108 mila lire).
MONDI LONTANI
Anno 3 N.11- Maggio, Giugno, Luglio 1999- HJK ED. lire 4000
Pubblicazione trimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione: Marco Dello Russo/Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy.
SOMMARIO
NEWS FROM…ALAM BAID “NOTIZIE E CURIOSITA” P. 3
LA CASSETTA P. 5
MUSICA HABIBI P. 7
ALFABETO ARABO P. 8
JAINISMO E SIKHISMO P. 9
I 99 NOMI DI ALLAH P. 10
TRACCE SULLA SABBIA
“FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA” P. 14
BALLANDO IL TANGO AL CINEMA P. 17
VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’BELLI” P. 18
NAGHIB MAHFUZ SI RACCONTA P. 21
IL FASCINO DEL MISTERO-SPECIALE: L’ISOLA DI PASQUA P. 23
SITI LONTANI P. 25
IL RICETTARIO P. 28
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero: Il Corano, trad. di Hamza Roberto Piccardo (Newton ed.), Gioia Casa.
La copertina è di: Willy
Inoltre si ringraziano tutti gli amici
Il nostro numero telefonico: 0339-2786478
EDITORIALE
Cari lettori, quello che vi trovate davanti è un numero davvero speciale, è l’11esimo ed ultimo in versione giornale. Si, perché “Mondi lontani”, andrà presto su Internet! A meno ché nel frattempo troviamo anche una Casa Editrice importante, (questo è anche un appello) visto che finanziariamente non possiamo continuare da soli. Con questo numero abbiamo voluto festeggiare pubblicando anche la cassetta, con canzoni nuove e vecchie, che molti di voi non conosceranno, visto che erano incluse nelle cassette allegate ai primissimi numeri del giornale (quelli meno venduti). Il primo numero – per chi non lo sapesse- è stato pubblicato nell’Ottobre 1997, e Mondi Lontani si è rinnovato con il numero scorso. Troverete in questo numero anche L’ALFABETO ARABO, la storia del JAINISMO E SIKHISMO, i film sul TANGO ARGENTINO, I 99 NOMI DI ALLAH, la traduzione in italiano del testo premiato del cantante egiziano AMR DIAB “NOUR EL AIN”, NAGHIB MAHFUZ SI RACCONTA in un’intervista, la storia sull’ ISOLA DI PASQUA in IL FASCINO DEL MISTERO, SITI LONTANI e tante altre notizie. Vi sembra poco? BUONA LETTURA!
Marco Dello Russo
Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
NEWS FROM…ALAM BAID
Il 25 Marzo si è concluso a Milano il nono Festival del Cinema Africano. La giuria, composta tra gli altri dalla regista Mira Nair “Salaam, Bombay”, da Jafar Panahi “Il palloncino bianco” e da Enrico Ghezzi, ha proclamato vincitore il film “La vie sur terre”, di Abderrahmane Sissako, dal Mali. Il secondo è andato a “Arake Balah” (Il vino dei datteri), di Radwan Al Kashif (Egitto), il terzo a Alger- Beyrouth pour Memoire, di Merzak Allouche (Algeria).
La Cina è uno dei paesi in cui le leggi prevedono il maggior numero di reati punibili con la condanna a morte: circa 60. Sul patibolo, ad esempio, finisce non solo chi uccide, rapina o rapisce donne e bambini, ma anche chi si appropria di beni dello stato, pratica il contrabbando o evade il fisco.
Per la prima volta non sarà un’ebrea a rappresentare il paese nel mondo, ma un’araba di 21 anni, Rana Raslan, residente ad Haifa: “Spero di rappresentare nel migliore dei modi l’Israele -ha dichiarato- non ha alcun’importanza se io sia araba o ebrea. Dobbiamo provare al mondo che siamo in grado di vivere bene insieme”.
Gli spagnoli rimasero sconcertati dall’ingegnoso servizio postale del Perù degli Inca. Solidi ponti permettevano di attraversare i fiumi in piena. I villaggi lungo la strada fornivano i “Chasqui”: messi scelti per l’agilità e la resistenza. Le loro capanne erano disposte a breve distanza l’una dall’altra, così ogni tragitto si poteva fare di corsa. Il Chasqui annunciava il suo arrivo con il suono di uno strumento, in modo che il successivo si preparasse a partire subito. Al sovrano del Perù, che risiedeva a Cuzco, bastavano cinque giorni per sapere ciò che stava accadendo a Quito, a 1.300 miglia di distanza.
Salma Slimane studentessa di 20 anni è stata eletta Miss Rabat, primo concorso di bellezza organizzato in Marocco. 36 le concorrenti, 1.500 gli spettatori.
Sonia Gandhi, (nata in provincia di Torino) e vedova di Rajiv Gandhi, e ucciso nel ’91, formerà il nuovo governo. Il futuro dell’India è nelle sue mani. Anche Hayaram Jalarith, ex star del cinema, e leader del partito All India Anna Dravida, ha un ruolo importante nel paese.
Dal 15 al 21 Aprile si è svolta presso Lorenzelli Arte a Milano, in Corso Buenos Aires 2, un’interessante mostra che ha visto come protagonista Il cantante Franco Battiato e il ceramista islamico Gabriele Mandel: Arte Sufi. Un’occasione per conoscere l’aspetto più mistico ed esoterico dell’Islam.
I Bangala, i fuochi d’artificio, si chiamano così perché un tempo, nell’omonima regione indiana, si usavano fuochi con fiamme di vari colori come segnali nella caccia alla tigre.
Da un’accurata indagine condotta in Israele su 150.000 giovani, è emerso che le persone miopi sarebbero dotate d’intelligenza superiore a quella di coloro che non hanno difetti della vista.
A Bhopal, in India, un certo Sunjay Kumar Mallick è riuscito ad infilare nella cruna d’un ago una gugliata di filo per quasi 12.000 volte nell’arco di due sole ore.
Montezuma, l’ultimo imperatore degli Aztechi, l’antichissimo popolo dell’odierno Messico, riceveva dai sudditi tributi d’ogni genere. Uno di essi, annuale, consisteva di circa 500.000 fogli di carta per gli scrivani di corte.
L’Ohashiatsu è una disciplina orientale rivolta alle donne in dolce attesa. Racchiude tecniche corporee che mirano ad assicurare una gravidanza sicura e confortevole, dal concepimento al parto.
Carla Perrotti è la prima donna ad aver attraversato il deserto del Tènèrè in Sahara, il Salar de Uyuni, il più alto e vasto lago salato della terra e il Kalahari. Da queste esperienze che le hanno cambiato la vita, ha scritto un libro “Deserti”.
Anche l’inglese Nicholas Bourne ha fatto qualcosa di simile, correndo due maratone al giorno, sotto un sole cocente di 60 gradi. Per fare tutto questo, il giovane si è allenato duramente in Inghilterra abbandonando le sfilate di Moda. Ha trovato gli sponsor e raccolto denaro per fare il tutto. Alla fine con la speranza di riuscire a mettere insieme più di un milione di sterline, oltre 3 miliardi di lire per due iniziative caritatevoli: “Salva i bambini”e “Nato libero”, entrambe di grande rilievo sociale in Africa. L’inizio della partenza era prevista da Alessandria e l’arrivo nell’estremo sud del continente nero, percorrendo l’Egitto e il Sudan, poi, per alcuni problemi dei 2 rispettivi paesi, ha cambiato qualcosa nella maratona.
Art from Japan allo Studio Guenzani di Milano, Via Eustachi 10 e allo Studio Casoli di Corso Monforte 23 (orario 10/13 e 14/19,30, sabato 10/13, chiuso domenica), fino al 30 Giugno, sono in mostra opere di Nobuyoshi Araki, Yayoi Kusama, Tatsou Miyajima e Hiroshi Sugimoto.
Medhat Shafik: La via della seta. A Como, al salone S. Francesco di Largo Spallino (orario 10/13 e 15/19 chiuso lunedì) dal 27 Maggio al 27 Giugno, nell’ambito di “Contemporanea Como”, una mostra dell’artista egiziano che concepisce l’arte come un viaggio e che per l’occasione ha progettato un’installazione nella quale il tessuto è protagonista di un lungo itinerario attraverso la storia.
LA CASSETTA
La cassetta allegata a questo numero contiene brani appartenenti alle cassette precedenti, in vendita con i numeri: 1, 2, 3, e 7 di “Mondi lontani” esclusa quella allegata al n. 9 di Novembre/ Dicembre 1998, più alcune “chicche” nuove.
Lato A: “A Fatma” di Hakim apre la cassetta, ed è appunto una nuova mai inserita prima. (vedi rubrica “Musica habibi” di questo numero).
“Didi” di Khaled è stata proprio la prima canzone che ha aperto la cassetta del numero 1 di “Mondi lontani”, segue “Welomoni” di Amr Diab, “Maa Tujhe Salaam” dell’indiano Ar-Rahman, “Shakin’ the tree”, dove Youssou-N’Dour duetta con Peter Gabriel e “Pardesi Pardesi” tratta dalla colonna sonora del film indiano “Raja hindustani”, (vedi l’articolo “Il cinema indiano” in Mondi lontani n. 2). Dopo l’India si passa al Giappone con gli ormai celebri Pizzicato Five, altro brano mai incluso in nessuna delle nostre cassette, e si intitola “World is spinning at 45 RPM”. Chiudono il lato A due egiziani: Mohammad Mohee con “Ah Sallak terga wet sallem” e Ahmad Gohar con “Ya habibi”.
Lato B: Altre due sorprese, il brasiliano Milton Nascimento con “Raca” e “Through the years” tratta dalla raccolta “China-The world of music”. Sempre molto suggestiva “Wana marik mariit” del libanese Azi El Hellani e la famosissima “Nar ya habibi nar” che ha spopolato nei paesi arabi, cantata dall’egiziano Hakim, da non confondere con l’interprete di “A Fatma”- vedi sopra-. Dopo il ritmo nordafricano qualcosa di molto più tranquillo, la quinta novità di questa cassetta, un brano strumentale tradizionale giapponese, il “Rokudan”, tratto dalla raccolta “Traditional Japanese Koto music”. Dopo questa sosta, riprende il ritmo con “Bravo Aeleki” del libanese Ragheb Alame, la strafamosa “Im Nin’Alu” dell’israeliana Ofra Haza, e l’ormai premiata e conosciuta anche da noi “Nour el ain” di Amr Diab, (vedi la traduzione del testo”). Chiudono la cassetta Cheb Mami con “Meli Meli” e Mohammad Fouad con “Men finaa elle eptada”. Una cassetta per riscoprire certe canzoni che già conosciamo, e per conoscerne delle altre per noi ancora nuove.
BUON ASCOLTO!
NOUR EL AIN
LUCE DEI MIEI OCCHI
Di Ahmed Shata e Nasser ElMazdawy
cantata da Amr Diab (1996)
AMORE MIO
SEI LA LUCE DEI MIEI OCCHI
SONO INNAMORATO DI TE
DA ANNI OR SONO
E SEI SOLO NEI MIEI PENSIERI
AMORE, AMORE
SEI LA LUCE DEI MIEI OCCHI…
GLI OCCHI PIU’ BELLI DELL’UNIVERSO
SONO I TUOI
OH DIO DELLA LORO BELLEZZA
I TUOI OCCHI BASTANO PER
SPLENDERE LA NOTTE,
IL TUO CUORE MI HA CHIAMATO
TU MI AMI E MI HAI CALMATO
CON TE LA MIA VITA
DALL’INIZIO ALLA FINE.
AMORE, AMORE
SEI LA LUCE DEI MIEI OCCHI.
MUSICA HABIBI
HAKIM “Comosuena” (Sony Music Entertainment Spain). Da non confondere con l’Hakim egiziano di “Nar ya habibi nar”. Questo disco non è male, musiche e testi in spagnolo mescolati con quelli arabi, e in questo ricorda il gruppo dei Alabina. In più due cover dell’egiziano Amr Diab “Nour el ain” e “Min Rirak”. Ritmi accattivanti per una voce discreta.
I MOLOTOV sono un gruppo di città del Messico, e si sono fatti apprezzare recentemente anche da noi con alcuni concerti. Sono il nuovo fenomeno del rock latino, ironici ed esplosivi come il nome che portano, i Molotov uniscono l’impegno politico ad un sarcasmo tutto messicano. Il nuovo album “Donde Jugaran las ninas?” ha venduto un milione di copie.
ANGGUN è diventata una star internazionale. La bella cantane indonesiana, dopo 5 album rock usciti in patria pubblica un piacevole album etno-pop che sta avendo successo un po’ ovunque, anche da noi. Si intitola semplicemente “Anggun” (Columbia/Sony) ed è preceduto dal singolo (e relativo video) “Snow on the Sahara”. “E’ una miscela di tradizione orientale e occidentale –dice Anggun- ma nel mio disco non c’è solo l’Indonesia: ho usato strumenti di tutto il mondo, dall’Australia all’Irlanda”.
KRISHNA BHATT/ ZAKIR HUSSAIN “Kirwani” (Amiata) è un bellissimo, affascinante gioiello di musica classica dell’India del nord, composta e suonata da Pandit Krishna Bhatt e Ustad Zakir Hussain, due tra i più straordinari e leggendari musicisti indiani contemporanei. Il disco, con il “Raag Kirwani”, un genere musicale della zona, propone il loro talento compositivo ed esecutivo ai massimi livelli.
CHICO BUARQUE “As cidades” (BMG). Dopo 5 anni di silenzio, con il suo nuovo disco, ritorna il re della canzone brasiliana, che racconta del Brasile di oggi, delle città del mondo, di storie di varia umanità. E’ un viaggio elegante ricco di racconti, accompagnato da archi, fisarmoniche e violoncelli.
SABRI BROTHERS “Qawwali” (Nonesuch). Musica pakistana per questo gruppo, tra i migliori interpreti dello stile sufi dopo la prematura scomparsa della stella Nusrat Fateh. Il Qawwali è una musica improvvisata dai cantori e musicisti sufi che cercano un incontro col Divino.
SAINKHO “Naked spirit” (Amiata). Lavoro assai interessante di Sainkho Namchylak, il primo di un importante collaborazioni (tre dischi) con la casa discografica italiana. Profondi echi della tradizione sciamanica orientale appresa dal popolo dei Tuva, regione situata fra la Mongolia e la Siberia. Fra i musicisti che collaborano in questo progetto c’è il grande flautista armeno Djivan Gasparyan.
ARTISTI VARI “China: time to listen” (Ellipsis arts). Se vi piace la musica da camera cinese, il folk, i suoni dei bambù, le danze ecc., è proprio “il tempo di ascoltare” – come suggerisce il titolo- questo box di tre dischi. Giusto per farsi un’idea sulla musica cinese tradizionale del passato, ma anche sull’elettronica e la New Age del grande paese d’oriente.
RADIODERVISH “Lingua contro lingua” (CPI). Il gruppo è composto da un italiano e un palestinese: Michele Lobaccaro e Nabil ben Salameh, già nei Al Darawish. Melodie arabeggianti mescolate con il rock, il tutto in lingua araba, italiana, inglese e francese.
ANDY SHEPPARD “Learning to wave” (Provacateur). Può un sassofonista decidere di suonare la chitarra per comporre? Andy Sheppard l’ha fatto con questo album (dolce ma poco accattivante), complimenti per la voglia di provare cose mai fatte e per il coraggio.
ALFABETO ARABO
http://corsoarabo.altervista.org/
JAINISMO E SIKHISMO
Torniamo a parlare di filosofie orientali, visto che nello scorso numero abbiamo pubblicato le prime pagine tratte dai testi sacri indù e musulmani: l’Upanisad e il Corano.
La religione Jaina, dal sanscrito “Jina” che significa “conquistatore”, è la più esigente tra quelle indiane. Lo scopo non è quello di glorificare un Dio assoluto ma perfezionare il sé abbandonando il mondo materiale. Il gruppo ascetico dei Digambara “vestiti d’aria”, una delle due principali sette jaina, praticano la nudità come espressione di distacco totale, per imitare la rinuncia di Mahavira, fondatore dello jainismo moderno. Quindi rispetto assoluto per la vita, come per l’idea della non- violenza. Gandhi è il più famoso esponente di questa scuola.
Lo scisma fra i Digambara e gli Shvetambara “vestiti di bianco” avvenne il I secolo a. C.
I primi sostengono che gli abiti stimolano il desiderio di possesso e aumentano la probabilità di schiacciare altre forme di vita, i secondi indossano abiti ammettendo così la possibilità di liberazione anche per le donne (più numerose degli uomini). I testi jaina descrivono cerimonie in cui i monaci nudi si strappano le ciocche dei capelli. Lo jaina giura che non ucciderà mai alcuna forma di vita, che respingerà ogni atto di violenza e se ne pentirà. Gli jaina riconoscono ventiquattro Tirthankara, o “facitori del guado” come loro maestri storici.
Sikh significa “allievo” e un sikh crede in un unico Dio “Sat Guru” il vero maestro; seguono poi dieci capi della fede sikh, dal fondatore Guru Nanak (1469-1539) fino a Guru Gobind Singh (1666-1708).
L’Adi Granth è il “libro originario” onorato come Guru Granth Sahib, sacra scrittura dei sikh, ultimo guru dopo la morte del Guru Granth Sahib. Guru Nanak adottò molti nomi per distinguere il Dio Sat Guru, molti sono nomi di divinità indù, soprattutto islamici. Lui era convinto che meditando su questi nomi si poteva conoscere la natura autentica e l’essenza del divino. Da giovane lavorò per i conquistatori Mogol a Saltanpur, ma ricevette una rivelazione e partì in pellegrinaggio per i luoghi sacri indù e musulmani (forse anche la Mecca).
Gli insegnamenti di Nanak sono raccolti nei libri: Adi Granth (Libro primigenio), detto anche Granth Sahib (Libro nobile), scritto da Angad, secondo guru dei sikh. Dopo la morte violenta del quinto guru Arjun -non voleva pagare la multa, perché aveva finanziato il principe Khusru, figlio ribelle del nuovo imperatore Jahangir-, i sikh diventarono guerrieri, abbandonando il pacifismo. Furono perseguitati dall’impero dei Mogol.
Ricordiamo che nei numeri scorsi abbiamo parlato delle seguenti religioni:
EBRAISMO, CRISTIANESIMO, ISLAMISMO, INDUISMO, BUDDISMO, CONFUCIANESIMO, TAOISMO E SHINTOISMO.
99 NOMI DI ALLAH
ALLAH COLUI AL DI FUORI DEL QUALE NON C’E’ ALTRO DIO
1 AR-RAHMAN IL COMPASSIONEVOLE
2 AR-RAHIM IL MISERICORDIOSO
3 AL-MALIK IL RE
4 AL-QUDDUS IL SANTO
5 AS-SALAM LA PACE
6 AL-MU’MIN IL FEDELE
7 AL-MUHAYMIN IL CUSTODE
8 AL-AZIZ L’ECCELSO
9 AL-JABBAR COLUI CHE COSTRINGE IL SUO VOLERE
10 AL-MUTAKABBIR IL COSCIENTE DELLA SUA GRANDEZZA
11 AL-KHALIQ IL CREATORE
12 AL-BARI’ COLUI CHE DA INIZIO A TUTTE LE COSE
13 AL-MUSAWWIR COLUI CHE DA FORMA A TUTTE LE COSE
14 AL-GHAFFAR COLUI CHE TUTTO ASSOLVE
15 AL-QAHHAR IL DOMINATORE SUPREMO, COLUI CHE PREVALE
16 AL-WAHHAB IL MUNIFICO
17 AR-RAZZAQ COLUI CHE PROVVEDE, IL SOSTENTATORE
18 AL-FATTAH IL CONQUISTATORE
19 AL-ALIM IL SAPIENTE
20 AL-QABID COLUI CHE CHIUDE LA MANO
21 AL-BASIT COLUI CHE APRE LA MANO
22 AL-KHAFID COLUI CHE DIMINUISCE
23 AR-RAFI’ COLUI CHE ELEVA
24 AL-MUIZZ COLUI CHE DA LA POTENZA
25 AL-MUDHIL COLUI CHE UMILIA
26 AS-SAMI’ L’AUDIENTE, COLUI CHE TUTTO ASCOLTA
27 AL-BASIR COLUI CHE TUTTO OSSERVA
28 AL-HAKAM IL GIUDICE, L’ARBITRO
29 AL-ADEL IL GIUSTO
30 AL-LATIF IL SOTTILE, IL PERSPICACE, IL MITIGATORE
31 AL-KHABIR IL BEN INFORMATO
32 AL-HALIM IL PAZIENTE
33 AL-ADHIM IL SUBLIME, L’IMMENSO
34 AL-GHAFUR IL PERDONATORE
35 ASH-SHAKUR IL RICONOSCENTE
36 AL-ALIYY L’ALTISSIMO
37 AL-KABIR IL GRANDE
38 AL-HAFIDH IL CUSTODE
39 AL-MUQIT COLUI CHE VIGILA
40 AL-HASSIB COLUI CHE CHIEDE I CONTI
41 AL-JALIL IL MAESTOSO
42 AL-KARIM IL GENEROSO, IL NOBILE
43 AR-RAQIB COLUI CHE VEGLIA
44 AL-MUJIB COLUI CHE RISPONDE
45 AL-WASI’ IL LARGO (NEL DIRE)
46 AL-HAKIM IL SAGGIO
47 AL-WADUD L’AMOREVOLE
48 AL-MAJID L’ILLUSTRE
49 AL-BA ‘ITH COLUI CHE RESUSCITA
50 ASH-SHAHID IL TESTIMONE
51 AL HAQQ IL VERO, LA VERITA’
52 AL-WAKIL IL GARANTE, COLUI CHE PROTEGGE
53 AL-QAWIYY IL FORTE
54 AL-MATIN L’IRREMOVIBILE
55 AL-WALIYY IL PATRONO
56 AL-HAMID IL DEGNO DI LODE
57 AL-MUHSI COLUI CHE TIENE IL CONTO DI TUTTE LE COSE
58 AL-MUBDI’ COLUI CHE PALESA
59 AL-MU’ID COLUI AL QUALE OGNI COSA RITORNA
60 AL-MUHYI COLUI CHE DA LA VITA
61 AL-MUMIT COLUI CHE DA LA MORTE
62 AL-HAYY IL VIVENTE
63 AL-QAYYUM COLUI CHE SUSSISTE PER SE STESSO E PER IL QUALE TUTTO SUSSISTE
64 AL-WAJID COLUI CHE TROVA TUTTO CIO’ CHE VUOLE
65 AL-MAJID IL GLORIOSO
66 AL-WAHID L’UNO
67 AL-AHAD’AL-FARD L’UNICO
68 AS-SAMAD L’ASSOLUTO, L’ETERNO, L’IMPENETRABILE, COLUI VERSO IL QUALE TENDONO TUTTE LE CREATURE
69 AL-QADIR IL POTENTE
70 AL-MUQTADIR L’ONNIPOTENTE
71 AL-MUQADDIM COLUI CHE FA AVANZARE
72 AL-MU’AKHIR COLUI CHE FA RITARDARE
73 AL-AWUAL IL PRIMO
74 AL-AKHIR L’ULTIMO
75 ADH-DHAHIR COLUI CHE APPARE
76 AL-BATIN COLUI CHE SI NASCONDE
77 AL-WALIY L’ALLEATO, IL PROTETTORE
78 AL-MUTA’ALIY COLUI CHE E’COSCIENTE DI ESSERE L’ALTISSIMO
79 AL-BARR IL CARITATEVOLE
80 AT-TAWWAB CHE RICEVE IL PENTIMENTO
81 AL-MUNTAQIM COLUI CHE SI VENDICA
82 AL-AFUWW COLUI CHE TUTTO CANCELLA
83 AR-RA’UF IL DOLCISSIMO
84 MILIKU’AL MULK IL PADRONE DEL REAME
85 DHU’AL JALALI WA’L’IKRAM COLUI CHE E’COLMO DI MAESTA’E DI MAGNIFICENZA
86 AL-MUQSIT COLUI CHE GIUDICA ALLA BILANCIA
87 AL-JAMI’ COLUI CHE RIUNISCE
88 AL-GHANIYY COLUI CHE ABBONDA IN OGNI COSA
89 AL-MUGHNI COLUI CHE PROCURA L’ABBONDANZA
90 AL-MANI’ COLUI CHE IMPEDISCE
91 AD-DARR COLUI CHE NUOCE
92 AN-NAFI’ COLUI CHE GUADAGNA (PROCURA GUADAGNO)
93 AN-NUR LA LUCE
94 AL-HADI COLUI CHE GUIDA
95 AL-BADI’ COLUI CHE CREA PERFETTAMENTE OGNI COSA
96 AL-BAQI L’ETERNO
97 AL-WARITH COLUI CHE E’L’EREDE DI TUTTO
98 AR-RASHID IL BEN GUIDATO (DA SE STESSO)E CHE GUIDA SULLA RETTA VIA
99 AS-SABUR IL PAZIENTE
Abu Hurayra riferì che il Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) disse: “Allah ha 99 nomi: 100 meno 1; tutti coloro che li riterranno nella memoria entreranno in Paradiso”.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
C’è sembrato doveroso, in questo numero della nostra rubrica, concludere il discorso dei film sul tango iniziato da “Tango” sullo scorso numero, dedicando all’argomento un articolo speciale. Tra le nuove uscite segnaliamo i giapponesi “Tokyo eyes” (del quale però non abbiamo notizie precise, se non che vi ha partecipato come attore Takeshi Kitano, vista la fulminea apparizione nelle nostre sale) e “Dottor Akagi”. Altri film, invece, chiedono di essere riscoperti al più presto…
Bashù, il piccolo straniero (Bashù gharibeh kuchak) di Bahram Beizai, con: Sussan Taslimi, Adnan Afravian, Parviz Purhosseini- Iran, 1989.
Durante la guerra Iran-Irak, Bashù, un bambino iraniano di otto anni fugge dal sud in fiamme a bordo di un camion e si ritrova nel nord del paese. La sua pelle nera è mal tollerata, ma una giovane donna, già madre di due bambini, riuscirà a far accettare il piccolo straniero sia in famiglia che nel villaggio, la guerra all’esterno, il razzismo che divide il paese, l’autoritarismo maschile, la pazienza e ferma risposta femminile, la realtà islamica di oggi, rielaborata come puro racconto. Un piccolo gioiello, indimenticabile per chi ha potuto vederlo, penalizzato dalla solita, limitatissima circolazione italiana, uno di quei film –sempre più rari oggi- che conciliano la vita con la morte e riconciliano il cinema con la vita.
Aparajito- L’invitto (Aparajito) di Satyajit Ray, con: Pinaki Sen Gupta, Smaran Ghosal, Kanu Banerjee, Karuna Banerjee- India, 1957.
Storia del giovane Apu che riesce a frequentare l’università di Calcutta grazie ai sacrifici della madre vedova. Quando questa morirà (senza aver mai fatto capire al figlio il dolore per la sua lontananza) Apu non tornerà nemmeno in tempo dal villaggio per darle l’estremo saluto. Secondo episodio della trilogia tratta dal romanzo “Pather Panchali” dello scrittore bengalese Bibhutibhusan Banerjee (dopo “Il lamento del sentiero”, 1955, e prima del “Mondi di Apu”, 1959), rinnovò profondamente la tradizione del cinema indiano, fondendo l’insegnamento del neorealismo italiano con la cultura nazionale. Ne uscì un ritratto nuovo, credibile e non oleografico, dell’India degli anni 20 alle prese con i nodi del suo cambiamento. Al centro c’è l’educazione alla vita del giovane protagonista, il suo “istintivo egoismo”, il rapporto intensissimo con la madre e la sua sofferenza, raccontati con un’intensità straordinaria e uno stile controllatissimo. Grande attenzione ai paesaggi, filmati con la sensibilità di chi, come Ray, veniva dalla pittura. Leone d’oro a Venezia.
Tarahumara- La vergine perduta (Tarahumara) di Luis Alcoriza, con: Ignacio Lopez Tarso, Kaime Fernandez, Aurora Clavel- Messico, 1966. Un etnologo si reca a studiare la tribù india dei Tarahumara e rimane conquistato dai suoi semplici costumi, tanto che ne sposa la causa contro alcuni biechi commercianti, ma finirà ucciso.
Dottor Akagi di Shohei Imamura, con: Akira Emoto, Kumiko Aso, Jyuro Kara- Giappone, 1998. Imamura, uno dei più importanti registi giapponesi, racconta il Giappone poco prima che sia devastato dall’esplosione di Hiroshima: estate 1945, alla vigilia della sconfitta giapponese, in un clima di tensione bellica, il 50enne Dr. Fuu Akagi, è un medico generico della cittadina di Tamano. Sempre pronto a prendersi cura dei tanti malati del villaggio, a causa del suo Zelo è diventato lo zimbello della città. La gente lo ha soprannominato “Dottor Fegato” perché lui teme una epidemia di epatite scatenata dalla guerra.
Gli ingannati (Al-makhdu’un) di Tawfiq Selih-Siria, 1972. Film apolide, come il suo autore, di origine egiziana, più volte censurato, emigrato in Siria nel 1969, e in Iraq nel 1973, dove ha diretto l’istituto del cinema. Ha esordito nel 1955 con il lungometraggio “Vicolo dei pazzi” (Darb Al-mahaqbil), tratto dall’omonimo romanzo di Naghib Mahfuz. Il film si svolge sul confine tra Iraq e Kuwait, e segue il disperato tentativo di tre palestinesi di età diverse di entrare clandestinamente in Kuwait alla ricerca di un lavoro migliore: dovranno nascondersi nella cisterna vuota e incandescente di un automezzo. Lo sguardo del regista è moderno, e i personaggi e le situazioni sociali sono raccontate con lucidità in un mondo arabo diffuso tra il nordafrica e il medioriente. Di produzione siriana, il film è un capolavoro di straziante attualità, crudo e visionario quanto il romanzo da cui è tratto.
Il fiume (Heliu) di Tsa Ming-Liang, con: Ling Kangsheng, Miao Tien, Lu Xiaolin-Taiwan, 1997. Orso D’argento e Premio Speciale della Giuria a Berlino, film quindi piuttosto noto anche in Italia, dov’è stato edito anche in videocassetta. Girato con lunghe sequenze, pochi dialoghi e una ricerca stilistica rigorosa con cui l’autore analizza il caotico sviluppo del suo paese. Protagonista è un giovane disoccupato, costretto ad accettare lavori impossibili, che frequenta locali e saune gay dove finirà per incontrare il padre pensionato, anch’egli in fuga perenne dalla solitudine. La cineasta di Hong Kong Ann Hui interpreta la regista del film in cui il protagonista lavora come comparsa nel ruolo di un cadavere che galleggia nel fiume.
TGV di Moussa Tourè, con: Makena Diop, Bernard Giraudeau, Philippine Leroy-Beaulieu, Al Hamdou Traorè-Senegal, 1998. Film premiato dal pubblico per la rassegna del cinema africano. Il conduttore del veloce TGV, decide di affrontare il viaggio da Dakar a Conacry con un gruppo assai strano di passeggeri: un ministro con la moglie, due antropologi stranieri, un marabutto, uomini e donne. Dopo molte peripezie il TGV viene catturato dai selvaggi Bassori, che rivogliono il loro Totem della nascita conservato in un museo europeo. Il film che non vedremo mai nelle grandi sale cinematografiche.
Rue Bleue di Chad Chenouga, con Nassim Chouari, Lysiane Meis, Rania Meziani, Chaterine Eckerlè-Algeria/Francia, 1998. È un cortometraggio triste ma che vale la pena di vedere, anche questo presente al nono festival del cinema africano. Una donna tossicodipendente si affida alle cure del piccolo figlio Ali, che provvede a comprarle le medicine in farmacia, a pettinarla, a nutrirla. Il bambino è costretto a crescere in fretta e a dimostrare la sua maturità.
Lo straniero venuto dall’Africa (Feizhou laowai) di Joseph Kumbela-Congo RD/Cina, 1998. Questo cortometraggio è stato presentato alla rassegna dell’anno scorso. Una giovane cinese è fidanzata con uno studente africano. Le differenze culturali non sono differenti e i problemi fra i due si fanno sentire, oltre allo sguardo curioso degli altri.
Donne del Sahel (femmes du Sahel) di Paolo Quaregna e Souleymane Mahamane-Italia/Niger, 1994. Mentre i loro uomini partono alla ricerca di un lavoro stagionale nei paesi vicini, loro, le donne del Sahel, organizzano e garantiscono la sopravvivenza della famiglia. Film presentato al festival del 1995.
Layla, ma raison di Taieb Louhichi, con: Tarik Akan, Safy Boutella, Anca Nicola-Tunisia 1989. Qays è un giovane poeta innamoratissimo, e contraccambiato da Layla. Vuole urlare al mondo il suo amore per Layla, lo fa scrivendo versi per lei. Il padre di Layla è contrario al loro amore e fa di tutto per ostacolarlo. Qays diventa pazzo e scompare nel deserto. Suo padre tenta di aiutarlo.
Lupin III di Soji Yoshikawa-Giappone, 1980. Un film d’animazione incentrato sulle avventure del celebre ladro gentiluomo creato da Monkey Punch. Il nipote di Arsenio Lupin s’impossessa di una portentosa pietra nonostante gli sforzi che l’ispettore Zenigata fa per impedirglielo. Reperibile in videocassetta nei negozi specializzati, come anche gli altri episodi del cartoon tuttora trasmessi in televisione.
BALLANDO IL TANGO AL CINEMA
Di Willy
Come vi avevamo promesso nel numero scorso, parlando del nuovo film “Tango” di Carlos Saura, dove proprio la realizzazione di un film sul tango porta a drammatiche conseguenze, approfondiamo qui l’argomento scoprendo alcune pellicole recenti incentrate su questa danza di sala di origine africana, in tempo binario (2/4) e movimento lento, che fu importata in Europa dall’America Latina, e, specificamente, dall’Argentina.
Cominciamo da “Tangos- L’esilio di Gardel” (Tangos-El Exilio de Gardel) di Fernando Ezequiel Solanes, distribuito nelle sale con discreto successo, quando uscì, nel 1985, e reperibile anche in videocassetta, una produzione franco-argentina di buona fattura. La trama: un gruppo di esiliati argentini a Parigi decide di organizzare uno spettacolo per combattere la nostalgia di casa e l’apatia. La rappresentazione, sulle note struggenti del tango, non andrà mai in scena, ma permetterà ai profughi di ritrovare un certo equilibrio, esorcizzando i fantasmi della dittatura e dei desaparecidos. Tra gli interpreti: Marie Laforet e Philippe Leotard.
“Tango bar” di Marcos Zurinaga, è un film del 1989 dalla Spagna, in cui, con una trama abbastanza esile, viene proposta la storia e l’evoluzione del tango grazie anche a spezzoni di repertorio e celebri brani musicali. I protagonisti, Valeria Lynch e Ruben Juarez, sono tra i cantanti più noti in America Latina.
Sicuramente più interessante è “Tango nudo” (Naked Tango) di Leonard Schrader, con Mathilda May e Vincent D’Onofrio, in cui colori forti, caldi, toni marcati in sintonia con un’atmosfera un po’ kitch, un po’ squallida, ma densa di passione, fanno da cornice a questo film argentino del 1990, in cui tutto è lontano da noi, è oltreoceano e lo si avverte, nonostante che il film riesca ugualmente a catturarci e a trascinarci in un tango appassionato, come accade alla protagonista Stephanie, giovane donna dalla vita disordinata.
“Lezioni di tango” (The Tango lesson), infine, è più recente del (1997) ed è uscito anche da noi con discreto successo l’anno scorso, è un film insolito e “galeotto”, sceneggiato e interpretato dalla stessa regista, Sally Potter, e diviso in 12 lezioni (tutto in bianco e nero, ad eccezione delle parti che riguardano il possibile film che la protagonista sta scrivendo sul mondo della moda, poi persuasa dal ballerino-insegnante Pablo). Un altro film che ci coinvolge con questo ballo d’amore e di passione estrema.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
IL POPOLO DEI PELLEROSSA di George Catlin, Rusconi, è il frutto delle peregrinazioni nell’estremo ovest americano che l’autore effettuò nei primi anni 30 del secolo scorso, visitando quasi 50 tribù, soffermandosi su alcune con meticolosa attenzione: Sioux, Piedi neri, Corvi, Mandan, Comanche, Sauk, Fox e Choctaw, tra le altre. Le sue pagine illustrano con minuzia abiti, attrezzi, usanze, cerimonie, danze, abitazioni, armi e anche la natura in cui quella gente viveva e gli animali con cui erano a contatto.
IL CORANO SENZA SEGRETI di Gabriele Mandel, Rusconi. Scritto da un musulmano per i non musulmani, ci aiuta a addentrarci sino infondo nel mondo affascinante e complesso dell’Islam. Lettura moderna e completa del Libro Sacro, lo studio di Gabriele Mandel danno, una risposta a quesiti d’estrema attualità e, in modo ortodosso ma obiettivo, ripercorre le tappe della composizione, del destino storico e dell’affidabilità dei testi tramandati.
BUDDA VOL.1 di Osamu Tezuka, Hazard Edizioni, 210 pag. £ 15.000. Un’opera a fumetti ambiziosa e monumentale: 14 volumi per raccontare la vita del Budda Sakyamuni, sullo sfondo di un India misteriosa. Scritta e disegnata da Osamu Tezuka, l’inventore dello story manga scomparso nell’89, la storia di Siddharta esce dagli schemi della biografia per abbracciare il tema del buddismo con il ritmo del Giappone moderno.
GENTE DEL DESERTO di Robyn Davidson, Zelig Editore, £ 30.000. In bilico tra un romanzo, saggio e diario di viaggio, l’autrice recupera una condizione esistenziale, quella del nomadismo attraverso un viaggio difficile e crudele per un occidentale, in un India non proprio romantica quale noi ci figuriamo.
Una piccola bibliografia per chi è interessato allo judo, sport di origine giapponese molto diffuso anche in Italia: LE PRESE di Neil Adams, Mediterranee, £ 25.000 (1993), JUDO IN AZIONE, VOL. 1- VOL. II di Kazuzo Kudo, Mediterranee, £ 15.000 (1987), NE WAZA di Alfredo Vismara, Mediterranee, £ 25.000 (1994), IL LIBRO DELLO JUDO di Cesare Barioli, De Vecchi, £ 28.000 (1988), JUDO KODOKAN, Mondadori, £ 24.000 (1993), JUDO (JUJITSU) di Jogoro Kan, Mediterranee, £ 25.000 (1995), JUDO VITALE, TECNICHE DI PROIEZIONE di Isao Okano, Mediterranee, £ 25.000 (1994), BIOMECCANICA DELLO JUDO di Attilio Sacripanti, Mediterranee, £ 25.000 (1988), JUDO-TECNICHE DI CONTROLLO di A.E.G. Vismara, Longanesi, £ 30.000 (1996), ASHIWAZA di Neboyuki Sato, Mediterranee, £ 25.000 (1992).
SCHERZANDO CON IL FUOCO di Wang Shuo, Mondadori, 299 pag., £ 26.000. dopo aver scritto una ventina di romanzi con circa dieci milioni di copie vendute nonostante feroce censura che l’ha colpito in patria, Wang Shuo è finalmente tradotto anche da noi con un suo romanzo. Noir che ci fa entrare in una Pechino oscura, piena di vicoli puzzolenti e di squallide costruzioni. Un romanzo sulla condizione della gente di Pechino fra il passato comunista e le nuove opportunità offerte dall’apertura all’economia di mercato.
SCIAMANI DELLE DUE AMERICHE di Autori vari, Stampa Alternativa, 91 pag., £ 12.000. un interessante libretto della collana “eretica” con quattro storie di vita reale ambientata nel mondo magico degli amerindi: Arizona, Messico, Perù, Texas. I protagonisti sono gli sciamani, o stregoni, e gli avventurosi antropologici che li hanno messi in contatto, addentrandosi nel mondo misterioso della magia precolombiana. Ci troviamo di fronte a una lettura ironica e drammatica tra cure miracolose, spiriti e scorci di vita indiana di una cultura segreta e antica.
L’ANTICO EGITTO a cura di Edda Bresciani, DeAgostini, £ 69.000. Una piccola enciclopedia che ci fa viaggiare nell’antica civiltà egiziana. Tutti gli aspetti sono trattati con gran rigore scientifico e tre cronologie (dei Faraoni, delle dinastie e dei periodi storici).
MAOMETTO PER COMINCIARE di Ziauddin Sardar e Zafar Abbas Malik, Universale Economica Feltrinelli, £ 12.000. E’ un libro interessante che spiega in chiave semplice, non solo la vita di Maometto, ma anche i vari aspetti dell’Islam: la medicina, le scienze sociali, la tecnologia, la scienza, la letteratura, l’architettura e l’urbanistica, l’arte, la musica ecc. Un libo utile per tutti.
STORIA DEL TIBET di Laurent Deshayed, Newton e Compton, £ 22.900. Dalla caduta dell’impero mille anni fa alla diffusione del buddismo, dalla dinastia dei Guelug-Pa all’invasione cinese, la storia di quest’affascinante civiltà.
SOGNAVO L’AFRICA di Kuki Gallmann, Oscar Mondadori, £ 14.000 è ormai un best-seller. Una storia vera, quella dell’autrice che lascia alle spalle l’infanzia trascorsa a Venezia per inseguire il suo sogno (L’Africa). Con il secondo marito costruisce una famiglia e una casa a Nairobi, ma la vita è piena d’imprevisti e il destino riserba alla bella Kuki anche disgrazie. Dopo di questo romanzo sono stati pubblicati altri, da non perdere.
INIZIAZIONE AL MONDO DELLO YOGA di Mario Scaffidi Abbate, Mediterranee, 158 pagg., £ 15.000. Tutto quello che avreste voluto sapere sullo Yoga è qui, suddiviso in nove capitoli, una conclusione e un glossario dei principali termini sanscriti.
RIO DE JANEIRO di Fausto Bolzani, Gremese, £ 19.500 è una guida sulla civiltà brasiliana più amata dagli italiani. Di facile consultazione, propone luoghi ed argomenti elencati in ordine alfabetico. Da abbinare in valigia con una guida classica.
TIBET, IL FUOCO SOTTO LA NEVE di Palden Gyatso con Tsering Shakya, Sperling e Kupfer, £ 29.900. perseguitato e serviziato per 33 anni nei lager cinesi, un monaco tibetano racconta la sua drammatica esperienza. Con una prefazione del Dalai Lama.
LA MORTE DI ARTEMIO CRUZ di Carlos Fuentes, Il Saggiatore, 264 pagg., £ 20.000. Le ultime ore di un uomo che sta per morire e che non ha più voglia di mentire. Il capolavoro dello scrittore messicano oggi più amato.
SENTIERI DI CUBA di Alex Fleites e Leonardo Padura Fuentes, £ 33.000. “Scoprite l’assenza di un paese contraddittorio e sorprendente quale è Cuba”. Ecco l’intento dei due autori di questo “viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nei personaggi”. Spiega “dall’interno”, la nascita e lo sviluppo della nazionalità cubana, “dai primi abitanti all’esuberante umanità che affolla campagne e città”.
LA RAGAZZA DELLA CASA DI WU di Catherine Lin, Sperling e Kupfer, 345 pagg., £ 28.900. Il romanzo che ha rivelato in tutto il mondo la 50enne scrittrice di Singapore Catherine Lin, è una magica storia di passione e morte dove la protagonista, Han, è una ribelle che percorre il difficile cammino dell’emancipazione combattendo i pregiudizi millenari che, negli anni 50, limitavano la libertà della donna.
LA MIA NUOVA VITA SUGLI ALBERI di Kirn Desai, Mondadori, 202 pagg., £ 28.000. E’ la versione indiana, divertentissima, del “Barone rampante” di Italo Calvino. Kiran Desai, 28enne figlia d’arte, scrive in inglese, scelta osteggiata in patria dalla critica: l’accusa –cedimento al mercato e agli ex colonizzatori- dimentica però che agli scrittori anglo-indiani dobbiamo i più straordinari romanzi letti in questi anni.
L’IMMAGINE DELL’INVISIBILE- FIGURE E MASCHERE DELL’AFRICA SUB-SAHARIANA a cura di Leonardo Vigorelli, foto di F. Zaina, Silvana Editoriale, 232 pagg., £ 80.000. Un libro sull’arte africana con sculture, maschere, suppellettili quotidiane e rituali da conoscere attraverso i saggi, le foto e le schede dei singoli manufatti.
NAGHIB MAHFUZ SI RACCONTA
L’Egitto per me è il mondo. Ho viaggiato pochissimo nella mia vita, ma nessun posto è più bello del Cairo, città dove sono nato, e della romantica Alessandria. Il traffico del Cairo non mi disturba, sono le voci umane che mi danno fastidio. Contro il traffico non si può fare niente, per questo ho rinunciato alla lotta fin dall’inizio. Semplicemente ho deciso di ignorarlo. L’Egitto vanta più di cinque millenni di interrotta vita, molti dei quali segnati dalla potenza e dallo splendore. Dopo millenni faraonici, furono il cristianesimo e l’Islam poi ad interpretare e perfezionare lo spirito religioso dell’Egitto. Il nostro paese è dolce e ospitale, allegro e pacifico. Il Cairo sfiora 15 milioni di abitanti, ed è cambiata rispetto alla città che io ho descritto nei miei romanzi, da quelli della “Trilogia del Cairo” ad altri come “I ragazzi del nostro quartiere” e allo stesso “Vicolo del Mortaio”. Non è più la città ingenua e sentimentale dell’epoca di Oum Kalthoum. Il mio lavoro oggi continuo a farlo, anche se scrivo ormai solo racconti brevi pubblicati a puntate su “Al Ahram”, principale quotidiano del Cairo. Ho il diabete e una fastidiosa malattia agli occhi che non mi permette di concentrarmi sui fogli per più di due ore al giorno, ho più di 80 anni. Mentre scrivo ascolto le cassette di Beniamino Gigli e Luciano Tajoli. Vivo al piano terra di un palazzo che si affaccia su Shari El Nil, il lungonilo. Il mio appartamento l’ho acquistato alla fine degli anni 50, quando mi sono sposato con Atiat Allah.
Ecco la storia dello scrittore egiziano, tratta da “Mondi Lontani” n.4- Febbraio 1998
Il più noto scrittore egiziano è nato al Cairo nel 1912 (o 1911) e iniziò pubblicando racconti e novelle diventando noto con due romanzi, “Khal al-Khalili” (1941) e soprattutto “Vicolo del Mortaio” (1947), storia corale degli abitanti di un quartiere del Cairo durante la guerra. Dopo la trilogia “Il palazzo del desiderio”, nei romanzi successivi (ne ha scritti più di 40 o 60) racconta storie della gente egiziana: “Il ladro dei cani” (1962). Nella sua famosa trilogia ripercorre la storia di una famiglia musulmana egiziana della borghesia dal 1917 al 1952. La trilogia letteraria è caratterizzata dalla rappresentazione realistica della vita sociale e politica, con particolare riferimento alle questioni legate alla condizione delle donne e dei prigionieri. Considerato il miglior romanziere della sua generazione, nel 1988 Mahfuz è stato insignito del premio Nobel per la letteratura, per aver dato forma ad una narrativa araba di portata universale, primo arabo ad aver questo riconoscimento. A lui si deve la rinascita della letteratura nel mondo arabo, cui l’autore fece guadagnare numerosi lettori sia in patria che all’estero.
Naghib Mahfuz è nato l’11 Dicembre del 1912 ed il 1957 ebbe origine la famosa trilogia: Palazzo dei desideri, Tra i due palazzi e Vicolo dello zucchero. Ognuno intitolato con il nome di una strada o di una piazza del centro storico del Cairo.
Alcuni Libri di Naghib Mahfuz:
Il nostro quartiere
Miramar
Vicolo del mortaio
Tra i due palazzi
Il ladro dei cani
Il tempo dell’amore
Il Palazzo del desiderio
Il Rione dei ragazzi
La Via dello zucchero
Notti delle mille e una notte
Chiacchere sul Nilo
IL FASCINO DEL MISTERO
SPECIALE
L’ISOLA DI PASQUA
Introduzione di Willy
Quella mattina il Capitano Jakob Roggeveen, olandese, non credeva ai propri occhi. Da una piccola isola non segnata sulle carte, decine di enormi teste di pietra sembravano osservarlo dalle loro orbite vuote. Era il giorno di Pasqua 1722: almeno non ci sarebbe stato da arrovellarsi per trovare un nome alla terra appena scoperta.
Sperduta nell’Oceano Pacifico a 3700 Km dalla costa del Cile, l’Isola di Pasqua nasconde, nei suoi 400 chilometri quadrati di superficie, un gran numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti. Quando, infatti, si cominciò a studiare l’isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta, e l’origine della sua scrittura dimenticata insieme con quella del Moai , i grandi volti di pietra. Tutte le (poche) informazioni che ora possediamo sull’isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell’isola abitavano due differenti razze: le Orecchie Lunghe, che provenivano dall’est, e le Orecchie Corte, che venivano dall’ovest. Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finchè, in una data situabile tra il 1680 e il 1774 (anche dopo la sua scoperta i visitatori dell’isola furono pochissimi e non esistono notizie certe sulla cronologia degli avvenimenti) le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei Moai. E passiamo ai misteri. Chi erano queste due fazioni? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola isola, e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i Moai, a che scopo e con
che mezzi?
La scultura dell’Isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d. C. Allora l’architettura assomigliava a quella di Tiahuanaco, ed era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari. I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano e sono tutt' ora appoggiati su piattaforme chiamate Ahus, spesso costruite con pietre ottenute abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un Dio-uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra). Il Moai più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate. Come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rogo Rogo , costituita da simboli e mai decifrati), perché presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati nella Valle dell’Indo in Pakistan?
Inutile dire che questi misteri hanno scatenato la fantasia di molti: Per alcuni l’Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente Mu (vedi “Mondi lontani”n. 9). Dopo la distruzione i sopravvissuti (appartenenti, appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la scrittura proprio la stessa usata nella valle dell’ Indo, in quanto Mu costituiva una specie di ponte sul Pacifico come Atlantide lo costituiva sull’Atlantico.
In realtà qualche mistero dell’Isola di Pasqua è stato svelato. Nel 1955 l’esploratore Thor Heyerdahl (quello del Kon Tiki) riuscì a mettere in piedi un Moai in diciotto giorni, con l’aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre. E’ dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opere imponenti. E’ recentissima, invece, la scoperta della causa della scarsità della popolazione dell’Isola. Studiando pollini fossili, alcuni ricercatori hanno rilevato che, secoli addietro, essa offriva tutti i necessari mezzi di sussistenza; successivamente l’eccessivo sfruttamento dei campi, l’uso indiscriminato del legno delle foreste, i numerosi incendi appiccati durante le guerre locali ne hanno distrutto completamente l’equilibrio ecologico, riducendo alla fame i suoi abitanti. Un importante monito che ci viene da una piccola isola sperduta del pacifico.
Per saperne di più sull’Isola di Pasqua, vi rimandiamo alla visione del Film “Rapa Nui” (che è il vero nome dato dai nativi alla loro isola), disponibile in videocassetta, e del quale abbiamo parlato su “Mondi lontani”, e alla lettura dei seguenti libri:
-“Aku Aku” di Thor Heyerdahl (Sugar)
-“L’Isola di Pasqua” di Giovanna Salvioni (Xenia)
-“La misteriosa Isola di Pasqua” di Alfred Metraux (Sugar)
Esiste anche un sito internet ove sono raccolte le informazioni per conoscere “L’ombelico del mondo”, uno dei posti più affascinanti del mondo: www.netaxs.com/ trance/rapanui.html
SITI LONTANI
Nel numero scorso abbiamo pubblicato alcuni Siti sul Marocco, eccone il seguito.
SAVORING MAROCCO
(http: //www.bpe. com/travel/africa/index. html) Per meglio assaporare la cucina marocchina un bell’articolo con consigli sui cibi da gustare, su alcuni ristoranti a una ricetta per il couscous Beidaoui da provare subito per cominciare ad ambientarsi.
MARRAKESH EXPRESS
(http: //uslink. net/ddavis/) Un’introduzione agli spendidi tessuti marocchini. Questo sito è anche un negozio, non ve lo segnalo per comprare ma per rendervi conto della varietà e dei prezzi.
CITY NET
(http: //city. net/countries/marocco/) L’Excite ci offre oltre al meteo e alle informazioni generali, links con il World Fact Book e con quasi tutti gli altri siti menzionati, badate il virtual tour è deludente.
ARAB NET
(http: //www. arab. net/tunisia/tunisia contents. html) Il sito offre molte notizie interessanti sia sulla storia che sui costumi, soprattutto perché provengono da un punto di vista diverso dal nostro. Buona la sezione gastronomica e le informazioni sui luoghi da visitare. Queste pagine rappresentano la più grande risorsa in rete dedicata all’universo arabo. Per saperne di più usate i collegamenti del tappeto magico.
ARAB IT
(http: //www. arab. it) Questo sito italiano è molto utile per conoscere gli aspetti culturali, economici e sociali del mondo arabo.
MAGHREB NET
(http: //www. maghreb. net) Questo sito offre tanti servizi, tra cui una guida alle risorse online relative all’Africa e al Medio Oriente.
TUNISIAONLINE COM
(http: //www. tunisiaonline. com) “Tunisia online” è una grande risorsa soprattutto (ma non solo) per il turismo in Tunisia.
SAUDINFO COM SA
(http: //www. saudinfo. com. sa) L’Arabia Saudita vi viene presentata in tutto il suo splendore in questo sito; non perdetevelo!
LEBANON ONLINE COM
(http: //www. lebanon-online. com) Venite a conoscere il Libano, il paese che sta cercando di risorgere dopo anni terribili di guerra.
I-CIAS COM
(http: //i-cias.com/e.o/leslex htm) Per sapere tutto sull’Oriente.
Caribmusic com
(http: //www. caribmusic.com) Per gli appassionati di musica brasiliana, caraibica e cubana, con le indicazioni delle feste e dei migliori gruppi in azione.
PROGRAMATIC IT
(http: //www.programatic.it/websurf/dojo) ARTI MARZIALI PER PRINCIPIANTI
GLOBALSERVE NET
(http: //www.globalserve.net/inks/MAIN.htm) SCUOLE E ALTRO
IL RICETTARIO
SPIEDINI DI POLLO YAKITORI
(dal Giappone)
4 petti di pollo, 1 cipolla, 2 porri, 1/2 bicch.di salsa di soia,1/2 bicch.di aceto di mele, 2 cucch.di zucchero, 2 cucch.di farina.
Tagliate la carne a cubetti di 2 cm e mettetela in tegame con un trito di porro e cipolla, farina, zucchero, soia e aceto, marinatela per 10 minuti. Mettete in tegame sul fuoco e fate addensare la salsa. Lasciate intiepidire la carne, poi infilate i cubetti su spiedini di bambù. Grigliateli in forno o su fuoco a legna, irrorandoli di continuo con la salsa.
(Dal giornale “Gioia Casa”)
POLLO CON CREMA DI MAIS
(dalla Giamaica)
Un pollo di 1, 3 Kg., 80 gr.di burro, 1 peperone, 2 cipolle, 2 spicchi d’aglio, 300 gr.di pomodori, 6 pannocchie di mais, latte, sale, pepe e prezzemolo.
Raccogliete i chicchi di mais, schiacciateli, passateli al setaccio e unite il latte a formare una crema. Scaldate in un tegame il burro, rosolate un trito di cipolla, aglio, peperone e pomodori. Unite il pollo tagliato a pezzi, rosolatelo, aggiustate di pepe, sale e prezzemolo. Aggiungete la crema di mais e portate a cottura.
(Dal giornale “Gioia Casa”)
*Le altre ricette pubblicate sono: KEBAB, MOLOHIA, RISO SALTATO ALLA CANTONESE, CURRY D’AGNELLO, HARISSA, TEMPURA, CURRY DI ANANAS, TORTILLAS CON MAIS E POLLO, BIGNE’DI GAMBERONI E POLLO, FLAN DI COCCO, SCAMPONI AL CURRY, CUSCUS CON VERDURE, TIKKA DI AGNELLO, GRANCHIO RIPIENO CON SALSA PICCANTE, SPINACI ALLE MANDORLE.
| inviato da il 29/4/2007 alle 22:28 | |
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3 aprile 2007
Introduzione
In questo secondo volume ritroverete i numeri: 5, 6, 7, e 8. Per il numero 5 un amico cinese realizzò la scritta “Mondi lontani” nella sua lingua: “Yau yüan de yu zòu” e il nostro collaboratore Ahmad Aly fece altrettanto in lingua araba “Alâm bâ?d” per il numero 6, primo numero con due copertine, con l’articolo in arabo e italiano “Conosciamo meglio l’Islam” da leggere all’incontrario, all’orientale. Non ci perdevamo una rassegna di film in lingua originale, i bazar e ristoranti nuovi sparsi per l’Italia li giravamo tutti. Acquistavamo cassette e cd di musica etnica a “scatola chiusa”, tutto questo per poterli recensire sulle pagine del giornale, non usavamo internet per informarci sui vari argomenti, e poi le informazioni non circolavano come adesso. Eravamo completamente immersi nell’etnico, forse più di oggi e ve ne renderete conto leggendo queste pagine. Le ricette a volte le scrivevamo o le inventavamo noi e indimenticabili sono le interviste fatte agli amici stranieri. Il numero 7 è quello passato più inosservato, purtroppo, ed anche fra i migliori, se non il migliore di questi quattro numeri, un vero peccato. Realizzammo con l’immagine del retro copertina di quel numero, dal titolo “Around the world” la prima maglietta di “Mondi lontani”, la seconda invece raffigura la copertina realizzata da Willy del numero 11 senza titolo, l’ultimo numero degli anni 90, vedi il terzo volume “Mondi lontani: gli ultimi 3 numeri (dal 9 all’11)”. Il secondo articolo in arabo e italiano è “Egyptian memories” nel numero 8. Molti amici si unirono a noi per dare il loro prezioso contributo per il giornale, li ringraziamo tutti:Ahmad Aly, Maurizio Moro, Sayed AbdEl Kawi, Tiziana Gallini, Yasser Abdallah Abdallah Aly, Fitian Haymour, Emanuele Fiorentino e molti altri. Con queste riedizioni dei numeri abbiamo cercato di rimanere fedeli ai numeri originali.
BUONA LETTURA
LA REDAZIONE
MONDI LONTANI 5
Anno 2 N. 5- Marzo 1998- HJK ED. Lire 3000
Pubblicazione mensile
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione:
Marco Dello Russo- Mamdouh AbdEl Kawi e Willy
Hanno collaborato: Ahmad Ali e Maurizio Moro
SOMMARIO
EDITORIALE
NEWS FROM… ALAM BAID
L’EBRAISMO
MUSICA HABIBI
ORIENTAL RESTAURANTS
ALLA RICERCA DELL’ORIENTE
LA STORIA DELLA CINA
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografia lontana”
AKIRA KUROSAWA
VOCI DAL NILO “i libri più belli”
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero e il sito: http://bellquel.scuole.bo.it/attivita/1di/cina.htm per la storia della Cina.
Inoltre si ringrazia l’artista cinese che ha scritto nella sua lingua il nome del nostro giornale e tutti i nostri amici per i loro consigli.
Il costo di ogni arretrato è di lire 3000, con la cassetta 4500, si possono ordinare telefonando al nostro numero: 0347/ 4254065. Esiste anche un numero speciale del nostro giornale a lire 3.000 che contiene le cose migliori dei primi tre numeri.
EDITORIALE
Da questo mese, per chi si è perso i primi tre numeri di “Mondi Lontani”, c’è il “primo numero speciale” del nostro giornale a Lire 3000, che ne raccoglie il meglio, eliminando tutti quegli articoli -sebbene interessanti - tratti da altri giornali. In regalo c’è il calendario del 1998 (lo stesso incluso nel numero normale del mese di Dicembre) questa volta in bianco e nero e senza cassetta in regalo; per chi le volesse ricevere, può telefonare al nostro numero.
In questo N.5 parleremo di più della Cina (finalmente) e daremo anche spazio al Messico, all’Australia e al Brasile. C’è l’elenco dei ristoranti di Milano, più alcuni nostri consigli. Complimenti al nostro nuovo valido collaboratore Maurizio Moro, aspettiamo anche voi!
Preparare questo giornale da soli ogni mese è davvero una faticaccia, cercheremo comunque di fare più pubblicità al nostro giornale, aiutateci anche voi, mi raccomando. “mondi Lontani” piace per la sua originalità, e per adesso forse siamo gli unici a fare una cosa del genere.
BUONA LETTURA!!!
Marco Dello Russo
Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
E per la sua voglia di protagonismo pubblichiamo la foto di uno dei nostri collaboratori e amici, il simpatico egiziano Sayed AbdEl Kawi, così ne sarà fiero e felice. Foto di Marco Dello Russo “Milano ‘ 98”.
NEWS FROM… ALAM BAID
-A partire dal 20 febbraio, presso l’Università di Torino (corso di laurea in Doms – facoltà di scienze della formazione), si svolgerà un corso di civiltà afro-americana curato dal prof. Luca Cerchiari. Argomento delle lezioni: quattro secoli di musica afro-americana.
-L’algerino Khaled, gli scozzesi Simple Minds e l’italiano Antonello Venditti sono i tre protagonisti del concerto “Amnesty International” che ha celebrato i 50 anni dalla firma della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Il concerto si è svolto al Palaeur di Roma il 14 febbraio ed è stato trasmesso il 18 su Canale 5. Khaled è stato molto apprezzato ed applaudito.
-30-1-98: Esattamente dopo 49 anni dall’assassinio di Gandhi, le ceneri della “Grande Anima”, finora custodite dalla Banca dell’India, sono state riconsegnate dopo un lungo contenzioso al nipote Tushar Arum. Racchiuse in un’urna di legno, sono poi state portate nella città di Jabalpur, da dove un’imponente corteo di migliaia di persone le ha accompagnate nell’ “estremo viaggio” sino alle rive del fiume Gange, e sono poi state sparse nelle acque sacre in omaggio alla volontà del “piccolo grande uomo” che ha costruito l’India moderna.
-Hanno finalmente vietato di scrivere bestemmie e parolacce contro Allah sui muri della metro di Milano. Sicuramente un gruppo di vandali di Milano o dintorni aveva preso questa cattiva abitudine credendo di ottenere chissà quale cosa, di eliminare l’Islam dal capoluogo lombardo? Purtroppo sull’Islam, come anche sulle altre religioni, c’è una disinformazione paurosa. Molti poi non sanno che Allah è lo stesso Dio dei cristiani e degli ebrei, in italiano Dio, in inglese God, in arabo Allah. Bisognerebbe incominciare a rispettare le religioni, e a non bestemmiare. La bestemmia è solo una “grande ignoranza” da parte degli uomini. Nei paesi arabi se bestemmi minimo finisci in galera…
L’EBRAISMO
Libro: la Torah “insegnamento” dato a Mosè, Talmùd “studio” ed è il complesso delle dottrine e degli insegnamenti ebraici postbiblici e comprende la Mishnà e la Gemarà. Mishnà “ripetizione, studio” ed è una vasta raccolta di antiche tradizioni e norme giuridiche che si svilupparono nelle scuole rabbiniche. Con la Mishnà si cerca d’interpretare la Torah. La Gemarà è molto più lunga della Mishnà (o Mishnah), ed è scritta in aramico, non in ebraico e fu completata alla fine del sesto secolo dell’era volgare.
Fede: nell’esistenza di Dio, nella sua unità, nella venuta del Messia e nella resurrezione dei morti.
Giorno festivo: il Sabato
Festa dell’anno nuovo: in Autunno
La città più importante: Gerusalemme
L’ebraismo è basato sulla fede in un solo Dio. A differenza di altre religioni, non è concentrato su un Profeta, ma su un popolo eletto. Per quanto grandi Profeti come Abramo e Mosè siano importanti, la fede ebraica è possibile anche senza di loro. Nel mondo ci sono circa 12 ( o 15) milioni di ebrei: 5 milioni negli Stati Uniti, 2,5 nello Stato d’Israele e il resto disperso un po’ in tutte le parti del pianeta. Il culto si svolge nella sinagoga, alcune sono chiamate templi (questo per gli ebrei riformati) che a differenza degli ebrei ortodossi, non credono che il Tempio di Gerusalemme sarà ricostruito nei giorni del Messia. Nella sinagoga moderna il rabbi e il cantore leggono le preghiere in musica, ma un qualsiasi ebreo può essere al posto del rabbi, perché non è un sacerdote, o del cantore, può persino unire in matrimonio due persone. La parola “rabbi” significa “insegnante” o “maestro” e il suo ruolo è di spiegare la religione ebraica. E’ importante quindi conoscere la Torah. Questa parola che significa “insegnamento”indica il Pentateuco, vale a dire i 5 libri di Mosè, e tutto il complesso della dottrina ebraica. I principi di Mosè Maimonide -autore del Talmùd, leggi sopra-, l’ebreo più grande del Medioevo (1135-1204) sono: fede nell’esistenza di Dio, nella sua unità, nella sua incorporeità, nella sua eternità, la fede che bisogna adorare solo Dio, la fede nei profeti, che Mosè è il più grande dei profeti, che la Torah è di origine celeste, che è immutabile, che Dio conosce le azioni degli uomini, ricompensa i buoni e punisce i malvagi, la fede nella venuta del Messia –non è Gesù, secondo gli ebrei - e nella resurrezione dei morti. La preghiera è rivolta solo a Dio, è proibito farla attraverso un intermediario. La fede ortodossa crede in un Messia personale (Messia significa “unto” in riferimento alle pratiche di ungere i re con l’olio) una persona di grande importanza, ma non un divino e che sarà discendente da Davide. Non solo gli ebrei dopo la morte possono salvarsi, ma tutti i “giusti”delle religioni.
Il Sabato è festa per gli ebrei, certi ebrei ortodossi non accendono luce elettrica, non viaggiano, non scrivono, non fumano…La Pasqua la festeggiano per la liberazione di Dio del popolo dalla schiavitù egiziana. La festa dell’Anno Nuovo è in Autunno, e si passa la giornata a pregare. Gerusalemme è importante per loro perché è il luogo dell’alleanza di Dio con il suo popolo.
MUSICA HABIBI
E’ giunta voce che è uscita -nei paesi arabi, ovviamente- la nuova cassetta di AMR DIAB, a quasi due anni di distanza da “Nour el ain”. E’ di lui che vogliamo parlare questo mese, della cassetta “RAGHIEN” uscita nel 1995 e di “NOUR EL AIN” del 1996. La prima ha rinnovato il successo della precedente “Welomoni” ed il video girato in Egitto è ben curato – come anche la copertina, che è stata la migliore dell’anno – ed è costato molto. Torniamo a “Raghien”, brano che apre la cassetta, poi “Ansa kalby” (“dimentico il mio cuore”) non è granchè, mentre invece la terza “Wer gheat men el safak” (“Sono tornato dal viaggio”) è un brano suggestivo. Nel primo lato ci sono canzoni lente che si alternano a quelle ballabili, il tutto con un tocco di classe. Ecco gli altri titoli: “Hansak ana” (“Ti dimenticherò”), “Saddakini” (“Credimi”), “Maithakisch aleha” (“Lei non si racconta”), “Balash tekallemha” (“Non parlare”) e “Hawelt” (“Ci ho provato”).
La canzone “Nour el ain”, che poi dà il titolo alla cassetta, è molto orecchiabile, ma penso che “Raghien” sia migliore. “Luce dei miei occhi”: nell’estate del ‘ 96, se avete avuto modo ditrascorrere le vacanze in Egitto o in altri paesi lì vicino, non passava giorno che non la si ascoltasse. Tutte le canzoni della cassetta sono belle, e posso capire il grande successo che ha riscontrato. Ecco i titoli: “Mush hatetaf” (“Non si indebolisce”), “Nafs el makan” (“Lo stesso posto”), “Lela men omri” (“Una notte della mia vita”), “Aizen gli ghiarouk” (“Ti vogliono cambiare”), “Men awwel marra” (“Dalla prima volta”), “Ewadini” (“Mi permetti”), “Yomhom” (“I loro giorni”).Non capisco solo una cosa: chi ha convinto Amr Diab (ormai enorme, dopo i duri allenamenti in palestra) di utilizzare una foto non bella come copertina. Migliore è la foto interna, con tutta la band. Marco Dello Russo. Traduzione di Ahmed Aly.
OFRA HAZA “SHADAY” Chi non si ricorda della cantante israeliana (ha fatto anche il servizio militare) Ofra Haza e del singolo “Im nin alu” ai primi posti in classifica anche qui da noi una decina d’anni fa? Musica orientale mescolata a ritmi moderni, a volte da discoteca. Canta nella sua lingua, in arabo (“Galbi”) e in inglese, la sua voce è sempre gradevole, ma la si apprezza ancor di più in “Love song” dove canta senza musica. Pubblicato nel 1988 dalla Teldec, contiene le canzoni: “Im nin alu”, “Eshal”, “Da’ale da’ale”, “My aching heart”, “Love song”, “Galbi”, “Face to face”, “Take me to paradise” e “Shaday”.
*Vi segnaliamo la trasmissione radiofonica “Sconfini”, inserita nel palinsesto notturno di Radio Rai Tre (va in onda infatti alle 2 il mercoledì e il venerdì, condotta da Felice Liperi), dedicata esclusivamente alla musica etno-world. Un’occasione per avvicinarsi a musicisti che trattano una musica di contaminazioni sonore…peccato per l’orario! Inoltre – ma lo sapete già – se volete sentire un po’ di musica araba antica e moderna, su AM vengono captate le onde di Radio Tunisi, specialmente di notte, anche qui da noi.
Anche questo “AKWABA BEACH” dell’artista senegalese MORY KANTE è di una decina di anni fa (1987); famosissima è la sua “Ye ke ye ke”. Ritmi moderni, a volte latini mescolati con quelli africani. Le altre canzoni sono: “Deni”, “Inch’Allah”, “Tama” (molto bella), “Africa 2000”, “Dia”, “Nanfoulen”, “Akwaba Beach”. La casa discografica è la stessa dell’algerino Khaled, la Barclay.
AR RAHMAN “VANDE MATARAM” (Columbia/Sony Music,1997). Sin dal primissimo ascolto ho capito che questo disco era qualcosa di particolare, diverso dalle Colonne Sonore di film hindi a cui siamo abituati, e anche dalla musica indiana classica di Ravi Shankar. Qui ci sono ritmi moderni, ma non scontati, e ogni brano è abbastanza lungo. Come mai questo Ar Rahman ci giunge alle orecchie solo adesso?
E, per concludere, due artiste femminili: SHEILA CHANDRA, anglo-indiana che sta diventando molto famosa, nonostante la giovane età. Ha sempre scelto di testa sua: a 20 anni, al vertice del successo, ha abbandonato la carriera artistica e ha cambiato vita. Cinque anni dopo è tornata al top delle classifiche. “Ribellarsi alle convenzioni, agli obblighi”, spiega, “spesso è l’unico modo per esprimere la parte migliore di sé”.
DANIELA MERCURY è una musicista brasiliana di grande talento. “Da noi a Bahia c’è un detto: quando tutti sapranno ballare, ci potrà essere la vera rivoluzione, quella della gioia. Una felicità
che ti conquisti giorno per giorno e poi ti appartiene per sempre, diventa il tuo modo di vivere. L’allegria non è un optional, ma uno strumento attraverso il quale si può conquistare una nuova consapevolezza della vita. Anche per questo amo tanto la cultura brasiliana, il suo ritmo vitale.”
Conosciuti molto da noi i bravi artisti brasiliani – speriamo di occuparci di loro più avanti -: Milton Nascimento, Caetano Veloso e Toquinho.
ORIENTAL RESTAURANTS
Abbiamo provato diversi ristoranti: nelle pagine seguenti c’è l’elenco dei migliori, compresi quelli che non abbiamo ancora avuto modo di provare. A voi la scelta!
1 - I ristoranti cinesi non sono mai troppo cari, ma questo KOTA RADJA (“Casa del Re”) fà un po’ da eccezione. Suggestivo come posto, frequentato da gente benestante, cucina buona, piatti serviti da camerieri abbastanza cordiali. Non è comunque il migliore, come ristorante. Prezzo sulle 40,50 mila.
2 - Al TIAN JIN abbiamo passato alcuni capodanni, mangiando sempre bene, con personale simpatico. Non è molto grande come locale e i prezzi sono buoni. Peccato che col passare del tempo il cibo è diventato pesante: troppo uso di olio.
3 - Abbiamo mangiato alcune volte allo SHANGAI in Via Paolo Da Cannobio, una via laterale del Duomo. Prezzi ragionevoli, posto piccolo, cameriere cordiali che non parlano molto l’italiano. Si mangia bene.
4 - Al GIARDINO DI GIADA siamo andati molte volte, è tra i migliori –voci in giro dicono chesia il migliore- si mangia davvero bene, il personale è cordiale e simpatico, il locale è sobrio ed elegante. Prezzo medio 40 mila. E’vicino allo Shangai, ma non teme la concorrenza.
5 - Il GOVINDA è aperto dagli Hare Krishna, e non è un semplice ristorante ma un club di cultura vedica, cucina e artigianato. Si mangia leggero e si spende poco (18,20 mila a pranzo e 30 a cena). Niente carne, la tessera di iscrizione è obbligatoria. E’in una traversa di Via Torino.
6 - Andiamo spesso e volentieri allo SHRI GANESH, forse il migliore ristorante indiano, dove si mangia bene in un’atmosfera intima e sempre più orientale. Il personale è molto gentile e se capiti il giorno giusto, oltre a mangiare puoi ascoltare della buona musica indiana o assistere a una danza. In questo locale fanno anche corsi di cucina. Costo: dalle 40mila lire in su. Hanno aperto da poco il locale gemello a Milano 2 in Piazzetta dei Cigni: SHRI GANESH TANDOORI.
7 - Aperto da circa un anno, il BHARAT offre dei buoni piatti, un po’ diversi dallo Shri Ganesh. Come ristorante deve ancora migliorare, ma diamogli tempo. Piccolo ma bello, con uno schermo per vedere filmati sull’India. Il personale è simpatico. Da poco tempo è aperto anche di giorno, per chi non puo’ attendere la sera, come noi. Costo: 25,35 mila lire.
8 - Molti egiziani hanno aperto anche dei ristoranti-pizzerie, come nel caso de L’ ARCATA, famosi per essere i migliori a Milano nel fare le pizze, dopo i napoletani, ovviamente. Hanno vinto
persino un premio internazionale. Qui si possono mangiare anche specialità egiziane. Il locale è piccolo ma il personale è attento e veloce. Prezzo medio lire 25 mila.
9 - Per quale motivo degli egiziani danno un nome “milanese” al loro ristorante-pizzeria? Andate lì e chiedeteglielo anche perché qui la pizza è davvero buona. Dimenticavamo una cosa, il nome: DAI DAM II, sì, perché esiste anche il primo, dove non siamo ancora andati. Il locale è piccolo, il personale è simpatico e si mangia anche egiziano, meglio prenotare prima di andare. Abbiamo proposto anche di fare la pizza con la”mulokia” ma è una cosa impossibile, peccato, perché sarebbe stata una nuova specialità.
10 - Esistono tre ristoranti IL MORO qui a Milano, anche questi egiziani, dove si mangia bene. Il primo è un locale rumoroso, c’è sempre molta gente; gli altri due non li abbiamo ancora provati. Il terzo è in Via Ciceri Visconti, angolo Cola Di Rienzo. Costo: 45,50 mila lire.
11 - E chiudiamo in bellezza con IL FARAONE, il ristorante egiziano dove abbiamo mangiato meglio. E’aperto da molti anni, tante sono le specialità. Lo staff è molto simpatico, e come locale è spazioso ed elegante, con specchi decorati, arredi orientaleggianti e palme. C’è anche un giardinetto accogliente per l’estate. L’ultima volta che siamo andati non c’era la musica araba in sottofondo per un guasto, speriamo che nel frattempo abbiano provveduto. Prezzo medio: 35, 40 mila lire.
NON SOLO CANTON
Nei ristoranti cinesi del nostro paese si gusta soprattutto la cucina di Canton, capitale della Cina del Sud. Ma le culture gastronomiche nazionali sono almeno quattro:
*la cucina cantonese, le cui specialità sono pinna di squalo, nidi di rondine, maiale arrosto, pesce al vapore, ravioli di pasta ripieni di carne e verdura.
*la cucina pechinese e del Nord, dove il cibo base è il grano, con cui sono preparate paste, pane e focacce. Si fa molto uso di aglio, aceto, scalogno, porri ed erba cipollina. Tra i piatti più famosi, l’anatra laccata.
*la cucina di Szechwan (Centro e Ovest del Paese): predominano i cibi piccanti, conditi con chili o anice, e dai sapori acidi. Il piatto classico è l’anatra fritta croccante.
*La cucina di Shangai: fa uso di pesce, crostacei, riso, zucchero e soia. Piatti classici: gamberi fritti, pollo marinato nel vino, pesce allo scalogno.
Da: “Io donna”
ALLA RICERCA DELL’ORIENTE
LE PROPOSTE CULTURALI E GASTRONOMICHE NELLA NOSTRA CITTA’
Vi forniamo una piccola guida per quanto riguarda il vasto continente asiatico, inserito nella nostra città già da decenni: il cibo, i libri, i costumi e la cultura orientali.
CIBO Per chi desidera assaporare a casa propria i gusti orientali, si può rivolgere a questi negozi: China Foodstore, Via Rosmini 11, tel. 33105368 e P.zza VI Novembre 4, te. 66981368. Prodotti curiosi (da non perdere il reparto verdure) e una grande varietà di ginseng. Specialità alimentari provenienti da Cina, Giappone, Corea, Tailandia, Taiwan, Hong Kong, Singapore, Indonesia e Filippine.
Indian Shop, Via Castaldi 32, tel. 29510136. Prodotti tipici della cucina indiana come riso, legumi, piatti pronti e salse di ogni tipo.
Milan Bangla Store, Via Lazzaro Palazzi 8, tel. 29531535 per chi desidera acquistare ogni tipo di cibo indiano, tè e spezie.
Oriental Market, Via Caterina Da Forlì 58, tel. 4042977. E’un negozio kasher che vende prodotti preparati secondo la tradizione ebraica, come uova non fecondate, formaggi ottenuti con puro caglio vegetale, carne priva di sangue.
Poporoya, Via Eustachi 17, tel. 29406797. Mini market di alimentari giapponesi con servizio a domicilio. Sushi, tempura,sashimi,yakitori da asportare.
Per quanto riguarda i ristoranti tipici, dei quali già ci occupiamo dettagliatamente su ogni numero di Mondi Lontani, stiamo preparando un servizio con le migliori tavole a Milano.
SHOPPING E ANTIQUARIATO
Ethnoarte, Via Marsala 4, tel. 6598466. Qui si trovano oggetti etnici antichi provenienti da: Tibet, Cina, India e Africa. Come il mobile cinese in bambù della fine dell’ ‘ 800 (3 milioni e 800 mila lire) o il baule in legno dipinto del ‘ 700 dei monasteri tibetani (5 milioni e mezzo).
Japanese Works Of Art, Via Gesù 7, tel. 794869. Galleria d’antiquariato con mobili, paraventi, stampe e lacche dal fascinio raffinato. Qui il 4 marzo sarà inaugurata la mostra di arredamento giapponese wabi sabi suki.
Blu Cina, Viale Lombardia 14-16, tel. 2663535. Porcellane, tappeti e mobili.
Mario Consolo, Via Kramer 31, tel. 29510774. Porcellane antiche e mobili d’epoca, per lo più di origine cinese, pezzi d’arredamento in pietre fossili, marmo ricoperto di lava.
Futon Company, Viale Piave 19, tel. 796861. Propone i classici materassi giapponesi chiamati futon, in abbinamento a tatami.
Surimono, Corso Monforte 25, tel. 76001770. Vende articoli d’abbigliamento giapponese, ma anche giacche in velluto indonesiane e sciarpe indiane, pennelli e inchiostro per la calligrafia cinese (il negozio è in contatto con maestri che organizzano appositi corsi).
Mimma Gini, Via S.Croce 21, tel. 89400722. Tessuti importati dall’India, in seta e cotone.
Genius, Corso Di Porta Ticinese 89, tel. 58107054. Arredamento e oggettistica d’arte proveniente dall’estremo oriente.
SCUOLE E MOSTRA DI IKEBANA
Il Consolato del Giappone a Milano presenta la mostra “Scuole di ikebana – Gli italiani e l’arte giapponese della decorazione floreale”. Per l’occasione saranno esposte composizioni floreali di tre scuole con sede a Milano: Chara (Garden Club, Ripa Di Porta Ticinese 63/a, tel. 865266) e Ikenobo (Via Londonio 8). La mostra rimarrà aperta fino al 6 febbraio presso il Consolato Generale del Giappone, Via Mangili 4, tel. 6241141, ingresso libero, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16,30.
BONSAI
Studio Botanico, Via Rubens 9, tel. 4045565. Per apprendere questa antica arte botanica di origine cinese, poi largamente diffusa in Giappone, istruttori riconosciuti IBS, albo che raggruppa i migliori istruttori italiani di bonsai. Corsi di tre settimane, 300 mila lire.
LIBRI
Libreria Azalai, Corso Di Porta Ticinese 46, tel. 58101310. Ricca di testi in italiano (ma anche diversi in inglese, francese, ecc…) sui paesi lontani, suddivisi accuratamente sugli scaffali: dall’Egitto alla Cina, dalle Americhe all’Africa, ce n’è per tutti i gusti (sono in vendita anche cd).
CONSOLATI
Cina (Repubblica Popolare): Via Tazzoli 7, tel. 6552623, Federazione Russa: Via S.Aquilino 3, tel. 48706041, Filippine: Via S.Maria Segreta 6, tel. 8051400, Giappone: Via Mangili 2, tel. 6241141 – 290008899, India: Via Larga 16, tel. 8057691 – 8690314, Malaysia, Via Pisani 31, tel. 66984749, Thailandia, Viale Berengario 15, tel. 460299, Turchia, Via San Barnaba 30, tel. 5513370 – 55181811.
LA STORIA DELLA CINA
Fatta da: Jiang Meikai,Pagani Andrea ( Grazie all'aiuto della professoressa Anna Grattarola ).
Noi, abbiamo scelto questo argomento perché la Cina ha una civiltà molto antica,ci affascina e culturalmente molto progredita e complessa.
-La Cina arcaica
Il territorio cinese appare abitato dall' uomo fin dalla più remota antichità. Il numero sempre più consistente dei ritrovamenti ci consente oggi di ripercorrere, con un certo grado di attendibilità, le tappe principali del ritrovamento a partire dalle fasi più antiche del pleistocene ( da tre a un milione di anni fà ).Recentemente ha trovato sempre maggiori conferme, l'ipotesi che l'attuale provincia dello Yunnau abbia costituito una delle regioni originarie della specie umana. Di qui sarebbe iniziata la dispersione dell' uomo ( archanthapus ) nell'asia Orientale. Resti plioceniciRamapitecus-generalmente considerato come il più diretto antenato dell'uomo-sono stati rinvenuti a Xialougtan, distretto di Kaiyuan, e a Shihuiha, distretto di Lufang. Sembra più attendibile l'ipotesi che le prime forme di organizzazione statale in territorio cinese siano comparse tra la fine del terzo e gli inizi del secondo millenio a.C. nel contesto sociale e tecnologico delle culture di Lougshan. E' il periodo in cui la tradizione scritta fa risalire la prima delle ( tre dinastie ereditarie ),( Xia, Shaug,e Zhau, che si sarebbero succedute al governo della Cina tra il ventiduesimo e il terzo secolo a.C.), la dinastia Xia, di cui tuttavia non abbiamo alcuna documentazione scritta certa. Il ritrovamento di numerose ossa oracolari con iscrizioni in una lingua cinese arcaica hanno fornito numerose informazioni sulla Corte e la società Shang ( circa sedicesimo-undicesimo secolo a.C. ). La stirpe reale Shang era costituita da sciamani, che derivano il proprio potere e la propria legittimazione dal rapporto diretto con i propri antenati. I membri della casa reale Shang gestivano l'amministrazione dello stato. Il territorio era diviso in tre zone: la zona centrale era controllata dal sovrano, la seconda zona era amministrata da autorità dominante dal sovrano e infine la terza zona più periferica di Stati-cuscinetto. Sappiamo che gli Shang ricorrevano alla connotevole frequenza, e che essa si inquadrava all' interno di un insieme di rituali sciamanici, in cui un peso rilevante avevano i canti, le danze e le libagioni. Ai margini occidentali del territorio Shang, nel bacino del fiume Wei, sono state rinvenute numerose testimonianze relative alla cultura di una popolazione ( i Zhou ), che aveva rapporti di carattere tributario con gli Shan. Intorno all' undicesimo secolo a.C. furono proprio i Zhou a sottomettere gli Shang. I Zhou regnarono fino al terzo secolo a.C., in questo periodo la Cina conobbe profonde trasformazioni politico-istituzionale, sociali e culturali, è convenzionalmente diviso in due grandi fasi: la prima è detta dei Zhou Occidentali ( sec.undicesimo-ottavo a.C. ), e la seconda di Zhou Orientali ( sec.ottavo-terzo a.C. ), per il trasferimento della capitale avvenuto nel settecentosettanta a.C., da Hao a Luoyi. Anche sotto i Zhou Occidentale, come sotto i Shang, i rapporti di parentela costituivano il fondamento della struttura dello stato, ma il controllo del territorio venne controllato da un articolo- sistema di norme con valore religioso, rituale e giuridico.
-La Cina del primo impero
Nel 221 a.C. il re Ying Zheng di Qin unificò l'intera Cina, conquistando tutti gli staterelli cinesi, assunse il titolo di Huandi che, rappresentava una vera e propria sfida alla tradizione. Veniva così istaurato un sistema imperiale burocratico, con un nuovo assetto istituzionale. Il primo imperatore di Qin ( Qin Shi Huang ) pose le basi della struttura del governo centrale, struttura tripartita che sarebbe rimasta fondamentalmente per tutto l'impero: il primo Ministro-Grande consigliere, il Grande maresciallo e il Grande censore. Allo scopo di realizzare l'unificazione politica e militare della Cina, il Primo imperatore adottò una serie di misure rigorose che investirono l'organizzazione sociale, l'economia e la cultura. L'antica aristocrazia venne totalmente, e l'intero territorio fu suddiviso in governatorati e distretti retti da funzionari di nomina imperiale. Le misure di peso, di capacità e di lunghezza furono unificate e la moneta di Qin fu imposta in tutto l'impero. Inoltre, furono realizzate grandi opere pubbliche e venne intrapposta la costruzione di nuove strade che arrivano fino alle aree molto lontane. Gli eserciti imperiali arrivano a Sud fino all'attuale Vietnam settentrionale, mentre al Nord costruì la grande muraglia (oltre 5.000 Km.) che parte dall'odierna provincia di Gausu alla penisola di Liaodong. Nel 213 a.C. per cancellare la memoria del passato, l'imperatore fece bruciare tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico e per gli Annali dello Stato di Qin. Il primo imperatore morì nel 210 a.C. lasciando un mausoleo a Liutong che può essere annoverato fra le meraviglie del mondo: un intero esercito di statue di terracotta a grandezza naturale. La dinastia Qin non sopravvisse alla morte del primo imperatore. Una serie di rivolte popolari e una guerra civile portarono sul trono nel 206 a.C. un uomo di umili origini, Lin Bang, che fondò la dinastia degli Han. Conservò il sistema amministrativo centralizzato introdotto da Qin Shi Huangdi. Ma il consolidamento della dinastia si avrebbe avuto con l'imperatore Wu (140- 87 a.C.), l'artefice di una politica di grande espansione verso l'estero e di centralizzazione all'interno. Nel campo istituzionale gli Han mantennero la tripartizione a capo dell'amministrazione e i nove dignitori. Le maggiori modifiche furono, oltre alla creazione delle tredici sezioni, l'emergere di una Segreteria privata. Dopo la morte dell'imperatore Wu, ci furono una serie di rivolte popolari. Nel 25 a.C. un grande proprietario fondiario che apparteneva a un ramo collaterale della famiglia imperiale Han, assunse il potere, restaurando la precedente dinastia. Per il trasferimento della capitale a una provincia occidentale è stato chiamato Han occidentale, mentre quello precedente venne chiamato Han orientale. Sotto Han orientale si ebbe un ulteriore sviluppo delle tecniche metallurgiche e di quelle tessili (soprattutto l'esportazione della seta) e si perfezionò inoltre, una delle più importanti invenzioni della umanità, quella della carta.
- Il Medioevo
Nel 220, dopo numerose lotte interne l'impero Han venne diviso in tanti piccoli stati indipendenti. Dall'inizio del IV secolo, il Nord venne governato dalla popolazioni barbare, mentre nel Sud sotto controllo delle grandi famiglie. Nonostante le grandi differenze esistenti, il Nord e il Sud erano tuttavia accumunati, oltre che dalla fede Buddhista, dall'idea di Impero.
- Il Nuovo Impero e la gloriosa dinastia Tang
Nel 581, un esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest, Yang Jian fondò la dinastia Sui (581 - 618). La dinastia Sui ebbe breve vita, ma fu di fondamentale importanza per il consolidamento del nuovo impero. L'opera di unificazione fra il Nord e il Sud venne favorita dalla costruzione del Canale Imperiale, che, lungo 500 Km., diede vita, insieme ai corsi d'acqua naturali, ad una rete di vie navigabili volta ad assicurare al governo centrale risorse di tutte le aree più produttive per l'impero e a permettere inoltre rapido rifornimento degli eserciti impegnati nella difesa delle frontiere Settentrionali. Nel 618 un altro esponente dell'aristocrazia del Nord - Ovest, Li Yan, fondò la dinastia Tang (618 - 907), grazie ad una imponente costruzione realizzata sotto i Sui, si conobbe una grande imponente economia. Alla metà del VII° secolo, sotto il secondo imperatore, la dinastia Tang si spingeva ormai sino alla frontiera persiana, ma per le difficoltà logistiche e di approvigionamento, rendevano il dominio cinese sui nuovi territori estremamente labili. All'epoca Tang risalgono le origini di due delle più importanti invenzioni della storia dell'umanità: la stampa e la polvere da sparo.
- Il Moderno Stato Burocratico Song
Il crollo della dinastia Tang avviene nel 907 per l'indebolimento aggravato di una serie di gravi conflitti interni e nel 906, dopo un breve periodo di frantumazione politica, il comandante dell'esercito Zhou Pasteriori, si impadronì del potere con un colpo di stato, fondando la dinastia Shang con capitale a Kaifeng. Nel corso di una quindicina d'anni, il nuovo governo riuscì a portare a termine l'unificazione del territorio cinese, attraverso l'ammissione della Cina Meridionale, che ormai costituiva l'area più progredita dell'impero sia economicamente che culturalmente. Nel 1127 la capitale della dinastia Song venne conquistata dai Jin, una nuova potenza della tribù nomade che inizialmente si allearono con i Song, per attaccare l'esercito Liao, che venne annientato nel 1125. I Song trasferirono allora la capitale a Sud, e continuarono la resistenza fino al 1279. Il periodo compreso tra il 1127 e il 1279 è statochiamato Song Meridionale. La dinastia Song costituisce nella storia cinese un periodo di estrema importanza per le trasformazioni in campo sociale ed economico, e fino agli inizi del XV° secolo era sempre stata la maggiore potenza marittima su scala mondiale. Nell'epoca di Song risale l'origine di una delle più importanti invenzioni, quella della bussola e inoltre vennero inventate numerose armi, sfruttando la proprietà esplosiva della polvere da sparo. La struttura statale di epoca Song conobbe una evoluzione specificativa, i tre uffici dell'amministrazione centrale mantennero la loro esistenza, ma si indebolirono per la creazione della Commissione Finanziaria e del Consiglio Militare.
- La Dinastia Mongola
All'inizio del III° secolo, si venne costituendo nell'attuale regione di confine tra la Repubblica Popolare Cinese, la Mongolia e la Russia asiatica, una nuova potenza originata dall'unificazione delle tribù nomade. Artefice di tale coalizione fu Temujin o Gengis Chan (sovrano universale), che riuscì a conferire unità al mondo frastagliato delle steppe, dando vita all'Impero Mongolo. Nel 1234 la dinastia Jin venne liquidata dal successore Gengis Chan, e nel 1260 Quì Bilai salì al trono e attaccò l'impero Song. L'introduzione dei domini mongoli Occidentali dei tessuti stampati, delle carte da gioco e delle caramonete fu determinante per la comparsa della Xilografia in Europa e successivamente per lo sviluppo della stampa. I Mongoli si dimostrarono tolleranti verso ogni corrente religiosa, e, in questo periodo si diffuse in Cina il Cristianesimo, l'Islamismo, l'Ebraismo e il Manicheismo. Questi ultimi si mescolarono con credenze Buddhiste, contribuendo all'evoluzione di nuovi complessi dottrinali popolari, presenti in alcune società segrete.
TRATTO DA: http://bellquel.scuole.bo.it/attivita/1di/cina.htm
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Sono veramente tanti i classici o gli sconosciuti lungometraggi che vogliamo prendere in esame per voi su queste pagine, cercheremo comunque di accontentare
un po’ tutte le cinematografie “lontane”, ma non solo, visto che anche i produttori occidentali spesso si occupano di questo tipo di tematiche. Questo mese abbiamo diversi titoli, alcuni dei quali (Keep Cool e Il Destino) sono già in uscita in questi giorni da noi, mentre altri (Hana-bi e Chinese Box) sono già in circolazione da qualche mese con un notevole successo. Vi segnaliamo la rassegna “Invito al Cinema Giapponese”, una breve kermesse conclusasi da poco al Cineteatro San Lorenzo con 4 film inediti per l’Italia.
IL DESTINO (Al Massir), drammatico, Egitto/Francia, 1997, di Youssef Chahine, durata: 135’,con: Nour El Cherif, Laila Eloui. Distribuzione: Mikado. Il messaggio del film è che il fondamentalismo, nel suo tentativo di fermare il cammino della conoscenza umana verso il progresso, è destinato ad essere sconfitto. E’la storia del grande filosofo Averroè, le cui opere hanno influenzato non solo il secolo dell’ Illuminismo nell’occidente, ma intere generazioni di pensatori. I gruppi fondamentalisti mettono al bando le sue opere, ma i suoi discepoli e i suoi familiari le metteranno in salvo. 33° film di Chahine premiato con la Palma d’Oro al 50° Festival di Cannes (vedi n° scorso a pag.23).
TORINO BOYS commedia, Italia, 1998, di Marco e Antonio Manetti, durata: 90’, con: Juliet Omoniji, Paul Anthony Anderson. Distribuzione: Sacis. Piccolo film indipendente di due giovani fratelli romani, indicato come “il primo film etnico italiano”, che probabilmente passerà inosservato, se poi uscirà nelle sale. Con attori nigeriani immigrati non professionisti nella parte di loro stessi, racconta una storia minima, e questo è il suo punto di forza, come accade nella maggior parte dei titoli di quella cinematografia lontana e per lo più sconosciuta da noi. Il divertente viaggio di tre ragazzi verso Roma per una partita, la vita quotidiana della comunità nigeriana torinese e in Italia con un pò di denuncia sociale.
KEEP COOL (Yuo hua hao hao shuo), commedia, Cina, 1997, di Zhang Yimou, durata: 95’, con: Li Baotian, Jiang Wen, Zhang Yimou. Distribuzione: Mikado. Nel suo paese, il nuovo film del notissimo Zhang Yimou è stato bloccato dalla censura quando
doveva entrare in concorso al Festival di Cannes, il motivo è che si tratta di una commedia spregiudicata, realistica e piena di sarcasmo e verità sulla Cina di oggi, in una Pechino ironica e colorata, in cui vive una giovane donna sexy e libera, e degli uomini che la desiderano…
CONTINENTE PERDUTO documentario, Italia, 1955, di L.Bonzi, E.Gras, G.Moser. Distribuzione: 20th Century Fox. Si tratta di un documentario su Cina e Indonesia, premiato a Cannes, un esempio di una tradizione etnografica forse un po’ datata, ma sempre suggestiva. I lontani paesi orientali non sono presentati solo nei loro aspetti esteriori e folkloristici, ma viene analizzata la vita comune delle popolazioni locali, i riti, le religioni e quanto altro attiene le cosiddette realtà antropologiche.
CHINESE BOX drammatico, Cina/Hong Kong, 1997, di Wayne Wang, durata: 110’, con: Jeremy Irons, Gong Li, Maggie Cheung. Distribuzione: Medusa. Capodanno 1996, l’ultimo di Hong Kong come colonia britannica: il mondo cambia, le vite si accelerano. Comincia in questa data fatidica la storia del film che ha riportato Wayne Wang nella terra delle sue origini, dopo i successi di Smoke e Blue in the face. Sei mesi di passioni, esotismo ed erotismo: un reporter inglese che vive da 20 anni a Hong Kong, una entraineuse che è diventata proprietaria di un karaoke bar, un giovanotto ricco cresciuto nella colonia, la sua amante cinese che fa da guida al reporter nei meandri della cultura che sta per scomparire.
HANA-BI – FIORI DI FUOCO (Hana-bi), drammatico, Giappone, 1997, di Takeshi Kitano, durata: 103’, con: “Beat” Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Ren Osugi. Distribuzione: Istituto Luce. Torna l’autore cult nipponico Takeshi Kitano, aggressivo ed estremo, con una storia dove la linea della vita si intreccia costantemente con quella della morte, nella più pura tradizione giapponese, intensa e vissuta, dice il regista, “come una realtà”. Poliziotti, vite e carriere spezzate da un agguato, e poi la voglia di pace e di ricominciare, magari attraverso l’hobby della pittura o il rapporto con la moglie malata; intorno incombono le minacce e i ricatti degli yakuza. Leone d’Oro alla Mostra di Venezia ’97. Il titolo significa letteralmente “fuochi d’artificio”. Da non perdere!
GANDHI biografico, G.B., 1982, di Richard Attemborough, durata: 188’, con: Ben Kingsley, Candice Bergen. Nella categoria dei kolossal con un’ idea, questa biografia di Mohandas Karamohand Gandhi (1869-1948) è coinvolgente, convincente, didattica; straordinario Ben Kingsley. Grazie alla sua filosofia della non-violenza, Gandhi guidò la rivolta indiana contro la Gran Bretagna. Il film si aggiudicò ben sei premi oscar.
LA VITA APPESA A UN FILO (Bian zhou bian Chang/Life on a string), drammatico, Cina/GB/Germania, 1991, di Chen Kaige, durata: 108’, con: Lei Huang, Ma Ling, Xu Qing. Distribuzione: Mikado. Un film cinese molto suggestivo che ci porta in Mongolia, dove un vecchio suonatore di saxian, sorta di banjo, detto “il santo”, è un non vedente che potrà forse riacquistare la vista nel momento in cui si spezzerà la milleunesima corda del suo strumento. Quando verrà il momento fatidico, per uno scherzo del destino l’uomo rimarrà comunque cieco. Il suo discepolo, anch’egli non vedente, nel frattempo decide di non seguire il suo insegnamento.
LA NONNA (Yaaba), drammatico, Burkina Faso/Francia/Svizzera, 1989, di Idrissa Ouedraogo, durata: 90’, con: Roukietou Barry, Kinda Moumouni. Distribuzione: Imc-Coe. E’la storia dell’amicizia tra un bambino e un’anziana donna che viene considerata una strega. Il bambino conosce anche una bambina che si ammalerà di tetano: la colpa viene fatta ricadere sulla vecchia yaaba, che poi metterà tutto in ordine nel momento in cui lei stessa guarirà la piccola, consentendole di chiudere in serenità e dignità i suoi pur miseri giorni. Il lungometraggio è ben diretto da uno dei registi africani emergenti e non ha tecnicamente nulla da invidiare a quelli occidentali.
I LEONI DELLA GUERRA (Raid on Entebbe), drammatico, U.S.A., 1976, di Irvin Kershner, durata: 130’, con: Charles Bronson, Peter Finch. Distribuzione: Gold rcr. Un gruppo di guerriglieri s’impadronisce del volo Atene-Parigi e lo dirotta fino ad Entebbe, Uganda; i passeggeri non israeliani vengono rilasciati. Per gli altri, i dirottatori chiedono la liberazione di guerriglieri palestinesi detenuti in Israele. I servizi segreti israeliani, grazie anche all’appoggio logistico concesso dal Kenya, organizzano però la controffensiva, che ha successo. Film avventuroso tratto dalla storia di un leggendario blitz, è il terzo su questo tema. Diretto dal regista de “Il ritorno dello jedi”, il terzo capitolo della prima saga di “Guerre stellari”.
MA CHE SIAMO TUTTI MATTI? (The gods must be crazy), comico, Sud Africa, 1982, di Jamie Uys, durata: 95’, con: Marius Wayers, Sandra Prinsloo, Ni Xau. Distribuzione: Titanus. Commedia avventurosa inusuale e divertente di produzione sudafricana, uscita in sordina anche in Italia. In una piccola repubblica dell’Africa equatoriale, un gruppo di rivoluzionari pasticcioni tenta inutilmente di assaltare il palazzo governativo, onde poi rifugiarsi nella foresta dove incontrano una spedizione scientifica e la tribù dei boscimani, scompigliata da una bottiglia di Coca Cola piovuta dal cielo. Il film ebbe anche due seguiti: “Lassù qualcuno è impazzito” (1989) e “Matti a Hong Kong” (1994).
YAMATO IL GRANDE SAMURAI (Arm kengo no shogai), avventura, Giappone, 1959, di Hiroshi Inagaki, durata: 90’, con: Toshiro Mifune, Yoko Tsukasa, Kioko Kagawa. Distribuzione: Bellotti/Indipendenti Regionali. Liberamente tratto dal “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand. Vittima di intrighi di palazzo per la successione al trono, il valoroso principe Yamato cade in un’imboscata, nonostante la sua difesa ad oltranza. La versione originale dura 112’.
AKIRA KUROSAWA
di Moro Maurizio
Leone d’ Oro e Oscar alla carriera, Akira Kurosawa (Giappone, 1910) è il più grande cineasta giapponese; fa parte inoltre di quel pugno di registi eccezionali la cui influenza è sensibile in tutto il cinema mondiale.
Personaggio di grande cultura (sia orientale che occidentale), esperto di teatro e in particolare di Shakespeare, discendente da un’antica famiglia di samurai, pittore di pregio ma anche ex campione di kendo e appassionato di golf; soprannominato in patria “l’ Imperatore”, ciò che colpisce di Kurosawa è l’enorme varietà dei suoi lavori; infatti pochi registi hanno saputo spaziare da un genere all’altro con altrettanto virtuosismo.
Tecnicamente è tra i primi ad impiegare sul set due o più cineprese contemporaneamente in modo da produrre maggior materiale per il montaggio e creare minore imbarazzo negli attori (con diversi punti di ripresa è impossibile mettersi in posa), inoltre usa spesso il teleobiettivo.
Reputa fondamentale il pieno controllo sulla sceneggiatura e la necessità di lasciare una porta aperta al caso durante i ciak.
Possiede un grande senso musicale ed un invidiabile padronanza del montaggio che realizza sempre personalmente e senza aspettare la fine delle riprese; si rivela maniaco come pochissimi delle scenografie e degli ambienti.
Nel 1943 dirige il suo primo film “Shanshiro Sugata”, una favola sulle origini dello judo. Nelle successive cinque pellicole, per colpa della censura (siamo in tempo di guerra) Kurosawa non ha potuto esprimersi liberamente.
Finalmente nel ’48 con “L’angelo ubriaco” confeziona il primo capolavoro del cinema giapponese del dopoguerra senza condizionamenti da parte delle autorità. L’anno successivo con “Cane randagio” si conferma riservandosi un posto di primissimo piano.
Si rivela al grande pubblico nel 1951 con “Rashômon”, Leone d’Oro a Venezia ed Oscar ad Hollywood (mica poco!); il film racconta di un omicidio attraverso cinque versioni diverse. Poi è la volta di “Vivere” (Orso d’Argento a Berlino) definito più volte come uno dei più bei film del nostro tempo: è il viaggio interiore di un uomo che dopo una vita di fallimenti si ritrova condannato a morte dal cancro.
Nel 1945 con “I sette samurai” (Leone d’Argento a Venezia), il cinema giapponese riscuote nuovamente un enorme ed inaspettato successo in tutto il mondo: è un capolavoro epico
della durata di tre ore e venti.
Sostenne allora Michelangelo Antonioni: “Ogni immagine di questo film reca l’impronta di un genio”.
Nel ’57 per “I bassifondi” ha filmato in presa diretta, come se fosse una rappresentazione teatrale, dopo quaranta giorni di prove.
“La sfida del samurai”, del ’61, si ricorda per un aneddoto che lo lega al suo remake “Per un pugno di dollari”. Sergio Leone non pagò neanche una lira di diritti ai produttori giapponesi pensando che il suo western non ottenesse nessun successo. Ma così non fu e i produttori di Kurosawa riuscirono a far condannare la pellicola per plagio. Di conseguenza i produttori di Leone, per ripicca, si impegnarono affinché il film giapponese sparisse dalle nostre sale.
E’ il 1965 quando la perfezione del regista supera l’immaginabile; infatti per “Barbarossa” ha previsto un intermezzo musicale tra i due tempi.
Alla fine degli anni ‘ 60, il tentativo di farsi produrre dagli americani fallisce miseramente. In un
primo progetto pretende di farsi raggiungere da tutta la sua équipe tecnica giapponese, per un altro film invece (“Tora! Tora!”) viene licenziato dopo pochi giorni dal produttore che lo accusa di essere pazzo.
Nel 1975 è la volta di “Dersu Uzala” (ancora premio Oscar), un magnifico film d’avventura…inverosimilmente originale, girato tutto in Siberia.
Per il successivo “Kagemusha” (Palma d’Oro a Cannes), filma una battaglia in modo stupefacente ed originale attraverso l’inizio e la fine della stessa ed un incredibile gioco di effetti sonori, inoltre vi è una fantastica inquadratura immobile che dura 7 minuti!
“Ran” (1985) è uno dei più bei film degli anni ottanta.
Incredibile l’uso dei colori e del suono, la storia è una trasposizione del Re Lear di Shakespeare; Kurosawa vi crea una forma espressiva e visionaria eccezionale; ci sono 15 minuti deliranti durante l’assalto al castello.
Con 10 milioni di dollari come budget è il film più costoso del cinema giapponese, 2000 comparse per le scene di battaglia, 250 cavalli, 1400 armature, 4 nomination ad Hollywood, Oscar per i costumi.
Nel ’90 “Sogni”, la pellicola più onirica: 5 anni per l’intero progetto e 2 per la lavorazione hanno partorito un’ opera in otto episodi. Nella produzione e negli effetti speciali c’è la mano della mecca di Hollywood: Spielberg, Coppola e Lucas.
Nel 1991 è la volta di “Rapsodia in agosto” applaudito nella sala grande di Cannes per 12 minuti. Per ultimo “Madadayo - Il compleanno” (1993), un inno all’amicizia, Akira Kurosawa è profondamente stimato dai suoi colleghi, ormai è divenuto padrone di tutta l’espressività del cinema inteso nella sua interezza. Il suo lavoro è tessuto sui contrasti e sugli estremi.
Invito alla visione: a detta di egli stesso un film deve soprattutto emozionare e creare una simpatia.
Da vedere assolutamente:
Kurosawa ha diretto fino ad oggi 30 film, se ne consiglia la visione di 7, non necessariamente i migliori, ma gli unici stampati in home video:
“Rashômon”, 1950, b/n;
“I sette samurai”, 1954, b/n;
“Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure”, 1975;
“Kagemusha, l’ombra del guerriero”, 1980;
“Ran”, 1985;
“Sogni”, 1990;
“Rapsodia in agosto”, 1991.
Filmografia AKIRA KUROSAWA
*Sanshiro Sugata (1943)
*Lo spirito più elevato (1944)
*Quelli che camminavano sulla coda della tigre (1945)
*Sanshiro Sugata (1945)
*I costruttori di domani (1946)
*Non rimpiangono la mia giovinezza (1946)
*Una meravigliosa domenica (1947)
*L'angelo ubriaco (1948)
*Il duello silenzioso (1949)
*Cane randagio (1949)
Scandalo (1950)
Rashomon (1950)
*L'idiota (1951)
*Vivere (1952)
I sette samurai (1954)
*Testimonianza di un essere vivente (1955)
I bassifondi (1957)
Il trono di sangue (1957)
La fortezza nascosta (1958)
*I cattivi dormono in pace (1960)
La sfida del samurai (1961)
Sanjuro (1962)
Anatomia di un rapimento (1963)
*Barbarossa (1965)
Dodes'ka Den (1970)
Dersù Uzala il piccolo uomo delle grandi pianure (1975)
Kagemusha l'ombra del guerriero (1980)
Ran (1985)
Sogni (1990)
Rapsodia in agosto (1991)
Madadayo il compleanno (1993)
I titoli contrassegnati con * non hanno avuto una distribuzione italiana e il titolo pubblicato risulta spesso dalla traduzione letterale del titolo originale
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
Conoscere il nemico…aiuta a combatterlo. Un bel libro per chi non sopporta ogni tipo di razzismo, di rassegnazione e di sporcizia della mente: “S.O.S. RAZZISMO”, di autori vari, a cura di E.Prando, Edizioni Libri di Fabrica – Feltrinelli. Racchiude gli atti di un convegno internazionale firmato da scrittori come Tahar Ben Jelloun e David Grossman: è una sorta di mappa di tutte le forme di intolleranza crescente, che è necessario eliminare. Niente luoghi comuni, molte idee stimolanti.
“L’ALTRA AFRICA” di Serge Latouche (Ediz. Bollati Beringhieri, 244 pagine, lire 55.000) è un saggio scritto da uno specialista del Terzo Mondo. Ragionando su realtà sociali corpose come la pratica del dono in Senegal o in Mauritania, ci abitua a non considerare come assoluto il nostro modo di vivere e consumare con il denaro come fulcro della società. Un modo per pensare delle concrete alternative al nostro sviluppo.
Il libro “IL PARADISO MUSULMANO” di Mardrus è illustrato dal bravo Schmied, e scritto con un linguaggio non comprensibile a tutti.
“VIVERE!” di Yu Hua, Donzelli Editore, 178 pagine, lire 22.000. Si tratta del romanzo da cui è stato tratto l’omonimo film di Zhang Yimou: l’autore cinese racconta la bellezza dell’esistenza, anche la più dura, senza retorica. La vicenda di un contadino poverissimo che una volta era ricco, nella Cina del terribile regime rosso di Mao.
“AVVENTURA IN AFRICA” di Gianni Celati, 179 pagine, lire 28.000. Un classico diario di viaggio di chi, per la prima volta, si confronta con una realtà diversa dalla nostra. Lo scrittore ci narra del suo viaggio attraverso il Mali, il Senegal e la Mauritania.
“L’ULTIMO NEMICO” di Christian Jacq, 377 pagine, lire 16.900. Finalmente il volume conclusivo della saga “Il romanzo di Ramses” dedicata al Grande Faraone. Ormai stancante, la storia prosegue fantasiosamente e fiacca e fa sorridere per i clamorosi errori storici.
“STORIE E LEGGENDE DEL PACIFICO” a cura di Jeannette L.Faurot, Arnoldo Mondadori Ed., 248 pag., lire 13.000. E’un’antologia di racconti popolari, miti e leggende dei paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico (Cina, Corea, Giappone, Tailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia, Filippine). Differenti come sono diverse le culture dell’Asia: cinese, indiana, indù e islamica.
“LA MIA AUSTRALIA” di Sally Morgan, Edizioni Theoria, lire 32.000. Bestseller pubblicato in 11 paesi, “La mia Australia” è una scoperta delle proprie radici da parte dell’autrice, al suo primo libro. Come in un romanzo, ci racconta la storia del suo popolo, quello aborigeno, e di un genocidio silenzioso.
“NON C’E’ AMORE PIU’ GRANDE” di Madre Teresa, Edizioni Rizzoli, lire 22.000. I pensieri di una vita da parte di una grande donna del nostro tempo. Da non perdere anche il suo “IL CAMMINO SEMPLICE” da Arnoldo Mondadori Editore, 132 pagine, lire 24.000.
“GLI ARCHIVI DELLA ROYAL GEOGRAPHICAL SOCIETY” Ed. De Agostini, lire 120.000, ci illustra la più affascinante esplorazione in terre e mari sconosciuti, dal 1830 ai giorni nostri.
“GANDHI: IL LIBRO DELLA SAGGEZZA” a cura di Trudy S.Settel, Ediz. Newton Compton, 158 pagine, lire 7.900, è un tascabile della collana “L’Aleph” che si occupa delle varie espressioni della spiritualità. Utilissimo per chi sa poco della storia dell’India e del Mahatma, dai cui discorsi viene tratta questa antologia assemblata per consentire un primo passo verso la conoscenza dei suoi insegnamenti in fatto di non violenza, disobbedienza civile, collaborazione fra i popoli, pacifismo.
MONDI LONTANI 6
Anno 2 N. 6- Aprile-Maggio 1998- HJK ED. Lire 4000
Pubblicazione mensile Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione:
Marco Dello Russo- Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy
Ha collaborato: Ahmad Aly, Tiziana Gallini e Sayed Abdel Kawi
SOMMARIO
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
INDIA: LE IMMAGINI DI 50 ANNI DI INDIPENDENZA
JHARNA KALA: L’ARTE DIVINA
MUSICA HABIBI
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografica lontana”
SPECIALE CINEMA AFRICANO
LA TUA CITTA’ E’ MULTIETNICA
INTERVISTA DI Marco Dello Russo
VOCI DAL NILO “I libri più belli”
DOVE IMPARARE LE LINGUE
IL RICETTARIO DI MONDI LONTANI
IL CRISTIANESIMO E GESU’ CRISTO/
CONOSCIAMO MEGLIO L’ISLAM (ITALIANO/ARABO)
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero.
In copertina “Mondi lontani 1” di Willy, la scritta in arabo “Alam baid” è di Ahmed Aly.
Inoltre si ringrazia: l’egiziano Khaled per essersi fatto intervistare.
* Il costo di ogni arretrato è di lire 3000, con la cassetta 4500. Si possono ordinare telefonando al nostro numero: 0347/4254065
… Vi sono cento porte per entrare in India, ma nemmeno una per uscirne…
Ferdinand de Lanoye
EDITORIALE
Molte sono le novità a partire da questo numero di MONDI LONTANI che torna ad essere un bimestrale come lo era agli inizi. Il prezzo torna alle 4000 lire – i primi numeri con la cassetta il prezzo era di 4500- sono aumentate le pagine, le rubriche e quindi anche il prezzo. Parleremo di scuole dove imparare le lingue a noi più care, di un musicista giapponese affermato come Sakamoto, di ricette –vedi la rubrica “Il Ricettario”-. C’è persino un’intervista ai nostri amici egiziani, per conoscere meglio le loro idee, le loro storie. Parleremo di cristianesimo e ancora di islamismo, questa volta spiegato da un musulmano (Mamdouh) e tradotto in arabo da Ahmed. Questo poi è un numero doppio, con 2 copertine, vi piace l’idea? La seconda è in stile arabo, con l’articolo sull’Islam e si legge all’incontrario, rispetto al nostro modo occidentale. Lo sapevate che Mondi lontani in arabo è ALAM BAID? La scritta è di Ahmed Aly.
Sotto il pugile Prince Nassem Hamed
BUONA LETTURA!!!
Marco Dello Russo
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
–In numerosi conventi buddisti del Tibet c’è un locale dove non filtra mai la luce del giorno, nel quale si conservano le maschere degli dei protettori del sacro luogo. Una volta all’anno i monaci se le mettono, indossano sfarzosi costumi variopinti e, usciti all’aperto, eseguono una serie di rituali danze propiziatorie.
- Gli antichi egizi praticavano un gioco molto simile alla dama attuale.
- La persona alla quale è stato innalzato il maggior numero di statue è Buddha, il fondatore della religione asiatica che da lui prende il nome, vissuto in India nei secoli VI- V a.C.
- Si è tenuta a Milano al Palazzo Reale Arengario una mostra interessante di foto sull’India. Tutto questo dal 17 febbraio al 19 aprile. Molti sono gli artisti che hanno collaborato a questo progetto. Le foto della mostra sono presenti anche nel libro che costa sopra le cento mila lire.
- Chiunque sia passato da Hong Kong di recente si è fermato al 12 di Pedder st. fosse solo per dare un’occhiata: qui c’è Shanghai Tang, più che un negozio l’evocazione dell’atmosfera di una certa Cina pre-Rivoluzione con il suo artigianato più raffinato, riletto in chiave attuale. Per chi non ha un viaggio in programma, basta chiedere il catalogo e ordinare via fax, posta o anche e-mail, tel. 00852- 28390868.
- Gli antichi Irochesi, i pellerossa del nordamerica, veneravano il tuono come una delle massime divinità. Credevano che esso “abitasse” al disopra della luna e del sole, e scagliasse con il suo affidabile arco fulmine e saette per difendere il cielo da possibile aggressioni.
- Assolutamente non c’è dubbio che i giapponesi abbiano gusti diversi dai nostri in fatto di alimentazione. Il riso conserva il ruolo fondamentale della tradizione, però il gusto europeo, italiano in particolare, sta conquistando anche i palati dei giapponesi; ora il pane fa tanto chic in Giappone, forse come accade da noi per la frutta esotica, visto che è presentato e venduto in modo raffinato. Inoltre le panetterie-pasticcerie si moltiplicano in tutto il paese, grazie all’intraprendenza di alcuni artigiani del mestiere, francesi, ma anche italiani e nipponici.
- Mohammed Hammoussi del Marocco, di 30 anni, maschera del Cinema San Demetrio ha scritto, diretto, interpretato ed in parte anche prodotto da Hammoussi, un lungometraggio autobiografico di due ore e mezzo, dal titolo “Permesso di soggiorno”. Dice che lo distribuirà attraverso le ambasciate estere in Italia, molti sono i sogni nel cassetto: “Ho voluto raccontare semplicemente le disavventure che capitano ad un extracomunitario come me che, giunto in Italia, in attesa di essere regolarizzato dal suo datore di lavoro, vive lo sfruttamento e tutte le condizioni di difficoltà tipiche dell’immigrato clandestino. Parteciperò, se Dio vuole, alla settimana della critica a Cannes e al Festival di Bellaria”. Staremo a vedere…
India: le immagini di 50 anni di indipendenza
Una mostra di fotografie dall’India, a Milano al Palazzo dell’Arengario (te. 02-875401) dal 12 febbraio al 12 aprile. Aperta da martedì a domenica: 9,30/ 18,30 ingresso £ 12.000- ridotto £ 8000-scuole £ 4000. Noi di Mondi lontani che abbiamo assistito alla mostra possiamo dire che merita davvero.
Come ci indica il titolo di questa mostra fotografica, vengono presi in esame i 50 anni (dal 15 agosto 1947) dell’India indipendente dal dominio britannico. Nella grande quantità di iniziative che si sono svolte dallo scorso anno anche in Italia, si va quindi ad aggiungere anche questa antologia con i più celebri fotografi impegnato a raccontarci con immagini suggestive la storia di un grande paese dalle molte sfumature: 247 le immagini presenti, e 14 murali dedicati alla terra, al popolo e alla gloriosa civiltà indiana. La mostra, curata da Michael E. Hoffman, direttore della celebre fondazione americana “aperture”, è stata ottenuta dopo un lavoro durato oltre tre anni, ed è accompagnata da un bel volume pubblicato in Italia da Federico Motta in vendita a £ 120.000.
La vicenda storica indiana venne segnata dalla rivolta nel 1857, tragicamente domata, e proseguì fino ai giorni nostri, scandita dalla presenza di Gandhi, dai riti religiosi, dal ritmo lento e dai colori unici di un paese in continua evoluzione. Lontana dalla presunzione di documentare cinquant’anni di storia indiana, l’intera operazione si propone di fornire una certa idea della variegata umanità e dell’immensa cultura interiore di un paese che raccoglie quasi 900 milioni di abitanti.
Tra i nomi dei fotografi: Sunil Janah, Alex Webb, Dayanita Singh, Sebastiao Salgano, Mary Ellen Park, Henri Cartier- Bresson ed anche un italiano, Dario Mitidieri.
JHARNA KALA
L’ARTE DIVINA
Di Willy
Jharna Kala è un’artista indiano il cui nome, in Bengau, significia “La fonte dell’Arte”, scelto da Sri Chinmoy (questo il suo vero nome) per le sue opere pittoriche ed i suoi disegni. Natio del Bengala nel 1931 ma trasferitosi in un’ Ashram nel sud dell’India a 12 anni, Sri Chinmoy per oltre vent’anni pratica intensamente la meditazione e perfeziona la sua visione interiore. Oltre che pittore è anche poeta, compositore e musicista. Per “fonte” dell’arte egli intende uno stato di coscienza raggiungibile attraverso la concentrazione e la meditazione profonda. Nella sua arte Sri Chinmoy traduce nei colori e nelle forme le sue esperienze interiori e spirituali ; le sue opere pittoriche sono per lo più astratte come per altro gran parte delle opere artistiche del nostro secolo. Una caratteristica importante è la velocità di esecuzione per le sue opere: quelle di grandi dimensioni vengono concluse in una o due ore, mentre quadri più piccoli, anche in pochi minuti! Sri Chinmoy davanti alla tela bianca, in profonda meditazione, non ha alcuna esitazione: un fiotto di energia creativa e dirompente dirige la sua mano. Questa dinamica esecuzione è simile ad alcune discipline artistiche e meditative praticate in alcuni monasteri zen in Giappone. Nel 1992 ha iniziato a disegnare uccellini stilizzati come simboli dell’anima dell’uomo. Questa particolare arte devozionale l’ha dedicata costantemente alla pace ed ha raggiunto l’incredibile numero di otto milioni di uccellini!
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale per la sua instancabile attività per la pace nel mondo. È inoltre il fondatore della Peace run, una corsa
mondiale che attraversa oltre cento nazioni, ed ora, dal 1964, Sri Chinmoy vive a New York. Ha dipinto oltre 154.000 quadri, scritto oltre 1000 libri e composto 14.000 canti devozionali. Vanta vari centri a suo nome anche in Italia dove si tengono corsi di meditazione.
“Quando dipingo, scopro qualcosa che non conoscevo prima. L’arte è pazienza: la pazienza è volontà dell’artista di ascoltare la sua voce interiore”.
“La musica non conosce frontiere. Ovunque essa è libera. Il suo contributo nella sfera delle emozioni, Umane e divine, Non potrà mai essere appieno compresa”
“ Una persona spirituale dovrebbe essere una persona normale, una persona integra. Per raggiungere Dio, una persona spirituale deve essere divinamente pratica nelle sue attività quotidiane”.
“Cosa da alla vita il suo valore se non il costante anelito all’auto-trascendenza?”
(Sri Chinmoy)
MUSICA HABIBI
La novità del momento è senz’altro il disco live “Hafla” di Khaled. Questo Greatest hits dal vivo è fatto bene, registrato in Francia e in Belgio durante il “Kanza tour” del 1997. Si incomincia con “Didi” dalle incursioni jazz-funk, poi è la volta di “Sahra”, dedicata alla sua ultima figlia, “Aicha” che scatena la platea, l’intensa “Chebba”, “AbdEl Kader”, “Ouelli el darek”, la godibilissima “N’ssi N’ssi”, “Lillah”, “La Camel”, “Wahrane Wahrane”, “Ragda”, “Walou Walou”, “Mauvais sang” dalla magnifica introduzione, e si chiude con “El harba”. Polygram.
Ed ecco la colonna sonora del film “Little Budda” pubblicata nel 1993 dalla BMG e composta dal musicista giapponese Ryuchi Sakamoto. Ecco i titoli: “Main theme”, “Opening titles”, “The first meeting”, “Raga Kirvani” performed di Subramanlam, “Nepalese caravan”, “Victory”, “Faraway song”, “Red dust”, “River ashes”, “Exodus”, “Evan’s funeral”, “The middle way”, “Raga naiki kanhra/ The trial” di Shruti Sadolikar, “Enlightenment”, “The reincarnation”, “Gompa-heart sutra”, “Acceptance-end credits”.
Ed è ancora di Ryuchi Sakamoto che vogliamo parlare del suo nuovo “Discord” e di “Anger-grief”. Il primo è un album interattivo (è anche Cd-rom) per la Sony Classical. Un album nato da meditazioni sulla fame in Africa. “Mi sono chiesto che cosa potevo fare per aiutare la gente –dice il musicista di Tokyo che vive in New York-. La mia arma è la musica, così mi sono messo a scrivere 24 ore al giorno per un’intera settimana. Ne è venuta fuori una suite che è un viaggio emozionale attraverso diverse culture, come piace a me”. Una suite in quattro movimenti durante il quale il musicista ha chiesto ad alcuni ospiti illustri cosa intendono per “salvezza”. Il secondo è un mini-album pubblicato dall’etichetta Ninja Tune e contiene remix di Grief e Anger inclusi in “Discord”.
“Meli Meli” è il quarto album del cantante algerino Cheb Mami. In questo lavoro si possono ascoltare generi musicali differenti come il reggae, le cornamuse celtiche, il rap e per la prima volta anche un grido di dolore per la sua terra, che ha lasciato nel 1985 quando aveva 19 anni. Le canzoni più significative sono: “Meli Meli”, “Parisien du nord”, “H’rabti”, “Hatachi”, “Bledi” e “Azwaw”. La musica Rai è nata alla fine del secolo scorso vicino ad Orano, in Algeria. All’inizio erano le donne che si riunivano per cantare la solitudine perché lasciate a casa dai mariti, in seguito divenne musica per le feste di matrimonio e nelle cerimonie di circoncisione –tradizione islamica maschile-. Negli anni 70 con artisti come Cheb Khaled, iniziò il fenomeno dei “Cheb” con i sintetizzatori.
Questo “Zay el hawa” in italiano “Come l’aria” del cantante scomparso egiziano AbdEl Halim Hafez è davvero impedibile. Molto bravo, riusciva a creare un feeling speciale con il suo pubblico. Peccato che la foto in copertina è più o meno del periodo in cui non stava molto bene. Noi preferiamo ricordarlo da giovane, come nella foto qui sotto.
Vi ricordate del cantante inglese famoso anni fa con il nome di Cat Stevens? Convertito all’Islam, ritirato dalle scene musicali, oggi, con il suo nuovo nome Yusuf Islam torna con il disco “I have no cannons that roar” ma ci assicura che è tutta un’altra cosa. “Non sono qui come musicista, non sono più un musicista e non posso essere definito tale solo perché ho contribuito a questo lavoro scrivendo una canzone –spiega-. Nella mia agenda, nel mio futuro non vedo niente che possa sembrare una carriera di musicista. Ho altre cose da fare. Il mio ruolo adesso è un altro”. La canzone “Mother, father, sister, brother” è la prima che scrive Yusuf da musulmano, e non è neanche liturgica. Gli incassi di questa compilation andranno alla popolazione devastata dal conflitto bosniaco. “The little one” è l’unica canzone che Yusuf canta in prima persona, senza accompagnamento strumentale e dedicata ai bambini uccisi dalla guerra. Il testo dice: “…hanno ucciso i piccoli che avevano ancora il sorriso sulle labbra, con la furia delle loro armi, hanno cancellato giovani vite”.
Torna sulle pagine del nostro giornale la brava Antonella Ruggiero ex Matia Bazar, gruppo famosissimo negli anni 70 e 80. Ha abbandonato le scene circa 10 anni fa per dedicare il suo tempo al figlio, per viaggiare in India (5 volte) e incidere il suo primo album solista “Libera” –foto a sinistra- con musicisti indiani. L’abbiamo anche incontrata al Ganesh Restaurant di Milano non molto tempo fa. Il 1997 è l’anno del ritorno al successo con “Registrazioni moderne” qui l’India non c’entra, ma si ha modo di rigustare canzoni storiche dei Matia, riarrangiati. Ha vinto quest’anno il secondo posto al Festival di SanRemo con “Amore lontanissimo” brano dalle sonorità indiane, e qui rivela il suo amore per l’India e perché è tornata a cantare. “Era il 1989 –racconta- quando lasciai i Matia Bazar. Il successo mi stava soffocando, cercavo qualcosa di più profondo, desideravo un figlio. L’India mi ha ridato la voglia di cantare. Erano anni che volevo andarci, sin da bambina la sognavo. Ho sempre sentito quel paese come una terra familiare, un ritorno alle origini. E così è stato. Dopo la prima volta ci sono tornata ancora…Vorrei portarci anche mio figlio Gabriele che ora ha 6 anni. Sono stata negli ashram. Ho anche lavorato in un centro di accoglienza per bambini abbandonati, dove i piccoli vengono raccolti dalle strade e cresciuti e coltivati come fiori preziosi. Poi ho conosciuto Sai Baba, un maestro dell’amore che ha saputo fare del piccolo villaggio di Puttaparthi, dove io stavo, un centro di raccolta di milioni di pellegrini da ogni parte del mondo. È stato anche grazie a lui che ho riscoperto il desiderio di tornare a cantare. Ma in un modo diverso da prima. Non con affanno e alla ricerca di successo, bensì soprattutto per il piacere di dare a chi mi ascolta delle emozioni e un po’di gioia. L’India è entrata nel mio cuore. Anche la musica indiana mi ha soggiogata: è la musica più bella che abbia mai sentito. Infatti parte del mio album “Libera” che ha segnato il mio ritorno al mondo della canzone, l’ho registrato in uno studio di Madras. Quello che mi piace di più dell’India sono gli abitanti. Non sono comunque una fanatica o, peggio, una che segue la moda odierna dell’india e della spiritualità, la new age insomma”. Presto farà dei concerti qui in Italia, uscirà un suo album, e chissà, canterà anche in un festival in India organizzato da Sai Baba. Speriamo per lei che sarà così.
Dal 2 al 12 dicembre si è tenuto ad Abidjan in Costa d’Avorio il primo grande Festival musicale africano. Tra i 1500 musicisti invitati anche Steve Wonder e Miriam Makeba, che spiega: “Tutti i paesi del mondo parlano di come e in che modo aiutano l’Africa, ma nessuno parla mai di quello che l’Africa ha dato al mondo in termini di cultura, di musica, di energia”. Il Festival si chiama “Afromusiques”, e lo scopo è quello di farlo diventare un appuntamento annuale. Oltre alla musica il Festival ha affrontato altre tematiche come lo schiavismo, la salute, la religione.
L’algerina Warda Al Jazairia è forse l’erede della grande Oum Kalthoum. È nata a Parigi nel 1940 da padre algerino e madre libanese, ha frequentato giovanissima il Tam Tam, il più celebre night club maghrebino della capitale francese di proprietà di suo padre. Apparsa in molti film egiziani, Warda ha cantato nella sua lunga carriera le composizioni dei più celebri autori arabi. “Lebanon/ Algeria” è il suo nuovo disco.
Concludiamo questa rubrica con un cantautore celebre brasiliano (o argentino) come Caetano Veloso. È uscito da poco “Livro” un album quasi tutto nuovo, ringrazia Chico Buarque, Joao Gilberto, Milton Nascimento, Jorge Ben, Arrigo Barnabè, Miles Davis- Gil Evans e Charlinhos Brown. Tra le 13 canzoni d’autore spiccano le due dedicate al figlioletto Tom nato da poco e alla moglie Paulinha. Ma i momenti più esaltanti sono molti di più, compresa una straordinaria versione del classico “Na baixa do sapateiro” di Ary Barroso. Veloso tornerà in Italia a luglio dal vivo per Umbria jazz, al Morlacchi di Perugia.
“Live in Paris” è lo straordinario concerto parigino del 1994 di Mahmoud Ahmed (foto sotto). “Possiede un maturità impressionante –dice ‘Musica’-, il suo ‘jazz urbano’, e momenti come ‘Tezeta garedew’, ‘Wey feqer’ –tra Clapton e Knopfler- hanno impressionato persino i severissimi critici inglesi”.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Dato il grande interesse che riscontra questo tipo di cinematografia, ci stiamo impegnando sempre di più nella ricerca d’archivio per proporvi film sia noti che molto particolari, come il folle “Tetsuo” che vi presentiamo questo mese, film noto solo agli appassionati cinefili del fantastico, praticamente introvabile in Italia (solo su Rai 3, di tanto in tanto e a notte fonda, lo trasmette). Tra i nuovi, invece, non possiamo non segnalarvi “Kundun” e “Amistad”, entrambi in uscita in questi giorni, ovvero quando Hollywood si spinge in… mondi lontani! Infine, vi consigliamo di seguire le piccole rassegne che di tanto in tanto si svolgono qui a Milano, per lo più in piccole sale d’essai e meglio se con pellicole in lingua originale sottotitolate. Buona visione, e segnalateci anche voi i vostri film per “Tracce sulla sabbia”.
AMISTAD di Steven Spielberg, con Morgan Freeman, M. Mc Conaughey, A. Hopkins, USA 1997. Spielberg, “regista per famiglie”, si cimenta in uno “Schindler’s list” versione nera, una denuncia della schiavitù, l’episodio più infame della storia americana, per usare le sue parole. La storia vera dell’ammutinamento dei 53 schiavi che nel 1839 presero il comando della nave spagnola Amistad; arrestati dalle autorità statunitensi, divisero, con il processo che ne seguì, l’opinione pubblica. Nomination ad Anthony Hopkins all’oscar.
A OSTRA E O VENTO di Walter Lima jr, con Lima Duarte, Fernando Torres, Brasile 1997. In concorso allo scorso festival di Venezia, ma ancora inedito da noi. Il guardiano di un faro, sua figlia adolescente e il suo vecchio assistente, soli su un’isola; pian piano, il mondo immaginario della ragazza invade l’isola, creando un’atmosfera irreale e intensivamente sensuale. L’arrivo di un giovane assistente fa precipitare la situazione.
STORIA DI FANTASMI CINESI (Qian nu youhun) di Ching Siu Tung, con Leslie Cheung, Woh Ma, Hong Kong 1987. Un giovane esattore delle tasse capita in una foresta sconosciuta dove è affascinato da una bella ragazza che in realtà è lo strumento di un demone che intende impadronirsi anche di lui. Quest’ultimo verrà salvato in extremis da un samurai. Curioso horror grottesco, una sorta di “La casa” in versione cinese, decisamente ben riuscito con le buone idee, se non altro. Ebbe anche un seguito mai distribuito in Italia. Reperibile in videocassetta.
ZULU di Cyril Endfield, con Stanley Baker, Jack Hawkins, Ulla Jacobsson, GB 1963. Spettacolare ricostruzione di un episodio realmente accaduto in Africa alle fine dell’Ottocento. I guerrieri zulù insorgono contro i bianchi e attaccano una missione; il coraggio dei difensori li spingerà a deporre le armi.
KUNDUN di Martin Scorsese, con T. Thuthob Tsarong, G. Tethong, T. Kunkhyen USA 1997. Dopo “Sette anni in Tibet”, del quale ci siamo già occupati, l’altro film sul Tibet della stagione non vanta stelle del calibro di Brad Pitt nel cast (sono tutti rifugiati tibetani) né budget di 70 milioni di dollari. Melissa Mathison scrive e Martin Scorsese dirige la storia del quattordicesimo Dalai Lama: dagli anni dell’educazione in un monastero all’occupazione cinese che lo costrinse all’esilio. Dell’esordiente Kunkhyen che interpreta il Dalai Lama bambino, Scorsese ha detto: “In scena è meglio di Joe Pesci e Robert De Niro”.
TETSUO, L’UOMO D’ACCIAIO (Tetsuo) di Shinya Tsukamoto, con Tomoroo Taguchi, Kyo Hujiwara, Giappone 1989. Stranissimo film vincitore di un premio al Fantafestival di Roma: in un suggestivo bianco e nero non assistiamo ad una trama vera e propria, ma ci sono: un uomo che diventa un inquietante mutante di metallo, un duello, un amplesso di sangue e molte altre scene interessanti nell’ambito del cinema fantastico. Un film incredibile, lungo poco più di un’ora e con pochissimi dialoghi, consigliato agli amanti delle bizzarrie ed agli stomaci forti.
RAPA NUI di Kevin Reynolds, con Jason Scott Lee, Esai Morales, Sandrine Holt USA 1994. Spettacolare film d’avventura prodotto da Kevin Costner: un documento ben fotografato sulla leggendaria Isola di Pasqua e sulla sua antica storia. Siamo sul finire del 1600 e assistiamo ad una storica gara, quella che da diritto ad essere nominati “uomo uccello”. Ma c’è anche la parte romantica rappresentata da due giovani che si vogliono bene. Buon successo per questo film disponibile anche in videocassetta.
AD EST DI SUMMATRA (East of Sumatra) di Bud Boetticher, con Anthony Quin e Jeff Chandler USA, 1953. Gli abitanti di un’isola vicino a Sumatra convivono con alcuni minatori bianchi, giunti con una spedizione per estrarre preziosi. I rapporti già difficili esplodono a causa di una ragazza. I minatori avranno il loro bel da fare per salvare la pelle e la miniera. Storie d’amore e conflitti razziali diretta con tocco sapiente.
SPECIALE: CINEMA AFRICANO
Il continente nero dai suoi mille volti: a Milano l’8° Festival del Cinema Africano tra proiezioni, incontri, concerti e un concorso video.
Non tutti sanno che l’Africa è una terra che propone una vasta e interessante panoramica cinematografica, e non tutti sanno, che, da qualche anno a questa parte, Milano vanta un Festival dedicato a questo continente, giusto ora alla sua ottava edizione, che vi consigliamo di seguire. Finalmente anche da noi di “Mondi lontani” riusciamo a parlare di un rassegna ben delineata e di cui si sa qualche cosa, rispetto a tante piccole retrospettive di cui abbiamo notizia spesso troppo tardi; nella nostra città che non può vantare una vera tradizione di Festival cinematografici, questa manifestazione è una manna dal cielo. La rassegna (dal venerdì 20 a giovedì 26 Marzo) sotto la direzione artistica di Annamaria Gallone, specialista di cose d’Africa, e di Alessandra Speciale del Coe, allarga, in tutti i sensi, i confini. Intanto perché assume dichiaratamente una dimensione panafricana, dilatando la sua geografia alla diaspora dei registi africani in Europa e in America. Poi perché moltiplica le sezioni le occasioni d’incontro, i modi di comunicare cultura. Sono tanti i lungometraggi in concorso. Segnaliamo questi: “L’arche du dèsert” di Mohamed Chouikh, violenta metafora sull’intolleranza ambientata nell’apparenta paradiso di un’oasi; “L’albero dei destini sospesi” di Rachid Benhadj, parte di una saga di 4 film sull’emigrazione africana in Italia, quindi particolarmente interessante per noi; “Kini & Adams”, diretto dal grande cineasta del Burkina Faso Idrissa Ouedraogo (vedi numero scorso su “Tracce sulla sabbia”) e presentato all’ultimo festival di Cannes. È la storia di due amici che vivono in un povero villaggio, ma sognano un’esistenza migliore e cercano fortuna in città. Era a Cannes anche un altro maestro del cinema africano, Gaston Kaborè, con “Buud Yam”: parabola iniziatica dalle cadenze di un racconto tradizionale, dove un giovane cerca un guaritore per curare la sorella afflitta da un male misterioso. Poi ci sono, tra gli altri “Bent famiglia” di Nouri Bouzid, sulla condizione delle donne tunisine. Alla Tunisia è dedicata la retrospettiva, con film realizzati tra gli anni 60 e gli 80, tra cui alcuni classici, come “L’uomo di cenere” proprio di Nouri Bouzid. “Rage in USA III” (è alla terza edizione) la sezione riservata al cinema dei registi “afroamericani”, rappresentativa di una importante produzione “Off Hollywood” che conta registi del calibro di Charles Burnett (del quale si vedrà “Nightjohn”). È una novità introdotta quest’anno, invece, il concorso-video, che testimonia il grande sviluppo del supporto magnetico nell’universo audiovisivo africano. Le proiezioni si terranno in tra sale: l’Auditorium San Fedele, il Cineteatro San Lorenzo alle Colonne e il Cinema De Amicis (ingresso £ 6000, tessera per tutte le proiezioni e £ 40.000 in prevendita al Centro Orientamento Educativo, via Lazzaroni 8). La giuria è composta, tra gli altri, da Miriam Makeba, Sergio Rubini e Kiko Stella. Nella
serata inaugurale, la grande cantante sudafricana presenterà al pubblico la nipote Zenzi Lee, astro musicale nascente. Tutto l’8° festival, del resto, correda di altre manifestazioni gli appuntamenti cinematografici veri e propri. Martedì 17, ai Magazzini generali (via Petrasanta 14) ci sarà un concerto afrobeat con i Fela’s Egypt 80 e Sealin Kuti, figlio del nigeriano Fela Kuti, capofila della world music. Sono inoltre previsti un seminario internazionale intitolato “United colors of media” (23-24) e tre tavole rotonde: domenica 22 “Back to Africa: i registi africani alla ricerca delle loro radici”, partecipa Kasi Lemmons, che ha diretto il recentissimo “La baia di Eva”; mercoledì 25 “Dal quotidiano all’universale: le ambizioni del cinema tunisino”, con Nouri Bouzid e molti altri esponenti di quella cinematografia; giovedì 26 “Attore africano, attore europeo: due culture a confronto”.
LA TUA CITTA' E' MULTIETNICA
Di Willy
“Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. E’ trattando con gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi” Tahar Ben Jelloun.
Sempre in crescita il numero d’immigrati che scelgono la nostra città come nuova casa. I problemi d’integrazione e la realtà scolastica che vede quasi 8000 immigrati iscritti alle elementari e medie milanesi.
Ormai è un dato di fatto e non serve chiudere gli occhi di fronte al problema dell’immigrazione nella nostra città: gli stranieri sono molti, moltissimi, difficile dire quanti ora visto che molti sono irregolari, ma basta guardarsi un po’ intorno in città per notare facce per noi diverse. E’ un vero record: Milano e provincia sono la realtà più multietnica in Italia, soprattutto a livello di bambini: nelle scuole milanesi, elementari e medie, gli alunni di origine straniera sono passati da 950 nel 1988 a 7538 nel 1996…Questo non è dovuto solo al fatto che molti immigrati hanno avuto qui i loro figli, ma anche molti padri o madri si sono potuti ricongiungere con il coniuge portando con sé i figli. Oltre 18 mila “ricongiungimenti” autorizzati solo nel 96 a Milano e provincia, vale a dire un quinto di tutti quelli autorizzati in Italia nello stesso periodo. A Milano è spesso una buona prospettiva per l’immigrato che ha qui più possibilità di integrarsi: il processo di integrazione tra lui e la nostra gente è già avanzato: i ricongiungimenti avvengono infatti quando c’è una concreta prospettiva di avere come punto d’appoggio una casa o un lavoro già assicurati. Possiamo dire che, oltre alla casa e al lavoro, anche scuola e cultura sono elementi che rafforzano l’integrazione, anche se la conoscenza della nostra lingua rappresenta uno degli ostacoli più ardui da superare per l’immigrato. Ora però, grazie anche alle esperienze in atto ormai da oltre una decina di anni in città (in particolare ai corsi di Via Tadino) esiste una metodologia particolarmente aggiornata per risolvere questo problema: corsi di aggiornamento, ad esempio, per insegnanti e volontari che vogliono dedicarsi all’alfabetizzazione degli adulti. In Italia, il processo d’integrazione degli stranieri, soprattutto provenienti da paesi lontani o culturalmente diversi dal nostro, sembra più difficoltoso se raffrontato ad altre grandi nazioni europee: la Francia, ad esempio, ha certamente più storia di immigrazione straniera rispetto a noi e c’insegna che è importante che l’impatto con la nostra cultura non significhi cancellare la memoria della lingua e della cultura d’origine. Questa realtà esige adeguamenti importanti di strutture e servizi, in modo da facilitare da un lato la massima integrazione, e per evitare d’altra parte rischi di inutili e pericolose tensioni. Prendiamo ad esempio la folla degli almeno 20 mila musulmani che, a Milano, hanno celebrato il 28 gennaio scorso la fine del Ramadan. Raccolti in Piazzale Maciachini, un tappeto di persone distese per terra, con il volto rivolto verso la Mecca, in preghiera, potrà essere parso strano, oltre ai problemi di viabilità che ci sono stati: il traffico è rimasto bloccato nella zona nord della città: gli islamici sono arrivati in zona coi propri automezzi che hanno lasciato sulla circonvallazione esterna che è rimasta di conseguenza intasata, creando in tal modo ingorghi fin dalle prime ore della mattinata. Questo atto di preghiera per noi cristiani non potrà significare nulla, ma per loro è un momento di riflessione che aiuta a fortificare la volontà; il Ramadan, per i seguaci di Allah è infatti uno degli avvenimenti più importanti: per un mese hanno digiunato di giorno, con la possibilità di rifocillarsi solo dopo il calar del sole. Un mese di purificazione, sia spirituale sia fisica. Milano comincia così a prendere atto di una realtà come questa, praticamente ancora clandestinamente, nonostante i 600 mila seguaci, immigrati ma anche italiani convertitisi all’islamismo. Visto che ormai è una metropoli multietnica deve anche prendere atto che i molti arabi qui residenti chiedono che nelle scuole italiane sia insegnato anche l’arabo…qualcosa dovrà pur cambiare.
“Con assoluta naturalezza un bambino gioca con gli altri bambini. Non si pone problema se siano africani o cinesi, superiori o inferiori. Per lui sono prima di tutto compagni di gioco. Possono andare d’accordo o litigare. E’ normale. Ma non ha niente a che vedere con il colore della pelle. Per contro, se i suoi genitori lo mettono in guardia contro i bambini di colore, allora, forse, si comporterà in un altro modo”. Tahar Ben Jelloun dal libro “Il razzismo spiegato a mia figlia”, Bompiani.
L'INTERVISTA
A SAYED, KHALED E AHMAD ALY
DI TIZIANA GALLINI E MAMDOUH ABDEL KAWI
DA QUANTO TEMPO SEI IN ITALIA?
SAYED: Da quasi due anni.
KHALED: Da tre mesi.
AHMAD: Dal Settembre 1985.
COSA TI HA SPINTO A VENIRE QUI’ IN ITALIA?
SAYED: Sono venuto qui perché al mio paese non mi trovavo bene.
KHALED: Per lavoro.
AHMAD: C’era un mio amico e volevo cominciare una vita da solo in un altro paese.
COSA HAI PROVATO AI PRIMI TEMPI CHE ERI QUI’?
SAYED: Avevo paura perché non capivo niente, e loro (gli italiani) non parlavano inglese.
KHALED: Ero triste perché il lavoro non c’era.
AHMAD: Sono una persona che si abitua e non ho avuto problemi. Il mio rapporto con le persone e con Dio non sono cambiati e così posso dire del mio carattere.
HAI PROVATO MOLTE DIFFICOLTA’ D’ADATTAMENTO NEL NOSTRO PAESE?
SAYED: Si, perché ho iniziato con un lavoro difficile come il muratore ed io in Egitto non avevo mai lavorato.
KHALED: No, mi sono trovato bene.
AHMAD: I primi tempi per la lingua e la mia timidezza.
TI PIACE IL NOSTRO PAESE, COME TI TROVI CON NOI ITALIANI?
SAYED: Si mi piace perché le persone qui sono molto simpatiche, abbastanza simili a noi e con noi sono anche molto brave, non come i francesi e i tedeschi -Sayed mi ha tanto raccomandato di scrivere anche questo-.
KHALED: Non mi piace molto vivere qui, le persone con noi a volte sono simpatiche o antipatiche, dipende naturalmente da chi ti trovi davanti.
AHMAD: Gli italiani sono bravi però dentro di loro c’è un minimo d’intolleranza, non riescono ad accettare completamente che non sono italiano, però mi trovo bene con loro e i miei migliori amici sono italiani. Le mani hanno cinque dita ed ognuna è diversa, perciò ogni persona non è uguale, non si può giudicare qualcuno senza conoscerlo bene.
CREDI CHE SIA DIFFICILE LA CONVIVENZA CON LA NOSTRA CULTURA E LA TUA?
SAYED: No, non lo è per niente. Possiamo benissimo andare d’accordo insieme
KHALED: Non è difficile.
AHMAD: Sono un tipo che si abitua con la cultura degli altri paesi.
COME VIVI QUI’ A MILANO (NEL LAVORO, CON LE AMICIZIE)?
SAYED: Vivo normalmente. Lavoro sia la mattina sia la sera. Ho tanti amici italiani ed egiziani e sto bene con loro.
KHALED: Vivo con amici con i quali mi trovo bene.
AHMAD: Mi trovo benissimo, anche con i colleghi di lavoro.
TI MANCA IL TUO PAESE, QUALE’ IL MOTIVO CHE TI TRATTIENE QUI’?
SAYED: Non è il mio paese a mancarmi ma la famiglia. Sono ancora qui perché mi piace molto il vostro paese.
KHALED: Mi manca molto la famiglia, e spero sempre in un lavoro.
AHMED: Si la famiglia, sono qui perché vorrei fare qualcosa di buono, una vita, (anche se piena di sacrifici).
SENTI SPESSO LA TUA FAMIGLIA?
SAYED: Ogni tanto.
KHALED: Spesso.
AHMAD: Si e spendo molto, ma è la mia famiglia e lo faccio volentieri perché sono molto importanti per me.
VORRESTI VISITARE ALTRI PAESI?
SAYED: Si l’America e tutta l’Europa, in particolare l’Olanda e la Spagna. L’America perché m’incuriosisce molto visto che si vedono spesso filmati in TV. L’Olanda perché c’è mio zio. La Spagna per la corrida.
KHALED: Per il momento gli altri paesi non mi interessano.
AHMAD: Visiterei gli altri paesi solo per trascorrerci le vacanze e basta. Magari in posti tranquilli, di montagna, in mezzo alla natura, per contemplarla e poter dire grazie a Dio esiste tutto questo.
Sayed ha 28 anni, Khaled 21 e Ahmad 37. Sayed è un tipo espansivo, gli piace molto conoscere le persone e viaggiare.
Khaled non conosce molto l’italiano, forse è anche per questo che non dice molto.
Ahmad è una persona tranquilla, ben integrato nel nostro paese che conosce ormai da 17 anni.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
“L’India dei Moghul” di Valerie Berinstain, Universale Electa, lire 22.000. E’ la storia della dinastia che più di tutte ha segnato l’India pre-britannica e leggendola ripercorriamo gli antichi fasti dell’era dei Gran Moghul, il loro opulento regno e la conseguente fioritura artistica, simbolo il Taj Mahal.
“Guida ai paesi del Maghreb” di Giancarlo Lannuto, Datanews, lire 20.000, 150 pagine (un po’poche per la verità) sulla complessa area maghrebina: storia, politica, economia, turismo.
“Le disavventure di Paperamses” di Walt Disney, Arnoldo Mondadori Editore, 480 pagine, lire 9.900. Per i bambini e ragazzi (ma non solo!). Per la nuova collana economica “I Supermiti” della Mondadori, esce un volume a fumetti con 13 delle migliori storie a tema pubblicate negli anni dalla Disney, protagonista il Faraone Paperamses, il paperino del tempo, qui nell’antico Egitto con i suoi pasticci quotidiani.
“Cultura Cuba” di Alex Fleites e Aldo Garzia, Teti Editore, 221 pagine, lire 28.000 è l’unica guida attendibile alla cultura cubana nella sua accezione più ampia. Sottotitolo del libro: Viaggio nell’identità di un’isola. E sempre su Cuba, è uscito recentemente anche “Vedi Cuba e poi muori”, a cura di Danilo Manera, Feltrinelli, 173 pagine, lire 23.000, ovvero una raccolta di racconti tra realismo magico e telenovela, tra empito visionario e cronaca minuziosa, su quest’isola che tanto affascina anche molti italiani, nonostante che spesso se ne parla a sproposito.
“I ragazzi di Tokyo” di Alessandra Castellani, Liguori Ed., lire 15.000. E’ una raccolta “Selvaggia” di impressioni, ottimo spunto per capire, come dice il sottotitolo “Le politiche Zen di una metropoli”.
“Atlante dell’antico Egitto” di John Baines, Jaromir Malek, Istituto Geografico De Agostani, 240 pagine. È un volume esauriente sull’argomento, pubblicato in Inghilterra nell’ormai lontano 1980 ma ancora reperibile in qualche grossa libreria. Lo consigliamo perché è molto curato, nel testo, nelle cartine, nelle antiche stampe e nelle quasi 500 foto a colori e in bianco e nero che contiene… una vera chicca! E pensare che noi di Mondi Lontani l’abbiamo rinvenuto nella spazzatura…sacrilegio!
“Egitto”, di L. Logan, G. Cole, D. Simonis e S. Wayne, EDT Edizioni, lire 49,000 è una guida molto dettagliata e particolareggiata, dedicata soprattutto a chi non ama i viaggi organizzati.
“La Regina di Saba”, di Andrè Malraux, EDT Edizioni, lire 22.000. Il racconto avvincente di un viaggio avventuroso attraverso il deserto yemenita alla ricerca della misteriosa capitale della Regina di Saba.
“Come ritrovai Livingstone in Africa Centrale” di Henry M. Stanley, Touring Club Editore, lire 24,000. Questo libro inaugura una collana di letteratura di viaggio che pubblica libri particolarmente introvabili o mai tradotti. È il racconto di un reporter che dopo interminabili avventure riesce a ritrovare il missionario-esploratore Vittoriano David Herbert Livingstone, disperso da tre anni nel continente nero.
“La scrittura dell’eternità dorata” di Jack Kerouac, Mondadori Edizioni, lire 9,000. Alla lezione del secolo “raggiungere la pace interiore nella gioia attiva chiamandosi fuori dalle strutture di potere del proprio tempo” Jack Kerouac ci arrivò nel 56, a 34 anni. Seppe di essere “vuoto”, secondo la pratica buddista, quando la sua penna cominciò a riempire le pagine di versi costruiti sul “Satori”, sull’illuminazione. Era la “parola del silenzio” che improvvisamente esplodeva, muta, arrampicandosi fino al cuore. Un esempio di poesia beat e saggezza orientale del famosissimo autore di “Sulla strada”.
“Come sognavano gli antichi” di Claudio Saporetti, Rusconi Ed. Il sottotitolo del libro è “Sogni della Mesopotamia e dei popoli vicini”, ed è un saggio sui sogni dei popoli antichi, quindi un tema molto particolare. Sognare, nell’antichità, era uno dei tanti modi per tentare di conoscere il volere degli dei e il futuro, alla stessa stregua che studiare il ruotare degli astri o il volo degli uccelli. Gli assiri, ad esempio, così come gli egizi, gli ittiti e gli ugaritici, hanno tramandato un vero e proprio manuale di interpretazione con gli oggetti dei sogni e il significato che vi corrisponde.
“L’arte sacra in Oriente e in Occidente- l’estetica del sacro” di Titus Burckhardt, Rusconi Editore. Il modo in cui l’arte di cinque grandi culture religiose: cristianesimo, buddismo, taoismo, islamismo e induismo, esprime i fondamenti del sacro.
“Il dio delle piccole cose” . Una storia indiana, saga di famiglia in decadenza, come lo sono tutte le famiglie delle saghe, sempre in bilico sul confine che separa la decorosa sopravvivenza della miseria. Su questo confine si intreccia una vicenda d’amore impossibile tra una figlia della famiglia, in decadenza si, ma ancora con un nome da salvaguardare, e un giovane uomo della casta degli intoccabili, subumano dunque, che non avrebbe nemmeno il diritto di pensare alla ragazza della quale si è innamorato. Il linguaggio di Arundhati Roy, colorito e immaginifico come può esserlo quello dei bambini, accompagna il lettore senza farlo soffrire troppo nell’attesa della prevedibile tragedia finale, ma riuscendo anzi a consolarlo con la grazia delle immagini, con l’andamento lieve e, nonostante tutto, sorridente del racconto.
“La scrittura –dice l’autrice del libro- è come la pelle dei miei pensieri. Raramente riscrivo una frase. Sarebbe come se respirassi di nuovo un respiro già fatto”. La Roy ha 37 anni ed è nata nel Kerala, in India. “Il dio delle piccole cose” è il suo primo romanzo.
“Pappamondo” di autori vari, Editrice Berti, lire 12,000. Interessante guida ai ristoranti stranieri a Milano: ne sono elencati ben 142, per tutti i palati e per tutte le tasche, dall’Egitto all’Eritrea, dal Venezuela, alle Filippine, dalla Cina (una selezione di 21), al Giappone, dalla Francia alla Romania. Nell’indice sono elencati non solo per aree geografiche, ma anche per prezzo, sotto le 20,000 lire (solo per 6) a oltre le 100,000 (solo 1, il giapponese Suntory). Se prima di affrontare gusti nuovi al ristorante, volete fare un test d’assaggio, ecco 25 gastronomie etniche. Un libro veramente utile per ci ama il buon mangiare, senza frontiere.
DOVE IMPARARE LE LINGUE
Se volete imparare il portoghese, l’arabo ma soprattutto il latino-americano la MIs Modern Laguages Services fa al caso vostro. Si trova in via Bocconi 9, tel. 58321163. Il prezzo per un’ora di lezione individuale è di 60 mila lire in sede.
Per l’arabo, il giapponese, il turco e il thailandese c’è Mmt- Language Center in corso Vercelli 9, tel. 4812006. 45 minuti con un insegnante costano 43 mila lire.
Alla Civiche scuole di lingua in via Matteucci 3, tel. 29514630 insegnano il portoghese, il serbocroato, l’arabo, il cinese, giapponese, turco e, addirittura l’hindi e il tibetano. 210 mila lire per 60 ore.
“Corsi a vostra immagine e somiglianza”, questo è l’invito del Multi Method in via Durini 4, tel. 76014022. Fra le tante lingue si può imparare il giapponese. Una lezione di 45 minuti individuale costa intorno alle 50 mila lire.
Al Hanover Language Studio in viale Zara 132, tel. 66801819 promettono di insegnare tutte le lingue del mondo. Il prezzo per un corso di 30 ore (da 60 minuti!) individuale da svolgere entro due mesi è di 1 milione 200 mila lire, mentre un’ora singola costa 45 mila lire.
IL RICETTARIO DI MONDI LONTANI
KEBAB
800 g di polpa di agnello e di manzo, 2 cipolle di media grossezza, 1 cucchiaino di coriandolo, 1 cucchiaino di cannella, sale, pepe, olio extravergine d’oliva.
Questo è un altro modo di preparare gli spiedini di carne e anche questa ricetta proviene dal Medioriente.
Passate al tritacarne la carne di agnello e di manzo, amalgamate le cipolle sbucciate e tritate finemente, poi unite al tutto anche il coriandolo, la cannella, sale, pepe, e manipolate a lungo così da ottenere un composto omogeneo. Ricavate 4 polpette e cuocete ognuna di esse al barbecue, su carbonella ardente senza fiamma, ungendo molto bene la graticola con dell’olio, in modo da evitare che vi si attacchi la carne. Rigirate spesso e, a cottura ultimata, poggiate i kebab su larghe fette di pane, così da far assorbire l’eccesso di grasso.
Dal Ricettario “Cucina araba” editrice (La casa verde) di Marta Fischer
MOLOHIA
La Molohia è un piatto tipico egiziano che tutto il mondo arabo conosce. Si possono comprare le bustine di Molohia nelle macellerie arabe, non costano molto. La Molohia è un’ erba estiva difficile da trovare, le bustine sono più facili da trovare, una volta acquistate il resto sei tu a prepararlo.
Per incominciare preparate brodo di manzo o di pollo , una volta caldo togliere la carne, mettere in un pentolino un po’ di olio e 2 spicchi di cipolla tagliuzzati. Mettere nel brodo 2 cucchiai di Molohia e lasciare 3 o 5 minuti in modo che esce il vapore. Per finire mettere i pezzi di cipolla con un po’ di sale nel brodo di cottura per altri 5 minuti.
Ricetta di Sayed AbdEl Kawi
RISO SALTATO ALLA CANTONESE
800 Ingredienti per 4 persone: 400 gr di riso a chicco lungo, 50 gr di carne di maiale, 50 gr di prosciutto cotto da tagliare a dadini, 50 gr di gamberetti già sgusciati, 2 uova, 3 funghi secchi cinesi (nei negozi specializzati), 1 cipolla, 50 gr di piselli sgranati, 1 cucchiaio di salsa di soia, un pizzico di glutammato, 1 di olio di soia, sale pepe.
Sciacquate il riso sotto l’acqua corrente fredda e fatelo sgocciolare mettendolo in un colino. Gettatelo in una pentola riempite con 5 dl di acqua fredda, portate a ebollizione e coprite con il coperchio in modo da chiudere la pentola quasi ermetica. Abbassate le fiamma e fate cuocere per circa 12 minuti a fuoco molto dolce. Quindi spegnete e lasciate riposare il riso per 5-10 minuti mantenendolo sempre coperto. Alla fine, l’acqua di cottura del riso dovrà risultare completamente assorbita. Fate intanto ammollare i funghi in acqua fredda per circa 15 minuti. Scaldate un cucchiaio di olio in una padella (o nel wok, la tipica padella concava cinese) e fatevi rapprendere le uova prima sbattute leggermente. Una volta pronte, tenetele da parte. Scolate i funghi dall’acqua di ammollo, eliminatene i gambi, tagliateli a dadini e fateli saltare in padella con un cucchiaio di olio caldo. Tagliate a pezzetti la carne di maiale, unitela ai funghi e fatela rosolare uniformemente. Aggiungete anche i dadini di prosciutto e i gamberetti e continuate a cuocere, sempre mescolando, per circa 2 minuti. A questo punto versate nella padella anche la salsa di soia e metà della dose indicata di glutammato, mescolate ancora per amalgamare bene e togliete dal fuoco. Lessate i piselli in acqua salata per 15 minuti e scolateli. Tritate finemente la cipolla e fatela dorare in padella con un po’ di olio. Unite il rimanente glutammato e il riso bollito e fate insaporire tutto bene. Aggiungete l’intigolo di carne, i piselli lessati, le uova strapazzate e amalgamate tutti gli ingrediente regolando di sale e pepe. Servite il riso così preparato accompagnato con salsa di soia scura.
-Il riso alla cantonese si può preparare anche senza carne di maiale, solo con i gamberetti, questo dipende dai ristoranti in cui andate-.
Dal giornale “Io Donna”
IL CRISTIANESIMO E GESU’ CRISTO
Libro: il Vangelo dato a Gesù e la Bibbia
Fede: in Dio, nella trinità (Padre, figlio e spirito Santo), nella qualità massianica di Gesù Cristo (figlio di Dio)
Giorno festivo: la Domenica
Feste più importanti dell’anno: la nascita di Gesù (vigilia di Natale 24 Dicembre e Natale il 25) e la morte di Gesù (Pasqua in primavera)
Città più importante: Gerusalemme
Il Cristianesimo è la religione che ha origine da Gesù Cristo. Il nome Gesù deriva dall’ebraico (Jeshua) che significa (Jahvè è salvezza), il nome Cristo (greco unto del Signore) allude alla qualità massianica; è detto anche (Nazareno) da Nazareth paese d’origine. Il cristianesimo ha sviluppato il germe ebraico del messianismo, e ha fondato un “nuovo patto”d’amore tra Dio e l’umanità e nella persona di Cristo, riscatta l’uomo dal peccato originale. Predicata all’inizio in Palestina, dove Gesù raccolse attorno a sé il gruppo degli Apostoli, che diffusero la religione, dopo la morte di Cristo, nel bacino mediterraneo. Ecco i nomi dei 12 Apostoli: Simone, figlio di Giona “detto Pietro”, Giacomo e Giovanni “figli di Zebedeo”, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo “figlio di Alfeo”, Taddeo, Simone Cananeo, Giuda Iscariota (che lo tradì), sostituito poi da Mattia. Gesù Cristo –secondo la religione cristiana- nacque a Betlemme nell’anno 744, di Roma da Maria senza alcun intervento di uomo, fu un miracolo, e l’angelo Gabriele portò l’annuncio di Dio alla giovane donna, futura moglie di Giuseppe. Gesù visse a Nazareth e fu arrestato e condannato a morte all’età di 33 anni per essersi proclamato “figlio di Dio”. Gesù crocefisso tra due ladroni, dopo 3 ore di agonia fu sepolto la sera stessa. Tre giorni dopo risorse e rimase sulla terra per altri 40 giorni. Il Vangelo e la Bibbia sono i libri dei cristiani, e la religione conta 900.000.000 di seguaci.
La religione cristiana oggi ha varie confessioni, le più importanti sono tre: la cattolica, la protestante e l’ortodossa.
La cattolica “universale, apostolica”, illuminata dallo Spirito Santo, prosegue la missione affidata da Cristo agli apostoli e riconosce il primato del vescovo di Roma.
La protestante, che ha avuto origine dalla Riforma “rivoluzione religiosa, alimentata anche da motivi politici ed economico-sociali”, rivendica dei diritti, ed è presentata dai seguaci di Lutero (monaco agostiniano che mise in dubbio l’autorità papale e si appellava ad una religiosità intima contro l’esteriorità delle opere). I più grandi gruppi di protestanti sono quelli dei luterani, dei calvinisti e degli anglicani.
L’ortodossa infine stabilisce la processione dello Spirito Santo dal Figlio oltre che dal Padre, e respinge il Filioque, il celibato ecclesiastico, la separazione della cresima dal battesimo, l’Immacolata Concezione (dogma cattolico definito da Pio IX affermante l’esclusione di Maria Vergine dal peccato originale).
Il peccato originale, secondo la teologia cattolica, è il peccato che ciascun uomo, nascendo, porta con sé per eredità del primo uomo, Adamo, che trasgredì la legge divina. Viene tolto dal
sacramento del battesimo. I 7 sacramenti sono: battesimo, penitenza “diconsi dei morti, in quanto chi li riceve passa dalla morte del peccato alla vita in Cristo”, cresima, eucaristia, estrema unzione, ordine, matrimonio “sono dei vivi, in quanti incrementano la vita spirituale”. INRI (sigla latina delle parole “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum” in italiano “Gesù Nazareno Re dei Giudei”), sono le parole apposte da Pilato alla croce di Cristo.
Molti sono i pareri discordi l’uno dall’altro di ricercatori, scienziati e religiosi sulla morte di Gesù e sulla Sindone “sudario che ha accolto il corpo di Cristo morto”. Su quest’ultima dicono che appartiene ad un uomo anziano e non ad uno di 33 anni, altri affermano che l’uomo della Sindone appartiene all’epoca medioevale e quindi più recente rispetto al periodo di Gesù.
CONOSCIAMO MEGLIO L’ISLAM
Di Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
Islam è sottomissione ed obbedienza in Allah. Questa religione richiede una fede totale negli insegnamenti di Muhammad. Chi non vuole seguire il Profeta ma pretende di seguire solo Allah non è musulmano. Bisogna accettare tutti i Profeti. Musulmano è chi obbedisce ad Allah e al suo Profeta in ogni momento della giornata. Colui che non crede nell’Islam è un “kafir” e la sua natura è “kufr”. Mushrik “associatore”, Dahriy “senza Dio”. 99 sono i nomi di Allah e il Corano proviene da Lui, consegnato a Muhammad dall’angelo Gabriele. Ogni volta che nominiamo il nome di Muhammad diciamo “la pace sia con lui”, in arabo “Alayehi assalato uassalàm”-
I 5 pilastri dell’Islam sono:
- ATTESTAZIONE DI FEDE: “Asc hadu an la ilaha illallah, ua asc hadu anna Muhammadun Rasulullah”, in italiano “Attesto che non c’è altra divinità all’infuori di Allah e che Muhammad è il suo Messaggero e Profeta”.
- LA PREGHIERA 5 volte al giorno “As- Salah”: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e sera.
- IMPOSTA CORANICA “Az-zakah” che significa “La purezza”. In questo modo si aiuta chi ha bisogno, si fa per i bisognosi, per un nuovo musulmano, per i viaggiatori e per un indebitato: “Allah, sia Glori a Lui l’Altissimo, vi ha reso obbligatorio il pagamento di Az-Zakah, affinché il resto dei vostri beni, dopo il versamento di essa, sia puro” (Muhammad). Az-Zakah vale circa il 2,5 per cento.
- IL DIGIUNO nel mese di Ramadan
- IL PELLEGRINAGGIO alla Mecca almeno una volta nella vita “Al Hajj”. Noi crediamo nella provenienza Divina dei testi originari dei libri: i fogli di Abramo, la Torah di Mosè, Az-Zabur di Davide, il Vangelo di Gesù e il Corano, unico Libro a non essere mai stato modificato da essere umano. La prova di ciò è in Arabia Saudita dove si trova il testo originale del Corano, senza alcuna manomissione, con le stesse parole, senza neanche una virgola cambiata. Al contrario dei libri dei giudei e cristiani dove, oltre ad essere stati modificati, nessuno è in grado di mostrare i testi originali, ormai introvabili. Il Corano è stato sistemato ai tempi del Califfo Othman, che comandò la comunità islamica dopo la morte di Muhammad. Othman era il terzo Califfo ben guidato. “Chi fa torto ad un cristiano o a un giudeo non sarà dalla mia parte nel Giorno del Giudizio” ha detto Muhammad. Il venerdì è il giorno della congregazione, il mese del Ramadan è il nono mese lunare dell’anno. L’anno lunare ha 354 giorni e non 365 come il solare. Questo è per noi l’anno 1418, per i cristiani il 1998. Importante è pregare tutte le volte, se per qualche motivo valido non hai potuto farlo puoi recuperare in un altro momento. Meglio è pregare con gli altri, vale 27 volte di più di quella fatta da solo. Pregare con gli altri aiuta anche a concentrarsi meglio durante la preghiera.
La Sciari’ah è il codice di condotta che Allah ha rivelato all’uomo. La Sunnah è ciò che faceva e ha detto di fare Muhammad. Iman è la fede. Due sono le feste musulmane “Al Musalla” che significa “luogo di adorazione” e si fanno all’aperto, se c’è mal tempo si prega in un posto coperto. La prima dopo la fine del mese di Ramadan – chi non riesce a fare il digiuno deve sfamare una persona per un giorno—Idu-l-fitr è la prima festa, la seconda è Idu-l-Adha, con la quale si concludono i riti di pellegrinaggio, il 10 del mese di Zulhiggiah, cioè la festa del sacrificio del Profeta Abramo. Il minareto è la torre della chiamata alla preghiera. Il volto de nostro Profeta Muhammad, come quello di Gesù e di altri profeti non deve mai essere raffigurato. Noi preghiamo verso la Mecca, mai davanti ad un’immagine. La prima Sura di apertura del Sublime Corano è Surat Al Fatiha, ed è costituita da 7 ayàt “versetti”. I nomi del velo della donna musulmana sono: hijab, nikab, shadòr. Nell’arte islamica è assente la rappresentazione figurativa di esseri viventi, solo arabeschi e calligrammi. I musulmani hanno sostituito la carta alla pergamena, inventarono l’algebra, insegnarono la geografia, possedevano da circa un millennio i laboratori di chimica prima di Lavoisier, scoprirono l’alcool, l’acido solforico, l’acqua ragia ecc. Aprirono anche le prime farmacie. Gli occidentali hanno separato la ricerca scientifica dalla spiritualità arrivando alla situazione drammatica di oggi, nell’Islam invece le due cose sono inseparabili. Ecco alcune informazioni esatte sul Profeta Muhammad: nacque nel 570 o 571 alla Mecca, dove ha inizio la predicazione nel 610, anno in cui il Corano fu rivelato fino al 632. Nel 622 per ordine di Allah si trasferisce a Yatrib che si chiamerà Medina, la città-stato del Profeta. Nel 632 il Profeta muore ed ha inizio il califfato dei califfi ben guidati.
Ecco in breve la storia dei Profeti:
Adamo: creato dall’argilla è il primo uomo sulla terra.
Noè: visse 950 anni, costruì l’arca e si salvò dal diluvio.
Abramo: stava per sacrificare la vita di suo figlio Ismaele per Allah.
Ismaele: è il figlio del sacrificio, non il fratello Isacco.
Giacobbe: è il figlio di Abramo e fratello di Isacco, ha avuto la benedizione e 12 figli. Da essi l’intera nazione d’Israele.
Giuseppe: è il figlio di Giacobbe e diventò importante presso il Faraone. Tra i suoi miracoli sapeva spiegare i sogni.
Mosè: divise il mare con il suo bastone, ed è stato salvato dall’acqua in tenera età. Sul monte Sinai ebbe i 10 comandamenti.
Davide: sconfisse il cattivo gigante Golia, aveva una voce bellissima.
Salomone: è il figlio di Davide, diventa il re saggio. Costruì una moschea.
Gesù: figlio di Maria, non è morto in croce –fu crocifisso un altro al posto suo-, non è Dio, né figlio di Dio ed annunciò l’arrivo di Mohammad dopo di lui. Ha ricevuto il Vangelo.
Muhammad: ha avuto da Allah tramite l’angelo Gabriele il Corano. “Io sono un essere umano come voi, non vi ho portato nulla di mia iniziativa, tutto ciò mi è stato rivelato da Allah”.
MONDI LONTANI 7
Anno 2 N. 7- Giugno/Luglio 1998- HJK ED. Lire 4000 (con la cassetta lire 5000)
Pubblicazione bimestrale
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione:
Marco Dello Russo- Mamdouh AbdEl Kawi e Willy
Ha collaborato: Ahmad Ali, Fitian Haymour e Emanuele Fiorentino
SOMMARIO
LA CASSETTA
NEWS FROM… ALAM BAID
MUSICA HABIBI
CONFUCIO
L’INTERVISTA
IL RICETTARIO
MONDO MANGA!
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografia lontana”
YOGA “LA LEGGENDA”
VOCI DAL NILO “i libri più belli”
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero
In copertina: “Alam Baid” le scritte in arabo e in italiano sono di Marco Dello Russo
Retro copertina: “Around the world” di Marco Dello Russo
Inoltre si ringrazia: l’artista cinese che ha disegnato Bruce Lee, Abdu, Ebrahim e l’Indian Shop di Via Panfilo Castaldi 32 (MI)
Il costo di ogni arretrato è di lire 3000, con la cassetta 4500, si possono ordinare telefonando al nostro numero: 0347/ 4254065
EDITORIALE
Siamo molto soddisfatti dei pareri positivi sul nostro giornale, anche se non sono ancora molte le copie vendute. Per ora “Mondi lontani” è per un pubblico ristretto, speriamo che sarete sempre più numerosi. L’hanno descritto “geniale e folle”, “originalissimo” ecc. Accettiamo anche le critiche e consigli. Migliorare la grafica? Lo faremo (quando cambieremo computer soprattutto). Stiamo cercando di inserire sempre meno materiale di altri giornali, per non sembrare più una fanzine invece di un giornale. Ci hanno detto di farlo tutto a colori –ma costerebbe troppo-, di trattare anche argomenti politici, ma non ci sembra il caso. Ci hanno chiesto anche come facciamo ad avere tutte le notizie, non abbiamo internet, a parte qualche collaboratore che ogni tanto ci da una mano, ma facciamo quasi tutto da soli. Non ci serviamo nemmeno di una grande casa editrice, facciamo tutto sotto la sigla HJK, che sarebbe poi il nome di uno dei nostri progetti musicali –ogni tanto suoniamo auto-producendoci- . Il nome “Mondi lontani” non è ispirato al bollettino di quattro pagine “Terre lontane” – vedi “Notizie e curiosità dai mondi lontani” ora “News from Alam Baid-, di cui ne sappiamo solo ora l’esistenza. Due sono le copertine a colori questa volta. Torna poi la fatidica cassetta, presente solo nei primi tre numeri. In questo numero dedichiamo più spazio anche al Giappone, vedi l’articolo sui Manga, di cui ne volevamo parlare da tempo. Presenti sono anche gli indirizzi di alcune agenzie di viaggio, visto che il periodo delle ferie estive è vicino, consigliandovi delle guide –vedi rubrica “Voci dal Nilo”-. La religione trattata in questo numero è quella del filosofo Confucio, dopo aver trattato nei numeri precedenti religioni come l’islamismo, buddismo, induismo, ebraismo e cristianesimo. “L’intervista” è “Il Ricettario”sono adesso rubriche fisse. E poi ci sono anche le foto dei nostri amici-collaboratori.
BUONA LETTURA E…
BUONE VACANZE!
Marco Dello Russo
Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
LA CASSETTA
Torna in questo numero la cassetta, per chi non la volesse può naturalmente pagare solo il prezzo del giornale, ma sarebbe un vero peccato, visto che la nuova cassetta –a differenza delle precedenti- è più varia.
Apre il lato A l’indiano AR-RAHMAN con la sua “MAA TUJHE SALAAM” tratta dall’Album “VANDE MATARAM”, poi è la volta del senegalese YOUSSOU-N’DOUR che ha composto e registrato con PETER GABRIEL la splendida “SHAKIN’THE TREE” tratta da “THE LION” e reperibile anche nei “THE BEST”. Con RAGHEB ALAME, libanese d’origine, tornano le sonorità arabe, ma anche spagnoleggianti, “BRAVO ALEKI” della cassetta omonima ne è un esempio. “IM NIN’ALU” dell’israeliana OFRA HAZA dall’Album “SHADAY”ci riporta indietro di 10 anni, quando questo tipo di musica ricominciava lentamente ad essere apprezzata, mescolata naturalmente a ritmi moderni. Indimenticabile è anche la colonna sonora “LITTLE BUDDHA” e il “RAGA NAIKI KANHRA/THE TRIAL” fa proprio parte del film di Bernardo Bertolucci. La più ballabile “YE KE YE KE” dell’africano MORY KANTE, tratta da “AKWABA BEACH” chiude il primo lato.
Ed ecco finalmente col secondo lato la fatidica “NOUR EL AIN” dell’egiziano AMR DIAB, ma “MELI MELI” dell’algerino CHEB MAMI non ha niente da invidiare.
“NAR” del più grande cantante egiziano di tutti i tempi ABDEL HALIM invece ci porta indietro nel tempo, agli anni 70, e si sente. La sua voce poi non ha eguali. Si chiude in bellezza con due brani dall’India: “PUNJABI SUNRISE” di R.MAGNESS, dall’album “RESTLESS WIND” e “TUABA TUABA” di AR-RAHMAN.
Ci siamo già occupati di:
YOUSSOU-N’DOUR NEL N. 3, 5
« RESTELSS WIND » DI R.MAGNESS NEL N. 3
AMR DIAB NEL N. 1, 3, 5
RAGHEB ALAME NEL N. 3, 4
OFRA HAZA NEL N. 5
MORY KANTE NEL N. 5
AR-RAHMAN NEL N. 3, 5
“LITTLE BUDDHA” NEL N. 6
CHEB MAMI NEL N. 6
ABDEL HALIM NEL N. 1, 3, 6
Ricordiamo che la cassetta allegata al numero 1 conteneva musica araba e indiana, ecco i nomi: KHALED, AMR DIAB, AZI EL HELLANI, HAKIM, RAVI SHANKAR, ANURANDA PAUDWAL E KUMAR SANU.
Nella cassetta allegata al numero 2 conteneva le colonne sonore di film indiani, ecco alcuni titoli di film: HENNA, RAJA HINDUSTANI, HUM AAPKE HAIN KOUN, SAPNE SAAJAN KE…
Ed infine gli interpreti arabi più uno turco della cassetta del terzo numero: MOHAMMAD MOHEE, AHMAD GOHAR, HAMADA HILAL, AMR DIAB, TARKAN, RAGHEB ALAME, HUSSEIN EL MASRY, KHALED, MOHAMMAD FUWAD, IHAB TAWFIK.
NEWS FROM… ALAM BAID
Gli Accàdi, il popolo d’origine semitica che, insieme ai sumeri, diede vita alla prima civiltà della Mesopotamia. Essi fondarono il loro impero nel 2350 a.C circa, sotto la guida del re Sargon.
Colmo dell’assurdo: nel 1995, il leader libico Gheddafi ha pubblicato con notevole successo un libro di favole per bambini: in due settimane, nei paesi arabi ne sono state vendute più di 100.000 copie!
Gli arabi antichi erano grandi esperti in opere di idraulica, basti pensare ai fantasmagorici giochi d’acqua degli splendidi giardini delle ville moresche; la loro esperienza di opere d’irrigazione è testimoniata ancor oggi dal termine “saracinesca”, quando è usato nel senso di paratia per regolare un flusso d’acqua: con il nome di saraceni, infatti una volta si intendevano i musulmani, da un analogo vocabolo greco.
Le vetture della casa automobilistica francese Voisin, produttrice del modello “C26 Cimier” del 1934, avevano sul radiatore l’immagine di una colomba stilizzata: essa si riferiva alle raffigurazioni che gli egizi facevano della dea Iside.
La parola museo deriva dal greco Mouseìon, nome d’un edificio d’Alessandria d’Egitto dedicato alle muse: in esso venivano raccolti ed esposti quadri, statue e scritti di autori illustri.
Lo sapevate che i giapponesi residenti a Milano sono circa 3 mila? Se poi si contano anche i turisti e gli extracomunitari provenienti dal Sol Levante il numero è superiore. Sempre nella capitale lombarda ci sono negozi di moda con esposti cartelli con scritto “si parla giapponese”, o scritte di benvenuto con ideogrammi giapponesi a fianco alle scritte in italiano, inglese e francese. Assumono commessi di madre lingua. Aumentano anche i ristoranti, oltre allo storico Suntory, che noi della redazione speriamo di provare, nonostante i prezzi siano poco accessibili. Visto l’interesse, anche i cinesi si adeguano offrendo doppio menù. Poi ci sono i manager delle multinazionali giapponesi come la Sony e Matsushita. Il teatro dell’Arcipelago fondato dal filosofo Koji Taki, e i fumetti giapponesi “manga”, il negozio Yamato di Via Lecco è specializzato. Dedichiamo in questo numero un servizio ai Manga e ci occupiamo di film d’animazione nella nostra rubrica di film.
Vi segnaliamo come curiosità un quasi nostro omonimo: abbiamo appena scoperto che esiste un bollettino di 4 pagine (già da 9 anni..) che si chiama “Terre lontane” ed è un rapporto mensile edito dall’Associazione Missioni Don Bosco di Torino: informazioni sulle attività religiose e di beneficenza dei missionari, spedito per posta agli abbonati.
Dopo un restauro lento e delicato (nel corso di 4000 anni, ha subito diversi traumi, rovinandosi sempre di più) e durato ben 10 anni, la sfinge di Giza è stata presentata al mondo più splendente ed enigmatica che mai. Alla fine di Maggio hanno fatto anche una cerimonia. Tra i ringraziamenti: “Incontri ravvicinati” (per le filmografie).
Il CISP “Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli” ha lanciato un concorso nazionale interessante contro la discriminazione razziale. Un invito ai giovani tra i 13 e i 28 anni (solo?) che potranno scrivere poesie, canzoni, racconti contro il razzismo, la xenofobia, l’intolleranza, il pregiudizio. In occasione del 50esimo anniversario della Carta dei diritti umani. Si potrà inviare il tutto entro il 30 Ottobre al seguente indirizzo: CSP, concorso “Se la razza t’imbarazza”, via A. Bertani 4, 00153 Roma. Per informazioni telefonare al: 06-58320965
Si è tenuto da poco a Roma, dal 12 al 14 Giugno, organizzato dal mensile di fede, politica e vita quotidiana “Confronti” un convegno intitolato “Islam plurale” dove si è potuto discutere su alcuni argomenti riguardanti la religione (ancora si sa ben poco qui da noi e soprattutto molti sono i pregiudizi sugli immigrati dalle aree dell’Islam). In Italia i musulmani sono il primo gruppo religioso, dopo i cattolici.
Tra i tanti extracomunitari lo sapevate che c’è anche la promessa del calcio egiziano, disoccupato a Milano? Il suo nome è Khaled El Sayed Farag Ayoub, il Maradona d’Africa ed ha 23 anni. Anche noi di Mondi lontani dopo “Terre di mezzo” che l’ha scoperto, lanciamo un messaggio: FATE QUALCOSA PER QUESTO CALCIATORE che non sa, come molti egiziani appena arrivati, la lingua italiana, è senza contatti e procuratore.
Una domenica fate un salto al bazar di via Lorenzini, come noi. Vendono di tutto, dalle cose introvabili e vecchie, a quelle più recenti, però attenzione alle fregature. Molti sono gli oggetti da paesi diversi, visto la presenza di indiani, cinesi e soprattutto arabi che ti vendono le loro pietanze appena fatte. Poi di sabato andate sui Navigli, c’è da anni la “fiera di Senigalia” anche questa da non perdere.
Musica Habibi
Abbiamo girato i negozi, i mercatini alla ricerca di qualcosa di davvero interessante per voi e per noi. Andate anche al “Video Massr” in viale Monte Nero 37 a Milano, tel. 02/5461474, potrete noleggiare o comprare cassette e video cassette. È uscito fuori questo CHEB MAMI che è assolutamente da non perdere. Ha una bella voce e la musica ti coinvolge. Ci siamo occupati la volta scorsa del suo ultimo “MELI MELI”, solo superficialmente però, ci rifacciamo adesso e vogliamo parlarvi anche di “SAIDA”del 1994. Tutte le canzoni sono scritte e composte da lui, a eccezione di “H’BABI”, “TRAB” e “MAMA”che ha composto con altri. Bella la copertina e le foto all’interno, tutte particolari. Il disco è pubblicato dalla Vergin e le canzoni più belle sono: H’BABI, MAMA (cantata metà in arabo metà in inglese) GUALBAK K’SSAH (che ricorda KHALED), ZOUAJI.
Ma è il CD “MELI MELI” che preferiamo: l’orecchiabilissima MELI MELI, l’altrettanto bella ALACHE ALIK, la più lenta BLEDI, il rap franco-arabo di PARISIEN DU NORD, la bellissima RANI MAAK EL YOUM, H’RABTI che ricorda in qualcosa gli anni 70, poi è la volta di HADA CH’HAL, il reggae di HATACHI, BAKATNI, CHEIKH e AZWAW 2 con le cornamuse che chiude il disco. Non c’è una canzone che non sia bella, può benissimo competere con l’altro suo connazionale KHALED. Ha persino un fan club, ecco l’indirizzo: c/o TOTEM RECORDS 45 rue Saint Sebastian 75011 Paris, ci iscriviamo?
Che dire di RACHID TAHA e del suo “DIWAN” Polydor Records? L’hanno definito il nipote ed erede diretto di Khaled. A nostro giudizio il disco è molto bello ma non ci risulta che avesse una gran bella voce, insomma, ci sono cantanti arabi molto più bravi di lui. Forse sarebbe meglio che facesse rock, un genere per lui più adatto. Ma le canzoni sono molto arabe, molto belle e orecchiabili. È prodotto da Steve Hillage e registrato a Londra. Rachid è già conosciuto qui in Italia per un singolo fortunato “Voilà Voilà” che noi, al momento non ricordiamo. DIWAN è il suo terzo album e il primo che viene pubblicato qui nel nostro paese. La Barclay, la stessa di Khaled è la casa discografica. Nel 1981 diede vita ai Carte De Sejour, che prendevano spunto dalla musica araba fino ad arrivare al rock’n’roll francese. Si dice che i Mano Negra ed i Negress Vertes si siano ispirati a loro. Nel 1990 Rachid ci riprova da solo e “Berbes” è il suo primo album.
Nell’attesa di una sua nuova cassetta ci gustiamo di AMR DIAB questa raccolta di successi (coktail la chiamano gli arabi) che a noi fa venire in mente il coktail di frutta. Questa è una delle innumerevoli raccolte registrate su cassette originali o taroccate che si ascoltano ad alto volume nei mercati arabi tra le urla dei venditori di frutta e il profumo del kebab, come ci è successo in Egitto, ma anche qui a Milano in via Lorenzini dove abbiamo acquistato diverse cassette. Nella copertina c’è un giovanissimo AMR DIAB come nella foto qui sotto, con la giacca classica, la cravatta pacchiana, il cinturone e le mani in tasca da bullo, guarda verso sinistra con il suo ciuffo impomatato di gel stile anni 50.
“NOUR EL AIN” apre la cassetta, seguita da “WELOMONI”poi da altre che non conosciamo con alcune incluse nella cassetta “NOUR EL AIN”. C’è la bellissima “RAGHIEN” che chiude il lato A. sul lato B altre canzoni più o meno recenti mescolate a quelle più vecchie. Tutte molto belle. Recentemente Mike Tyson ha dato l’Oscar ad Amr Diab per le sue canzoni. Gloria Estefan ha detto che si ricorda di aver ascoltato in un night club in California una canzone intitolata “Habibi”, che sarebbe poi “Nour el ain”. Tyson ha detto ad Amr Diab che vorrebbe pregare nella moschea del Cairo El Azhar.
Da molto volevamo parlarvi della cassetta di HAKIM, che ci ha registrato un amico egiziano che si chiama Ebrahìm, però senza copertina, quindi non siamo neanche in grado di darvi i titoli, dovremo ascoltare ogni singola canzone e tentare con un amico arabo, di indovinarli. Quando riusciremo a trovare una cassetta come questa con tanto di copertina, allora saremo in grado di darveli. Anzi lanciamo un appello: CERCASI COPERTINA DELLA CASSETTA DI HAKIM CHE CONTIENTE “NAR YA HABIBI NAR”. La cassetta è troppo bella, di quelle che contiene solo canzoni da classifica, nemmeno una, dico, una che non sia bella. Peccato che non siamo riusciti a vederlo dal vivo qui a Milano a metà Maggio, zona S. Siro. si è esibito con successo, e cosa strana…erano molti gli italiani presenti. Sta davvero accadendo qualcosa, le cose forse stanno cambiando.
A fine Maggio anche MOHAMMAD MOUNIR, presente anche nel film “Il Destino/El Massìr” ha cantato a Milano.
Tratto da “Musica!”: “Cantante nubiano con una dozzina di album alle spalle e sei film, di cui tre con il regista de “Il Destino”, Youssef Chanine (Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes 1997), Mohammad Mounir è il più accreditato interprete di rai egiziano. I suoi connazionali lo conoscono come la “voce di granito”, una qualità che il pubblico romano non ha potuto apprezzare appieno il 27 Maggio al Palacisalfa a causa della pessima amplificazione”.
Più difficile invece è stato trovare cassette indiane (strano). Ecco un’interprete indiana davvero brava e famosa per aver cantato in molte colonne sonore di film. Tutte canzoni incluse in questa raccolta dal titolo “ANMOL RATTAN /LATA MANGESHKAR- VOL. 17”,ecco alcuni titoli: JEEVAN KE DO RAHE PE, dal film “Chhotisi Mulaqat”, JANE KYON LOG MOHABBAT KIYA KARTE HAIN, dal film “Mehboob Ki Mehndi”. Da non perdere. Ha anche una sorella che canta con successo nelle colonne sonore.
C’è un cantante giovane hindi dal nome SOMESH MATHUR che ha inciso il suo primo album intitolato “EK NAYI BAAT”, non male. Fra le canzoni c’è TUMHAARI ANJUMAN SE. L’album è pubblicato dalla CBS e nell’interno della copertina l’artista viene descritto come un giovane di 23 anni che ha già all’attivo 150 performances negli ultimi 3 anni. CAPITO?
RIECCOLO IL NOSTRO CHEB MAMI!
Questa volta con una cassetta molto bella, 6 sono le canzoni. La prima canzone “ROAHI DURI” che porta il titolo della cassetta, e che significa “Vai a farti un giro” è straordinaria. E lui se la ride, come a solito (vedi copertina sopra). Ci siamo informati sulla sua discografia e di “ROAHI DURI”nessuna traccia. Sicuramente è un CHEB MAMI degli inizi, forse è fuori catalogo, forse è una rarità, o magari uno dei tanti “coktail” su cassette non originali. Il nome della casa discografica (se così si può chiamare) è AFRICA CASSETTES. Questa è la sua discografia ufficiale: PRINCE OF RAI, LET ME RAI, SAIDA BLUE (forse il SAIDA di cui abbiamo già parlato) FATMA FATMA, LAZRAG, MELI MELI (ma non erano 4 gli album?)
E sempre della “Africa cassettes” ecco finalmente un tunisino, dopo esserci occupati tanto di egiziani, libanesi, algerini e siriani. Lui è ABDEL KARIM AL BAZARTI e la cassetta si intitola “SAWAL TOKOMBILLAH” che significa “Dal giorno in cui l’aereo è decollato”. Farsi tradurre il tunisino o l’algerino da un egiziano non è facile, così dopo aver chiamato il nostro Sayed, siamo andati da un palestinese che la sa lunga, il nostro amico Fitian Haymour. Le prima tre canzoni sono davvero belle, come abbiamo apprezzato il flauto inserito in queste (molto lunghe). Il lato B invece non si discosta molto dalle cose che abbiamo già sentito. Il tunisino che ci ha venduto la cassetta aveva ragione, dicendo che ABDEL KARIM AL BAZARTI è un bravo cantante, se non altro è stato più onesto del marocchino che ci ha venduto una cassetta senza musica, mha! Ci consoliamo con la copertina e lanciamo un altro appello: VOGLIAMO SAPERE QUALCOSO DI CHAHUR ABDALLAH NELLA COPERTINA DELLA SUA CASSETTA SORRIDENTE E PENSANTE
Malinconico –ma a volte anche gioioso- MATO GROSSO VOL. 1 “SATAWI”, ti trascina in luoghi di spazio infinito, suggestivi, forse boliviani. “LONELY SHEPERED” è la prima, segue la tradizionale “CONDOR PASA” andina conosciutissima. “RECUERDOS” è la prima cantata. Dopo è la volta della già sentita “KARWITA” la più breve dell’album. Chiude il lato A la più lunga (5.18) “FIESTA” molto bella. Apre il lato B un brano di Paul Simon, la suggestiva “SOUND OF SILENCE” eseguita con chitarra e fiati. Fra le ultime dell’album “PAN FLUTE”–sentita i qualche spot televisivo-.
I PIZZICATO FIVE sono un duo giapponese dal curioso nome e si stanno facendo conoscere anche qui in Italia grazie a sgargianti video clips e all’interesse di un pubblico alternativo. “HAPPY END OF THE WORLD” è l’originale titolo del loro ultimo c.d. –sono attivi da circa 20 anni- edito dalla Matador, e ci troviamo di fronte all’inusuale proposta della cosiddetta lunge music, un pop molto allegro degli anni 60 influenzato dalle siglette di film e telefilm. Tra i titoli migliori vi segnaliamo “MON AMOUR TOKYO”, “IT’S A BEAUTIFUL DAY” e “ARIGATO WE LOVE YOU”
CONFUCIO
Il maestro Kong (Kong Fuzi) o Kung-Fu-Tzu padre spirituale della civiltà cinese nacque nel 552 o 551 a. c. nel paese di Cufu (provincia di Shandong) che faceva parte dello stato feudale di Lu. Da bambino lo chiamarono Ch’ iu (collina) per la forma del cranio. La famiglia era di condizioni modeste. Il giovane Confucio cominciò a lavorare presto, visto che perse il padre all’età di 3 anni. Era stato scriba, addetto ai granai, officiante dei sacrifici. A 15 anni studiava sui libri Canonici, a 19 si sposò ed ebbe un figlio, Lì, che morì presto, e una figlia che sposò un discepolo.
A 22 anni incominciò ad insegnare, le materie di studio erano: la scrittura, il calcolo, i rituali, la musica ecc. A (Lo) avvenne l’incontro con Lao-Tzu (Laozi) fondatore del Taoismo. Tornato a (Lu) il maestro continuò ad insegnare raccogliendo un numero sempre più alto di discepoli. E’ descritto come uomo di stato cinese, filosofo, filologo, moralista. Primo ministro nello stato di Tze, poi di Lu, dove morì.
Cosa insegnò? La morale della lealtà e della benevolenza, della vita familiare e dell’ ubbidienza allo stato in quanto sviluppo della famiglia. Il Confucianesimo è la setta dei letterati (Ju-chiao) e consiste principalmente nel culto degli antenati che è un’antichissima istituzione. In ogni modo il mondo che Confucio conobbe non era facile, perché la Cina era divisa. Dal 496 per ben 13 anni passò da uno stato all’altro cercando qualche principe disposto ad utilizzare i suoi insegnamenti . I suoi discepoli erano tremila e 500 di questi ricoprivano incarichi di governo o amministrativi in vari stati.
Nel 479 all’età di 72 anni morì. Dicevano di lui che era una persona cordiale e semplice, ma non era privo d’ambizioni -in particolare quelle politiche-. Forse Confucio non aveva intenzione di lasciare le sue opere, perché non si usava ancora scrivere libri. Si possono descrivere “opere confuciane” quelle che esprimono meglio il suo pensiero e che furono scritte dai suoi discepoli o discendenti.
Anche nei testi più autentici non mancano le aggiunte. Le opere fondamentali sono suddivise in 2 categorie: i 5 libri Canonici e i 4 libri Classici. I primi sono i testi antichi che Confucio e i suoi discepoli curarono, ma quelli che esprimono meglio il pensiero del maestro sono i 4 classici: La grande scienza, Il giusto mezzo, Il libro di Mencio, Dialoghi (discorsi o analecta) compilata da qualche discepolo.
In Oriente il confucianesimo non si affermò con facilità, ma inseguito diventò un’etica autoritaria, grazie alle influenze moiste e legiste. Anche Confucio considerato agli inizi uno dei tanti maestri diventò il maestro per eccellenza. Nel secondo secolo a.c. fu venerato quasi come un profeta della dinastia Han e nel primo secolo addirittura un “essere divino”. A metà della dinastia Han , il confucianesimo diventò una religione sincretista. Ma la divinizzazione del maestro non durò molto. Nonostante il bando ufficiale del 1912 Confucio è ancora venerato molto.
Oggi le tre maggiori religioni in Cina sono: il Confucianesimo, il Taoismo e il Buddismo e convivono spartendosi i ruoli. La prima regola i riti di passaggio e il comportamento morale in pubblico, la seconda regola le feste e interviene in caso di malattie, e la terza porta un senso di compassione e l’idea di salvezza ultraterrena, occupandosi anche dei riti funebri. Oggi Confucio non è più onorato come essere divino, ma come maestro. I templi confuciani non sono luoghi di venerazione, ma centri di insegnamento. In Occidente verso la metà del 600 si ebbero le prime traduzioni di testi confuciani, prima in latino, poi in francese e in inglese.
Voltaire disse del maestro:
“Non faceva il profeta, non pretendeva di essere ispirato, non insegnava una nuova religione, non ricorse mai ai miracoli e non adulò affatto l’imperatore sotto cui viveva”.
“A 15 anni, decisi di apprendere.
A 30, ero fermo sulla via.
A 40, non avevo più dubbi.
A 50, compresi i decreti del Cielo.
A 60, avevo una buona capacità di discernimento.
A 70, agivo in completa libertà, senza però
Trasgredire nessuna regola.”
(Confucio)
“Ho udito che la vita e la morte dipendono dal destino;
la ricchezza e l’onore dipendono solo dal cielo.
Se un uomo nobile agisce correttamente in ogni circostanza
e se il suo comportamento è gradito a tutti e impeccabile,
tutti gli uomini che abitano tra i quattro mari sono suoi fratelli.
Un uomo nobile sarà forse rammaricato perché non ha fratelli?”
( Detti di Confucio o Lun Yu)
Tratto da “Il Giorno” del 3 Aprile 1998
Di Massimo Miori
Mario Scialoja, 67 anni, già diplomatico di primo piano, si è convertito all’Islam una decina di anni fa:
“E’ stato tra l’87 e l’88. Mi ha conquistato nell’Islam l’assenza di sovrastrutture mondane, l’assoluta purezza del rapporto individuale tra il fedele musulmano e Dio: un dialogo cristallino e senza intermediari, nemmeno nella preghiera del venerdì dove l’imam non è un prete ma uno che dirige la preghiera e prega come tutti. Più che una svolta è stata un’evoluzione naturale, senza traumi. Nel nostro paese la comunità musulmana è quasi tutta recente. Ma chi ha deciso di stabilirsi in Italia si sta già assimilando. Certo che un musulmano anche se si assimila al paese, deve avere il diritto di seguire le sue norme religiose. Deve poter fare la preghiera alle sue ore e poter mangiare carne macellata in modo islamico. Credo molto al dialogo religioso, per favorire una convivenza nel rispetto reciproco”.
15 mila sono gli italiani che si sono convertiti
L'INTERVISTA
A FITIAN AYMOUR DI MAMDOUH ABDEL KAWI
(Mondi): Perché nel mondo arabo ci sono tanti dialetti? Ognuno parla in modo differente, spiegaci meglio la storia degli arabi e nordafricani.
(Fitian): tutto il nord dell’Africa aveva una sua lingua noi asiatici no. Poi sono stati islamizzati ed arabizzati. L’algerino è un miscuglio tra francese (visto il colonialismo), il berbero e arabo. Miscuglio che riflette su tutto il nord dell’Africa, Egitto a parte.
(Mondi): E’ questo allora il motivo per cui l’egiziano non capisce, o fa fatica a capire l’algerino, il marocchino, il tunisino, mentre loro, e
anche gli arabi capiscono l’egiziano?
(Fitian): Tutti noi capiamo l’egiziano perché l’Egitto ha un’influenza artistica su tutto il mondo arabo (teatro, cinema, musica, canti, televisione) tutto ciò che riguarda lo spettacolo. Sono loro, gli egiziani che esportano tutte queste cose, non noi. Così finisce che l’egiziano è compreso da tutti. Mentre loro non capiscono gli altri, perché abituati ad ascoltare solo se stessi.
(Mondi): Per quale motivo c’è questa forte rivalità, così mi hanno detto, tra voi?
(Fitian): Non c’è nessuna rivalità, o meglio, la rivalità si accentua per interesse di altri (occidentali, in particolare americani) e sai perché? Per il “petrolio”, semplice. Non c’è una vera rivalità perché siamo fratelli. Fitian è palestinese, ed ha 40 anni.
IL RICETTARIO
CURRY D’AGNELLO
60 g di ghee, 1 cipolla, 1 spicchio di aglio, 500 g di carne d’agnello, 2 peperoncini verdi, 1 cucchiaio di coriandolo in polvere, 1 cucchiaino di polvere per curry, ½ cucchiaino di semi di cumino in polvere, ½ cucchiaino di pepe macinato, 6 fettine sottili di zenzero fresco, 1 pizzico di peperoncino rosso in polvere, 1 cucchiaio di farina di cocco, sale, ½ tazza di latte di cocco denso.
Mettete il ghee in una casseruola e friggetevi la cipolla e l’aglio sbucciati e tritati. Aggiungete la carne d’agnello tagliata a pezzi e mischiata con i peperoncini verdi puliti e finamente tritati e tutti gli altri ingredienti. Fate cuocere a fiamma media per 5 minuti, poi versate nella casseruola ¼ di 1 d’acqua e lasciate sobbollire, dopo aver incoperchiato, sino a quando la carne è ben cotta. Una decina di minuti prima di portare in tavola aggiustate di sale e aggiungete il latte di cocco.
(Dal Ricettario “Cucina dell’India” editrice “La Casa Verde” di Walter Pedrotti)
HARISSA
L’harissa è una salsa a base di peperoncino rosso che da il gusto piccante e il colore rossiccio a molti piatti della cucina del nordafrica. La si può acquistare già pronta per l’uso ma, tradizionalmente, si prepara in casa in un modo non eccessivamente difficoltoso. Se volete cimentarvi nell’impresa, ecco di seguito come procedere.
Vi servono: 250 g di peperoncino rosso piccante, 1 testa d’aglio di dimensioni medie, 3 cucchiai di foglie di coriandolo fresco, 1 cucchiaio di coriandolo secco in polvere, 1 cucchiaio di foglie di menta secca, 1 cucchiaio di semi di carvi, 1 cucchiaio di sale fino, un po’ di olio extravergine d’oliva.
Togliete ai peperoncini i piccioli e i semi e lasciateli in un po’ d’acqua per 1 ora. Trascorso questo tempo, sgocciolateli e pestateli con gli ingredienti o, per fare più fretta, versate tutti gli ingredienti nel mixer dopo aver mondato l’aglio aggiungendo un filo d’olio. Ricavate un composto molto denso e conservatelo infine in frigorifero dopo averlo versato in un barattolo di vetro. Ogni volta che preleverete un po’ di salsa non scordate di versare un po’ d’olio sulla superficie, in modo che la conservazione dell’harissa sia più sicura.
(Dal Ricettario “Cucina araba” editrice “La Casa Verde” di Marta Ficher)
TEMPURA
Ingredienti per 4 persone: 8 carciofi con le spine, ½ tuorlo d’uovo, farina, olio di arachide per friggere.
Tagliate quasi tutto il gambo dei carciofi poi scartate le foglie esterne più dure ed eliminate la punta e la scorza dal fondo. Dividete i carciofi in due, togliete l’eventuale fieno interno e dividete ogni metà in 8 spicchietti, lasciandoli cadere in una ciotola con acqua acidulata con il succo di limone. Mettete il tuorlo d’uovo in una ciotola e diluite con un bicchiere d’acqua ghiacciata, quindi aggiungete la farina, un cucchiaio alla volta e mescolate per ottenere una pastella molto liquida. Non lavorate il composto, limitatevi a girarlo un po’ con la forchetta senza preoccuparvi dei grumi. Mettete sul fuoco una padella piena per tre quarti di olio e scaldatelo a 175 gradi. Infarinate leggermente i carciofi ben sgocciolati, passateli nella pastella e tuffateli nell’olio a non più di sette od otto pezzi alla volta. Fate quindi sgocciolare dalla forchetta una piccola quantità di pastella sopra e intorno a ogni spicchio di carciofo, in modo che si formi una specie di merletto. Lasciate friggere per non più di 3 o 4 minuti: la tempura dovrà avere un color oro molto chiaro. Man mano che sono pronti, adagiate i carciofi su un doppio foglio di carta da cucina per eliminare l’eccesso di unto e serviteli caldi.
(Dal giornale “Io donna”)
Mondo Manga!
Di Marco Dello Russo
Ci sembrava doveroso parlare anche sulle pagine del nostro giornale del "mondo dei Manga”. Ormai tutti sapranno cosa sono i Manga. Per chi ancora non lo sapesse sono quei fumetti giapponesi famosi in tutto il mondo e letti da tutti in Giappone per le storie di certi personaggi portati alla popolarità anche per essere stati riproposti in versione cartoni animati televisivi. Parliamo anche di questi e del loro successo quì in Italia. Chi avrà oggi 30 anni -come il sottoscritto- si ricorderà di essere cresciuto a pane, nutella e cartoni made in Japan, e che nel lontano 1978 la RAI trasmise per la prima volta Heidi -orfanella cresciuta dal nonno in montagna- e di Atlas Ufo Robot (Goldrake). La Fabbri Editore pubblicò a colori tra il 1979 e 1980 per la prima volta in Italia i Manga. Le storie originali dell'orfanella che diventò infermiera Candy Candy e del fratello di Goldrake, cioè il Grande Mazinga. La prima creata da Yumiko Igarashi, il secondo da Go Nagai. Ma dopo un mare di polemiche sui robot, attaccati da psicologi, sociologi ecc. perchè considerati violenti e diseducativi, i nostri beniamini finirono di soccombere. Si riaffacciarono quasi timidamente nelle edicole nei primi anni 90, in versione integrale e tutti rigorosamente in bianco e nero. Il termine Manga venne coniato nel lontanissimo 1814 dall'artista famoso Hokusai, autore delle stampe su matrice in legno note come ukiyo. Il primo ideogramma "Man" significa "casuale" ma anche "moralmente corretto", "Ga" invece "disegno" quindi "disegno leggero"ma anche "disegno moralmente corretto".
Per noi occidentali sono termini strani, ma realmente hanno significati diversi. I primi fumetti giapponesi negli anni 90 quì in Italia furono pubblicati dalla rivista Magazine curata dai Kappa boys (gruppo di giovani appassionati di Manga) ed edita dalla Granata Press di Bologna. La Granata qualche anno dopo chiuse e i Kappa boys fondarono la rivista "Kappa" per la casa editrice Star Comics, curando anche la pubblicazione di alcuni Manga fra i più rappresentativi, tra cui Ranma 1/2, Lamù, Ken il Guerriero e Dragon Ball (più di 100 mila copie vendute). La Granata Press pubblicò, per la prima volta in Italia, la Saga completa di Mazinga: Mazinga Z, il Grande Mazinga e di recente sotto la Dinamic in due volumi Ufo Robot/Goldrake con alcune storie inedite, svelando anche certi misteri irrisolti nella versione televisiva. Il primo robot mai apparso in una produzione animata giapponese, risale al 1963 e si chiama L'Uomo
di Ferro n. 28. Poi, negli anni 70, il genio di Go Nagai partorì Mazinga Z. Quì il robot diventò enorme, potente e riempendo letteralmente lo schermo conquistò il pubblico, dando il via al vero e proprio fenomeno robot nei cartoni televisivi.
Pilotato da Koji Kabuto che combatte contro i mostri meccanici del Dottor Hell (Dottor Inferno) distruggendoli tutti, Hell compreso. Mazinga Z è del 1972/1974 (92 episodi) trasmessi quasi tutti nel nostro paese nel 1980, dopo il Grande Mazinga (79) e Goldrake (78). In Giappone è però avvenuto il contrario. Rjo, Koji e Alcor sono la stessa persona, solo che quì in Italia nella serie di Mazinga Z si chiama Rjo, nel Grande Mazinga hanno usato il vero nome Koji e in Atlas Ufo Robot, per facilitare noi italiani l'hanno cambiato in Alcor, come del resto i nomi degli altri personaggi.
Nel 1974 / 1975 è la volta del Great Mazinger, cioè il Grande Mazinga, 56 episodi. Pilotato da Tetsuya Tsurugi che lotta contro i Micenei. Durante la storia riappare il Dottor Hell, tornato in vita come Il Grande Maresciallo, e negli ultimi episodi anche Mazinga Z che lotta al fianco del Grande Mazinga. Dopo la vincita dei due Mazinga contro i Micenei, Koji Kabuto collabora con il Centro Ufo dell’Istituto Spaziale americano, progettando un disco volante che piloterà personalmente combattendo contro gli Ufo robot di Vega , la fianco di Goldrake, pilotato da Actarus –“Daisuke Umon”, nella versione originale- . Principe del Pianeta Fleed, nella nebulosa di Vega, Actarus, vero nome “Duke Fleed” guida il robot Goldrake (Grendizer) per combattere contro il Re Vega e le sue truppe, che hanno deciso di conquistare tutta la nebulosa. Goldrake si rifugia sulla terra che difenderà con tutti i mezzi contro gli attacchi di Vega. Goldrake, di 74 episodi, è del 1975/ 1977, ed è uno dei primi robot del Sol Levante, anche lui di Go Nagai, ne seguiranno altri, in tutto più di 50! Nagai ha creato anche Jeeg robot d’acciaio (Kotestu Jeeg), Space robot (Getter robot), Jet robot (Getter robot G) e DevilMan. Go Nagai è nato il 6 Settembre 1945, nel 1972 per la rivista “Shonen Jump” creò “Mazinga Z”. Sempre censurato per certe scene “violente” raggiunse l’apice con DevilMan” del 1972.
Altri disegnatori giapponesi da citare sono: Riyoko Ikeda, nata il 18 Dicembre del 1947 che creò nel 1972 “Versailles No Bara”, in italiano “La Rosa di Versailles”, cioè Lady Oscar, che
diventò nel 1979 un cartone animato televisivo.
La storia è ambientata ai tempi della Rivoluzione francese e il personaggio principale è appunto Oscar Francois de Jarjayes che fu allevata come un ragazzo e che con l’andare del tempo si innamora del suo amico d’infanzia Andrè. I due perdono la vita durante la Rivoluzione e sono gli unici personaggi della storia, amici di Maria Antonietta e Luigi 16° a non essere mai esistiti.
Il fumetto venne pubblicato, solo in parte, nel 1982 dalla Fabbri Editore, e poi ripubblicato dalla Granata Press.
Altro artista è il grande Osamu Tezuka, nato nel 1926, chi non ricorda i suoi Kimba il leone bianco, La Principessa Zaffiro e Astro Boy?
Poi è la volta di Yumiko Igarashi nata il 26 Agosto nel (?) famosa per aver creato con Kyoko Mizuki nel 1974 “Candy Candy” che diventò nel 1976 un cartone di 115 episodi. Creò anche Georgie, Susy del West, Kitty la stella del circo, pubblicate dalla Fabbri Editore.
Gli ultimi sono: Monkey Punch nato il 26 Maggio del 1937, noto per aver creato nel 1967 Lupin Sensai “Lupin terzo”, e Leiji Matsumoto, quello di Capitan Harlock.
“Io erro nei confini delle stelle. Gli uomini mi chiamano Capitan Harlock!Issando la bandiera col teschio, vivrò libero nel mare senza domani dello spazio, finchè avrò vita! Io vivo in libertà, sotto la mia bandiera”!
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
Anche in questo numero della nostra rubrica abbiamo curato particolarmente i contenuti inserendo anche più informazioni: oltre alle due pagine canoniche di schede di vari film, la terza pagina diventa ora fissa, ospitando di volta in volta approfondimenti e articoli specifici. Inoltre, come potete vedere qui di fianco e sul fondo della pagina seguente, abbiamo arricchito il nostro viaggio nelle cinematografie lontane (e ci è sembrato doveroso farlo) con le filmografie di due grandi registi contemporanei, Chahine e Ouédraogo, dei quali ci siamo già occupati e ci occuperemo ancora. Ci solleticava l’idea di dedicare il nostro spazio su ogni numero esclusivamente ad un argomento, o ad un regista, o ad una nazione, ma per il momento continueremo così, con l’ordine sparso, poi chissà, vedremo; comunque, questa volta ci occupiamo di varie ed interessanti pellicole con un occhio di riguardo per il Giappone, che continua ad incuriosirci, senza pero’ dimenticare altri titoli di film, altrettanto interessanti, e alle più recenti uscite. Buio in sala!
IDRISSA OUÉDRAOGO FILMOGRAFIA
1981 POKO (cortometraggio)
1983 LES ÉCUELLES (cortom.)
1984 LES FUNÉRAILLES DU LARLÉ NAABA (co-regia di Pierre Rouamba – cortom.)
1985 OUAGADOUGOU,OUAGA DEUX ROUES (cortom.); ISSA LE TISSERAND (cortom.); TENGA (cortom.)
1986 YAM DAABO (titolo italiano: LA SCELTA)
1989 YAABA (titolo italiano: LA NONNA)
1990 TILAI
1991 A KARIM NA SALA; OBI (cortometraggio)
1992 SAMBA TRAORÉ
1993 GORKI (cortom.)
1994 LE CRI DU COEUR; AFRIQUE MON AFRIQUE (mediometraggio)
1997 KINI & ADAMS; LES PARIAS DU CINÉMA (cortom. – episodio del film collettivo “Locarno demi-siècle: réflections sur l’avenir).
IL SAPORE DELLA CILIEGIA (T’am e guilass), drammatico, Iran, 1996, di Abbas Kiarostami, durata: 97’, con: Homayoun Ershadi, Ahdolhossein Bagheri. Distribuzione: Columbia. Palma d’Oro al Festival di Cannes ’97, un film per palati raffinati, per cinefili e per chi al cinema non vuole solo ridere…c’è poco da ridere, effettivamente. Un uomo decide, per motivi che non vengono spiegati, di suicidarsi. Ha bisogno pero’ di un aiuto e assistiamo così alle reazioni di varie persone diverse tra loro di fronte all’insolita proposta. Film cupo, lento, che mette lo spettatore nelle condizioni di chiedersi se la vita sia un obbligo o una scelta. Disponibile in videocassetta.
AKIRA (Akira), animazione, Giappone, 1989, di Katsuhiro Otomo, durata: 124’. Distribuzione: Eagle Pictures. Per la prima volta (e non certo ultima) parliamo anche dei famosi film d’animazione giapponesi, cartoni animati per adulti, spesso molto violenti - come in questo caso - che possono interessare i molti appassionati, e in particolare quelli dei “manga”, storie disegnate che hanno le caratteristiche delle soap-opera americane. Da un famoso manga venduto in tutto il mondo, le avventure di Tetsuo, vittima di un esperimento che ha reso la sua mente alterata, e allucinazioni e incubi si sommano a situazioni pericolose; tutto ciò in un clima post atomico con una Tokyo tra le macerie. Il film, un vero cult tra gli appassionati, è reperibile in video nei negozi specializzati.
TETSUO II – MARTELLO DI CARNE (Tetsuo II – Body hammer), fantastico, Giappone, 1992, di Shinya Tsukamoto, durata: 83’, con: Tomoroh Taguchi. Distribuzione: Raro Video. Ottime riprese e inquadrature per questa seconda opera di Tsukamoto, però l’originalità e l’eversione del primo Tetsuo sono andate perse. L’uomo mutante dal cuore d’acciaio colpisce per vendetta quando gli rapiscono il figlio. C’è da dire che questa trama è proprio un pretesto per continuare con un tema sfruttato che finisce quasi per annoiare verso la fine di un film in cui l’uso del colore (il primo Tetsuo era in B/N) fa perdere il fascino delle belle mazzate visive che ci vengono proposte.
LE TENTAZIONI DELLA LUNA (Feng yue), drammatico, Hong Kong, 1996, di Chen Kaige, durata: 130’, con: Gong Li, Lesile Cheung. Distribuzione: Columbia/Bim. Presentato in concorso a Cannes, la pellicola di Kaige (“Addio mia concubina”) racconta la lenta decadenza della potente famiglia Peng, incapace di adattarsi alla mutevolezza della storia. Dramma psicologico, opera sullo sciovinismo maschile e la gerarchia cinese, film sull’iniziazione di una donna all’età adulta, ma soprattutto un ritratto della Cina contemporanea.
FIRE (Fire), drammatico, India, 1996, di Deepa Mehta, durata: 103’, con: Shabana Azmi, Nandita Das. Distribuzione: BMG. Il soggetto è assolutamente “scandaloso” per una cinematografia tradizionalista come quella dell’India; ma la regista vive da tempo in Canada, e questo spiega parecchie cose. Il film racconta la storia di due donne: Radha, moglie di un vecchio votato alla castità, e Sita, il cui marito è votato, invece, al tradimento coniugale. Tra le malmaritate nasce l’amore. Dalla tradizione del cinema indiano deriva l’intreccio tra realtà e mito. Fotografia raffinata, ottima recitazione. Il film della Mehta ha vinto il primo premio, l’anno scorso, al festival “Schermi d’amore” di Verona.
YOUSSEF CHAHINE FILMOGRAFIA
1950 Bâba Amin 1951 Ibn al-Nîl
1952 Al muharrij al kabîr – Sayyidat al- qitâr 1953 Nisa bila rijal 1954 Sirâ un fi al-wâdi – Shaytân al-sahrâ 1956 Sirâ un fi al-minâ 1957 Inta habibi / Wada’atu hubbak 1958 Bâb al-hadîd – Jamila al-jazâiriyya 1959 Hubbun ilâ al-abad
1960 Bayna aydik 1961 Nidâ al-ushâq – Rajulun fi hayâtî 1963 Al-Nâsir Salâh al-Dîn 1964 Fajir yawm jadîd 1965 Bayâ a al-khawâtim 1966 Rimâlun min dhahab 1967 Id al-Mayrun (doc) 1968 Al nâs wa al-Nîl 1969 Al-ard 1970 Al-ikhtiâr 1972 Salwa al-fatah alati tokalem el akbar (doc) 1973 Al-usfûr (cm) 1976 Awdat al-ibn al-dhâl 1978 Iskandariya lih? 1982 Al-dhâkira 1984 Al-wadâ’a ya Bunapart (Addio Bonaparte) 1986 Al-yawm al-sâdis 1989 Iskandariya,kaman wa kaman 1991 Al-Qâhira munâwara bi abilaha (doc) 1994 Al-muhajir
1995 Lumière et compagnie… (cm, episodio dell’omonima serie collettiva) 1997 Al-massir (Il Destino)
VIOLENT COP (Sono otoko, kyobo ni tsuki), drammatico, Giappone, 1989, di Takeshi Kitano, durata: 103’, con: “Beat” Takeshi, Ittoku Kishibe, Mikiko Otomshi. Distribuzione: Mondo. Dopo avere parlato del recente “Hana-bi”, peraltro l’unica opera di Kitano uscita in Italia (e speriamo anche in videocassetta), torniamo ad occuparci di questo regista-attore-presentatore tv e chissà quant’altro. Anche in questo interessante film ci offre una visione per nulla positiva del suo paese: la violenza è all’ordine del giorno e la freddezza dei personaggi, comunque molto ironica, unita alla quasi totale mancanza di dialoghi, rende questo film un allucinante capolavoro. Un poliziotto dai metodi quantomeno inusuali e sbrigativi, si scontra con la yakuza (la mafia giapponese) quando il tirapiedi di un boss e i suoi uomini mettono le mani sulla sorella semi inferma di mente. Kitano ha fatto scuola con questo tipo di film, e anche Quentin Tarantino non se ne è persa una lezione.
LA REGINA DELLE PIRAMIDI (Land of the pharaohs), avventura, U.S.A., 1955, di Howard Hawks, durata: 106’, con: Joan Collins, Jack Hawkins, Alex Minotis. Distribuzione: Warner Bros. E’ la storia del grande faraone Cheope, che fece costruire l’omonima piramide; venne assassinato dalla seconda moglie, bellissima ma avida e perfida, appena la piramide fu completata. Il suo fedele sacerdote, con un abile inganno, convince l’infedele regina ad entrare nella gigantesca tomba e subito dopo chiude la pesante porta per sempre. Un noto film in costume sulla spettacolare ricostruzione storica dell’Egitto antico: da vedere.
INDIA / INDIA SENZA LIMITI (India/India senza limiti), documentario, Italia, 1958, di Roberto Rossellini, durata: 95’. Distribuzione: Cineriz Regionale. Lungometraggio in 4 episodi sul paese di Gandhi visto negli anni di Nehra ad opera di un maestro del cinema italiano qui alle prese con un documentario.
RASHÔMON (Rashômon), drammatico, Giappone, 1950, di Akira Kurosawa , durata: 88’, con: Toshiro Mifune, Machiko Kyo, Masayuki Mori. Distribuzione: Incom Diademi. Nel Giappone medievale, un samurai attraversa un bosco con la moglie avvolta da un ampio velo per recarsi a un tempio; costei attrae sessualmente un fuorilegge, che li osserva passare. Questi violenta la mogle e uccide il marito. La versione dei fatti viene raccontata in modo diverso dal bandito, dalla donna, dallo spirito dell’uomo ucciso, che parla per bocca di una medium, da un vagabondo che ha assistito, non visto, alla scena: qual è la verità? Parleremo ancora del cinema di Kurosawa, maestro indiscusso della settima arte (e non solo per il suo paese): questo è uno dei suoi capolavori; disponibile in video.
MISHIMA (Mishima), biografico, Giappone/U.S.A., 1985, di Paul Schrader, durata: 124’, con: Ken Ogata, Kenji Sawada, Yasosuke Brando. Distribuzione: Reteitalia, Pic. Biografia del grande scrittore Yukio Mishima, epigono delle tradizioni millenarie del proprio paese, esteta estremo, esibizionista raffinato e paranoico, idealizzatore della “bella morte” (che infatti ottenne suicidandosi in modo teatrale quanto clamoroso). Con lo zampino nientemeno che di George Lucas e Francis Ford Coppola, Schrader firma una raffinata rilettura di tre fra i più noti romanzi di Mishima (La casa di Kioko, Il padiglione d’oro e Cavalli in fuga), lasciando al quarto capitolo la descrizione del gesto finale dell’autore. Il risultato è un film affascinante e folle (almeno per un occidentale), nei suoi contenuti.
L’ANGOLO ROSSO (Red corner), thriller, U.S.A., 1997, di Jon Avnet, durata: 119’, con: Richard Gere, Bai Ling, Bradley Whitford. Distribuzione: UIP. In Cina per un contratto televisivo, l’avvocato Jack Moore passa la notte con una bella sconosciuta. Al mattino la ritrova morta. Imprigionato, malmenato, privato di ogni diritto, potrà contare solo su una giovane collega comunista. Chi ha incastrato Richard Gere? Il sistema giudiziario cinese rappresentato come una trappola, i carcerieri come nazisti; ma anche l’ambasciata americana è un covo di serpi. Dal “giallo” il film viene fuori come un deus-ex-machina, però l’intrigo prende e la storia d’amore impossibile (con finale alla “Casablanca”) è commovente.
MIYAZAKI HAYAO – IL WALT DISNEY DEL SOL LEVANTE
Parliamo di “Mononoke Hime” (traduzione italiana: La principessa Mononoke) di Miyazaki Hayao, visto che in questo numero di “Mondi Lontani” ci occupiamo finalmente di manga giapponesi e di film d’animazione tratti da essi; inoltre, questo importante film, che è stato distribuito a luglio dell’anno scorso, dovrebbe uscire da noi proprio quest’estate distribuito dalla Buena Vista. C’è da dire che in Giappone il film d’animazione (o cartoon) non ha la connotazione di “arte minore” che nonostante tutto ha finito per avere in Occidente, e che il pubblico giapponese raramente premia i prodotti nazionali con il primo posto in classifica, che vede spesso film americani, e, più raramente, di Hong Kong; però questa volta è andata diversamente e questo coraggioso film ha battuto ogni record d’incassi in Giappone, superando il classico “E.T. – L’extraterrestre” di Steven Spielberg del 1982! H.Miyazaki ha sempre rifiutato le offerte delle multinazionali occidentali per i suoi film da distribuire in home video, ostinandosi a pretendere una meritatissima distribuzione cinematografica e solo in seguito, eventualmente, in videocassetta. In Asia è considerato una specie di Walt Disney moderno, mentre da noi è conosciuto solo da pochi appassionati che seguono questo genere, ma gli auguriamo di avere anche qui un grande successo, certamente meritato, in attesa di vedere questo suo film.
VOCI DAL NILO
I libri più belli
I SEGRETI DEI FACHIRI di L. Garlaschelli e M. Polidoro, Avverbi, lire 12.000 è un insolito e divertente manuale con molte foto che svela tutti i trucchi di Fachiri e Santoni indiani per mangiare il fuoco, ingoiare il vetro, dormire su un letto di chiodi, trafiggersi con gli spilloni, fermare i battito del cuore, levitare, camminare su carboni ardenti, ecc…
MEMORIE DEL VENTO di Adonis, Guanda, 152 pagine, lire 20.000. Finalmente anche in Italia, viene proposta la prima raccolta di Adonis, un grande poeta arabo contemporaneo. Peccato che la traduzione risulti inadeguata e faccia perdere la grandezza di questi versi.
MAURITIUS, RODRIGUES, REUNION- Le Guide del Gabbiano, Giunti, lire 16.500. E’ una comune guida con itinerari per sapere l’essenziale su questi paradisi terrestri ora diventati miracolo del turismo alberghiero.
EVASIONI IN MONGOLIA di Luigi Barbini JR. EDT, lire 22.000 è il racconto d’un breve ma avventuroso viaggio compiuto dall’autore oltre sessant’anni fa in un paese suggestivo: i misteri, i segreti, gli affascinanti riti e costumi di questo popolo diviso ma orgoglioso del proprio passato di dominatore e conquistatore del mondo.
AMRITA di Banana Yoshimoto, I Canguri/Feltrinelli. 300 pagine, lire 24.000. Torna l’ex adolescente prodigio giapponese Banana Yoshimoto con un romanzo vero e proprio in cui sembra passare alla maturità con un po’ d’inquietudine dopo lo stile minimalista e visionario degli altri racconti, pubblicati anche in Italia: “Kitchen”, “Lucertola”, “N.P”, “Sonno profondo”, e “Tsugumi” (tutti usciti per la Feltrinelli con grande successo). Dal rimpianto per un’infanzia del cuore ormai perduto, passiamo in questo romanzo all’analisi di una saga familiare nipponica.
ISRAELE di Autori vari, collana Baedeker, De Agostani, lire 45.000. Una guida in ordine alfabetico con tutte le notizie utili, le foto, le piantine della città e la carta stradale del paese che quest’anno festeggia il cinquantenario.
CINA E TIBET di Sylvio Fresco, Ulysse Mozzi editore, lire 48.000. La magica civiltà della Cina, con i suoi templi dorati e monumenti storici, ma anche i villaggi dei contadini, le nuove località aperte a turismo, le grandi metropoli cinesi da Pechino a Hong Kong. Itinerari dettagliati, indirizzi, informazioni pratiche e un dizionario essenziale.
Tiziano Terzani, autore del libro IN ASIA, Longanesi, 30.000 lire, vive da anni in India -sua seconda patria- e così, dopo anni di viaggi in Oriente, scrive questo libro. “Perché l’Asia?” si domanda l’autore, “ci andai in cerca ‘dell’altro’, di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento d’idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto”. Ha viaggiato e vissuto in tutta l’Asia dal 1965: Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok e nel 1994 decise di andare a vivere con l’intera famiglia in India. Per questo libro ha raccolto i migliori articoli scritti negli ultimi 25 anni come inviato e corrispondente.
Visto che siamo nel periodo delle vacanze, ecco un’altra guida TURCHIA, Shendene e Mozzi editore, 28.000 lire, di Mariella Grossi e Auretta Monesi. C’è proprio tutto di questo paese che affascina: dall’hammam “bagno turco”, alla cucina, i costumi e il misticismo islamico.
GIAMAICA di Autori vari, collana Guide Ape, Zanfi editore, lire 54.000 è un manuale di viaggio con una sezione di itinerari e brillanti saggi sulle abitudini e sullo stile dei giamaicani, i padri del reggae.
BALI E LOMBOK di Tony Wheeler e James Lyon. EDT edizioni, lire 39.000 è una guida molto dettagliata su Bali, la perla dell’Indonesia e sull’isola di Lombok: il lettore-turista vi troverà ogni tipo di informazione e un breve dizionario essenziale di lingua indonesiana.
L’INDIA DEI MOGHUL/I FASTI DI UN IMPERO di Valerie Berinstain, Universale Electa/Gallimard lire 22.000 è un libro con immagini molto affascinanti, come del resto tutti i libri di questa collana e parla dell’era Moghul, i promotori di un’eccezionale fioritura artistica, un originale sincretismo indo-islamico, che trova nel Taj Mahal e nelle miniature d’ispirazione persiana l’espressione più alta.
Se non sapete dove andare questa estate comprate VACANZE CONTROMANO un libro di “Terre di mezzo”, dell’ Editrice Berti, lire 12.000 e partite per il Nepal o per lo Sri Lanka, dove c’è bisogno di una mano magari andate in Cina o in Palestina. Centinaia e centinaia di proposte per l’estate 1998!
ECUADOR E GALAPAGOS di Rob Rachowiecki, EDT, lire 49.000. Dalle vestigia coloniali agli spettacolari paesaggi montani degli altipiani delle ande, alla meravigliosa foresta del bacino amazzonico. E poi le Galapagos, isole famose per lo straordinario patrimonio faunistico. Infine, tutti gli indirizzi e consigli utili per il viaggio.
UN ALTRO MARE di Claudio Magris, Garzanti. Il triestino Claudio Magris, collaboratore di vari quotidiani e riviste, qui alle prese con un romanzo filosofico pieno di simboli e richiami, ambientato in Patagonia. Alle soglie della grande guerra, il giovane filosofo Enrico parte da Gorizia per il sud America dove va a fare il Gaucho: sua guida spirituale, un giovane filosofo realmente esistito, Carlo Michelstaedter.
IL RISVEGLIO DELLA MONTAGNA di Ayocuan, tre editori, 300 pagine, lire 28.000 è un romanzo di avventure al centro del mondo, dal Tibet al Messico.
LA MUMMIA di Anne Rice, Longanesi e c., lire 32.000. nel proliferare di romanzi sull’antico Egitto, si colloca anche questo dell’ormai strafamosa Anne Rice. Al ritrovamento della tomba del solito faraone Ramses, bisogna anche fare i conti con la presenza inaspettata della consorte ritrovata in un altro sarcofago.
ESOTERISMO E SIMBOLI di R.A. Schwaller De Lubicz, tre editori, 100 pagine, lire 18.000, è un breve libro per chi vuole approfondire i misteri della sapienza egizia.
Vi consigliamo di visitare i siti www.lakhota.com e www.zhongwen.com .Inoltre passate anche alla libreria AZALAI in corso di Porta Ticinese 46, 20123 Milano, t. 02-58101310 e al negozio SCHOBA BAZAR in via Ulisse Rocchi 39 Perugia, tel. 23970.
MONDI LONTANI 8
Anno 2 N. 8- Agosto- Settembre- Ottobre 1998- HJK ED. Lire 4000
Pubblicazione trimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione:
Marco Dello Russo- Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy
Ha collaborato: Sayed Abdel Kawi e Ahmad Aly
SOMMARIO
NEWS FROM…ALAM BAID
IL MONDO NEL PALLONE
MUSICA HABIBI
IL TAOISMO EGYPTIAN MEMORIES (ARABO/ ITALIANO)
LA VERA ARMA DELL’ISLAM
VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’ BELLI”
IL FASCINO DEL MISTERO
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografica lontana”
I SAPORI DEL GIAPPONE
IL RICETTARIO
Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero.
In copertina: “El Misr” di Marco Dello Russo
Retro copertina: “Egitto totale” di Willy
Inoltre si ringrazia: Yasser Abdallah Abdallah Aly.
Il nostro nuovo numero telefonico: 0339-2786478
EDITORIALE
Con questo numero 8 festeggiamo 1 anno di vita del nostro giornale, e lo festeggiamo con l’uscita di 2 numeri speciali: la ristampa del primo numero speciale che contiene il meglio dei primi tre numeri, e la pubblicazione del secondo numero speciale che contiene il meglio dei numeri: 4, 5, 6. Ordinateli telefonando al nostro numero. “Mondi lontani” uscirà come bimestrale, solo con questo siamo usciti con un mese di ritardo e chiediamo scusa ai nostri lettori.
In questo numero torniamo a parlare, in maniera un po’ più approfondita, dell’Egitto, a un anno di distanza dal primo numero. Dedichiamo persino la copertina, con un bel panorama del Cairo –in Mondi Lontani 7 c’era Marrakech, città del Marocco- e con i volti di alcuni dei cantanti egiziani più popolari: gli indimenticabili AbdEl Halìm e Oum Kalthoum, con il nuovo Hisham Abbas e il più ricco Amr Diab- che ha pubblicato una nuova casetta di cui ci occuperemo prossimamente-. Dedichiamo un articolo anche sui mondiali di calcio, conclusi lo scorso 12 Luglio, Parlando del Giappone, Iran, Tunisia, Nigeria, ecc. La religione di cui ci occupiamo questa volta è la Taoista. Nuova rubrica: “Il fascino del mistero”, luoghi, avvenimenti misteriosi e affascinanti. E tornando all’Egitto c’è un articolo di Sayed AbdEl Kawi intitolato “Egyptian Memories”. Anche in questo numero 8 due sono le copertine a colori. BUONA LETTURA!!!
Marco Dello Russo
Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
NEWS FROM… ALAM BÂ?ÎD
Lo sapevate che, oltre ad avere Alessandria, in Italia abbiamo un’altra città omonima con un’altra egiziana? Si tratta di un comune ligure nel savonese dal curioso nome di Cairo Montenotte. E non è finita: nel Lazio, in cioceria, esiste sul confine tra Kentucky, Missouri e Illinois, la cittadina di…Cairo!
Il Blolo è il luogo ultraterreno dove ciascuno di noi ha una moglie o un marito, dalla cui gelosia può derivare sterilità nella donna o impotenza nell’uomo. Per questa ragione le statuette Blolo-Bian (marito del Blolo) e Blolo-Bla (moglie del Blolo) sono oggetto di devozione e ricevono sacrifici ed offerte votive, dalla tribù Baoulè della costa d’Avorio.
La parola Yogurt deriva dal turco “Jugurt” che tradotto significa “Latte dolce denso”. I popoli antichi conservano il latte degli animali domestici in otri fatti con lo stomaco degli stessi animali. Si sa che lo stomaco contiene caglio e succhi acidi e qui si svolgeva la fermentazione che portava allo Yogurt. Dopo il consumo, gli otri venivano riempiti di nuovo con latte fresco e grazie ai residui ancora presenti che fungevano da innesco, si otteneva nuovo Yogurt. Insomma, il piccolo precursore del caseificio.
Per i musulmani, il più importante luogo sacro, dopo la Mecca e Medina, è Al Koz in Palestina. Un altro luogo visitato è la tomba di Eyup a Istanbul. Dicono che Eyup morì sotto le mura di Costantinopoli quando gli arabi tentarono per la prima volta di conquistare la capitale bizantina. La sua tomba è meta di pellegrinaggio da parte del mondo islamico.
Nel Marzo 1952, sull’Isola De La Reunion, nell’oceano indiano, caddero 1.870 millimetri di pioggia in 24 ore.
Abidjan è la capitale provvisoria della Costa d’Avorio, in Africa, stato che si affaccia sul golfo di Guinea. La città di Yamoussoukro, ora in costruzione, ne prenderà il posto.
L’antico nome dato alla Nuova Zelanda dai suoi primi abitanti è “Aotearoa”, che letteralmente significa “terra dalla lunga bianca nuvola”. Con tutta probabilità, tale nome è originato dal fatto che nella parte settentrionale dell’arcipelago si sprigionava dal suolo un candido vapore bianco: è dovuto ai Geyser, i getti intermittenti d’origine vulcanica che erompono a temperatura molto elevata.
Il 17 Luglio 1966 il padre della Cina moderna Mao Tse- Tung, nato nel 1893 e scomparso nel 1976, si immerge nelle acque del fiume Yangte Kiang. Il suo celebre bagno, che farà il giro del mondo su giornali e TV, doveva confermare le sue buone condizioni di salute.
“Ringraziamo Dio che Bill Clinton, dopo tanto tempo, è arrivato alla conclusione che Islam e terrorismo sono 2 cose diverse. L’Islam è contrario al terrorismo. Quel terrorismo che anche gli USA a volte perseguono, mascherandosi dietro lo specchio dei diritti umani”. Così ha detto Faezeh Hashemi deputato del parlamento e figlia dell’ex presidente della Repubblica Iraniana Rfsanjani.
È scomparso di recente il famoso regista giapponese Akira Kurosawa, nato in Giappone il 1919. Dal ’43 al ’93 ha girato più di 30 film (vedi “Mondi lontani n. 5”).
Il 9 Luglio in Piazza Oberdan di Milano si è tenuta la manifestazione per la Pace. Dopo 30 anni di guerra, l’Eritrea aveva finalmente conosciuto la pace, ma, il 13 Maggio la dichiarazione di guerra del parlamento etiopico, il bombardamento aereo di Asmara, blocco aereo e marittimo a seguito di minacce di bombardamenti indiscriminati da parte etiopica, arresti ed espulsioni di eritrei residenti in Etiopia.
Il Reiki negli Stati Uniti è diventato materia di studio in alcune facoltà di medicina e già utilizzato nei ospedali per interventi di pronto soccorso. È molto utile per guarire più rapidamente da disturbi psicosomatici, (non ha niente a che fare con la pranoterapia). Si può guarire anche da un raffreddore ostinato. Come? Appoggiando le mani su zone particolari del corpo. E per i dolori acuti? “In questi casi, per portare aiuto e sollievo immediati si appoggiano le mani sulla zona interessata e si effettua una leggera pressione”, dicono gli esperti. Utilissimo per vincere lo stress. Per informazioni in Italia chiamare Tinari e Guntert al numero 039-368786
Bombay ha il miglior negozio di stoffe di tutta l’India. Il Kala Niketan (95 Queen’s Road, nell’area di Churchgate, tel. 0091-22-292-520). Si trovano tessuti di diverso tipo, i sari e i panjab (i completi pantaloni e lunga casacca dell’India del nord).
Fate un salto al negozio di Giuliana Cella, in via Monte di Pietà 19 (interno) a Milano, tel. 86460850, ci sono antiche giacche nere da kimono, sciarpe giapponesi con ricamo cibori (da 100 mila lire), batik indonesiani, preziosi scialli indossati dalle spose indiane ecc.
10 mila metri quadrati di esposizione, 20 mila di parco e 40 mila di verde, questa è Karibuni, il villaggio africano ricostruito a Calcinate (Bg), a non più di 40 chilometri da Milano
IL MONDO NEL PALLONE
Resoconto degli ultimi campionati mondiali
Finalmente, in data 12 Luglio, si sono conclusi questi campionati mondiali di calcio “Francia 1998” di cui tanto si è (stra)parlato. In queste pagine vogliamo soltanto rendere partecipi i nostri lettori di come è andata per le nostre squadre preferite, anche se non sono particolarmente tifosi, come noi della redazione, del resto, che però bene o male, abbiamo seguito l’evento.
Inutile parlare tanto della nostra nazionale, che, tra varie polemiche, sia pure a testa alta, è uscita prima delle semifinali ad opera della Francia, organizzatrice della manifestazione, nonché vincitrice dopo la finale con il Brasile. E proprio del Brasile e delle squadre centro-sudamericane cominceremo a parlare; innanzitutto una curiosità: la Coppa del Mondo nasce nel 1930 proprio in Sudamerica, in Uruguay, dove si organizzò un campionato mondiale battezzato Coppa Rimet, che questo stato organizzò (e vinse) per festeggiare il centenario della sua indipendenza: da allora, ogni 4 anni, una nazione lo organizza per assegnare il titolo di campione con l’odierna Coppa F.I.F.A.
Cominciamo quindi dal Brasile, che, tra molte polemiche, specialmente quelle riguardanti lo stato di salute del suo attuale e giovanissimo asso Ronaldo, resta comunque la squadra più amata, temuta, ammirata e spesso la più forte del mondo con lo spettacolo che offre sul campo (e anche sugli spalti, grazie ai suoi coloriti tifosi). Dopo 4 coppe vinte, il maggior numero per una nazionale, e un buon inizio di mondiale con quasi ogni incontro vinto nettamente e spettacolarmente, il Brasile è giunto in finale perdendo clamorosamente per 0-3 con la Francia, pur aggiudicandosi il secondo posto è un peccato, perché sarebbe stato bello vedere un’altra festa brasiliana. Anche l’Argentina, altra nazione maestra nel calcio, ha fatto un buon campionato, pur fermandosi prima, battuta nella partita con l’Olanda. C’era poi il convincente Paraguay, eliminato però dalla solita Francia; anche il Cile si è comportato bene, e, tra l’altro, ha pareggiato con l’Italia all’inizio, pur meritando la vittoria (Non ce ne vogliate!), ma ha dovuto in seguito cedere al Brasile. La Columbia non ha brillato molto, mentre il Messico si era illuso di finire nel girone finale dopo diversi successi, ma è stato eliminato dopo l’1-2 con la Germania. C’era poi la Giamaica, per la prima volta nella sua storia a qualificarsi, una squadra non ancora professionistica sotto molti aspetti, ma sicuramente molto brillante e simpatica. I cosiddetti “reggae boys” hanno comunque ottenuto una soddisfazione nella loro ultima partita a spese dello sfortunato Giappone.
Passando poi all’Asia, era presente la Corea del sud, che si è rivelata una “squadra materasso” facendo vedere veramente poco (catastrofica nei gol subiti), e poi il Giappone, eliminato anch’esso nel primo girone, quello tipo torneo, a punti; una squadra veramente simpatica, come i suoi fedeli tifosi giunti in moltissimi negli stadi francesi per sostenerla. Peccato che, nonostante la buona volontà e spesso la supremazia in campo sugli avversari, non arrivava alla conclusione in rete per la poca determinazione: ne è un esempio la partita vinta dalla Giamaica per 2-1. I giapponesi dovranno organizzare in casa i prossimi campionati mondiali, nel 2002, e dovranno preparare anche una squadra più sicura per quel momento. A rappresentare l’Africa mancava la simpatica nazionale egiziana, eliminata prima di questa fase finale, ma c’era il solito, allegro Camerun, che, partito bene, è stato poi superato dall’Italia. Il problema delle squadre africane è stato che sono sempre partite bene, con un gioco sorprendente e diverso da quello europeo, ma alla fine non sono riuscite a raggiungere gli obbiettivi sperati, crollando come è successo al Camerun, alla Tunisia, o alla Nigeria, che nella prima partita aveva addirittura battuto per 3-2 la fortissima Spagna, per poi essere in seguito travolta dalla Danimarca. L’Arabia Saudita e il Sudafrica, nello stesso girone iniziale, non sono riuscite né a vincere, né a passarlo, finendo a pareggiare nella loro ultima partita l’una contro l’altra. Un po’ meglio ha fatto l’Iran, che ha battuto solo la mediocre squadra degli USA per 1-0, in una partita dai connotati più politici che sportivi.
Speriamo in meglio per le squadre che seguiremo nel prossimo campionato mondiale, perché in questo, tranne alcune soddisfazioni iniziali, non abbiamo visto granchè e ha finito per prevalere il solito strapotere europeo, e, solo in parte, quello sudamericano. Notiamo infine il grande interesse che ha avuto questa manifestazione come forma di intrattenimento e di tifo sia da parte degli stranieri qui in Italia (nonostante spesso mancassero le loro nazionali), che delle ragazze in genere, spesso molto belle che tifano in modo molto sexy sugli spalti!
MUSICA HABIBI
Prima di cominciare con le recensioni di dischi e cassette ecco alcune notizie. Il cantante egiziano Addaweya ha cantato in America ed esiste la cassetta “Addawaya in America” che speriamo di riuscire a trovare. Assala (di origine siriana) famosa nel mondo arabo per canzoni come “Allighara” in italiano “Quello che è successo”, da dieci anni a questa parte ha registrato molte cassette. Attualmente vive in Egitto.
Ecco i nomi di alcuni dei cantanti arabi famosi. Tutte le notizie che trovate su queste pagine non le ha fornite internet, ma alcuni amici egiziani, fra questi Yasser Abdallah Abdallah Aly.
La maggior parte dei cantanti sono egiziani:
Amr Diab, Hakim, Mohammed Mounir, AbdEl Halim Hafez, Mohammed Fowad, Ihab Tawfik, Ahmad Gohar, Moustafa Hamar, Hisham Abbas, Mohammed Mohee, Hamid Shaery, Ragheb Alame (libanese), Hany Sheker, George Wassuf (siriano).
Noi di Mondi Lontani li conosciamo tutti. Purtroppo non possiamo dire la stessa cosa delle interpreti femminili, che speriamo di approfondire l’argomento su uno dei prossimi numeri. Ecco, per la prima volta, alcuni nomi: Warda (algerina, vive in Egitto), Assala (siriana, anche lei in Egitto), Fayza Ahmad (egiziana morta giovane), Mona AbdEl Ghani, Simone (anche attrice), Samira Sayd (marocchina), Hanel, Annaghem. Concludiamo con la più grande Oum Kalthoum naturalmente.
Guardate la copertina sembrerebbe che questa cassetta “Ya lela/ la nottata” di Hisham Abbas fosse dal vivo e invece no! Nella prima canzone “Ya lela” ad esempio, hanno usato astutamente le urla e gli applausi del pubblico, dando la sensazione di ascoltare una canzone dal vivo, ma si capisce subito che il pubblico è stato inserito dopo. Abbas ha una bella voce e l’intera cassetta è godibile, allegra, senza però discostarsi dagli altri prodotti egiziani. Ricorda Amr Diab e Ragheb Alame, e quindi non è niente di nuovo. All’inizio del lato B c’è ancora “Ya lela” questa volta in versione normale, senza il pubblico. Bisogna anche dire però che la prima versione, con quell’effetto live è migliore e più coinvolgente.
Bella la voce di Mohamed Lamine cantante Rai algerino. Lo stile sembra che si avvicini di più a quello egiziano, che a quello algerino. Musica ascoltabile, ballabile, soft come lo sfondo della copertina in bianco, con scritte in viola e il volto sorridente del bel Mohamed –come la foto qui a sinistra-, che potrebbe piacere benissimo alle ragazzine romantiche. “Rai sur Casbah” è del 1995, distribuito dalla Blue Silver. Fra le canzoni: Bache netfahem mak, Omri nbighik, Achek hall, Inti liya e Premier Pas. 12 in tutto.
Straordinaria questa cassetta di Youssou’ Dour “Nelson Mandela”. Ogni canzone è qualcosa di allegro, c’è il sound di fine anni 70, inizi 80 in certe canzoni, quindi ritmi africani mescolati a quelli occidentali (si canta anche in inglese in questa cassetta). I titoli sono: Nelson Mandela, Moule Moule, Samayahe, The Rubberband man, Badou, N’Dobine, Donkaasi gi, Wareff, Magninde, Immigres.
Meira Asher è un’artista israeliana e il suo ultimo lavoro, su LP o CD, è edito dall’etichetta belga Crammed. “Dissected” ci offre felici intuizioni che coniugano la musica etnica (suggestioni arabe, indiane, e chi più ne ha più ne metta…) con quella elettronica: un disco affilato e drammatico, delicato e sofferto, a tratti straziante e poetico.
A Fes, la più antica città imperiale del Marocco, si è svolto, dal 23 al 30 Maggio, il “Festival of world sacred music” (Festival delle musiche sacre del mondo), un grande incontro di musiche e confessioni nel luogo-simbolo della civiltà ispano-araba. Giunto alla 4° edizione, il festival è stato comunque un’occasione d’incontro per artisti che eseguono musica religiosa, al di là delle rispettive confessioni.
Cosa centra “When I was born for the 7th time” dei Cornershop con la musica di questa rubrica? Centra, eccome, visto che i musicisti sono quasi tutti indiani e suonano strumenti come il temboura, il sitar ecc. e cantano in inglese, ma anche in indiano, mescolando suoni asiatici con quelli occidentali. Il risultato di questo disco? Davvero qualcosa di interessante. “Cominciò tutto a Leicester –spiegano- con un sitar rubato ad un antiquario, e tutto si perfezionò in un college di Preston”. “Sleep on the left side” e “Brimful of Asha” sono i singoli estratti dall’album, ma è “We’re in Yr Corner” e “Norwegian wood” dei Beatles, qui cantata in indiano, a rendere questo disco ancora più bello e impedibile.
Per l’etichetta Real world è uscito il disco “The Journey” di Maryam Mursal, una cantante somala, che, oltre alla musica della sua terra, include elementi e culture diverse, africane ed europee, fuse in un racconto personale. Con passione, lei ci racconta la sua storia e ci trasmette che vuole essere cittadina del mondo.
E sempre per la Real World di Peter Gabriel, ecco Yung Chen Lhamo con “Coming home”, un’artista tibetana che si batte anche con la sua musica per la causa del proprio popolo invaso dai cinesi. Nel disco suonano, oltre a Peter Gabriel, diversi musicisti provenienti da diverse culture, che creano una trama elettro rock intorno alla voce di Yung.
Una curiosità dal Giappone: “Music of the world- National Anthems” di Sesi Oawa (Philips), che, in 77 minuti raccoglie ben 67 inni nazionali suonati con la New Japan Philharmonic Orchestra. Interessante lavoro, però, purtroppo, viene privilegiata l’Europa a scapito di Asia e Africa.
Due raccolte della casa discografica francese Declic Communicator e diffuse dalla Virgin France S.A. vi consigliamo. La prima è “Planet Maghreb”, con cantanti di Musica Rai, ma anche di musica più tradizionale algerina: Cheb Aarab, Cheb Khaled, Orchestre Faycal, Najat Aatabou, Chants Sacres du Sahara algerien, El Kahlaoui tounsi, Cheikha Remitti, Cheikh Salah, Cheb Mami, Cheb Hasni ed altri.
La seconda raccolta si chiama “Planet Rai”: Cheb Mami, Cheb Khaled, Chaba Fadela, Cheb Kader, Cheb Hasni, Cheb Kada con Khaled, sono solo alcuni nomi degli artisti presenti. Molto bella “Ana Mazel” di Mami.
Un’interessante colonna sonora di un recente film è quella di “Cyclo”, distribuita dalla Milan Asia e composta da Ton That Tiet, che si produce in una suite sinfonica di oltre 30 minuti nella quale mescola le atonalità di occidente e oriente. In aggiunta, ci sono i brani vietnamiti per voci, coro e mandolini e anche due brani rock, “Creep” dei Radiohead e “Just like you” della Rollins Band.
Forse qualcuno di voi si ricorderà del gruppo rock australiano Midnight Oil, attivi già da due decadi e sotto contratto per la CBS, per la quale hanno inciso diversi album, l’ultimo dei quali ci risulta essere “20.000 Watt” del 1997. Rock dai testi impegnati: temi sociali, inquinamento, aborigeni e tutti i problemi che soprattutto l’uomo porta nell’amata e difficile Australia: terre sconfinate e desertiche, grandi città e lunghi viaggi in una terra ancora aspra e troppo poco nota…E’ questo che fanno venire in mente i Midnight Oil, dei quali vi consigliamo “Diesel and Dust” 1987, l’album che li ha portati alla notorietà e “Blue sky mining” del 1990.
Molti di voi conosceranno senz’altro i Deep Forest, un gruppo che ama fondere tra loro musiche molto diverse. Con il nuovo album “Comparsa” (Sony) i ritmi adottati si ispirano alla musica latino-americana e del Madagascar, e i temi che vi ricorrono sono: il sole, il calore in ogni suo aspetto, e la fraternità fra le persone che appartengono a differenti credi religiosi e politici e vogliono stare insieme e divertirsi con canti e balli.
Noa “Firt steps” (Universal) è una raccolta su doppio cd contenente “Live in Concert” 1991 e “AchinoamNini- Gil Dor” 1993, i primi lavori della cantante e autrice israeliana Achinoam Nini, in arte Noa. Due lavori piuttosto diversi che mettono però in luce un personaggio eclettico che, soprattutto dal vivo, dimostra di saper spaziare dai Beatles (“I will”, “Drive my car”) agli standards americani degli anni 40 per finire con la Madonna di “Material girl”. Nel disco di studio, sempre naturalmente accompagnata dal fedele chitarrista Gil Dor, Noa si addentra in sonorità più etniche che preludono alla sperimentazioni vocali degli anni successivi.
L’8 Giugno a Palermo in Piazza Politeama si è esibito Khaled, per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come l’integralismo e il mancato rispetto dei diritti umani.
Il 20 Luglio in Piazza Duomo di Milano “Milano di note”, abbiamo avuto modo di ascoltare “gratis” la bellissima voce di Antonella Ruggiero che ha eseguito anche brani indiani, alcuni tratti dall’album “Libera” del 1996.
Non potevamo concludere, anche se a distanza di mesi dalla sua uscita, con il cd “India” de LaRepubblica, davvero molto bello, ecco i nomi: Ali Akbar Khan, Black Bombay, Ravi Shankar, Najma, Dissidenten, Alman, Third man, Krishna Batth con Akir Hussain, Jai Uttal, e il trio Garbarek, Brehem, Hussain.
TAOISMO
Libro: Tao The ching è uno dei testi fondamentali del Taoismo scritto da Lao-Tzu
Filosofia: Tutto nella vita è relativo, solo il Tao è verità
Il Taoismo, in cinese “Tao-chia” indica la scuola taoista che segue gli insegnamenti di Lao-Tzu, fondatore di quest’antico sistema filosofico-religioso cinese e contemporaneo di Confucio. Taoismo in cinese si dice anche “Tao-chiao” ovvero la chiesa taoista. Tutto ciò che esiste sia nel mondo fisico, che in quello morale è governato da una legge d’eterna armonia, il Tao “La via”, l’essere assoluto e indeterminato, da cui derivano tutti gli esseri finiti, principio dell’ordine cosmico enorma per l’agire umano.
L’uomo deve obbedire al Tao e tale obbedienza non vuol dire essere inoperoso, ma è un’azione positiva, una conquista. La morale taoista si riassume in 5 proibizioni: uccisione degli esseri viventi, alcoolismo, ipocrisia, furto e scostumatezza. 10 sono i consigli: ubbidire ai genitori, servire l’Imperatore e il proprio maestro, essere buono verso tutte le creature, sopportare il male ricevuto, cercare di portare la pace quando ci sono discussioni e quindi togliere l’odio, sacrificare i propri interessi per aiutare i poveri, liberare gli animali catturati e nutrire gli esseri viventi, scavare pozzi- piantare alberi e costruire ponti, rendersi utile ai propri simili curandosi dei loro interessi e illuminando la loro ignoranza, recitare i libri taoisti e bruciare l’incenso per onorarli.
Il Taoismo quindi, anche se si è ispirato al Buddismo, ha messo in maggior rilievo il “valore salvifico della moralità”che nel Confucianesimo. Tutto nella vita è relativo, solo il Tao rappresenta la verità. Dopo la morte il corpo torna alla materia e lo spirito torna allo spirito e vi si confonde, perdendo la propria individualità. Il tempio taoista non è dedicato a nessun Dio, è piuttosto un luogo di ritrovo di tutti gli spiriti.
Un tempo il culto si svolgeva all’aperto, oggi in un tempio. La maggior parte degli dei taoisti sono uomini deificati, si chiamano Shen, o spiriti e sono considerati come ministri del Dio Supremo “Yuhuang” ossia “Imperatore-Giada” e si confonde con “Yuan-shi T’ien-tzuen” il Sovrano nel cielo nel Primo inizio” che è la personificazione del Tao. Nel Pantheon taoista si trovano pure i demoni. Lao Tze “o Lao Tzu” è il filosofo cinese, come già detto, del Taoismo ed è del sesto secolo avanti Cristo. Non si conosce nulla con esattezza sulla sua vita, solo che è autore di “Tao the ching”, uno dei testi fondamentali del Taoismo. Molti sinologi mettono in dubbio persino l’esistenza di questo personaggio, vissuto all’epoca di Confucio (551-479 a. C) del quale era più anziano di 30 anni. Amareggiato dalla corruzione della corte, rinunciò alla carica e partì verso Occidente. Accogliendo la richiesta del guardiano della frontiera, scrisse un opera in versi, con circa 5000 caratteri, poi sparì verso Occidente lasciando perdere le sue tracce.
“Chi conosce gli altri è sapiente ma chi conosce se stesso è saggio. Chi vince gli altri è forte ma chi vince se stesso è potente. Chi accumula è ambizioso ma chi si accontenta è ricco. Chi non lascia il giusto posto vive a lungo. Morire e non perire, ecco la vera longevità.
(Lao-Tzu)
EGYPTIAN MEMORIES
DI SAYED E MAMDOUH ABDEL KAWI
IN NOME DI ALLAH, IL COMPASSIONEVOLE, IL MISERICORDIOSO.
Il Cairo è la capitale d’Egitto, grandissima città. Ci vivono circa 20 milioni di persone, fra cui ricchi e poveri. Metà degli egiziani sono illetterati, l’altra metà invece conosce bene l’inglese e il computer. Esistono molti grattacieli, grandi università, facoltà d’ingegneria, di ufficiali militari. Importantissima è l’Università Al- Azhar, vicino al Bazar Khan El-Khalili. Nel Cairo si trova la Cittadella Salah El-Dìn e il museo egizio, ad occidente della città c’è Giza con le sue tre piramidi e la sfinge. Al Cairo si vive molto bene per la sua spiritualità, i musulmani pregano e fanno il Ramadan. Le donne rispettano la casa, i loro mariti e i loro figli, questo è lo stile di vita nel Cairo e nelle altre città d'Egitto. Il Cairo è il "Centro dell'Islam" ed è considerata “La madre di tutte le città”, c’è vita anche di notte, la gente si diverte nei locali e a girare per le strade della città. La maggior parte degli egiziani sono musulmani, solo il 18 per cento sono cristiani ortodossi. La chiesa copta ortodossa fu fondata in Egitto nel 451, nel 640 ci fu la penetrazione degli arabi, che con la dinastia dei fatimidi (discendenti da Fatima, figlia del Profeta Muhammad) trasformarono l’Egitto in un centro di vita islamico.
La Vera arma dell’Islam
Di Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi
Con la collaborazione di Ahmed Aly
Di questi tempi è un continuo parlare dell’Islam, in bene e in male, molte volte in male: alla radio, sui giornali, alla televisione.
Proprio oggi ho sentito che parlavano in TV sui musulmani, dicevano che ci sono due tipi di musulmani: i terroristi –veri nemici dei musulmani e quindi dell’Islam- e i veri musulmani –quelli che tengono alla pace- noi siamo fra questi inshallah. Mi ha fatto molto piacere sentire parole di questo tipo, visto che sono un musulmano ed anche perché appena sentono parlare dei musulmani la gente pensa subito al terrorismo, a gente ancora arretrata, con donne che vivono male con uno shadòr imposto dal marito, ecc. Ma non è vero. Purtroppo qui in Occidente, soprattutto in Italia, la gente non sa ancora nulla e pensano solo a quelle tre cose che ho appena citato. “Chi è il vostro Dio, Allah?” domandano, ma non sanno invece che il loro Dio è il nostro stesso Dio e viceversa. Non sanno anche che noi non vogliamo imporre la nostra religione, chi lo fa sbaglia. Se dobbiamo parlare dell’Islam lo facciamo solo con chi è veramente interessato, poi sta a quella persona pensare con la propria testa. Su questo giornale ad esempio, non trattiamo solo l’argomento Islam, visto che non tutti della redazione e i collaboratori sono musulmani, anche perché non ci sembra giusto parlare solo di questo. Trattiamo ad esempio anche le altre religioni, senza cambiare nulla, rispettandole ognuna. Senza soffermarsi troppo sull’argomento terrorismo, vorrei infine dire che i terroristi così facendo non fanno altro che attirare odio su di noi e sull’Islam. Creando così pregiudizi inutili.
E dell’Algeria che dire? Non sono algerino e quindi non conosco molto i problemi che ci sono in questo paese, posso solo spiegare che il vero musulmano non ammazza né un altro musulmano, né un cristiano, un ebreo ecc. Noi ci difendiamo solo quando qualcuno ci attacca, è lecito e logico, ma non siamo violenti. Prima di giudicare e parlare sull’Islam consiglierei alle persone di leggere qualcosa sull’Islam, o anche una piccola parte del Corano. Cosè l’Islam? È Pace ed è contro l’ingiustizia e la violenza, è questa la verità. Le armi dell’Islam sono le parole del Corano e solo queste possiamo avere. Cercate di capire –senza giustificare- i motivi della violenza, da dove proviene e chi è l’artefice. Vi chiediamo di essere leali nel giudicare l’Islam, leggete prima, senza giudicare solo perché l’avete sentito da qualche parte o visto cose negative, informatevi prima. Per concludere vorrei citare due parole che mi ha detto Iman conosciuto a Roma: “Se non ci fossero tutte queste cose negative, la gente conoscerebbe meglio l’islam, lo capirebbe e amerebbe di più, poiché l’Islam ha preso le cose più belle della religione ebraica e cristiana”.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
“Il Faraone delle sabbie” è un romanzo tra l’archeologico e l’intrigo internazionale scritto dall’italiano Valerio Massimo Manfredi per la Mondadori, £ 30.000. L’egittologo William Blake da la caccia a un misterioso papiro in un thriller con un intreccio di storie e misteri che dall’epoca dei faraoni si snoda fino alla Chicago di oggi.
“Vietnam a Cambogia” di Flavia Amabile, Airplane Edizioni, £ 28.000 è una giuda che accompagna, in 300 pagine, il viaggiatore in percorsi non solo geografici, mettendolo in condizioni di compiere le scelte giuste in un’area difficile.
“Ti ho amata per la tua voce”, titolo originale “Oum” di Selim Nassib, Edizioni e/o, lire 15.000, è una storia d’amore ambientata al Cairo, per la cantante egiziana di tutti i tempi Oum Kalthoum. Ma non solo. Racconta anche il Medio Oriente, la posizione della donna nelle società musulmane e narra anche del poeta Ahmad Rami, che amò Oum per tutta la vita, scrivendole i testi per le canzoni. L’autore Selim Nassib è nato nel 1946 a Beirut e vive a Parigi. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti.
Dopo “Pappamondo” e “Vacanze contromano”, l’Editrice Berti, quella di “Terre di mezzo”, pubblica “Mi manca Topolino!”. Ma non fatevi ingannare dal titolo perché il libro scritto da Davide Franzi e Carlo Giorgi, £ 12.000, vale la pena di leggerlo. Parla di volontariato in Uganda, Rwanda, Sudan, ex-Jugoslavia. Il protagonista è proprio Franzi, che appena 17enne, nell’83 si trova per la prima volta in Africa, a contatto con la gente, la povertà e quindi con i mille problemi che si possono trovare in un paese come l’Africa. La prima cosa che viene in mente “al viziato ragazzino”, così si autodefinisce Franzi, è di tornare in Italia, dove ha lasciato il benessere e tutto. Quindi ecco perché “Mi manca Topolino”. Giorgi invece è il redattore del giornale di strada “Terre di mezzo”.
Finalmente ecco un libro sulla musica RAÏ, di Marcello Lorrai e Chawki Senouci, Zelig Editore, £ 16.000. Il titolo è “La battaglia del RAÏ”. Racconta delle difficoltà in Algeria di essere libero esponendo le proprie idee, della politica, dei sogni dei giovani di lasciare la loro terra per andare in Occidente. Tutto questo è riassunto nei testi dei Cheb “ragazzi” Khaled, Mami, Hasni di Chaba Fadela, Noria, Zohra.
“Lettere dall’India” di Guido Gozzano, EDT, £ 22.000. Il viaggio indiano del “poeta delle piccole cose”, intrapreso nel 1912 per motivi di salute tra Bombay, Goa, Golconda, Agra, Jaipur e Benares.
“Gli dei dell’Egitto” di Claude Traunecker, Xenia, £ 10.000 è utilissimo per capire l’antica civiltà del Nilo, e ci guida tra i culti dell’antico popolo, mentre per i più interessati consigliamo “Testi religiosi egizi”. A cura di Sergio Donadoni, Garzanti, £ 22.000.
E, dopo l’incredibile successo dei 5 volumi dedicati a Ramses: “Il figlio della luce”, “La dimora millenaria”, “La battaglia di Qadesh”, “La regina di Abu Simbel” e “L’ultimo nemico”, il solito Christian Jacq continua a battere il ferro finchè è caldo sfornando un libro dopo l’altro, ma sinceramente il troppo storpia e non ci invoglia più a leggere cose di questo tipo. Comunque non possiamo non segnalarvelo, quindi ecco, sempre dello stesso autore per Mondadori, in edizioni economiche “Le egiziane”, che ci fa conoscere le donne ai tempi dei faraoni con le loro funzioni, dalle più umili alle più nobili. “Le donne dei faraoni” in cui troviamo l’invidiabile status delle antiche regine. “Il ragazzo che sfidò Ramses il grande”, il battello a vapore ED, lire 24.000, dedicato ai ragazzi che si vogliono avvicinare all’argomento, e poi per la nuova saga dedicata a Keops, cioè Cheope, sulla quale ritorneremo prossimamente.
Sempre riguardo all’antica civiltà più in voga al momento, ecco, “Ramses II il figlio del sole” di Christian Desroches Noblecourt, Sperling e Kupfer, £ 32.500, la storia del leggendario faraone scritta dalla ricercatrice e curatrice della mostra dedicata nel 76 dal Louvre e Ramses.
Margaret George ci propone l’affascinante storia di Cleopatra in ben 4 romanzi, “Io, Cleopatra”, Sperling e Kupfer, £ 16.900 a volume. Questa potente donna dalla grande personalità che risollevò le sorti dell’Egitto, in realtà era una Macedone di origine ebrea, stimata e amata da Pompeo, Cesare e Antonio e odiata da Ottaviano Augusto. Un’altra lunga saga quindi.
Sempre su Cleopatra,questa volta solo volumi singoli, ecco anche “Cleopatra Regina d’Egitto” di Maffio Muffii, Giunti, £ 15.000 e “Cleopatra” di Michel Peyramaure, Rizzoli, £ 16.900
“Le braccia del sole- Il diario di Nefertiti” di Roberto Zacco, Mondadori, £ 32.000 ci riporta indietro di 3.500 anni e ci fa rivivere l’epoca di Akhenaton, cioè Amenofi 4 e di Nefertiti, donna intelligentissima dalla sconvolgente modernità –arrivava persino a travestirsi da uomo per combattere!- . Dopo il reale ritrovamento del diario di questa regina scritto su tavolette d’argilla e su papiri, l’egittologo Roberto Zacco ne ha ricavato un libro integrato con la sua fantasia.
“Cile e l’Isola di Pasqua” di Wayne Bernardson, EDT, £ 49.000. Una guida per tutto quello che c’è da sapere e da fare in Cile. Gli spettacolari ghiacciai e i fiordi della Patagonia; i siti archeologici delle regioni Inca del nord; la remota Isola di Pasqua con le sue statue giganti stilizzate e l’arcipelago Juan Fernandez; le eccentriche case di Pablo Neruda a Santiago.
“Permesso di soggiorno” di M.C Martinetti, M. De Lourdes Jesus e R. Genovese, RAI- ERI Edizioni, 153 pagine, £ 18.000. Opera delle conduttrici e del regista della trasmissione di RadioUno dedicato agli immigrati in Italia, con schede e notizie essenziali che riguardano i vari paesi.
“Al sole dell’India” di Guido Gozzano, Touring Club, £ 20.000 è un racconto di viaggio sospeso tra mito, fuga ed iniziazione di un giovane dandy torinese delicato e perplesso, pervaso dalla malinconia poetica e minato da un male incurabile. Lasciata l’Europa della Belle Epoque nel 1914 per svagarsi e ritemprare la salute, arriva in India.
“Il segreto di Cheope” di R. Giacobbe e R. Luna, Newton e Compton, £ 22.900. Un’affascinante percorso attraverso i misteri dell’antico Egitto: sette storie vere e un finale fantastico.
“Figlia del mattino” di Pauline Gedge, Sonzogno, £ 16.900 è la storia di Hatshepsut, la donna-faraone di cui i posteri cercarono di far perdere le tracce.
IL FASCINO DEL MISTERO
-LE LINEE DI NAZCA-
Da questo numero, abbiamo deciso di fare partire un’altra rubrica “fissa” che ha che fare con i temi che ci interessano, “IL FASCINO DEL MISTERO”. Sottoporremo così alla vostra attenzione e, soprattutto alla vostra curiosità, luoghi e avvenimenti misteriosi di luoghi lontani di cui spesso si è sentito parlare solo superficialmente. Come primo mistero parleremo delle leggendarie linee di Nazca (dal nome dell’ altopiano del Perù ove si trovano), visto che ultimamente è giunta notizia di un altro ritrovamento analogo, come vedremo più avanti.
Questa zona presenta una peculiare caratteristica: percorrendola a piedi o in auto sembra un luogo del tutto normale: arido, caldo, desertico come altri territori di quella zona; invece, sorvolandola a qualche centinaio di metri d’altezza, scoprirete che è costellato da disegni, i quali, da terra sembrano soltanto tracce di vecchi sentieri o avvallamenti naturali del terreno. Proprio per questo la più colossale opera d’arte del mondo è stata scoperta solo in tempi recentissimi. Infatti, gli sconcertati piloti di una flottiglia aerea che, nel 1939, sorvolarono per la prima volta quel territorio desertico, avvistarono le curiose linee e avvertirono il dipartimento archeologico. Dapprima si pensò ad un sistema d’irrigazione, poi ci si rese conto che esse rappresentavano delle figure. Migliaia di anni fa, dunque, la misteriosa tribù dei Nazca si è presa la briga di realizzare un’opera titanica, pur sapendo di non poterla mai contemplare. Perché?
Tra le teorie, sempre molto fantasiose e poco credibili, ci sarebbero: l’ipotesi extraterrestre, cioè le linee sarebbero state fatte con lo scopo di poter inviare messaggi ad astronavi extraterrestri in orbita attorno alla terra, oppure che i Nazca sarebbero riusciti a creare delle rudimentali mongolfiere tessendo un particolare tipo di tela talmente sottile e compatta che poteva essere riempita di aria calda come i “palloni” delle mongolfiere, e con loro sarebbero riusciti a dirigere e contemplare i lavori dall’alto: un po’ troppo. Forse si tratta solo di immagini votive realizzate in favore di una divinità, probabilmente il sole, ma per il momento il caso resta insoluto.
Nel mese di Luglio, infine, è giunta notizia di un analogo ritrovamento in Australia, dove, in una zona assolata, sarebbe stato avvistato sul terreno un gigantesco ritratto di aborigeno, ma gli esperti si sono rivelati piuttosto scettici: si tratterebbe quasi sicuramente di un falso tracciato da qualcuno con un automezzo agricolo per pubblicizzare la zona o di uno scherzo di un burlone. Per quanto riguarda le linee di Nazca, vi rimandiamo alla lettura del volume “Le piste di Nazca” di Simone Waisbard, Sugar edizioni.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
In questo numero cominceremo finalmente a parlare dell’infinita serie dei kung fu movies, dopo aver preso in esame il “solito” Bruce Lee nei passati “Mondi Lontani”. Iniziamo con un capostipite come “I giganti del karaté” girato nel periodo d’oro di questo filone, gli anni ’70, poi parleremo di diverse etnie con film e nazionalità molto lontane anche tra loro, e di lungometraggi tratti da popolari serie di cartoni animati giapponesi, oltre ai più recenti titoli. Aspettiamo anche vostre segnalazioni!
YELEEN – LA LUCE (Yeleen), drammatico/fantasy, Mali, 1987, di Souleymane Cissé , durata: 105’, con:Issiaka Kane, Niamento Sanogo, Balla Moussa Keita. Distribuzione: I.M.C.-COE. Nell’Africa primitiva, dove la legge è dettata dagli stregoni, è in atto un conflitto tra uno di essi e suo figlio; il padre vorrebbe che i segreti della magia non venissero divulgati: la trasgressione agli ordini paterni porterà a dure conseguenze. Un film di matrice fantastica regolarmente distribuito anche in Italia anche in videocassetta. Da recuperare.
NOTTE E NEBBIA DEL GIAPPONE (Nihon no yoru to kiri), drammatico, Giappone, 1960, di Nagisa Oshima, durata: 106’, con: Miyuki Kuwano, Fumio Watanabe, Hiroshi Akutagawa. Distribuzione: Shochiku Ofuna. Durante un matrimonio vengono ricordati i momenti di lotta degli studenti contro l’approvazione del trattato di sicurezza al quale si susseguirono le manifestazioni, fino allo scoppio della guerra giapponese. Ora sono passati 15 anni da quei tumulti. Oshima è l’autore di punta del Nuovo Cinema Giapponese e questo è considerato un film “maledetto”, sequestrato e arrivato in Occidente soltanto nel 1972.
WEST BEYROUTH (West Beyrouth), drammatico, Bel/Fra/Lib/Nor, 1998, di Ziad Doueiri, durata: 107’, con: Joseph Bou Nassar, Liliane Nemry. Distribuzione: Lucky Red. Beirut, 13-4-75, primo giorno ufficiale della guerra civile in Libano. I passeggeri di un autobus palestinese vengono massacrati dalla milizia davanti agli occhi di Tarek e Omar, due adolescenti che vivono nei quartieri occidentali di Beirut, la parte musulmana della città. Insieme a May, una giovane cristiana del quartiere, vivono alla giornata cercando di ignorare il dramma del loro popolo ormai diviso, comportandosi quasi come in un gioco, ma vengono progressivamente trascinati nell’ingranaggio della violenza. Presentato all’ultimo Festival di Cannes.
THE HOLE – IL BUCO (Dong), drammatico, Taiwan/Francia, 1997, di Tsai Ming-liang, durata: 93’, con: Yang Kuei-Mei, Lee Kang-sheng. Distribuzione: Lucky Red. Un film piuttosto difficile dell’ormai
noto regista taiwanese Tsai Ming-Liang, già vincitore di numerosi premi con i precedenti “Vive l’amour” e “Il fiume”; quest’anno, con “The hole” ha mancato per poco la Palma d’Oro a Cannes, comunque il suo film è stato distribuito con successo, recentemente, anche da noi. Taiwan, all’alba del 21° secolo, in un ambiente totalmente inquinato, dove la pioggia batte senza tregua mentre imperversa una strana epidemia sull’isola. Nell’edificio di un quartiere deserto, in una zona dichiarata sinistrata, un uomo rifiuta di andarsene e scopre che nell’appartamento contiguo del piano inferiore vive una ragazza sola, quando un idraulico lascia aperto un buco tra le due case. Attraverso il foro nasce una comunicazione simbolica tra i due esseri solitari, dapprima conflittuale, poi che dà speranza in un mondo vuoto…
I GIGANTI DEL KARATÈ (Temple of Shaolin), azione, Hong Kong, 1975, di Chang Cheh e Wu Ma, durata: 121’, con: Fu Sheng, Chi Kuan Chun. Distribuzione: Kent. Nella Cina tiranneggiata dai Manchu, l’unica oasi di libertà è il tempio di Shao Li, dove i bonzi insegnano ai giovani le discipline spirituali e le arti marziali. Nonostante verrà distrutto dal governatore della zona, i pochi sopravvissuti cominceranno la ribellione per la libertà.
FEMMES…ET FEMMES (Nissa... wa nissa), commedia, Marocco, 1997, di Saâd Chraïbi, durata: 98’,con: Mouna Fettou, Fatema Khair, Touria Alaoui. Inedito in Italia. Come ci indica il titolo del film, visto al recente Festival del Cinema Africano di Milano, siamo di fronte alla storia di tre donne e all’incontro di alcune amiche di vecchia data; questa unione rafforza in tutte loro la volontà di andare avanti. La protagonista è una conduttrice di trasmissioni televisive con difficoltà nell’ambiente di lavoro e nella vita privata.
INDIA FAVOLOSA (India favolosa), documentario, Italia, 1954, di Giulio Macchi, durata: 70’ Distribuzione: Titanus. “India favolosa” è un altro documentario che il nostro paese ha dedicato alla nazione dai mille volti e dai mille contrasti, nel quale l’India viene vista soprattutto attraverso le manifestazioni folkloristiche.
TILAI – LA LEGGE (Tilai), drammatico, Burkina Faso/Fra/Svi, 1990, di Idrissa Ouedraogo, durata: 83’, con: Rasmane Ouedraogo, Ina Cisse’. Distribuzione: Lucky Red. Il regista de “La nonna” ritorna nel 1990 con un film se possibile ancora più duro ed estremo. Ben recitato e diretto con sobrietà, questo è un buon esempio di come il cinema africano, ancora poco conosciuto in occidente, si sia in questi anni arricchito tecnicamente ed artisticamente. Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, parla del ritorno di Saga presso la sua piccola comunità, dopo essersene allontanato da tempo ed avere lasciato la fidanzata, che ora scopre il padre ha fatto la sua seconda moglie.
I CAVALIERI DI ALLAH (The desert sons), avventura, U.S.A.,1953, di H. Bruce Humberstone, durata: 110’, con: Gordon MacRae, Kathryn Grayson. Distribuzione: Warner Bros. La legione Straniera è in lotta contro arabi malvagi , ma sarà proprio un arabo a decidere le sorti della battaglia, tale El Khobar, dalla parte dei buoni e civilizzato, laureato ad Harvard, che batte l’infido emiro nemico e ottiene una pace onorevole dalla Francia. Un interessante film di ambientazione araba, ormai dimenticato ai nostri giorni. Peccato per l’infelice titolo italiano, scelto per non confonderlo con l’ omonimo “Figli del deserto” di Stanlio e Ollio.
FERRO & SETA (Iron & silk), drammatico, U.S.A.,1990, di Shirley Sun, durata: 92’, con: To Funglin, Zhuang Genyuan, Dong Hancheng. Distribuzione: Filmauro. Dopo il successo dei film di Yimou ecco un altro prodotto cinese, pero’ di contenuti più occidentali. Il regista e il cast fanno parte delle comunità cinesi in America e provengono dagli Stati Uniti. Un giovane americano cerca di percorrere il difficile cammino che porta all’apprendimento della filosofia del kung fu, ma di mezzo ci si mette l’amore e non mancheranno le delusioni. Disponibile in videocassetta.
GOLDRAKE E MAZINGA
Alla conquista del grande schermo!
Sicuramente questa pagina farà la gioia di tanti di voi che hanno amato e tuttora ammirano i mitici eroi dei cartoon giapponesi degli anni 70 con tanta nostalgia, e chi ora è sui 30 anni ci può capire –per queste tematiche vi rimandiamo allo scorso numero di “Mondi lontani” dove parlavamo dei manga-.
Forse non tutti ricordano che, alla fine degli anni 70, uscirono nelle sale cinematografiche dei lungometraggi tratti da quei favolosi cartoon che tanto facevano viaggiare la fantasia di quegli allora bambini, e dedicati in particolare ai primi e più amati giganti di metallo di sempre, Godrake e Mazinga.
Sul valore di quei film, sicuramente i critici avrebbero molto da dire, viste le critiche negative (ingiustificate), che anche sociologi e psicologi si sono affrettati ad affibbiare a questo tipo di prodotti, ma queste sono argomentazioni che a noi non interessano, visto che li consideriamo dei capolavori irripetibili!!!
Nel 1977 o 1978 fece la sua apparizione “La più grande avventura di Ufo Robot: Goldrake all’attacco” (Ufo Robot Grendizer Rads, di Toshio e Hideki Mori, spezzoni tratti dai prima 4 episodi televisivi), sull’eroe dei fumetti del solito Go Nagai, creatore anche dei due Mazinga, seguito l’anno successivo da “Goldrake l’invincibile” (Ufo Robot Grendizerraid, degli stessi registi, con spezzoni sempre di episodi televisivi, e addirittura da “Mazinga contro gli Ufo Robot” (Great Mazinga Vs Getta Robot, di Masayuki Akari). I tre episodi inediti contenuti nel film sono: Mazinga Z contro Devilman, Ufo Robot Goldrake contro il Grande Mazinga, Il Grande Mazinga contro Getta Robot. C’è da dire che si tratta in alcuni casi di vari episodi inediti dei cartoon per la gioia dei piccoli che avevano l’opportunità di vedere tutti i loro eroi per la prima volta insieme, costringendo così i poveri genitori a correre al cinema e sorbirsi ogni genere di scontri con i malvagi invasori di turno, ma non per questo i suddetti eroi dal Sol Levante perdevano il loro fascino sul grande schermo, anzi! Tutti questi film non superavano l’ora e mezza di durata, ed in genere contenevano tre episodi; i primi due di cui abbiamo parlato, sono stati dedicati alle avventure dell’indimenticabile Goldrake: il pianeta Vega, è divenuto inabitabile, e perciò il suo capo, Re Vega, decide l’invasione della terra. Allo scopo fissa una base sulla luna, ma i collaboratori del Professor Procton, tra i quali c’è anche l’invincibile robot umano Goldrake (Grendizer, per i giapponesi), riusciranno a ricacciare gli invasori. Nel 1980 uscì “Daimos- il figlio di Goldrake” (My own Daimos Kasuja intrap, del solo Toshio Mori), ma non ci risulta che abbia a che fare con i personaggi di Go Nagai. Tre episodi e tre vittorie del Grande Mazinga, sono invece racchiuse in “Mazinga contro gli Ufo Robot”, e la macchina da guerra a forma di gigante torna al cinema nel 1979 chiudendo questo ciclo con “Mazinga contro Goldrake” (Adventure of Tora-Jan, di Masayuki Akahi), in cui troviamo ben sei episodi di Mazinga, qui aiutato dall’amico Goldrake a combattere mostruosi nemici che vorrebbero distruggere il nostro pianeta. Da notare che questi rimontaggi cinematografici di episodi speciali, sono stati particolarmente importanti per i vari passaggi di consegne tra i due Mazinga Z e il Grande Mazinga), e per la coesistenza nel medesimo universo degli altri personaggi di Nagai: troviamo anche, in questi film, altri nemici e amici, come Devilman, Space Robot (Getter Robot), Jet Robot (Getter Robot G). Esiste anche “Goldrake Addio!” con altri spezzoni, tutti collage fatti dai produttori italiani, non sono prodotti originali giapponesi. Dobbiamo anche notare l’assoluta confusione creata, come al solito, dai traduttori italiani in merito a titoli e nomi dei personaggi sempre cambiati, e alla scarsa resa sonora; a proposito, i suddetti film sono stati editi negli anni 80 in videocassetta, e ci risulta che recentemente è uscito “Mazinga contro Goldrake” rimasterizzato e con i nomi originali, quindi non perdetelo!
Ecco tutti i lungometraggi:
1. Mazinga Z contro Devilman
2. Mazinga Z contro il Generale Nero
3. Il Grande Mazinga contro Getta Robot
4. Il Grande Mazinga contro Getta Robot G
5. Ufo Robot Goldrake contro il Grande Mazinga
6. Ufo Robot Goldrake, Getta Robot G, il Grande Mazinga contro il Dragosauro
7. Goldrake all’attacco
8. Goldrake l’invincibile
9. Goldrake Addio!
10. Mazinga contro Goldrake
11. Mazinga contro gli Ufo Robot
12. Gli Ufo Robot contro gli invasori spaziali
I sapori del Giappone
Naturalezza e perfezione sono i principi della cucina giapponese. Le verdure vengono solo scottate, la carne e il pesce spesso è cruda o cotti pochissimo e gli ingredienti sono un accostamento ai cibi, non mescolati, poichè è importante mantenere i sapori intatti e distinti. Spesso i cibi sono serviti con fantasia estetica, per dare un’immagine armoniosa.
Il riso è cotto a vapore e le verdure sono cotte in modo da avere un risultato croccante in bocca. In tavola vengono serviti tutti i cibi, come succede con la cucina araba, indiana e cinese.
Il Chawan mushi è una crema a base di uova e brodo leggero di pesce “dashi”, guarnita con gamberi, verdure, pollo, funghi, e fogli di spinaci.
Il Donburi è il pollo in brodo dashi con salsa di soia e sakè, l’Oden è lo spezzatino, l’Okonomiyaki è un po’ simile alla nostra pizza, la base è un impasto di farina e cavolo, composto da verdure e carne.
l’Onigiri sono involtini a base di riso e alghe crude a volte sono ripiene di pesce o carne, il Ramen è la zuppa con carne, spaghetti di grano, uova e alghe crude, i Soba sono i spaghettini di grano saraceno.
Il Sushi sono polpettine di riso cotto al vapore trattate con aceto di riso, zucchero e sale, ripieni di pesce, Yakitori sono gli spiedini di pollo.
Ecco alcuni ristoranti di Milano:
Akasaka in via Durini 23, tel. 76023679
Fuji in viale Montello 9, tel. 6552517
Ran in via Bordoni 8, tel. 6696997
Suntori in via verdi 6, tel. 862210
IL RICETTARIO
CURRY DI ANANAS
Per 6 persone. Sbucciate un ananas e tagliatelo a dadi. Tritate una cipollina e 3 peperoncini verdi piccanti. Mescolate tutto insieme e unite 2 cucchiaini di peperoncino rosso in polvere, un cucchiaino di cumino nero in polvere, un cucchiaino e ½ di senape gialla in polvere, un cucchiaino di coriandolo in polvere, cm. 2 di cannella in stecca e dl. 3 di latte di cocco (ottenuto con cocco fresco passato nel mixer e allungato con acqua tiepida). Cuocete, mescolate di tanto in tanto, per 15 minuti, finchè la salsa si sarà addensata. Servite con riso bianco.
TORTILLAS
Con mais e pollo
Preparazione: 10 minuti, cottura: 15 minuti circa. Ingredienti per 4 persone. Un petto di pollo da 400 g circa, farina, un rametto di rosmarino, 5 foglie di salvia, 2 spicchi d’aglio un peperone rosso, un dl di vino bianco, 2, 5 dl di brodo, 150 g di mais in scatola sgocciolata, 4 tortillas pronte (nei supermercati), 120 g di insalata riccia già pulita, olio extravergine d’oliva, sale.
Tagliate a listarelle sottili la carne, infarinatela e rosolatela con 4 cucchiai d’oliva, il rosmarino, la salvia e l’aglio schiacciato. Unite un peperone rosso senza picciolo e semi e tagliato a listarelle di mezzo cm e rosolate ancora per 2 minuti. Bagnate prima con il vino facendolo evaporare e poi con il brodo caldo. Continuate la cottura su fuoco medio per 10 minuti, aggiungete il mais, salate e fate insaporire per un minuto.
Suddividete su 4 tortillas l’insalata e il composto al pollo, arrotolatele e fermatele con spago da cucina. Servite con la salsa di cottura.
(Dal settimanale “Io donna”)
BIGNE’ DI GAMBERONI E POLLO
Pulite 300 g di gamberoni e tritateli insieme con 150 g di petto di pollo: tritate una cipolla e unitela agli ingredienti precedenti, poi aggiungete un cucchiaino di zenzero tritato, uno di lievito in polvere, un pizzico di glutammato, un cucchiaio di sherry e un cucchiaio di amido di mais. Date una mescolata in modo da amalgamare gli ingredienti, aggiungete un cucchiaio alla volta, un albume sbattuto fino a ottenere un composto ben legato. Insaporitelo con del sale mescolando piano per non smontare l’albume. Fate scaldare abbondante olio nella padella dei fritti: prelevate con un cucchiaino dei mucchietti di composto e tuffateli nell’olio (non più di 7-8 per volta). Fate friggere i bignè finchè saranno gonfi e dorati, sgocciolateli con una schiumarola e passateli su carta assorbente. Tenete in caldo quelli pronti, mentre friggete gli altri.
| inviato da il 3/4/2007 alle 22:44 | |
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7 marzo 2007
Mondi lontani 1,2,3,4
Introduzione
Esce finalmente il primo volume con le riedizioni dei numeri arretrati di Mondi Lontani. Qui troverete il numero 1 –già pubblicato con il n. 13 nel 2005-, e i numeri 2, 3 e 4, con un c.d. in formato mp3 che contiene quasi tutti i brani inseriti nelle 7 cassette allegate a Mondi, dai primi 3 numeri, fino al più recente n. 13. Saranno inoltre disponibili, per chi non vorrà il c.d. in formato mp3, 7 c.d. con la loro copertina e con le stesse canzoni delle mitiche cassette di Mondi, richiedetecele! I 4 numeri originali di Mondi lontani sono stati pubblicati nel 1997 e 1998. Vi sembrerà di tornare in dietro nel tempo di circa 10 anni leggendo queste pagine e ascoltando quelle musiche. Quando la gente leggeva tutti i libri dedicati ai Faraoni, cominciava ad apprezzare il cibo indiano, ascoltava le canzoni di Cheb Khaled ed andava quasi tutti gli anni in Egitto per le vacanze estive. L’etnico cominciava ad andare di moda ma non c’erano ancora tutti quei siti su internet dedicati ad artisti, paesi …, non si parlava molto di Islam e delle altre religioni e noi scrivevamo il giornale cercando le notizie solo tramite amici. Il giornale era fatto in modo artigianale, con computer obsoleti. Erano proprio altri tempi.
BUONA LETTURA
LA REDAZIONE
MONDI LONTANI 1
Ottobre 1997
EDITORIALE
Era da tempo che volevo iniziare un’esperienza del genere, cioè creare un giornale che offrisse informazioni di ogni tipo riguardanti il magico e misterioso Oriente e dintorni. Abbiamo accumulato una certa quantità di materiale, tante notizie vecchie e nuove sull’Egitto, l’India, la Cina ecc..
Parleremo d’arte, di storia, di film, di musica, di libri, di religioni, di usanze, di gastronomia…
L’idea mi è venuta così, all’improvviso, dopo essermi accorto di avere molto materiale ed essere attratto da tutto ciò che è Oriente, Africa ecc..
Complici sono stati gli amici orientali e il primo viaggio in Egitto. Vi accorgerete leggendo, che ci sono davvero tante cose che ancora non sapete su queste terre. È in regalo in questo primo numero una cassetta con alcune delle più belle canzoni arabe, indiane. “Mondi lontani” è bimestrale e vi da l’opportunità di collaborare (se vorrete) con articoli, informazioni ed altro. Uno speciale grazie a Willy per la preziosa collaborazione.
BUONA LETTURA!
Marco Dello Russo
NOTIZIE RECENTI
India – Il 50esimo anniversario d’indipendenza indiana (1947-1997). A Milano dal 20 al 29 Settembre, abbiamo avuto modo di fare yoga, mangiare indiano, scoprire un paese in un libro o in un film. Nel 1921 un uomo di nome Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma (grande anima) lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi, che portò l’India all’indipendenza dopo oltre 25 anni. Più avanti ci occuperemo meglio di lui. Stesso discorso anche per Madre Teresa di Calcutta, scomparsa il mese scorso. Tutta l’India, ma soprattutto il mondo intero ha voluto dare il suo addio a una donna straordinaria, di origine albanese, che ha dedicato tutta la sua vita per il prossimo, malati di AIDS, lebbrosi… Non dobbiamo dimenticarla. Adesso vogliono farla santa, tutti sono d’accordo.
Egitto – Estremisti islamici hanno ancora sparato al Cairo, davanti al famoso museo un gruppo di turisti, 10 sono i morti, tutti tedeschi, fra questi l’autista egiziano. Viene solo rabbia di fronte a notizie di questo genere. Un paese, che vive soprattutto di turismo, con una grande storia, senz’altro la più grande e misteriosa di tutti i tempi, devono ancora accadere situazioni del genere? Possibile e perché?!!! Non diamo adesso la colpa all’Islam e a tutti i musulmani, il Corano non parla di questo. I turisti comunque sono sempre tanti, e quest’anno anche italiani, di solito più timorosi di andare a visitare la terra dei Faraoni, ora spinti dal successo dei libri dedicati a Ramses, scritti dal francese Christian Jacq, da una lunga serie di libri pubblicati, in vendita nei negozi, nelle edicole e documentari trasmessi puntualmente sulle reti nazionali televisive. E pensare che alcuni anni fa gli italiani preferivano andare in Marocco o in Tunisia.
Algeria – Continuano le stragi degli estremisti contro la gente. Intanto i famoso cantante algerino Khaled continua a vivere in Francia senza tornare nella sua terra di origine altrimenti i suoi connazionali…lo fanno fuori!
LA CASSETTA
Non è stato facile farsi tradurre i titoli delle canzoni in italiano e trascriverle in carattere occidentale. In questa cassetta sono incluse sul lato A alcune tra le canzoni arabe moderne più belle: “Didi” cantata dall’algerino Khaled, “Welomoni/Mi rimproverano” cantata dall’egiziano strafamoso anche lui nel mondo arabo Amr Diab, segue il libanese Azi El Ellani con “wana marìk mariit/Mentre stavo correndo” e il cantante del momento Hakim, anche lui egiziano, con “Nar ya habibi nar/ Il tuo amore brucia”.
La maggior parte di cantanti famosi sono egiziani, e chiunque, libanese, siriano ecc.. per registrare una cassetta, non un c.d. o un album, che sono rari perché costano, vanno al Cairo in Egitto. Tutti questi cantanti moderni hanno però come modello un grande del passato, l’egiziano AbdEl Halìm, scomparso circa 20 anni fa. Avremo modo di ascoltare le sue canzoni una prossima volta.
Più difficile è invece descrivere le canzoni sul lato B di questa casetta. Sono indiane, con una grande sorpresa alla fine: l’India incontra il Giappone.
Il brano che apre il lato B è strumentale, ed è un “tala”: Raga Jogeshwari “Gat II- Tala: Ek Tal” eseguito dal grande Ravi Shankar.
Cosa sono i Raga e i Tala?
Sono felici combinazioni di norme musicale prefissate e abilitate nell’improvvisazione da parte dell’artista. I Raga sono legati ad occasioni extramusicali come periodi dell’anno o della giornata, o a sentimenti quali gioia, dolore, allegria, malinconia ed altre emozioni. Il Tala è un ciclo ritmico, o una struttura ritmica: la sequenza dei Matra, unità di musica dei tempi ritmici, varia da un Tala all’altro. In questo pezzo gli artisti elevano la loro abilità d’improvvisazione a livelli di magistrale virtuosismo. La musica non viene mai scritta, solo improvvisazione. Tutto questo è tratto dal c.d. “The Spirit of India- Ravi Shankar plays Ragas”.
Meno difficile è descrivere il secondo brano. È una canzone tratta dalla colonna sonora del film “Jeena teri gali mein” del 1989. Qui la musica è completamente diversa dal brano precedente, è una di quelle canzoni scritte per film hindi (e sono tanti i film), ma anche canzoni che si possono ascoltare ovunque. Il cinema indiano è considerato l’Holliwood dei paesi orientali, quindi, come importanza viene subito dopo il cinema americano. Centinaia e centinaia di film vengono prodotti e girati a Bombay, ma anche a New Delhi ogni anno, anche se recentemente c’è stato un leggero calo, così sembra, rispetto gli altri anni.
“Tere hum ae sanam” è il titolo della canzone interpretata da Anuradha Paudwal e Kumar Sanu. La sorpresa finale della cassetta è appunto quell’incontro fra India e
Giappone, citato all’inizio, reso possibile da…Ravi Shankar con “Improvisation on the theme of Rokudan”.
“E’ qui in effetti –dice Shankar- che l’India incontra il Giappone. La splendida composizione per koto (strumento musicale, qui suonato dal giapponese Susumu Miyashita) che è alla base di questo pezzo fu creata nel seicento. La parte finale invece è stata creata da me per essere eseguita in crescendo”.
Il gruppo strumentale è formato da sitar, shakuhachi, koto e tabla, con tanpura (sorta di liuto) in sottofondo. Il brano fa parte del c.d. “Towards the rising Sun/ Verso il Sol Levante”, pubblicato nel 1978 e distribuito dalla Polydor- Deutshe Grammophon, ed hanno suonato nel brano oltre a Ravi Shankar (sitar, tanpura) e il già citato Susumu Miyashita (koto), l’indiano Alla Rakma (tabla) ed il giapponese Hozan Yamamoto (shakuhachi).
BUON ASCOLTO!
Dalle Alpi alle Piramidi
Tratto dal settimanale 7 del 1993
L’anno scorso 148 mila italiani si sono recati in Egitto in vacanza. Nel 1991 erano stati 51 mila. L’Egitto è al dodicesimo posto nella classifica dei paesi preferiti dagli italiani per le vacanze. È preceduta da Francia (primo posto), Spagna, Austria, Grecia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Ungheria, Portogallo, Tunisia e Turchia.
Per affluenza in Egitto i turisti italiani sono i quarti in graduatoria, preceduti da i tedeschi, dagli americani, dai francesi.
Egitto, istruzioni per l’uso
Tratto dal settimanale 7 del 1993
Evitare il fai da te turistico: cioè non prendere la classica macchina a nolo e partire da soli. Affidarsi a un buon operatore italiano che organizza viaggi in Egitto. Una volta sul posto, evitare comportamenti e abbigliamenti che possano urtare la sensibilità del mondo islamico quando si visitano le moschee e anche per la strada, soprattutto nelle cittadine piccole e nelle zone archeologiche. Chiedere sempre il permesso prima di fotografare la gente. Tenere sempre documenti in tasca, l’indirizzo e il numero di telefono della propria ambasciata.
Christian Jacq, il Faraone di Parigi
Tratto da “Il Giorno” del 1997
Di Giovanni Serafini
Parigi- Il successo è arrivato di colpo, come una valanga e sembra non fermarsi più. Tradotti in oltre 20 lingue, i 5 romanzi che raccontano la saga del più famoso faraone egizio, Ramsete II, hanno polverizzato tutti i record d’incasso in Francia e stanno facendo altrettanto nel resto del mondo.
“Si, non posso negarlo- spiega Jacq-. I miei libri stanno andando addirittura meglio in Italia che in Francia. Penso che alla base di tutto ci sia l’estremo interesse per l’Egitto. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia ha avuto un ruolo molto importante nella nascita dell’egittologia: gli italiani sono più sensibili di altri. Sono 5 volumi che ho concepito come un tutto unico; li ho scritti uno dopo l’altro, lavorando anche 14 ore al giorno. L’Egitto è stato la base della civiltà occidentale, la madre da cui sono scaturite le civiltà di Atene, Roma e Gerusalemme. Non basta: l’Egitto è anche la madre di tutte le letterature”.
Sommario
Editoriale
Notizie recenti
La cassetta
Dalle Alpi alle Piramidi
Egitto, istruzioni per l’uso
Christian Jacq, il Faraone di Parigi
Mondi Lontani- Ottobre 1997
MONDI LONTANI 2
Dicembre 1997
EDITORIALE
Rieccoci puntuali con il secondo numero di “Mondi lontani”. Nella copertina vi sarete accorti che appare il vero prezzo di questo giornale (4500 lire) pensavamo che “Mondi” sarebbe stata una rivista per corrispondenza, ecco perché avevamo messo la volta scorsa lire (7000), ma visto che fino ad ora non ha riscontrato particolare interesse, abbiamo deciso di mettere 4500 per non creare confusione. Da questo numero cercheremo di utilizzare meno articoli tratti da altri giornali, mettendoci più di nostro. Nel numero 1 abbiamo volutamente inserito notizie e articoli vecchi, oltre a notizie recenti. La presenza di Willy è indispensabile, ma è stato prezioso anche l’aiuto di tutti i miei amici egiziani e indiani. In questo numero daremo più spazio alla Cina, alle religioni, ai libri. Stiamo cercando di mettere da parte anche materiale sul Giappone e altri paesi. L’articolo che avrebbe dovuto aprire questo numero doveva essere “Situazione attuale in Egitto” ma all’ultimo momento ho cambiato idea, pensavo che sarebbe stato meglio iniziare con qualcosa di meno serio, forse è la scelta più giusta. La cassetta in regalo in questo numero contiene alcune della canzoni più belle dei film hindi. Lo sapevate a proposito dell’India che lì parlano 18 lingue diverse, scrivendo anche in modi differenti? Magari adesso verrà qualcuno a smentire la notizia dicendo che sono più di 18…possibile! Indiana è anche la modella de nostro calendario 1998 in regalo, lei si chiama Vidisha Pavate ed ha solo 19 anni. Le polveri colorate che vedete in copertina sono quelle che usano i fedeli quando si recano al tempio per pregare, le mettono su tutto il viso. Questo nuovo “Mondi lontani” ha più pagine!
e…BUON 1998!
Marco Dello Russo
IL CINEMA INDIANO
In India sono prodotti 900 film l’anno. Un attore di successo guadagna anche 360 mila dollari per film. Il cinema indiano è considerato “l’Hollywood dei paesi orientali”, nominato anche “Bolliwood”, “Bo” sta per Bombay, e come importanza viene subito dopo il cinema americano. I film sono prodotti e girati a Bombay e a New Dalhi. Vi segnaliamo il film “Deewana” con R. Kapoor, S.Khan e D.Bharti. i tre protagonisti sono famosissimi in India, gli interpreti maschili, come in questo film, sono di solito di religione musulmana, anche se recitano la parte d’indù (visto che l’induismo è la religione più importante in India), la protagonista femminile invece è scomparsa recentemente, in un momento in cui il suo nome era diventato fra i più importanti nel mondo della celluloide. Il film è diretto da Rat Kanwar ed è stato girato nel 1990. Come la maggior parte dei film indiani “Deewana” è un film sentimentale, drammatico, d’azione, musicale (visto che in ogni film hindi se non c’è la musica e dura meno di due ore e mezzo il pubblico si rifiuta di guardarlo).
Trama: Giovanissima s’innamora di cantante famoso. I due si sposano, ma presto lei rimane vedova, così crede, e si risposa con un altro. Alla fine colpo di scena: lui non è morto e lei si ritrova con due mariti, ma solo per poco…
Altro film “Raja hindustani” del 1996 con A.Khan e Kapoor. Anche gli attori di questo film hanno già recitato in alcuni film, soprattutto per quanto riguarda l’attrice femminile. È diretto da Dharmesh Darshai.
Trama: Raja hindustani è un tassista innamorato di una giovane dell’alta società, i due si sposano contro il volere di suo padre rinunciando alle ricchezze. Ma quando lei si riavvicina alla sua famiglia, lui è allontanato dai parenti. Torna per il figlio appena nato…
E per concludere “Saudagar” con D. Kumar e R. Kumar. i due attori che interpretano la parte d’amici d’infanzia sono due grandi del cinema. Il film è prodotto da Submash Ghai.
Trama: Amici d’infanzia e cresciuti insieme diventano l’uno nemico dell’altro in età adulta. Ma il destino vuole che i loro rispettivi figli si innamorano nonostante le continue lotte fra le loro famiglie. Un improvviso cambiamento nel finale…
Le musiche di un film sono sempre curate ed arrangiate con la vocina acuta in primo piano, che si alterna con la voce maschile altrettanto intonata, da far invidia agli interpreti occidentali. Spesso le colonne sonore dei film vendono molto, come nel caso di “Raja hindustani” con la canzone “Pardesi” ai primissimi posti nell’ hit parade hindi per mesi. Da rilevare che non sono gli attori a cantare, loro si limitano solo a muovere la bocca mentre dal nastro esce la musica con voci di veri cantanti.
Un altro fatto curioso è che in ogni film gli attori in un dialogo indiano inseriscono alcune espressioni in inglese, che poi usano anche nella vita di tutti i giorni, visto che c’è stata la colonizzazione inglese. Questi tipi di film sicuramente faranno sorridere ad un pubblico occidentale, per l’ingenuità, la semplicità. I film parlano di povertà, lealtà verso la famiglia, l’importanza della castità e la fede in Dio, valori assai vicini ad un pubblico credente, povero e di livello culturale non troppo elevato. Ogni pellicola poi non si basa su una sola storia, ma ne raccontano almeno tre o quattro, ed è proprio la presenza di questi intrecci secondari la causa di una lunghezza eccessiva di un film.
LA CASSETTA
In questo numero è inclusa una cassetta di solo musica indiana, con alcune delle canzoni più belle tratte da colonne sonore di film, purtroppo non siamo riusciti (per il momento) ad avere tutti i titoli delle canzoni:
“Main hoon khushreno henna”, dal film di Raj Kapoors “Henna” del 1990, “Pardesi” dal film “Raja hindustani” di Dharmesh Darshai del 1996…
E’ musica orecchiabile, con tabla, sitar ecc. ed anche chitarra elettrica, che da un tocco di modernità occidentale.
“Maye ni maye” dal film “Hum aapke hain koun..” del 1994, apre il lato B della cassetta, si prosegue con “Kabhi bhula kabhi yaad kiwa” dal film “Sapne saajan ke” del 1991, e le altre. Si conclude con una versione differente di “Pardesi”.
MUSICA- FILM- LIBRI
Vi consigliamo i c.d.: “The Spirit of India” di Ravi Shankar. Qui il musicista suona i “raga”, su cosa siano i raga vi rimandiamo alla lettura del numero 1 di “Mondi lontani”.
“Tichouf oumori 1926- 1935” è una raccolta di canzoni di una fra le più grandi interpreti egiziane di tutti i tempi Oum Kalthum. Le canzoni sono molto vecchie ma sempre apprezzate nel mondo arabo. “Ala aini el hagr” è la più vecchia. Distribuito dalla Melodie- Buda Musique di Paris.
L’album omonimo di Khaled del 1992 non è il suo primo album, ma senz’altro quello che lo ha reso più celebre, grazie all’hit “Didi” che apre il c.d. pubblicato dalla Barclay.
E se vorrete sentire sonorità arabe o indiane anche in dischi di artisti occidentali, vi consigliamo l’ascolto di “No Quarter” di Jimmi Page e Robert Plant (ex Led Zeppelin), musicisti egiziani e marocchini suonano in “Yallah”, “City don’t cry”, “Wah wah” ecc. davvero un bel disco del 1994.
Così possiamo dire anche di “Libera” primo album come solista di una fra le più belle voci nel panorama della musica italiana Antonella Ruggiero (ex Matia Bazar). Nel disco suonano e cantano musicisti indiani. “La danza” è tratto da un canto tradizionale indiano, dove canta anche Sanjeev Kumar e in “ La filastrocca” il sitar è ben presente. Il c.d. è del 1996.
Il film che vi consigliamo di guardare è “Piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci del 1993, durata 132 min. circa. Gli attori sono: Keanu Reeves, Ying Roucheng, Chris Isaak, Alex Wiesendanger e Bridget Fonda. Le musiche sono composte e dirette da Ryuichi Sakamoto. È la storia di Buddha, ma anche di tre “fanciulli sacri”, reincarnazione di un Lama tibetano.
Libri che vi consigliamo: “Mohandas Karamchan Gandhi/ il libro della saggezza”, a cura di Trudy S. Settel dell’Aleph Newton Compton Ed. Questa antologia raccoglie centinaia di detti, massime e aforismi tratti dai suoi discorsi. Le sue parole offrono una guida spirituale.
“Le spiritualità dell’India” di Richard Waterston dell’ EDT. Le credenze e i riti, le divinità e la cosmologia, la meditazione e le arti dello yoga.
Situazione attuale in Egitto
Non credevo di dover iniziare il secondo numero di “Mondi lontani” in questo modo, con un argomento così drammatico e delicato. Proprio nel numero scorso avevamo parlato della strage dei terroristi islamici (10 sono i morti) al Cairo, in Egitto. Questa volta, come avrete già appreso dai giornali e dalla Tv, i morti non sono “solo” una decina, ma addirittura 70, e forse qualcosa in più: giapponesi, tedeschi e credo anche francesi, gli italiani l’hanno scampata per un pelo.
A Luxor è successo. Hanno incominciato a sparare contro i pullman con dentro i turisti, si dice che gli estremisti islamici, o terroristi come li vogliamo chiamare, mentre sparavano cantavano. In nome di Allah, dell’Islam e quindi del Corano?
Ho parlato con egiziani musulmani e cristiani copti e non sembra così facile spiegarlo, le ipotesi sono tante e una di queste potrebbe essere la verità.
Cercheremo questa volta d approfondire questa storia, e di parlare persino di Maometto, il Profeta dell’Islam. Comunque sia, non ci sono mai stati tanti morti
come adesso. Molte agenzie hanno cancellato voli per l’Egitto. Il paese dei faraoni ha perso più di un miliardo di lire. Intanto un napoletano sembra che abbia filmato il tutto.
Prima ipotesi: Gli estremisti non soddisfatti del governo, e quindi, del loro presidente Hosni Mubarak, eletto nei primi anni 80, decidono di sparare contro i turisti, forse credendo di cambiare le cose. Più posti di lavoro, meno miseria e quindi più soldi per questa gente, il 50 % analfabeta, e la grande maggioranza di religione musulmana. Non vogliono più Mubarak dunque, e sembra che vorrebbero prendere il suo posto, forse per avere un governo di soli musulmani? E Mubarak è anche per i cristiani?
O forse, anzi, sicuramente meno dei presidenti precedenti, visto che 20 anni fa c’era più libertà di adesso. Nulla contro i musulmani, anzi, impariamo a rispettare le idee degli altri, però non dimentichiamo che l’Egitto ultimamente stava rivivendo un momento di grande popolarità, visto che solo qualche anno fa la gente andava a visitare il paese di meno e il turismo è un’enorme fonte di guadagni.
Seconda ipotesi: I terroristi o sono atei e non leggono il Corano, o sono credenti, leggono il Corano ma non hanno colto il vero significato, i turisti sono per loro miscredenti da uccidere (?!)… il loro scopo è convertire con le forze la gente.
Tutto questo è contrario all’Islam!
Mubarak è il successore di Sadàt, assassinato il 6 Ottobre 1981. Nell’89 è il ritorno della Lega araba nella sua sede tradizionale al Cairo.
Il Profeta dell’islam
Il Profeta Muhammad (Maometto) è nato nel 570, o 571 d.C. da Adullah ben Abdu-l-Muttalib, che morì prima che Muhammad vedesse la luce, e da Amina bintu Uahb, che morì quando Muhammad aveva compiuto i 5 anni di età. Fu affidato al nonno paterno Abdul Muttalib ben Hashim, che morì nel 578, ed infine fu affidato allo zio Abu Talib -mai convertito all’Islam-. Da ragazzo Muhammad era un cammelliere illetterato, come la maggior parte degli arabi dell’epoca, a 25 anni sposò la vedova Kadija più grande di lui.
E’ il Corano il più grande miracolo!
L’Arcangelo Gabriele, lo stesso che si presentò davanti a Maria, la madre di Gesù disse a Muhammad: “Leggi!”, e Muhammad rispose: “Non so leggere”, alla terza volta l’Angelo disse:
“Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza, leggi che il tuo Signore è generosissimo, colui che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all’uomo quello che non sapeva”.
Poi l’Angelo disse a Muhammad: “O Muhammad, io sono Gabriele e tu sei il Messaggero di Dio”.
Era l’anno 610, durante il Ramadan, nono mese del calendario lunare. Ecco perché i musulmani fanno il digiuno nel Ramadan, perché è il mese in cui scese il Corano.
Il Sigillo dei Profeti “Khàtem al-nabiyyìn” disse:
“Il mio nome sulla terra e Muhammad, in cielo Ahmad”,
(pace e benedizione su di lui).
Il nome significa “Molto lodato” e fra questi, c’è il nome “Moustafa”, “Mahmoud” e molti altri.
Ancora bambino, Muhammad, viveva presso i Bani Sa’d nel deserto, ed accadde una cosa:
“Vennero due uomini vestiti di bianco,
-raccontò il Profeta-,
avevano una bacinella d’oro colma di neve.
Si chinarono su di me,
aprirono il mio petto
e ne estrassero il cuore.
Da esso trassero un grumo nero che gettarono via,
quindi lavarono il cuore e il petto con neve”.
Questo fatto è narrato nel Sacro Corano:
“Non ti abbiamo forse aperto il petto (alla fede?) e non ti abbiamo sbarazzato del fardello che gravava sulle tue spalle?”.
(Sura XCIV, V. 1/3)
Muhammad era orfano:
“Non ti ha trovato (Allah) orfano e ti ha dato rifugio?
Non ti ha trovato smarrito e ti ha dato la guida?
Non ti ha trovato povero e ti ha arricchito?”.
(Sura XCIII, V. 6/8)
Muhammad è sempre stato contrario
all’idolatria, alla violenza, all’ingiustizia
ed ha trasmesso questo ai figli,
ed al contrario di molti altri
che vivevano nel suo ambiente,
non pregava mai gli dei,
non si prosternava davanti a loro.
Una volta entrato in età matura, a 40 anni,
incominciò ad isolarsi per riflettere e meditare.
Di solito questo avveniva durante il mese di Ramadan,
si isolava in una grotta del monte Hirà,
vicino alla Mecca, e chiedeva a Dio
se era giusto il comportamento sbagliato dei meccani,
il suo rifiuto per quel sistema,
voleva una conferma, un segno.
Le sue preghiere erano sempre più frequenti e così,
era l’anno 610, durante il Ramadan,
nono mese del calendario lunare,
avvenne la Rivelazione del Corano,
che proseguirà fino al 632,
per ben 22 anni.
“Allah, non c’è Dio all’infuori di lui, il vivente, l’Assoluto. Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torah e il Vangelo, in precedenza, come guida per le genti”. (Sura III, V. 2- 3)
“In verità Allah mi ha esposto (disse Muhammad) la terra mostrandomene l’Oriente e l’Occidente, perciò il regno della mia comunità comprenderà tutto ciò”.
L’arrivo del Profeta Muhammad era già stato annunciato nei libri precedenti.
Il Profeta disse:
“Ogni bambino nasce musulmano (sottomesso a Dio),
sono i suoi genitori che ne fanno un israelita (ebreo),
un cristiano o uno zoroastriano (adoratore del fuoco)”.
Le battaglie che i musulmani, con il Profeta, ebbero contro i miscredenti, con l’aiuto di Dio vinsero, nonostante che il numero dei musulmani sia stato inferiore a quello dei miscredenti.
Una notte mentre Muhammad stava dormendo, fu svegliato da Gabriele e condotto a Gerusalemme. Nel recinto dell’Aqsa pregò Allah con Abramo, Mosè e Gesù e tutti gli altri profeti e poi ascese fino al Sidratu-l-muntaha “Il loto del limite” che si trova alla destra del Trono di Dio.
Nell’anno 632 d.C. il Profeta si mise in viaggio per eseguire il Pellegrinaggio alla Mecca, lo accompagnarono 114.000 fedeli, e nella località di Mina disse:
“Colui che Iddio guida, nessuno mai potrà farlo deviare, mentre, invece, colui che Iddio fuorvia, mai nessuno potrà condurlo sulla retta via”.
“Un arabo non è superiore a un non arabo, né un bianco è superiore a un nero, e viceversa, ad eccezione che in timor di Dio”.
“Adorate Iddio, il vostro Signore; eseguite le cinque preghiere quotidiane, osservate il digiuno nel mese del Ramadan; pagate prontamente l’imposta coranica dovuta sui vostri beni; eseguite il Pellegrinaggio alla Casa di Dio”.
“In questo giorno ho dato forma completa alla vostra religione, ho reso perfetta la mia Grazia sopra di voi e mi son compiaciuto di darvi per religione l’Islam”.
Il Profeta ormai ammalato, prima di morire disse:
“Posso, io, dunque, rimanere per sempre in mezzo a voi? Io vi precedo e quando mi raggiungerete io sarò vostro testimone. Son certo che dopo che me ne sarò andato, voi non ritornerete ad adorare gli idoli, ma temo, invece,che possiate lasciarvi inquinare dalle idee della miscredenza al punto di combatter tra di voi, gli uni contro gli altri”.
Era l’8 Giugno del 632 quando il Profeta tornato a casa dopo aver pregato presto in moschea, coricato sulla stuoia distesa per terra, con lo sguardo fisso in una dimensione sovrumana disse:
“O angelo della morte, esegui pure l’ordine!”.
Poi disse; “Al mio adorato!” e morì.
I califfi ben guidati, dopo la sua morte furono quattro: Abu Bakr, Omar, Uthman e Ali.
Allah è il Dio di tutti, si chiama così in arabo, (God) in inglese e (Dio) in italiano. Maometto non è figlio di Dio. Nel Corano non esistono figli di Dio, Gesù, figlio di Maria, per l’Islam è un inviato Profeta di Dio, ma non è figlio di Dio, non muore in croce, crocefissero un altro scambiandolo per lui, e annunciò l’arrivo di Muhammad dopo di lui.
L’ultimo libro è il Corano, la Bibbia e i Vangeli sono stati falsificati, almeno così dice la religione musulmana.
Chi sono i musulmani?
Sono sottomessi a Dio, credenti, devoti, leali, perseveranti, timorati, fanno l’elemosina, digiunano, sono casti e ricordano spesso Allah, ed Allah li perdona e li ricompensa.
(vedi Sura XXXIII, versetto: 35)
Ben oltre un’origine geografica, un passaporto o un nome nella tradizione islamica come spesso erroneamente si crede.
ISLAMISMO
Libro: il Corano “lettura ad alta voce” di 114 Sure “capitoli” dato a Maometto e gli Hadith “Detti e fatti del Profeta”.
Fede: in un solo Dio e che Maometto è il sigillo dei Profeti, “non c’è divinità tranne Allah e Muhammad è il suo Apostolo”
Giorno festivo: il Venerdì
Feste dell’anno: “Idu-l-fitr” dopo la fine del Ramadan e “Idu-l-ad/ha” festa del sacrificio di Abramo
Luogo più importante: la Mecca
Islam è sottomissione ed obbedienza in Allah (unico Dio) e Maometto “Muhammad” è il suo Profeta.
Corano vuol dire “Lettura ad alta voce” ed ha 114 Sure “Capitoli” dati a Muhammad dall’Arcangelo Gabriele. Avvenne in una grotta del monte Hirà, e Muhammad aveva 40 anni.
Viaggio in Egitto
E’ stato nel 1996, e ci sono andato con amici egiziani cristiani ortodossi: Emad, Tarek, Youssef e Samer. Erano anni che volevo visitare il paese dei Faraoni, -non era ancora esplosa qui in Italia la passione per i Faraoni, fenomeno che si verifica puntualmente ogni 15 o 20 anni-. Era il 5 Agosto quando partii per l’Egitto da solo, feci scalo ad Atene (Grecia) e ci passai una notte. Faceva molto caldo e dormii poche ore, visto che mi sarei dovuto svegliare presto per partire per Alessandria. Aspettavo con impazienza il grande momento. Ricordo che sorpresi gli egiziani che stavano nel mio stesso Hotel parlando un po’ d’arabo, “Sei egiziano, o figlio di madre italiana e padre egiziano?” mi domandavano, e quando scoprirono che sono italiano e parlo un po’ d’arabo senza un motivo particolare rimasero davvero sorpresi. Il caldo in Egitto era meno insopportabile di quello umido di Atene. Ad aspettarmi all’aeroporto c’era Emad con un suo parente. Ad Alessandria mi sentii come a casa, perché mi ricordava Napoli, sia per il clima che per la disponibilità della gente, non dimentichiamo poi che sono di origine meridionale, i miei genitori sono nati ad Avellino, dove ho quasi tutti i parenti, e gli antenati di mio padre sono sicuramente della Sicilia, magari arrivati dalla Grecia, o forse erano addirittura arabi… Un mio antenato si chiamava Salomone (Solaiman) in arabo, il nome di un Profeta.
Alessandria? Amo molto questa città, di più del Cairo -così caotica ed irrespirabile-. Ad Alessandria c’è sempre l’aria che proviene dal mare. Il mare, così pieno di gente allegra. E’ bello stare con gli amici seduti vicino al mare, mangiare il pesce, le falafel. “Sei egiziano?” mi chiese il piccolo Moustafa, “no, sono italiano” gli risposi, non ci credeva, forse perché nel mare ero l’unico straniero in mezzo a loro. Gli stranieri preferiscono il mare di Sharm el Sheikh o quello di Urgada, non vanno al mare di Alessandria, preferiscono visitare la città per poi spostarsi. Una sera mi fermai in un locale all’aperto e mangiai il koshari ammirando il tramonto. Interessante fu la differenza tra il mondo cristiano e quello musulmano, ricordo che contestai il fatto che le moschee erano molto più curate delle chiese. I cristiani mi dissero che la vita non è semplice in un paese di musulmani, e così mi è sembrato: nelle ore della preghiera musulmana si sente il Corano alla radio, in Tv, per strada, anche la mattina presto. Forse loro ci sono abituati, ma per un turista come me è abbastanza strano.
E’ dal 640 che l’Egitto incominciò ad abbandonare la religione cristiana per quella musulmana, e oggi gli ortodossi sono solo il 13 per cento, e forse qualcosa di più. Tornai in Italia molto stanco, avevo visto molte cose, visitato le piramidi di Giza, e solo per qualche giorno il Cairo. Tutto in 10 giorni.
Giallo a Milano
Di Umberto Di Maria del 1997
Sono maestri di fritto e agrodolce, lavorano pelli in laboratori sotterranei. Eppure i cinesi in Piazza Duomo sono arrivati negli anni 30: i pionieri dell’immigrazione straniera a Milano e forse i meno conosciuti. Nel 1963, riprendendosi l’onore degli spaghetti, inaugurano il primo ristorante cinese. Alla fine del 1996 a quasi 60 anni da quei primi arrivi, i residenti cinesi regolari sono 3.855; il 5,5% degli stranieri. Nel 1984 erano appena 500 e due anni dopo, complice la prima sanatoria, balzano a 1055. Pochi davvero.
Fraternitè: intervista a Cheb Khaled
Tratto da “Mucchio” di Hadrien Laroche del 1997
Khaled: “Il mio primo gruppo musicale risale al 1970, si chiamava ‘Le 5 stelle’ una sorta di Jackson Five. Da me, nell’ovest dell’Algeria, siamo più influenzati da altre musiche, maghrebine, marocchine, spagnole e francesi. Abbiamo ricevuto molta cultura a causa del colonialismo. Sin dall’età di 5 o 6 anni, sapevo che cosa fosse uno strumento. Ero curioso. A 10 anni, ero influenzato dalla musica delle mie parti, come Naas El Ghiwane (un gruppo folkloristico del Marocco, impegnato nella canzone politica). Nel 1980 in Algeria, si poteva suonare soltanto alle feste e ai matrimoni. Sono rimasto 20 anni nella mia città, a Orano, come prigioniero, non potevo neppure uscire. Ho conosciuto Algeri soltanto nel 1980. Nell’Ottobre 1985 dovevo tenere un concerto a La Villette, per mostrare la cultura algerina: il Rai, i suoi inizi, da Remitti fino a noi.
Tutti questi giovani del Maghreb, che è così a contatto con la Francia, vedono in essa il Paradiso. Ma che cos’è per noi il Paradiso? È camminare abbracciati con una ragazza, uscire da un locale e amoreggiare per la strada. E nessuno ti chiede quello che fai”. Ha citato le frasi di una sua canzone.
Sommario
Editoriale
Il cinema indiano
La cassetta
Musica- film- libri
Situazione attuale in Egitto
Il Profeta dell’Islam
Chi sono i musulmani
Islamismo
Viaggio in Egitto
Giallo a Milano
Fraternitè: intervista a Cheb Khaled
Mondi Lontani- Dicembre 1997
MONDI LONTANI 3
Anno 2 N. 3- Gennaio 1998- HJK ED.
Pubblicazione mensile
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Redazione:
Marco Dello Russo
Willy
SOMMARIO
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
TANAKA IKKO: LA GRAFICA DEL GIAPPONE
LA CASSETTA
MUSICA-FILM-LIBRI
RAPPORTO ORIENTE-OCCIDENTE
CHI E’ BUDDHA?
IL BUDDISMO
MOHANDAS KARAMCHAND GANDHI
MUSICA D’ORIENTE
ARTE E IMPROVVISAZIONE:
L’ORIGINE DEGLI STRUMENTI EUROPEI
Il costo del giornale è di lire 4500. Sono disponibili anche gli arretrati n.1: con cassetta in regalo. Argomenti principali trattati: 50esimo anniversario d’indipendenza dell’india e successo dei libri sull’Egitto, più vacanze nella terra dei Faraoni.
N.2: con cassetta e calendario in regalo. Argomenti principali: il cinema indiano. L’Islam: il Corano, il Profeta e i musulmani.
EDITORIALE
Visto la quantità di materiale nuovo, siamo costretti (ma lo facciamo volentieri) a far uscire “Mondi Lontani” mensilmente, non più ogni 2 mesi come prima, rischiando così di pubblicare notizie vecchie. Ci sono anche più pagine, ma il prezzo rimane invariato. Stiamo cercando di crescere e già dal secondo numero avete avuto modo di costatare un miglioramento, cercheremo comunque di eliminare gli articoli tratti da altri giornali. “Mondi Lontani” è nato più per passione che per altro, ma se riscontrerà più interesse non può farci che piacere, diffondete la notizia dell’uscita di questo giornale (la seconda settimana di ogni mese) e collaborate con noi. È nato da un’idea mia, ma da questo numero Willy diventa un elemento sempre più indispensabile. Dateci pure consigli sono ben accetti. Importante è anche la collaborazione di amici egiziani e indiani, ci farebbe piacere conoscere anche di altre nazionalità. Se nel primo numero la cassetta in regalo conteneva canzoni arabe e indiane (con qualcosa di giapponese), la seconda conteneva canzoni di film indiani, la nuova contiene solo arabe, più una canzone del turco Tarkan che dobbiamo dire onestamente abbiamo scoperto grazie a quell’iniziativa de “La Repubblica” con il c.d. “Vicino Oriente”, ma non sono stati i primi a fare una cosa del genere….
Tarkan è bravo, sta per incidere anche il suo primo album in inglese, ma conoscete Amr Diab, Mohammad Fuwad, Ihab Tawfik? Sono egiziani altrettanto bravi e strafamosi nel mondo arabo. In questo numero parleremo di più del Giappone, del buddismo – la volta scorsa abbiamo parlato dell’Islam-. L’idea di parlare di religioni non è venuta dopo le pubblicazioni nuove di fascicoli, libri, ma da prima. Questo forse è un periodo di ritorno a valori più profondi, c’è bisogno di spiritualità in questo occidente malato, che tende a mancare. La gente sta cominciando a scoprire sempre di più anche la musica orientale, africana, chiamata musica etnica, o world music (come si usa da qualche anno a questa parte). Lo sapevate che Amr Diab qualche tempo fa ha suonato in un piccolo locale di Roma davanti a molti arabi? Adesso qui da noi il numero uno è l’algerino Khaled, chissà fra qualche anno. Dovremo chiamarci “Mondi vicini” ma manteniamo “lontani” per diverse ragioni che non vi spiegheremo, sarete voi a scoprirli, leggendo il giornale, ascoltando le cassette.
Marco Dello Russo
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
–Fino a qualche decennio fa, la Libia aveva circa 300 Km di ferrovie: nel 1962, però, anche questi pochi chilometri di binari vennero smantellati e i treni furono sostituiti da servizi automobilistici, tanto che attualmente quello stato del Nord dell’Africa è del tutto privo di strade ferrante.
-L’incenso è una gommoresina che viene ricavata (per incisione della corteccia) da vari alberi del genere Boswellia (Boswellia Carteri e Borswellia Papyrifera) originario dell’India e dell’Africa, spesso si usa il termine per indicare altre resine. L’incenso bruciando, sviluppa un caratteristico aroma, per il quale è comunemente usato nelle cerimonie religiose o come profumo per ambienti.
-Si dice che Amir Khusram (1253-1325 d. C) abbia inventato il sitar, uno strumento a corde metalliche della famiglia dei liuti; nonché il tabla, un tamburo.
-Il Liuto classico (vedi articolo sulla musica araba a pag. 15) si diffuse in Europa nel tardo Medioevo, s’ispirava a un prototipo arabo: l’Al- ‘Ud.
Tanaka Ikko
La grafica del Giappone
Di Willy
Interessante mostra allestita al PAC, il padiglione d’arte contemporaneo di Via Palestro 14 a Milano dal 7 Ottobre al 23 Novembre e prorogata fino al 31 Dicembre, visto il grande successo e l’interesse riscontrato, ancora maggiore che in patria per il 67enne artista di Nara, culla della civiltà nipponica. L’esposizione è suddivisa in un percorso con 4 sezioni che rappresentano i grandi temi in cui si è sviluppata l’attività di Tanaka: Japan style, typography, theater and art, communication today. Nella mostra si possono ammirare le opere della sua attività, pregne di minimalismo e di rigorosa luminosità: manifesti, libri, periodici, calligrafia, packaging e l’allestimento di una grande capanna tradizionale per la preparazione del tè, quest’ultima, tutta in legno, veramente suggestiva. Sono rimasto molto colpito da una serie di prodotti il cui confezionamento (veramente minimale) è stato ideato da Ikko, e che vanno dalle saponette, a prodotti per la cosmesi, per la casa e per l’ufficio, creati con semplicità ed economicità per il consumatore medio. Tanaka Ikko, che nel 98 progetterà la grande mostra per il centenario della nascita del nostro stilista Ferragamo, è un’artista di fama internazionale, già insignito da numerosi premi negli scorsi decenni, si è formato artisticamente a Kyoto, la città giapponese cuore della civiltà classica, per poi esercitare professione a Osaka, città del mecenatismo e delle arti, e infine nell’ultramoderna Tokyo, ormai crogiolo di mille diversità. “Uno sprazzo di luce al centro della risaia”, come ci illustra il significato del suo nome, che mai fu più azzeccato per un’artista che unisce tradizione orientale e immaginario del nostro tempo nelle sue colorate grafiche.
LA CASSETTA
La cassetta allegata a questo numero contiene solo canzoni arabe, la maggior parte egiziane. Apre il lato A Mohammad Mohee della Libia, la canzone si intitola “Ah Sallak Terga wet sallam” in italiano significa “Ti conviene tornare e salutare”. La seconda canzone è “Yah habibi” di Ahmad Gohar “Dai amore mio”. Le altre sono:
“Barmy el salama” di Hamada Hilal “Ti saluto”, “Ragien” di Amr Diab “Torniamo”, “Hapsi senin mi?” del turco Tarkan, “Allamtani” del libanese Ragheb Allame “Mi hai insegnato”.
L’egiziano Hussein el masry apre il lato B con “Lelital” o “Lelithal” che dovrebbe significare in italiano “La sua notte”, segue “Serbi Serbi” dell’algerino Khaled “Vai vai”. Le altre sono: “Men finaa elle eptada” di Mohammad Fuwad “Chi ha incominciato prima”, “Aettback aela e” di Mohammad Mohee “Ti punisco per quale cosa?”, “Aelbi fi katar” di Ihab Tawfik “Cuore in pericolo” e “Awa edak” di Ahmad Gohar “Ti permetto di venire all’appuntamento”. Gli unici artisti presenti con 2 canzoni sono Mohee e Gohar.
MUSICA-FILM-LIBRI
“Lelital” di Hussein el masry è inclusa nella raccolta “Flutes du monde” del 1996, Playasound è la casa discografica francese che l’ha pubblicata. Contiene tutte musiche suonate col flauto, ognuna di provenienza diversa: Iran, Turchia, Algeria, Tunisia, Etiopia, Guinea, Bolivia, Ecuador, Perù, Cile, Pacifico, Giappone, Cina e Romania.
“Serbi Serbi” di Khaled si trova nell’album “N’ssi N’ssi” pubblicato nel 95 dalla Barclay. Per l’edizione italiana è inclusa “Didi”: Edit version e Funk club remix.
“Sahra” di Khaled del 96 sempre della Barclay contiene “Sahra”, “Oran marseille/Oran mix” e “Aicha/Version mixte”.
La rivista “New age and new sounds” ha detto di lui:
“L’algerino si conferma uno dei massimi musicisti africani contemporanei con un album (Sahra) di dimensione internazionale”.
Ravi Shankar e Ali Akbar Khan suonano i Raga nel c.d. della “Music of the world”. Il c.d. è del 95.
Abbastanza difficile da trovare è l’album dal vivo registrato a Kremlin del musicista indiano. La registrazione è del 1989 ed è distribuito dalla BMG: “Ravi Shankar inside the Kremlin”.
Diverso è il c.d. “A man of heart” dei Bauls of Bengal, ovvero Sudal Das Baul e il suo gruppo. Sono dei canti tradizionali indiani ripresi da loro come “Gyan anjana nayane dao” del 1960 e “Najene mojona pirite” del 1894.
Il c.d. è del 1996 distribuito dall’Amiata Records ed è stato registrato e Roma nell’Ottobre del 94. Chi sono i Bauls? Le spiegazioni si trovano nel libretto del c.d:
“I Bauls, musicisti erranti del Bengala, incarnano una delle più antiche e affascinanti tradizioni dell’India”.
Nel numero scorso avevamo parlato della raccolta dedicata alla cantante egiziana di tutti i tempi, cioè Oum Kalthoum “Tichouf oumori 1926-1935”.
È uscito il seguito di quella raccolta “Chansons a l’ecran- soundtrack cuts 1935-1946”. Distribuito sempre dalla Melodie-Buda Musique. Le canzoni sono tutte tratte da film da lei interpretati: “Qadet hayati hayra aleyk” dal film “Nachid el amal” del 1937, “A yoha al raieh el moged” da “Widad” del 1935 ecc..
Dall’Egitto degli anni 30 e 40 ci spostiamo nel Senegal in tempi più recenti: fine anni 80 inizio 90 con uno degli artisti più interessanti e meritevoli: Youssou N’Dour con il suo “The best of”. Le canzoni di questa raccolta sono tratte dai suoi 3 album per la Virgin “Immigres” del 1988, “The Lion” 1989, “Set” 1990. I titoli sono: “Set”, “Shakin’ the tree”, “Medina”, “The Lion” ecc..
Concludiamo con un altro c.d. di musica indiana registrato e mixato al Charlotte Street di Londra. Tutte le canzoni (nuove) sono composte e prodotte da R.Magness. il c.d. si intitola “Restless wind: Shades of music from the heart of India” ed è distribuito dalla Disky. La maggior parte dei titoli sono in inglese “Punjab Sunrise”, “Morning prayer” ecc.. registrati con musicisti inglesi, eccetto qualche nome non anglosassone. Musiche indiane mescolate con suoni occidentali. Un disco indiano, che, per certi brani, si può ballare anche. Ricorda la New Age.
Il film che consigliamo di vedere è “L’ultimo Imperatore” di Bertolucci, con Lone, Chen e O’ Toole, del 1987, durata 3 ore e 25 min. E’ la storia dell’Imperatore cinese bambino, che cresce abbandonando i giochi, trovandosi una responsabilità enorme.
Altro film che consigliamo è lo storico “Cleopatra” di L. Mankiewicz, del 1963, con Liz Taylor nel ruolo di Cleopatra e con Burton. Durata 3 ore circa.
Il libro che vi consigliamo è “Chiacchiere sul Nilo” dello scrittore egiziano Naghib Mahfuz, nato al Cairo nel 1912. Laureato in filosofia, autore di romanzi, saggi, racconti e opere teatrali. È stato il primo scrittore in lingua araba a vincere il premio Nobel nel 1988. Il libro è della Tullio Peroni Editore. La storia si svolge su un barcone ancorato in riva al Nilo, luogo di ritrovo di un gruppo di ragazzi che ogni sera intrattengono lunghe conversazioni, fumano la shisha. Un incidente d’auto sconvolge la loro vita.
RAPPORTO ORIENTE-OCCIDENTE
Di Marco Dello Russo
Quale tipo di rapporto hanno gli orientali con gli occidentali? Che cosa credono di trovare loro in Europa, o in America? Che cosa piace a loro dell’occidente? Forse non ci vorrebbero poche pagine per spiegarlo, ma un giornale, se non un libro intero. Molti lasciano il loro paese, la loro famiglia spinti dal bisogno di denaro e cercano un lavoro, certi invece solo dal bisogno d’avventura. Forse trascurano un fatto molto importante: la differenza che c’è tra loro e noi, quale? Le abitudini, le usanze, il modo di pensare e vedere le cose. Non solo una cosa, ma tante. Molti di loro per adeguarsi cambiano testa, e anche il modo in cui si vedeva, quando erano al loro paese, il moderno e ricco occidente. Molti di loro rimangono delusi dopo aver vissuto per un certo periodo in uno dei paesi occidentali. Secondo loro è facile trovare un lavoro, fare soldi, ma non è così. Altro problema è la lingua. Parlano l’inglese (non tutti però) e anche bene. Ma in certi paesi, come in Italia per esempio, non sempre la gente del posto ha studiato la lingua.. Come è possibile che un paese europeo non conosce la lingua più diffusa nel mondo? Il loro rapporto con gli occidentali è buono, a parte le scene di razzismo che in certi momenti devono purtroppo subire. Trovano le inglesi e americane molto belle, come anche la lingua inglese, la musica americana, le discoteche… Molti entrano in Italia clandestinamente, e solo dopo tanto tempo e fatica riescono ad avere il fatidico permesso di soggiorno, e allora si sposano con italiane o con le loro donne e si trasferiscono definitivamente qui, nel paese della pizza, o se ne vanno in Olanda, Francia o addirittura nella tanto sognata ed ammirata America. Invece anche lì la vita non è facile, ma dipende logicamente dal tipo d’esperienza che ogni persona fa. Gli occidentali le sanno tutte queste cose? No, non sempre, pensano che in Africa o in oriente non esiste la TV, la luce, ma questa è mancanza d’informazione. Gli occidentali lo sognano anche l’oriente. L’immaginano con danzatrici del ventre, deserto e cammelli, incantatori di serpenti seduti per terra che suonano il flauto, donne truccate come bamboline col kimono, ma non esiste solo questo. L’India, per esempio, ha molti aspetti e quindi non c’è una sola India, ma tante. Gli occidentali quando vanno in questi paesi non hanno neanche il tempo di conoscere e approfondire certe cose, girano il paese solo come turisti, visitano moschee, musei ecc.. senza conoscere bene le persone. Qui in Italia gli “extracomunitari” fanno di tutto per vivere e conoscerci, visto le circostanze, extracomunitario è anche una parola che non piace, perché viene subito a pensare che si ha a che fare con gente disonesta, violenta , sporca e puzzolente, ma sono solo dei pregiudizi e non tutti sono così. Lo sapevate che anche gli americani sono qui da noi extracomunitari, e noi da loro? Gli africani, medio orientali ecc. fanno lavori che noi non ci sogneremo mai di fare, e sono pure laureati. Pazienza che poi i loro diplomi o lauree non sono da noi riconosciuti. Vivono in piccoli appartamenti con tante persone, conoscono l’inglese, il francese, il tedesco, la nostra lingua, più la loro (che è per noi la più difficile). L’alfabeto arabo ad esempio, è costituito da 28 lettere (noi ne abbiamo 21), senza contare jwxy che usiamo solo per nomi d’origine straniera. La lingua araba in oltre si scrive e si legge da destra a sinistra, l’indiano no, ma ha non una ma tante lingue, 18, 22 o 24…Ogni tanto sono reperibili qui da noi anche giornali, riviste e libri arabi, cinesi, indiani, giapponesi. La A. VILLARDI ha pubblicato anche dizionari in italiano con traduzione turca, giapponese, filippina, cinese, hindi, araba e viceversa, per facilitare a loro ad imparare la nostra lingua, e se vogliamo, noi la loro.
Poi c’è l’antenna parabolica in modo che loro possano vedere anche i loro programmi, e così a volte non imparano bene la nostra lingua, soprattutto se oltre ad abitare con gente dello stesso paese ci lavorano anche, senza mai frequentare italiani. Nascondono anche alle famiglie la loro reale situazione, convincendoli che fanno lavori meno umili, e che si trovano benissimo qui da noi, anche perché per loro la lira italiana vale il doppio. E così quando tornano nel loro paese ben vestiti ed invidiati da tutti portano una “marea” di regali per la famiglia, i parenti e gli amici, spendendo in regali a volte due, tre o addirittura quattro milioni. Così anche chi non aveva fatto l’esperienza in occidente si decide a farla, e convincerlo che non è così come lui crede è inutile. Bello l’occidente così moderno, così avanti, così ricco, tutto english con discoteche, palazzi alti, insegne luminose, ragazze belle, alte, bionde con occhi azzurri, che appena vedono che sei straniero molto interessate ti chiedono: “What’s your name?” e tu con il tuo inglese fluente ma a volte con accento strano le rispondi….
Chi è Buddha?
Il Buddha è nato nel 563 o 566 a.C. e si chiamava Siddharta Gautama, Principe degli Shakya, popolo di un piccolo stato confinante con l’attuale India e Nepal. Visse in un periodo di prosperità e cambiamenti sociali. Suo padre si chiamava Suddhodhana, un capo famiglia indù aristocratico, e sua madre si chiamava Mahamaya. Il giovane principe fu allevato in un ambiente molto lussuoso dove non gli mancava nulla, possedeva tre palazzi, era figlio unico e suo padre lo fece istruire in modo che potesse un giorno occupare il suo posto come capo del clan. A 16 o a 19 anni sposò una bella principessa dal nome Yasodhara ed ebbe un figlio.
A 29 anni Siddhartha si avventurò fuori del palazzo ed ebbe 4 visioni che gli cambiarono la vita: un vecchio decrepito piegato sul suo bastone, un uomo consumato dalla malattia, un cadavere che era portato alla cremazione -vecchiaia, malattia e morte furono poi detti i tre segni dell’impermanenza, la vita è inseparabile della sofferenza- e infine apparve uno degli dei nelle sembianze di un asceta errante -la contemplazione offre la possibilità di affrancarsi dalla sofferenza-. Poco dopo Siddhartha vestito come un asceta errante abbandonò moglie e figlio. Dopo essersi diretto a sud per le sue ricerche, nelle zone dove s’insegnavano le principali dottrine spirituali, ed essere stato istruito dai più grandi guru, i monaci nudi che vivevano in un luogo isolato della foresta gli insegnarono che la liberazione poteva essere raggiunta col dolore e con la mortificazione.
Ma Siddhartha negò questa dottrina e continuò la sua ricerca dell’illuminazione. A 35 anni giunse fino a Bodh Gaya e seduto sotto un albero, considerato l’albero della vita, giurò che non si sarebbe più alzato fino a quando non avrebbe raggiunto l’illuminazione. Dopo 49 giorni di meditazione solitaria, conseguì il Nirvana, divenne così il Buddha “colui che non dorme”. Digiunò per ben 6 anni, fino a quando il suo ombelico toccò la colonna vertebrale, da quest’esperienza capì che il corpo ha bisogno d’energia per alimentare la mente nella ricerca dell’illuminazione. Ricominciò a mangiare regolarmente e ruppe con i monaci che digiunavano e che l’avevano eletto la loro guida.
Dopo di quest’esperienza si sedette sotto all’albero per raggiungere l’illuminazione. Il demone Mara cercò in tutti i modi di far rinunciare all’impresa, ma una volta sconfitto sparì. Così Buddha acquisì la piena conoscenza delle sue nascite precedenti, conseguì la capacità divina di comprendere la catena di causalità che porta alla rinascita ed è alla radice della sofferenza, ed infine capì come operi il Karma, passando gradualmente attraverso gli 8 stadi di meditazione che lo condussero alla perfezione.
Ormai del tutto risvegliato raggiunse la completa illuminazione. Difficile è ancora poter dire con esattezza l’anno di nascita e di morte del Buddha, anche perché ogni libro riporta una data diversa. Avevamo detto che è nato nel 563 o 566 a.C. ma forse anche nel 558 a.C. in Aprile o Maggio, la sua vita si spense nel 478 o 480 a.C. all’età di 80 anni. Appena morto 500 monaci si riunirono in una caverna nei pressi di Rajaghra per fissare e trascrivere le regole dell’illuminato.
Il termine “ Buddha” in lingua pali significa “uno che raggiunge l’illuminazione”. Buddha non ha mai detto di essere una creatura soprannaturale o un angelo. Non è un Dio, né un profeta o l’incarnazione di un Dio, ma un maestro che ha trovato la via o sentiero dell’autosviluppo, che porta all’autoilluminazione. Gli insegnamenti che lui ha dato non sono altro che una raccolta di verità naturali scoperte da lui stesso, quindi verità naturali, non create o inventate da lui.
“Non Dio, non l’anima, non l’inferno e non il Paradiso, ma l’uomo di fronte a se stesso con le sue sole forze, responsabile di ogni suo atto, artefice delle sue vite a venire e della fine assoluta di ogni suo divenire: il Nirvana”.
Buddha Sakyamuni
BUDDISMO
Libro: i sermoni “Sutra”, la dottrina “il Dharma”, la disciplina monastica “Vinaya”
Fede: non esiste un Dio, ma l’uomo è solo di fronte a se stesso, con le sue sole forze
Il buddismo è una religione-filosofia, originariamente proveniente dall’India e si estese fino al Giappone e alla Mongolia da una parte e fino all’Afganistan e a Bakhara dall’altra parte.
Il buddismo è una religione, in quanti illumina i suoi seguaci riguardo la natura dell’universo, insegna ad essere umano, paziente, disinteressato, consola nel dolore, infonde fiducia nella morte e guida l’uomo verso la meta più elevata di ogni essere vivente, cioè all’emancipazione, alla consumazione, al Nirvana “estinzione, illuminazione”o Nibbana, che costituisce la felicità suprema.
Mohandas Karamchand Gandhi
Mohandas Karamchand Gandhi nacque nell’India occidentale nel 1869. Il titolo di Mahatma, che significa “grande anima” gli fu dato molto tempo dopo, in onore del suo contributo fondamentale al movimento indiano per l’indipendenza. A 19 anni partì per l’Inghilterra per studiare legge, poi nel 1893 fu assunto dalla Ditta Dada Abdulla and Company, un gruppo di facoltosi commercianti musulmani in Sudafrica. I pregiudizi razziali di questo paese lo trasformarono nel campione dei diritti civili della comunità indiana. Ha introdotto una politica di non-collaborazione con le autorità civili. Satyagraha, il suo principio dell’azione non-violenta, contiene le parole indiane sat, che significa “verità” e agraha “fermezza” ad indicare che un uomo deve dire la verità ed essere disposto anche a morire per essa senza usare alcun tipo di violenza. La politica della non-violenza era la filosofia di Gandhi. Conoscitore anche delle altre religioni: “Le religioni sono strade diverse che convergono verso uno stesso punto. Che importa se prendiamo strade differenti, se raggiungiamo la stessa meta?”. Fu però il testo sacro indù, la Bhagavad Gita, a diventare la sua Bibbia. I suoi seguaci lo considerano come un Santo. “Onorate la verità sempre e con tutto il cuore”. “Non-violenza vuol dire evitare di fare del male ad un’altra creatura nella mente e nel corpo. Significa pure amare tutti gli animali. E’ la protezione della vacca. Infatti la vacca simboleggia tutti gli animali. Implica inoltre la fratellanza di tutti gli uomini”.
La lotta di Gandhi per i diritti civili degli indiani si rivelò efficace e costrinse le autorità sudafricane a riformare la loro legislazione antindiana. Il parlamento indiano, colpito dalla capacità di Gandhi di provocare grandi cambiamenti sociali senza ricorrere alla violenza, lo convinsero a tornare a presentare programmi per il proprio autogoverno. Nel suo paese la campagna Satyagraha di Gandhi suscitò grande interesse e molti individuarono in lui la qualità di un vero leader. Divenne un membro indispensabile per il Congresso nazionale indiano, che rimase dopo l’indipendenza, l’unico partito politico del paese. Sotto il dominio inglese, Gandhi organizzò dimostrazioni e campagne politiche dedicandosi a servire l’umanità e a parlare in favore sulla causa della conciliazione tra i diversi gruppi etnici.
“L’amore è l’unico rimedio contro l’odio. Sboccia soltanto nel cuore di un uomo senza paura”, “Satyagraha equivale alla forza della verità, alla forza dell’amore o alla forza dell’anima”, “Il vero amore consiste nell’amare quelli che ci odiano, nell’amare il nostro prossimo anche se diffidiamo di lui”. L’impegno di Gandhi per promuovere l’amicizia tra indù e musulmani gli procurò l’ira dei fanatici indù, che consideravano loro nemici i musulmani. Quando l’indipendenza divenne finalmente realtà, fu soprattutto Gandhi l’artefice di tutto, la sua influenza politica iniziò a diminuire. Fu assassinato nel 1948 da un fanatico indù contrario alla riconciliazione tra indù e musulmani. Gli insegnamenti di Gandhi hanno influenzato grandi come Martin Luther King, Cesar Chavez e Nelson Mandela. “I cuori più duri e l’ignoranza più crassa devono scomparire prima che si levi il sole della sofferenza senza rancore e senza malanimo”. “Per cercare Dio non c’è bisogno di andare in pellegrinaggio o di accendere lumi alimentati dal burro e bruciare incenso davanti all’immagine della divinità o ungerla o dipingerla con vermiglione, in quanto Egli dimora nei nostri cuori. Se potessimo annullare in noi umilmente la consapevolezza del nostro corpo Lo vedremo faccia a faccia”. “Il mio obiettivo è l’amicizia con il mondo intero, e io sono capace di unire l’amore più grande alla più grande opposizione al male”.
GANDHI 1869/1948
MUSICA D’ORIENTE
World Music o Musica Etnica come la vogliamo chiamare, ha cominciato a suscitare da noi interesse già da qualche anno, ma se chiedete per esempio a qualcuno se conosce uno degli interpreti arabi qui sotto elencati, forse diranno solo un nome, quello del cantante algerino comparso a SanRemo nel 95, con la canzone “Didi” ovvero Cheb Khaled. Spostiamoci adesso al Cairo, è lì che la maggior parte di artisti arabi incidono le loro cassette vendendo milioni di copie (cassette pirata compreso). Trovare una di quelle cassette quì da noi è un’impresa quasi impossibile Khaled è il cantante arabo più popolare nel mondo dai tempi dell’egiziana scomparsa Oum Kalthoum, scoperta da noi troppo in ritardo. Lui è il re del Rai, vive in Francia, è nato il 29 Febbraio del 1960 a Orano e ha inciso molti nastri fra cui i più recenti e famosi “Khaled”, “N’ssi N’ssi” e “Sahra”. Il suo primo 45 giri è del 1974 “Trig el Lici” inciso con un registratore a due piste, da allora Khaled Hakj Brahim non si è più fermato.
Oum Kalthoum è scomparsa nel 1970 o 1975,ed era ormai diventata una leggenda nel mondo arabo, è dal 1926 che incideva dischi, e ha interpretato ruoli da protagonista anche in film come “Fatma” e “Sallama”. Il suo primo film è “Widad” del 1937 diretto da Fritz Kramp.
Nel mondo arabo un altro grande, anche lui egiziano e morto negli anni 70 –una donna dalla disperazione si è buttata nel Nilo- ha lasciato il segno, ispirando molti cantanti arabi di oggi, il suo nome è Abdel Halim, indimenticabili sono le sue “Gabbar”, “Nar”, “Mawood” e “Fatet Gambana”.
Oggi c’è Amr Diab, Mohammad Fouad e Ihab Tawfik, o il turco Tarkan.
Amr Diab ha inciso in circa 12 anni una ventina di cassette, famosissime le canzoni “Welomoni”, “Ragien” e “Nour el ain”.
Tarkan ha inciso tre album “Aacayipsin”, “Yine Senziz” e il recente “Olurun Sana” vendendo con quest’ultimo un milione e mezzo di copie in cinque settimane.
Ecco nomi di altri artisti:
Cheb Mami, Cheb Kader (Algeria), Sharkiat, Ali Hassan Kuban, Ahmed Fathy (Egitto), Rabih Abou-Khalil, Wadih Al Safi, Pairouz (Libano), Sezen Aksu, Mustafa Sandal, Yavuz Bingol (Turchia), Hiyam Younes, Nazem El Ghazali (Iraq), Amina, Hedi Hebbouba, Walid Rouissi (Tunisia), Viguen, Kooch (Iran), Abdel Karim, Abdel
Kader (Kuwait), Hameeed Al Shiri (Libia), Sabah Fakhiri (Siria), Aziza Galal, Lem Chaheb (Marocco), Samir Tawfik (Giordania), Abdel Majd Abdallah, Talal Maddah, Mohamed Abdu (Arabia Saudita).
Inoltre il cantante egiziano Addaweya ha cantato in America ed esiste la cassetta “Addaweya in America”. Assala di origine siriana, famoso nel mondo arabo per canzoni come “Allighara”, da 10 anni a questa parte ha registrato molte cassette e attualmente vive in Egitto.
Sempre dall’Egitto c’è Hakim, Mohammed Mounir, Ahmad Gohar, Moustafa Hamar, Hisham Abbas, Mohammed Mohee, Hamid Shaery, Hany Sheker, una lista infinita di nomi maschili ma anche femminili: Fayza Ahmad (morta giovane), Mona Abdel Ghani, Simone (anche attrice), Hanel, Annaghem.
Famosissimo anche il libanese Ragheb Alame, ma anche il siriano George Wassuf. Nel campo femminile non bisogna dimenticare di citare: Warda (algerina che vive in Egitto). Assala (siriana, anche lei vive in Egitto), Samira Sayd (marocchina).
Abbiamo tradotto alcuni titoli di canzoni famose:
AMR DIAB: WELOMONI- MI RIMPROVERANO
AZI EL HELLANI: WANA MARIK MARIIT- QUANDO STAVO CORRENDO
HAKIM: NAR YA HABIBI NAR- IL TUO AMORE BRUCIA
DALLA COLONNA SONORA “RAJA HINDUSTANI”: PARDESI- STRANIERO
RAGHEB ALAME: ALLAMTINI- MI HAI INSEGNATO
RAGHEB ALAME: BRAVO AELEKI-SEI BRAVA
GEORGE WASSUF: ROOH ERROOH-ANIMA DELL’ANIMA
AMR DIAB: NOUR EL AIN-LUCE DEI MIEI OCCHI
ABDEL HALIM HAFEZ: ZAY EL HAWA-COME L’ARIA
CHEB MAMI: ROAHI DURI-VAI A FARTI UN GIRO
ABDEL KARIM AL BAZARTI: SAWAL TOKOMBILLAH-
DAL GIORNO IN CUI L’AEREO E’DECOLLATO
HISHAM ABBAS: YA LELA-LA NOTTATA
MOHAMMAD FOUAD: EL HOB EL HAKIKI-L’AMORE VERO
ABDEL HALIM HAFEZ: NAR- FUOCO
ASSALA: ALLIGHARA-QUELLO CHE E’ SUCCESSO
ARTE E IMPROVVISAZIONE:
L’ORIGINE DEGLI STRUMENTI EUROPEI
Di Jolanda Guardi Benchina
Molti strumenti musicali europei derivano da strumenti arabi, tant’è che, ancor oggi, portano il nome originato da questa lingua. Il più noto è sicuramente il cud, portato dall’Andalusia in Francia nel XII secolo e da qui diffusosi in tutti i paesi europei (Arabia: Cud; Spagna: Laud; Portogallo: Alaude; Inghilterra: Lute; Francia: Luth; Italia: Liuto; Germania: Laute; Russo: Ljutnja; Finlandese: Laudo; Polacco: Lutnia; Rumeno: Leuta; Danese: Lut).
Altri strumenti di origine araba passati in Europa sono la chitarra (al-qitarah), le nacchere (an-naqarah), il corno (al-qarn) e la ribeca (al-rabab).
MONDI LONTANI 4
Anno 2 N. 4- Febbraio 1998- HJK ED. Lire 3000
Pubblicazione mensile
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Redazione:
Marco Dello Russo- Mamdouh AbdEl Kawi
Willy
Ha collaborato: Ahmad Ali e Maurizio Moro
SOMMARIO
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
L’INDUISMO
TERESA DI CALCUTTA
LA STORIA DELL’INDIA
SRI LANKA
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografia lontana”
BRUCE LEE
MUSICA HABIBI
VOCI DAL NILO “i libri più belli”
Si ringraziano:
www.viaggindia.com per “La Storia dell’India”.
In copertina: “Etnic Collage” di Willy
Sono disponibili anche gli arretrati n.1: con cassetta in regalo. Argomenti principali trattati: 50esimo anniversario d’indipendenza dell’india e successo dei libri sull’Egitto, più vacanze nella terra dei Faraoni.
N.2: con cassetta e calendario in regalo. Argomenti principali: il cinema indiano. L’Islam: il Corano, il Profeta e i musulmani.
N.3: Buddismo, Gandhi, Cassetta in regalo.
EDITORIALE
Questo numero esce con 1 settimana di ritardo e con un prezzo inferiore (lire 3000) visto che non è inclusa questo mese la cassetta in regalo, ma un incenso indiano, dall’aroma (Ambra). Sull’incenso ne abbiamo parlato nel numero scorso, ed è una (gommoresina). Cercheremo comunque di volta in volta di inserire sempre qualcosa di diverso, sia per quanto riguarda gli articoli, che per i regali. Sono stati pubblicati tutti i volumi su Ramses dello scrittore francese Christian Jacq, da questo numero cercheremo di parlare meno dei faraoni e più di altro, per non cadere nello scontato com’è già successo per altri giornali. Visto che abbiamo dimenticato di parlare in “Curiosità e notizie dai Mondi Lontani” ecco tutti i titoli dei 5 libri a Ramses dedicati: Il figlio della luce, La dimora millenaria, La battaglia di Qadesh, La regina di Abu Simbel, e L’ultimo nemico. Il Ramadan (digiuno musulmano) è terminato il 28 Gennaio. RAMADAN KARIM! Che vuol dire “Ramadan generoso” ed è l’augurio che potete fare ai musulmani mentre fanno il Ramadan –vedi Mondi n. 2- la risposta è “Allahu Akram” che significa “Dio è il più Generoso”. Abbiamo inserito meno articoli tratti da altri giornali. Ha collaborato Maurizio Moro, aspettiamo anche la vostra collaborazione, mandateci materiale di ogni tipo: articoli vostri e di giornali, impressioni, foto, disegni ecc..
Fatevi avanti! BUONA LETTURA.
Marco Dello Russo
Mamdouh AbdEl Kawi
CURIOSITA’ E NOTIZIE DAI MONDI LONTANI
–Il governo egiziano ha bandito l’infibulazione, cioè l’esportazione o suturazione degli organi sessuali femminili esterni. Tale operazione si usava sin dai tempi dei faraoni, e quindi non ha niente a che fare con la religione musulmana e cristiana.
-Stesso discorso vale per le terribili stragi nelle moschee in Algeria. È solo per politica, non per religione.
-Ankara, Turchia. La corte suprema turca ha messo fuorilegge il movimento islamico Refah “Benessere”, il primo partito politico del paese. I giudici lo accusavano di attività antisecolari, contrarie alla costituzione, basata sui principi laici del fondatore della patria Kemal Ataturk. Il leader del Refah e altri 6 esponenti del partito sconteranno un esilio politico di 5 anni.
-Dal 24 al 30 Gennaio al Palavobis (ex Palatrussardi) dalle 10 alle 23 di tutti i giorni, musica, film, mostre, conferenze, cucina ecc. Per celebrare Gandhi: il 30 Gennaio il 50esimo anniversario della sua morte. I fondi ricavati da questa iniziativa saranno devoluti.
INDUISMO
E’ la religione più seguita in India, è l’unica tra le religioni più importanti che non fa riferimento ad un particolare fondatore, ad avere milioni di dei, dee, eroi, saggi, demoni.. ed è la sola ad aver non un libro sacro ma: il Rig Veda, Upanishad e Bhagavad Gita.
Un buon indù può far riferimento ad uno dei tre, o fare a meno di tutti i testi sacri. L’induismo è disposto a riconoscere la divinità dei profeti di altre religioni ma ha anche un rigido attaccamento alle caste: Vaishyas “casta dei commercianti e artigiani”, Intoccabili “casta paria”, Kshatriya “nobile casta dei guerrieri” e Brahamana “casta più alta che domina la vita politica dell’India”. Quindi una donna Vaishyas può sposare solo un uomo Vaishyas , una Brahamana un Brahamana..
Brahma è il creatore, Dio delle origini, Vishnu il conservatore, Signore dell’esistenza che protegge e guida tutte le creature e Shiva creatore e distruttore al tempo stesso, dissolve periodicamente il cosmo per preparare una nuova alba dell’essere. Loro costituiscono la Trimurti ed è associata a Surabhi, la sacra vacca dell’abbondanza, simbolo delle inesauribili capacità nutritive della natura. La vacca è intoccabile, gli indù si cibano solo di capra, pollo e pesce.
Il maggior contributo offerto dagli invasori ari dell’India fu la compilazione dei libri Veda “libri della scienza”. E’ una raccolta di inni e di formule rituali “i Mantra”, era recitata durante i sacrifici ai Dei del pantheon degli ari.
I Veda sono quattro: il Rigveda, composto prima del 1200 a.C., il Samaveda, lo Yajurveda e l’Atharvaveda, scritto probabilmente molto più tardi. Ogni Veda è composto di due parti: la raccolta degli inni o Mantra “samhita” e i Brahmana che contiene i commenti. I Veda furono composti per le diverse categorie di sacerdoti brahmani che facevano i sacrifici. Chi non apparteneva alla categoria dei brahmani non poteva avere accesso ai Veda. Gli indù credono che i Veda sono stati rivelati o “ascoltati”, non composti da esseri umani. Si pensa che i Veda hanno preceduto l’universo a sua volta creato dalla sillaba “Om”, poiché contengono le sillabe da cui sono nati i Dei e i mortali.
Le Upanishad “dottrina mistica” ha le sue origini nelle parole “sedersi accanto”, il discepolo si siede accanto al maestro, per riceverne l’insegnamento mistico. Questi testi composti per la maggior parte fra il 700 e il 300 a.c. costituiscono l’ultima parte dei Veda. Il contenuto è però diverso. Nelle Upanishad sono formulate per la prima volta, e affrontate, le grandi domande sulla natura, la realtà e il destino dell’uomo, senza aspettarsi però una risposta a tutto ciò sotto forma di un sistema di pensiero unitario. Esse “non si propongono tanto di arrivare a una verità filosofica quanto di portare pace e libertà all’angosciato spirito umano..”.
Le Upanishad non erano più proprietà esclusiva dei sacerdoti brahmani -come lo erano stati i Veda-, ma potevano essere seguiti dai kshatriya, la classe dei re, dei guerrieri dalla quale proveniva il Buddha.
Brahma “persona cosmica” si sdoppia in uomo e donna. La donna si nasconde trasformandosi in vacca, il creatore la insegue trasformandosi in toro; la donna si trasforma in cavallo, lui in cavallo; e così via, e dai loro amplessi sono create tutte le specie, fino alle formiche.
In breve questa è l’origine del mondo e degli esseri viventi sulla terra secondo le Upanishad, il libro più seguito dagli indù.
La Bhagavadgita “canto del beato” è il terzo libro con testi religiosi indiani, anche se non si può definire come shuta “udito”, rivelato dalla divinità come i Veda. Si tratta di un episodio breve all’interno del Mahabharata, composto da otto capitoli contenenti 700 versi in forma di dialogo.
La storia si apre con due grandi eserciti che si fronteggiano sul “campo del dharma”. In entrambi militano decine di migliaia di temibili guerrieri, dei, demoni e giganti con armi soprannaturali. Sono gli eserciti dei Pandana e dei Kurava, cugini rivali in lotta per lo stesso trono. Arjuna è il più glorioso di tutti i guerrieri, esperto nelle arti della guerra da essere ritenuto invincibile. A guidare il suo carro di guerra e ad essere quindi il suo auriga è Krishna, Signore dell’ Universo, e alle loro spalle legioni di potenti alleati pronti a imporre battaglia in nome di Arjuna. In quel momento dopo l’ultimo squillo di trombe, Arjuna guarda l’esercito nemico “maestri, padri e figli” e dice a Krishna:
“Non voglio uccidere costoro, nonostante essi cerchino di uccidere me.. neppure se dovessi avere il regno dei tre mondi: tanto meno per il regno della terra!.. Come, dopo aver ucciso gente della nostra famiglia, potremmo essere felici?”.
Lascia cadere così la freccia e si chiude nella sua angoscia. Khrishna “il Beato” allora sorride e recita i versi che formano la Bhagavadgita.
330 milioni sono gli dei e demoni che costituiscono il pantheon indù. Brahma nonostante sia considerato il creatore dell’universo ha pochi devoti e templi a lui dedicati. Già nell’India medievale la sua popolarità era scarsa, si crede che dopo aver creato l’universo si sia ritirato affidandolo a Vishnu, il conservatore. Brahma è spesso raffigurato con quattro teste, volte verso i punti cardinali, mentre le mani reggono i quattro libri dei Veda. Le teste sono di solito coronate e le sue facce hanno la barba, non sempre però poiché sia lui che gli altri due della Trimurti (Vishnu e Shiva) sono spesso raffigurati con volti femminili.
Sarasvati è la sposa di Brahma, è signora della sapienza, della musica e suona la vina. La sua cavalcatura è la stessa del marito, il cigno.
Vishnu è il secondo aspetto della Trimurti ed è il protettore dell’universo. Il disco forato al centro che lui fa ruotare col dito simboleggia lo scorrere del tempo, nascita e morte, nascita e morte. Dal suo ombelico germoglia un loto simbolo del manifestarsi dell’universo, e nel fiore sbocciato appare Brahma, signore delle origini. Per proteggere l’umanità e garantire il trionfo del bene, Vishnu si è manifestato nel mondo sotto forme diverse.
Le sue 10 incarnazioni sono: pesce, tartaruga, cinghiale, uomo-leone, nano, Parasurama, Rama, Balarama, Krishna, Kalkin.
Rama e Krishna sono le più famose discese di Vishnu sulla terra. La storia di Rama è narrata nel Ramayana, antica e popolare epopea tradotta dalla sacra lingua sanscrita negli idiomi locali. Esiliato nella selva, vi si reca accompagnato dalla bellissima e casta moglie Sita, che è rapita da Ravana, re demone di Sri Lanka. Hanuman, dio scimmia grande alleato di Rama, aiutò a guarire il suo signore, dopo la battaglia contro Ravana ormai sconfitto.
Krishna, eroe del poema epico “Mahabharata”, il cui nome significa “nero” è “l’avatara” discesa ed incarnazione di Vishnu che affascina di più. Eroismo, giocosità, erotismo sono le sue caratteristiche.
Krishna Gopala, o Govinda è un dio pastorale che incanta il cuore degli uomini con il suono del suo flauto è senz’altro più famoso del Krishna guerriero. Radha è la sua compagna preferita, mentre Rukmini -considerata l’incarnazione di Laksmi, moglie di Vishnu- e Satyabhama, sono le due mogli principali.
Shiva, terzo elemento della Trimurti non è solo il dissolutore dell’universo, ma anche il dio supremo, dispensatore di vita e di morte. E’ il signore dello yoga, venerato sottoforma di linga, il toro Nandin è la sua cavalcatura. La figura femminile che spruzza acqua sul capo di Shiva è la dea Ganga, il fiume celeste Gange sceso sulla terra a purificarla. Il linga è un simbolo carico di significati, è un simbolo fallico, e rappresenta la fertilità, ambito religioso cui appartiene anche il serpente. Sul linga è scritto in rosso il sacro monosillabo “Om”, suono d’infinita potenza.
La moglie di Shiva è Parvati, e anche lei assume molti aspetti: Durga che incarna l’energia guerriera ed è nemica dei demoni, la sua cavalcatura è la tigre o il leone, e Kali “la terribile” che danza sul cadavere dello sposo Shiva. La sua lingua è rossa, per aver bevuto il sangue dei demoni durante la lotta contro essi.
I figli di Shiva e Parvati sono: Ganesh, il dio dalla testa d’elefante, e Skanda, dai diversi aspetti. La cavalcatura di Ganesh è il topo, quella di Skanda è il pavone. Shiva non è il vero padre di Ganesh- così la leggenda narra- mentre Parvati si stava lavando prese un po’ di sporco e di ungento dalla gamba e ne modellò la figura di un uomo. La animò ordinandole di custodire la porta mentre si bagnava. Shiva tornato a casa, trovò questo bimbo che gli impedì di oltrepassare la porta, allora Shiva arrabbiato lo decapitò, Parvati disperata gli disse che era suo figlio. Shiva mandò allora i suoi gana “demoni o nani servitori” a prendere la testa della prima creatura che incontrassero, un elefante. Shiva collocò la testa nuova di Ganesh “o Ganesha, o Ganapati” in italiano “signore dei gana”, tornando così in vita e accogliendolo nella famiglia divina.
Skanda è raffigurato a volte con una o con sei teste. Sei erano i bambini nati dal seme di Shiva deposto nelle acque e allevati dalla costellazione delle Pleiadi. Parvati riconoscendoli come figli dello sposo, li abbracciò con tale foga da fonderli in un corpo solo.
Teresa di Calcutta
Dopo la sua scomparsa (nel Settembre del 97 ) sono uscite sul mercato biografie, libri dedicati a lei ecc. Molti hanno pianto la sua morte, non solo cristiani, ma anche indù e musulmani. Una donna, nata nel 1910 a Skopje (Macedonia) da famiglia albanese che ha dedicato tutta se stessa, la sua vita per il prossimo, curando malati di AIDS, lebbrosi.. Agnes Gonxha Bojaxhiu (conosciuta nel mondo intero come Madre Teresa) non era di origine umile, tutt’altro. Figlia di un appaltatore edile e importatore, ultima di tre figli, dopo la morte del padre si mise a vendere tessuti e ricami. Da adolescente incominciò a frequentare un gruppo di giovani della parrocchia locale “La Confraternità” e ad entrare in contatto con il mondo dei missionari. La sua prima vocazione come suora missionaria cattolica fu quando aveva 18 anni e scelse così di entrare nella congregazione irlandese delle suore di Loreto, nota soprattutto in India per l’impegno missionario. Era qui il luogo in cui aveva sempre desiderato lavorare, ma prima fu mandata in Irlanda per imparare la lingua inglese. Solo più tardi, nel 1929, fu trasferita presso la scuola di Saint Mary a Calcutta, come insegnante. Tutto questo durò circa 20 anni. Il 24 Maggio del 1931 prese i voti come suora di Loreto e scelse il nome di Teresa, ispirandosi a Teresa di Lisieux. Il suo più grande desiderio era di diventare non solo una religiosa, ma al tempo stesso missionaria. A Calcutta Madre Teresa insegnò geografia e catechismo alla Saint Mary School e imparò hindi e bengali, diventando nel 1944 direttrice di studi. La vita era dura, il cibo era limitato e il lavoro sempre più pesante, e per un fisico non robusto era troppo, si ammalò di tubercolosi e smise di insegnare. Nel 1948 riceve dalla chiesa il permesso di “servire i più poveri tra i poveri” nelle strade di una città. Si è sempre definita “una matita nelle mani di Dio” e del suo lavoro ha sempre detto: “Il nostro lavoro è di incoraggiare cristiani e non cristiani a fare opere d’amore. E ogni opera d’amore, fatta con tutto il cuore, porta sempre la gente più vicina a Dio”. Nel 1950 fonda la congregazione delle suore Missionarie della Carità, che nel 1965 avrà l’approvazione pontificia. Molti sono i riconoscimenti per l’attività di Madre Teresa, tra cui il premio Nobel per la pace (1979).
“I più piccoli dei miei fratelli sono i solitari e gli affamati, non solo di cibo ma della parola di Dio, gli ignoranti e gli assetati, non solo d’acqua ma anche di conoscenza, pace, verità, giustizia e amore, i non amati e gli ignudi, non solo di vestiti ma anche di dignità umana, i non desiderati, i bambini non nati, chi viene discriminato per motivi razziali, i senzatetto, i derelitti- non solo chi non possiede un rifugio di mattoni, ma chi ha bisogno di un cuore che lo capisca, lo protegga, lo ami; i malati, i bisognosi moribondi e i prigionieri- non solo nel corpo ma anche nella mente e nello spirito: tutti quelli che hanno perso qualsiasi speranza e fede nella vita, gli alcolizzati e i tossicodipendenti e tutti quelli che hanno perso Dio (per loro Dio era, e invece Dio è) e che hanno perso ogni speranza nel potere dello spirito”.
TERESA DI CALCUTTA 1910/1997
LA STORIA DELL'INDIA
L'India, fin da tempi immemorabili, attrae e dà il benvenuto ai viaggiatori, affascina i visitatori e spesso li trattiene nel suo abbraccio per sempre. Sede di civiltà urbane fin dal III millennio a.C. nella valle dell'Indo (Mohenjo-daro e Harappa), l'India subì in epoca preistorica le due successive invasioni dei Dravida e degli Arii (1800 a. C.).Conquistata (522 a.C.) da Dario I re di Persia, fu poi raggiunta da Alessandro Magno (327-325 a.C.). Verso il 321 si affermò la dinastia dei Maurya che giunse all'apogeo con Asoka (274-236); seguì la dinastia dei Sunga che dominarono nella pianura del Gange; dopo l'invasione di vari popoli (i Greci dalla Battriana, i Saci, i Parti, i Kusana) si affermò la dinastia dei Gupta (320-550 d. C.) il cui dominio coincise con il periodo classico della civiltà indiana che si diffuse nell'Asia sudorientale.
Dal secolo VIII il paese si frazionò in un certo numero di stati, spesso in lotta tra loro. Sul finire del secolo X con la conquista del Punjab da parte del turco Mahumud di Ghazna, ebbe inizio in India il dominio islamico che durò parecchi secoli, con le dinastie musulmane dei Mamelucchi (1206-90), dei Khalgi (1290-1320), dei Tughlaq (1320-1413), sino a disgregarsi nella seconda metà del XIV sec. anche sotto la spinta di agenti esterni (1399, invasione di Tamerlano).
La più importante delle compagini politiche fu l'impero Moghul, fondato nel 1526 da Baber, un discendente di Tamerlano, e durato nominalmente fini al 1857.
Tra i maggiori sovrani del periodo Moghul si annoverano Akbar (1556- 1605) che estese il suo dominio a tutta l'India del nord, all'Afghanistan e al Deccan, ponendo le basi per una nazionalità indiana con l'associare al governo elementi indù; Shah Giahan (1627-1658) che fece delle capitali Agra e Delhi le sedi di un'intensa vita letteraria ed artistica; Aurangzeb (1627-1707) che completò la conquista del Deccan.
Parallelamente alla fioritura del regno Mogul iniziò la penetrazione europea. La Compagnia inglese delle Indie Orientali nella prima metà del sec.XVIII stabili il predominio degli Inglesi. Dopo aspre lotte (l'ostinata resistenza dei maratti) l'India passò alla diretta dipendenza degli Inglesi nel 1858 e venne elevata ad impero nel 1876. Durante il XX secolo si sviluppò un vasto movimento di indipendenza che trovò i suoi più autorevoli esponenti in Gandhi e in Nehru, capi del congresso nazionale indiano.
Nel 1935, in base al Government of Indian Bill, il governo inglese costituì i governi provinciali e convocò un primo parlamento indiano. Dopo la II guerra mondiale, cui presero parte anche truppe indiane , la Gran Bretagna concesse (1947) l'indipendenza all'ex impero da cui nascevano l'Unione Indiana, a prevalenza indù, e il Pakistan, a prevalenza islamica. Da quest'ultimo si staccò nel 1971 la provincia orientale formando il Bangladesh.
L'Unione indiana è per popolazione, dimensioni e civiltà un paese guida del cosiddetto terzo mondo e del movimento dei "non allineati", ruolo in parte dovuto al prestigio di personaggi come Gandhi, Nehru e la figlia di quest'ultimo, Indira Gandhi, assassinata nel 1984 da un'esponente della minoranza Sikh che aspira all'indipendenza del Punjab.
Oggi l'India è uno stato federale che riunisce 25 stati (ciascuno dotato di una propria Assemblea Legislativa e di un proprio governo) e 7 territori amministrati dal Governo Centrale.
www.viaggindia.com
SRI LANKA
L’isola più bella del mondo -così la definì Marco Polo- mentre invece i greci la chiamavano “isola del giacinto e del rubino” e i brahmani “la risplendente”. I suoi abitanti hanno abbandonato il nome “Ceylon” aggiungendo “Sri” la “risplendente” all’originale “Lanka”. Si mostra facile e seducente allo straniero con edifici storici, templi e belle spiagge. Per viaggiare in tranquillità è sufficiente evitare i territori settentrionali e i luoghi affollati. La parte centro meridionale dell’Isola ha da offrire un fascino infinito, a partire dalla capitale Colombo. Si può passeggiare sul lungomare silenzioso fino al mercato più caotico. Belle da visitare anche le antiche capitali come Anuradhapura, Sigiriya e Polonnaruwa. Poi a sud verso Kandy, una volta l’anno, tra Luglio e Agosto la città esplode per festeggiare l’esposizione dell’urna che, secondo loro, contiene il dente del Buddha. Verso le colline di Nuwara Eliya luogo dove un tempo gli inglesi si rilassavano giocando a golf circondati dalle piantagioni di tè passavano le serate ai club. Nei parchi nazionali si possono vedere coccodrilli, leopardi…Spiagge bianche, abitate da pescatori che gettano l’esca in equilibrio su strani trampoli, tutto questo nella costa meridionale. Invece sulla montagna “Adam’s peak” nelle notti di luna piena buddisti e indù salgono per ore e ore fino alla cima, al tempio a oltre 2000 metri. Sri Lanka è un’isola di 353 per 183 km., a est dell’estremità meridionale dell’India. Il periodo migliore per visitarla è tra Dicembre e Marzo, nessun obbligo di vaccinazione. Se si esce da Colombo, Nuwara Eliya e Kalatara si consiglia di fare la profilassi antimalarica. Bere solo bevande sigillate, sbucciare la frutta. Nessun visto ci vuole a 90 giorni di permanenza. La moneta è la rupia. Tre ore e mezzo in più ( 4 e mezzo con l’ora legale) ci sono rispetto all’Italia.
TRACCE SULLA SABBIA
Frammenti di cinematografia lontana
Data la grande quantità di informazioni sull’argomento, la rubrica sul cinema da questo mese si distacca da quella più generalizzata su “Musica, film e libri” e diventa rubrica a sè. Vi segnaliamo, da questo mese, come sempre in rigoroso ordine sparso, film di ogni epoca della storia del cinema, film che abbiamo visto o di cui abbiamo sentito parlare, che ci sembrano degni di interesse per gli argomenti che trattiamo, quindi non solo nuovi film usciti nel circuito delle prime visioni, bensì vecchi e misconosciuti lavori che possono suscitare comunque attenzione. Vi avvisiamo che, laddove ne siamo al corrente, vi segnaleremo se la pellicola in esame è reperibile anche in videocassetta. Prima di iniziare la nostra carrellata, vi informiamo che a Milano, al cine-teatro San Lorenzo (corso di Porta Ticinese 45), si sta tenendo una breve rassegna sul cinema indiano con proiezioni alle ora 21. Organizzata a cura del COE, Centro Orientamento Educativo, tel. 66712077 e 66801452, la rassegna si svolge in una sala che spesso ospita iniziative culturali di questo tipo, vedi l’annuale festival del cinema africano.
Nei giorni 9 e 10 Gennaio si proietta “Paar”, uno dei film più belli di Goutam Ghose, considerato uno dei più importanti registi asiatici che appartengono alla scuola neorealista. Il 16 e il 17 Gennaio è la volta di “Padma Nadir Majhi”, e infine il 23 e il 24 Gennaio di “Gudia”.
Questi invece sono i film che abbiamo preso in esame per voi:
SIMBA di Brian Deshond Hurst, con Dirk Bogare, Virginia Mc Kenny, Gran Bretagna, 1955. Un film che è un sincero atto d’accusa contro il colonialismo e le discriminazioni razziali, forti in quegli anni durissimi e, purtroppo, tutt’ora forti; qui un giovane principe keniota viene accusato del brutale omicidio di un ricco proprietario terriero… naturalmente ne sarà riconosciuto innocente.
SAADIA di Albert Lewin, con Cornel Wilde e Mel Ferrer, USA, 1954. Un ufficiale medico francese di stanza in Marocco partecipa alla lotta contro alcuni sultani ribelli. Intanto s’innamora di una bellissima berbera: intrecci d’amore a sfondo coloniale in un film irrimediabilmente datato.
SALAAM, BOMBAY di Myra Nair, con Shafik Syed, Nana Patekar, India, 1988. Questo recente film, di cui non potevamo fare a meno di parlare, fu una rivelazione di una talentuosa regista indù, caso più unico che raro di una donna alla regia per il suo paese, e di un film indiano uscito anche in Italia! Si parla dell’odissea di un ragazzino di 10 anni arrivato a Bombay con la convinzione di guadagnare in fretta 500 rupie promesse alla madre. Ma nella metropoli finisce in una sorta di girone infernale popolato di criminali, prostitute e drogati; un film molto bello ma anche molto amaro. Anche in video.
IL MAHABHARATA (THE MAHABHARATA) di Peter Brook, con Bruce Myers, Vittorio Mezzogiorno, Gran Bretagna/ Francia/ USA, 1989.
L’infinito poema indiano scritto in sanscrito, qui rivisitato dal regista teatrale e cinematografico Peter Brook. Esiste anche una versione televisiva più lunga ed esauriente, ma attenzione che questa già dura poco più di 3 ore. Presentato con successo alla mostra di Venezia, narra della guerra tra i Pandava e i Kaurava. Questi sono le filiazioni di 2 fratelli, Pandu e Dhritharashra. Nonostante i Pandava sono solo 5 mentre i Kaurava sono 100, i primi vinceranno, affiancati da Khrishna che simboleggia il dio Visnu. Un’opera girata interamente in interni, in studio, che riesce a coniugare il grande teatro col cinema. Reperibile anche in videocassetta.
MOLLO TUTTO di Josè Maria Sanchez, con Renato Pozzetto, Barbara D’Urso, Italia, 1995.
Un film cha apparentemente non c’entra nulla con questa rubrica. Infatti, in questa recente commedia un po’ amara, si trattano temi quali la difficoltà d’integrazione dei così detti extracomunitari, il razzismo e la ricerca di nuovi valori verso mete esotiche; Pozzetto, che ha interpretato sicuramente film migliori, fugge dal solito tran tran dell’italiano medio: strozzini, famiglia e lavoro oppressivi, una giovane amante, mollando tutto e partendo improvvisamente per la Tunisia cambiando identità. Fra mille peripezie, in Africa verrà aiutato soltanto da un ragazzino, e sarà costretto a ritornare con lui in Italia tinto di nero e di fronte a nuovi problemi, visto che ormai deve interpretare la parte dell’immigrato straniero. Anche se non sempre il risultato è soddisfacente è lodevole l’intenzione del regista. Il film passa spesso sulle reti Tv private, in ogni caso è reperibile su videocassetta.
SETTE ANNI IN TIBET (SEVEN YEARS IN TIBET) di Jean Jacques Annaud, con Brad Pitt, David Thewlis, USA, 1997.
Non potevamo che chiudere con questo film biografico che sta tuttora andando per la maggiore nelle sale, trionfando dal periodo natalizio, durante il quale è uscito. La tematica trattata è proprio di grande attualità in questi anni di crisi dei valori: la ricerca del proprio vero io, magari in luoghi mistici come il Tibet, o a contatto con culture lontane dalla nostra. Brad Pitt, che ormai sta crescendo artisticamente si trova sempre più a suo agio in personaggi tormentati come il poliziotto del tetro “Seven”, o in questo Heinrich Harrer, scalatore austriaco partito per la spedizione in Oriente, lasciando a casa la moglie incinta, e deciso a piantare la bandiera nazista sull’Himalaya (la vicenda è ambientata nel 1939). Ma l’impresa è impossibile e, allo scoppio della seconda guerra mondiale, Harrer finisce prigioniero degli inglesi in India. Il destino lo porterà poi, fuggiasco, a Lhasa, la città sacra dove vive il giovane Dalai Lama: un incontro che lo cambierà completamente. Il noto regista Jean Jacques Annaud (“Bianco e nero a colori”, “L’orso”, “Il nome della rosa”, “L’amante”, tra i suoi numerosi film), ha dichiarato: “Ho fatto film diversi, il filo che li lega è il rapporto fra mondi e culture opposti”.
Una curiosità: impossibilitato dalle autorità cinesi a girare in Tibet, il regista ha trasportato per tre mesi il set a Uspallata, sulle ande argentine, dove è stata ricostruita la città di Lhasa.
BRUCE LEE
Di Maurizio Moro
Pseudonimo di Li Chen Fan, noto anche come Li Xialong.
Nato a San Francisco, California (USA) nel 1940, (m. 1973)
Bruce Lee lasciò l’America in giovane età, quando il padre si trasferì a Hong Kong per lavorare presso la locale Opera Cinese.
Da ragazzo studiò arti marziali, di cui divenne un campione. Tornò in America per studiare all’Università di Seattle, fu notato dal 20th Century Fox mentre partecipava ad un campionato di karatè e fu scritturato per la serie televisiva “the Green hornet”, ispirata ad un personaggio di fumetti.
Seguirono piccole parti in alcuni film; ma la sua carriera decollò veramente solo quando fece ritorno a Hong Kong per partecipare ad una serie di film dedicati alle arti marziali, che gli consentirono di sfruttare fino in fondo le sue esplosive doti d’atleta. Il suo ultimo film “I tre dell’ 0perazione Drago”, giunse in occidente nel momento di una rinascita d’interesse per la cultura orientale, e rapidamente divenne un successo di cassetta. La morte improvvisa e misteriosa dell’attore ha contribuito ad esaltarne il culto presso gli appassionati.
FILMOGRAFIA:
1941- Jinmen nu/ Golden Date Tears/ Tears of San Francisco
1969- L’investigatore Marlow
1971- Il furore della Cina colpisce ancora
1972- Dalla Cina con furore
L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente
Way of the Dragon (anche regista)
1973- I tre dell’Operazione Drago (USA)
1978- L’ultimo combattimento di Chen (Games of death)
Dopo aver terminato “I tre dell’Operazione Drago”, Lee iniziò le riprese del film “L’ultimo combattimento di Chen”, e a pochi giorni di distanza Bruce Lee morì. Il film fu accantonato, poi nel 1978 il film fu completato usando le scene girate da Lee intercalate con quelle di un attore sosia.
Musica habibi
Questa rubrica da questo mese si chiama MUSICA HABIBI “Musica amore mio”. Habibi è la parola che si usa spesso nelle canzoni arabe e che utilizzeremo anche quando parleremo di musica indiana, cinese ecc..
Per questo numero abbiamo pensato di andare a cercare cassette che sono praticamente introvabili qui da noi, e che solo in certi negozi sono reperibili, uno di questi è “Video Masr”, in V.le Monte Nero 37 a Milano. È un piccolo negozio ben rifornito, con cassette musicali arabe e video cassette di film egiziani, tutti in lingua originale senza sottotitoli. Se si ha poi la fortuna di avere come noi amici egiziani non è così difficile poi comprendere il significato.
La cassetta di Ragheb Allame “Bravo Aeleki” è migliore della precedente (copertina sopra). Per le traduzioni dei titoli ci ha aiutato Aly Ahmed:
BASHAB KELMETI: RITIRO LA MIA PAROLA
AASHEK AYUNIK: ADORO I TUOI OCCHI
ELLI EFTAKARTO: MI SONO RICORDATO
FARRAKNA KADARNA: CI SIAMO ALLONTANATI DAL DESTINO
GADDET HAYATI: HAI RINNOVATO LA MIA VITA
KATABTELLAK OMRY (HAYATI): HO SCRITTO LA MIA VITA
EL HOB EL KHALED: L’ETERNITA’ DELL’AMORE
BRAVO AELEKI: SEI BRAVA
L’ultima canzone da il titolo alla cassetta e come canzone è forse la migliore: chitarra spagnoleggiante, alcune parole in spagnolo e addirittura in italiano “Musica maestro”, dice la voce di una donna con la pronuncia quasi perfetta. Tutta la cassetta merita, non c’è una canzone che non sia bella e orecchiabile. Bravo Ragheb! Questa volta il cantante libanese ha fatto centro.
Seconda cassetta del mese è quella de cantante siriano George Wassuf (foto sotto) con “Rooh errouh”, che significa “Anima dell’anima” che apre poi la cassetta. È una cassetta registrata dal vivo con alcune canzoni della grande Oum Kalthoum.
VOCI DAL NILO
I LIBRI PIU’ BELLI
Come il famoso romanzo dello scrittore Naghib Mahfuz, si chiama questa rubrica a partire da questo mese. Tradotto letteralmente è “Chiacchiere sul Nilo”, useremo “Voci dal Nilo”, titolo della canzone di Hjk (Marco Dello Russo) dedicata al libro. Del romanzo ne abbiamo parlato nello scorso numero “Tharthara Fawq Al- Nil” è il titolo originale, pubblicato nel 1966.
Ed è ancora di Mahfuz che vogliamo parlare.
“Notti delle mille e una notte” della Feltrinelli. Titolo originale “Lavali alf laylah” pubblicato originariamente nel 1982. E’ il romanzo più suggestivo di Naghib Mahfuz e racconta il seguito del capolavoro della letteratura araba, i mille e uno giorni di un tiranno che apprende a proprie spese dalla realtà ciò che le invenzioni della fantasia non hanno saputo insegnargli. Il romanzo di Mahfuz inizia esattamente dove terminano “Le mille e una notte”, ed è anche una trascinante meditazione in forma narrativa sul testo letterario fondato dalla cultura araba.
Ma chi è Naghib Mahfuz? Ecco in breve la sua storia.
Il più noto scrittore egiziano è nato al Cairo nel 1912 (o 1911) e iniziò pubblicando racconti e novelle diventando noto con due romanzi, “Khal al-Khalili” (1941) e soprattutto “Vicolo del Mortaio” (1947), storia corale degli abitanti di un quartiere del Cairo durante la guerra. Dopo la trilogia “Il palazzo del desiderio”, nei romanzi successivi (ne ha scritti più di 40 o 60) racconta storie della gente egiziana: “Il ladro
dei cani” (1962). Nella sua famosa trilogia ripercorre la storia di una famiglia musulmana egiziana della borghesia dal 1917 al 1952. La trilogia letteraria è caratterizzata dalla rappresentazione realistica della vita sociale e politica, con particolare riferimento alle questioni legate alla condizione delle donne e dei prigionieri. Considerato il miglior romanziere della sua generazione, nel 1988 Mahfuz è stato insignito del premio Nobel per la letteratura, per aver dato forma ad una narrativa araba di portata universale, primo arabo ad aver questo riconoscimento. A lui si deve la rinascita della letteratura nel mondo arabo, cui l’autore fece guadagnare numerosi lettori sia in patria che all’estero.
Sono usciti quasi contemporaneamente 2 libri più o meno simili nel contenuto e molto pratici. Per chi non sa dove andare la sera a mangiare con amici e vuole cambiare, andando in qualche locale particolare, con specialità esotiche, magari arabe, indiane o messicane c’è la guida “Milano etnica/ Tutto il mondo in città”, della Giunti, e “Pappamondo/ Guida ai ristoranti stranieri di Milano” dell’Editrice Berti. La prima è stata un’idea di Eleonora Agliari fondatrice della Casa editrice Zanzibar e di Marina Gersony, giornalista prima per la Rai, poi per “il Giorno”, “L’Indipendenza” e “Il Giornale”. La seconda invece è stata creata da quelli di “Terre di mezzo”, giornale venduto per strada da simpatici senegalesi. Abbiamo utilizzato anche alcuni articoli interessanti nei numeri scorsi.
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24 febbraio 2007
LE COPERTINE!
Nel logo del blog in alto: le copertine del n. 16, 17, 18, 19, 20, 21!
| inviato da il 24/2/2007 alle 15:21 | |
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2 febbraio 2007
ED ECCO FINALMENTE...ETNOMONDI 20!
Febbraio 2007
Anno 11 N. 20- Febbraio 2007- MONDI LONTANI ED. 3 €
Giornale autoprodotto senza scopo di lucro
Tutte le foto hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.
Redazione:
Marco Dello Russo e Willy
SOMMARIO
EDITORIALE
NEWS FROM… EL ALAM
HIROSHI KUMAR
E IL SUO VIAGGIO IN ASIA (SECONDA PARTE)
ANIME GIAPPONESI: KYASHAN E HURRICANE POLIMAR
BAB ZUWEILA: SENEGAL
BAB ZUWEILA: SOMALIA
RADIO KHAN EL KALILI
CHI SONO GLI IMAN E GLI SHAAM?
LO SCHERMO ETNICO: L’ETNICO IN TV E DVD
VOCI DAL NILO “i libri più consigliati”
IL FASCINO DEL MISTERO: L’ESERCITO DI TERRA COTTA
TRACCE SULLA SABBIA
“Frammenti di cinematografia lontana”
RISTORANTI ETNICI
METROPOLI MULTIETNICA
DAL SOL LEVANTE: IL SUMO:
ETNOSITI
In copertina: “Carta di riso” di Willy
http://freeweb.supereva.com/etnomondi/
Etnomondi@ yahoo. It
EDITORIALE
Ecco finalmente il numero 20 di Etnomondi. Un numero pieno di sorprese. Se con il numero scorso abbiamo sperimentato e guardato avanti, con questo numero torneremo allo stile dei primissimi numeri di questo giornale, quando si chiamava ancora “Mondi lontani”. Abbiamo più o meno lo stesso spirito di allora. I nomi delle rubriche però porteranno i nomi recenti, non gli stessi di 10 anni fa. “Radio Khan El Khalili” non può più chiamarsi “Musica Habibi”, come il giornale stesso continua a portare il nome recente “Etnomondi”. Non tutto può essere uguale, poiché i tempi sono cambiati.
Questo numero è da leggere all’incontrario, da destra a sinistra, all’orientale, come è stato per l’articolo “Conosciamo meglio l’Islam” in arabo e italiano nel numero 6. Troverete in regalo gli incensi indiani dall’aroma (Ambra) come nel numero 4. Leggerete la seconda ed ultima parte del romanzo “Hiroshi Kumar e il suo viaggio in Asia” e tornano in questo numero dopo un po’ di assenza “Il fascino del mistero” e “Dal Sol Levante”. Doppio appuntamento con “Bab Zuweila” e due protagonisti per “Anime giapponesi”.
Col prossimo numero, dopo aver guardato al futuro con il n. 19 e un po’ al passato con il n.20, torneremo al presente.
BUONA LETTURA!
Marco Dello Russo
News from…El Alam
-Il record di velocità nella scrittura di sms è di un sedicenne di Singapore, Ang Chuang Yang. Il nuovo campione mondiale ha vinto una gara della Singapore Telecommunications: 160 caratteri in 41,52 secondi!).
-Ancora a proposito di sushi, il Ministro dell’Agricoltura giapponese Toshikatsu Matsuoka ha dichiarato guerra ai falsi ristoranti giapponesi all’estero, per smascherare i locali che non offrono cibi nostrani e per preservare l’autenticità del sushi. Vuole inoltre premiare con un marchio i ristoranti davvero fedeli alla tradizione culinaria del Sol Levante.
-Aste folli: un francese ha tentato di vendere su Ebay un’autentica ciocca di capelli del Faraone Ramsete II, sottratta anni fa dalla mummia, ma è stato costretto a restituirla al Museo Egizio. Una collezionista di Hong Kong, da Christie’s a Londra, si è invece assicurata per 14,7 milioni di euro una coppetta cinese in porcellana del ‘700, epoca Quianlong!!!
-Le banche italiane si adeguano all’ “invasione” degli stranieri: molte filiali hanno sportelli con impiegati non italiani proprio per rendere più agevole il lavoro con questi ultimi; altre hanno al loro interno dei “totem” elettronici, colonnine multilingue per dare informazioni al cliente extracomunitario.
-Uganda: nella popolazione dei Dodoth si usa ornare la testa con piume di struzzo e portare una sorta di tappo infisso sotto il mento, questo per avere un’apparenza più fiera.
-E’morto a 91 anni l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei personaggi più influenti e controversi della recente storia sudamericana. Condannato a morte l’ex leader irakeno Saddam Hussein, è stato impiccato il 30 Dicembre 2006, giorno della festa dei musulmani Eid Adha. Contrastanti le reazioni in patria per entrambi.
-Pak Doo Ik è stato il famoso calciatore della Corea del Nord che segnò la rete decisiva contro l’Italia ai Mondiali di calcio del 1966. Presi in giro da noi con speculazioni e leggende metropolitane, i nordcoreani non erano poi così male come giocatori, non erano dei dilettanti stile comiche, e Pak Doo Ik in realtà non faceva il dentista, come si diceva.Venne promosso da caporal maggiore a sergente e divenne un eroe nazionale, ma preferì terminare lì la sua carriera calcistica e militare.
-Sapevate che i boscimani sono i più antichi abitanti dell’Africa Australe? Finalmente hanno recentemente vinto il ricorso presso l’Alta Corte e possono ritornare alle loro terre ancestrali nel deserto del Kalahari da cui erano stati cacciati dal governo, in modo giudicato “illegale e incostituzionale”.
-Quest’anno nell’isola del Borneo sono state scoperte ben 52 nuove specie animali. Il Borneo è una delle regioni più ricche del mondo per biodiversità.
-Macao, ex colonia spagnola, è tornata sotto la giurisdizione della Repubblica Cinese due anni dopo Hong Kong. Macao è un piccolo territorio sulla costa meridionale cinese, ed è famosa per le case da gioco e per essere il crocevia del commercio verso l’Asia.
-L’Internacional di Porto Alegre ha vinto a Yokohama (Giappone) la Coppa Intercontinentale, il titolo mondiale per club di calcio, battendo il Barcellona. Come era successo nel 1983 con il Gremio (l’altra squadra di Porto Alegre che aveva vinto lo stesso titolo), oltre mezzo milione di persone in festa hanno accolto il ritorno della squadra brasiliana…circa un terzo della popolazione cittadina!
-Inventata in Giappone una tutina per neonati stile “pattina raccoglipolvere”: quando i piccoli giocano e strisciano per casa… fanno anche le pulizie!
-Stravaganze natalizie: nella città di Osaka è stata messa in vendita una torta di Natale al "gusto"di diamanti, un unico esemplare dal valore complessivo di ben 100 milioni di yen (645.000 euro)...
HIROSHI KUMAR E IL SUO VIAGGIO IN ASIA
di Mamdouh
seconda parte
Riassunto: Hiroshi Kumar è figlio di un indiano sposato con una giapponese e vive ad Osaka, in Giappone. Perde l’amore e il lavoro così decide di fare un viaggio con la sua moto dal Giappone fino l’India. È un ragazzo determinato che non si spaventa di fronte agli imprevisti della vita, così affronta il lungo viaggio, attraversando la Corea del sud e del nord fino ad arrivare in Cina.
Ed ecco la Cina, Hiroshi passa per Tunghua e si ferma a Pechino, capitale della Cina di 14 milioni di abitanti, la più popolosa della Cina dopo Shangai. Decide di visitare il famoso Tempio del cielo, unico al mondo per struttura e significato, oggi è un parco, dove passeggiano o vanno in bicicletta persone di tutte le età, con molti pini e cipressi secolari. È stato costruito assieme alla città imperiale (1406- 1420).
È lì che Hiroshi fa la sua prima conoscenza durante il viaggio. Fa amicizia con un cinese, un ragazzo di 25 anni di nome Sha:
- Mi chiamo Sha, come il cantante Sha Baoliang, lo conosci?
- No, sono giapponese, di Osaka.
- E cosa ci fai qui?
- Sono diretto con la mia moto fino a New Delhi.
- Cosa?! Ma tu sei pazzo, devo conoscerti assolutamente.
- Ascolta Sha, perché il Tempio del cielo si chiama così?
- Perché doveva essere il luogo di contatto rituale tra il cielo e la terra.
- Interessante.
- Il cielo era considerato tondo dagli antichi cinesi e la terra quadrata.
- Ma dai.
- Sul serio. Oltre una porta si raggiunge la Volta Celeste Imperiale.
I due conversano un po’ in inglese e in giapponese, Sha ha studiato anche la lingua giapponese che conosce abbastanza bene. Sale sulla moto con Hiroshi e si dirigono verso Wangfujing Nankou (Road), dove vive Sha. Wangfujing è un quartiere dell’area urbana di Pechino. I cittadini urbani di Pechino parlano il dialetto pechinese, quello che si usa spesso fra la gente. Hiroshi si ferma una notte a casa del nuovo amico, Sha cerca di convincerlo a fermarsi di più ma Hiroshi non vuole procurare alcun fastidio, è educato e preferisce anche non perdere troppo tempo, il viaggio è lungo.
È contento di questa nuova amicizia nata in poche ore, strano per Hiroshi che difficilmente da confidenza agli estranei, Sha gli è simpatico e si promettono di rivedersi:
- Tieni Hiroshi, questo è un diario dove potrai scrivere le tue esperienze durante il viaggio, l’ho ricevuto da mia sorella ma non ho mai tempo di scrivere.
Lo ringrazia e parte diretto verso il nord della Cina: “Questo paese è davvero immenso” dice prima di salutare Sha. Ciò significa che può esistere anche un’amicizia fra un cinese e un giapponese. Le sue tappe sono: Taiyuan, Wuwei, Golmo, Ulugh Muztag, Muz Yag, sopra si trova il Turkestan.
A Taiyuan si può visitare il Jinci Temple, a circa 25 km dalla città, risale al 1000 a.C. È un complesso di più templi ai piedi della montagna Xuanwenshan. Taiyuan significa “Grande pianura”, è sorta nel III secolo d.C.
Hiroshi è malato, ha l’influenza ed ha bisogno di riposo, è costretto a fermarsi in una pensione per una settimana e comincia a scrivere sul diario. Si sente con Sha al telefono un paio di volte e dopo la guarigione riparte per Wuwei.
Wuwei è a 280 km da Langzhou, è ricca di storia e tradizioni e la popolazione ci vive da 5000 anni, oggi sono 1,93 milioni gli abitanti. La parola “Wu wei” staccata significa tutt’altro: è un’importante precetto del Taoismo.
Golmo, o Golmud copre un’area totale di 124,500 km, include un’area urbana di 72 km.
Ulugh Muztag o Ulugh Muztagh è una delle montagne più lontane e inaccessibili nel mondo, vicino al Tibet, Hiroshi è molto cauto nell’attraversarla. Nonostante questo cade dalla moto e si ferisce alla gamba, viene subito ricoverato, niente di grave per fortuna, altra settimana fermo su un letto di un albergo. Riparte diretto per Muz Yag.
Non ha fatto in tempo a vedere la Grande Muraglia, sarà un’altra volta. La Grande Muraglia attuale è stata costruita ai tempi della dinastia dei Ming (1368- 1644) ed inizia ad ovest dal Passo di Jiayuguan , nella provincia del Gansu e raggiunge ad est il fiume Yalujiang nella provincia del Liaoning. Attraversa nove province con una lunghezza di 7300 km. La Muraglia – una delle sette meraviglie del mondo, costruita per difendersi dagli attacchi delle minoranze etniche- attraversa i monti, deserti, praterie e paludi, ed è per questo motivo che Hiroshi non ha potuto fare quel percorso con la moto.
Dopo Muz Yag attraversa il Kashmir, terra affascinante e fragile. È un rischio visitarla per via degli attentati e il fantasma della guerra è sempre vicino. Il turismo straniero è quasi scomparso. L’acqua è il fulcro della Valle del Kashmir, abbondanza di sorgenti, fiumi e laghi. Nella Valle del Kashmir la popolazione è il 90% musulmana sunnita, il 4% indù.
Hiroshi si ferma a Lahore in Pakistan. Il Pakistan confina con l’India, l’Iran, l’Afghanistan e la Cina, la capitale è Islamabad, 610.000 abitanti. Il clima è arido e secco.
Hiroshi conosce Yousuf che spiega:
- Lahore è la capitale del Punjab (5 mila abitanti), situata lungo la riva del fiume Ravi. Da un po’ di tempo è diventata una città industriale e commerciale. È anche la “City of gardens”, cioè la “Città dei giardini”.
- Bello. Vorrei vedere anche una moschea
- Va bene, ti porto alla moschea di Wazir Khan, molto bella.
Dopo il Pakistan e salutato il gentile Yousuf, il nostro Hiroshi parte finalmente per l’India, ultima tappa di un lungo e faticoso viaggio che gli ha fatto scoprire molte cose interessanti che non sapeva. Un viaggio che gli ha cambiato il modo di vedere la vita. Fisicamente è molto dimagrito e provato –era già snello prima di partire-.
Papà Dhananjay ha già avvisato i parenti indiani dell’arrivo del giovane Hiroshi, finalmente in India, a New Delhi, per la prima volta. 15 sono le città che il giovane ha girato e 7 i paesi, davvero un lungo viaggio. Conosce i parenti, molti gentili e simpatici, Hiroshi lo scrive anche nel suo diario – che un giorno sarà pubblicato- regalato da Sha, ed ha anche un segna libro in pakistano avuto da Yousuf , che usa per il diario.
Le difficoltà non sono finite, Hiroshi non conosce nemmeno una parola in indiano a parte il saluto “Namastè” più qualcun’altra, così usa l’inglese, ma la lingua inglese parlata in India è un po’ diversa da quella che ha imparato all’università. Gli indiani hanno un accento un po’ strano, difficile per lui comprendere, poi si abitua. Troverà l’amore e vorrà trasferirsi lì.
New Delhi (17.037.900 abitanti) è la capitale dell’India ed è la terza città più grande del paese, il secondo paese più popolato nel mondo. È ricca di giardini, viali alberati, bellissimi parchi e molte gallerie d’arte.
Nella Old Delhi ci sono molti bazar a Lahore Gate –da non confondere con Lahore in Pakistan-.
Hiroshi visita il Mausoleo Humayun, con un sontuoso giardino. L’edificio è alto 40 metri, ricorda il Taj Mahal ad Agra, vicino New Delhi, anche questo costruito da musulmani (580 x 300 metri).
Arriva una telefonata da parte del padre di Hiroshi che gli dice di rientrare in Giappone –questa volta niente moto, ma con l’aereo-, c’è un nuovo lavoro per lui molto importante. Così Hiroshi saluta la sua fidanzata indiana – si chiama Vidisha- promettendole che sarebbe tornato presto a New Delhi per sposarla e portarla con se in Giappone.
Farà il contrario del padre, che ha sposato una giapponese, Hiroshi che è giapponese sposerà un’indiana, una donna della terra d’origine di padre Dhananjay. Il ragazzo che è partito dal Giappone per raggiungere l’India non è lo stesso di adesso: un ragazzo più maturo e profondo che ha imparato ad apprezzare le cose semplici e belle della vita.
FINE
ANIME GIAPPlNESI
KYASHAN E HURRICANE POLIMAR
Kyashan e Polimar sono i due androidi creati a metà anni 70, il primo è una produzione ed opera della Tatsunoko, il secondo ideato e prodotto da Tatsuo Yoshi. Due anime originali, non i soliti robot pilotati da persone esperte. Kyashan (Shinzo ningen kyashan) è del 1973, Polimar (Hurricane Polymer)è del 1974. Hurricane Polimar è un supereroe stile americano, tipo Marvel.
Cominciamo con Kyashan, ecco la Trama: Lo scienziato Azuma –padre di Tetsuya (Kyashan)- costruisce 4 androidi umanoidi, fra questi Briking, che impazzisce dopo un forte fulmine. Briking si ribelle e costringe Azuma a costruire robot guerrieri ed assassini, fortunatamente prima di questo Azuma cede alle pressioni del figlio, che diventa Kyashan, super androide che lotta per l’umanità. La madre diventa il cigno robot preferito di Briking, ed informerà Kyashan sulle mosse del nemico. Il cane robot Flender affiancherà Kyashan. Flender è il suo vecchio cane ucciso dai robot, diventato cane robot dai diversi poteri, come trasformarsi in veicoli –come Polimar-. Altra aiutante di Kyashan è la fidanzata Luna. Briking verrà sconfitto ma non si saprà se Kyashan potrà mai tornare Tetsuya. Nella serie di Kyashan, a differenza di altri cartoni giapponesi, mancano personaggi comici, smancerie amorose, si combatte nel mondo reale e la trama prende spunto dalla vita reale: case e città in perfetto stile anni 30-40. Inoltre, in questa storia il Giappone non è il paese protagonista, Kyashan si sposta ovunque e non salva la terra. È si un eroe, ma più reale. Hanno recentemente girato un film con attori umani dedicati all’Anime di Kyashan, ma siamo convinti che non sarà all’altezza dell’originale.
Ecco la trama di Polimar:
Polimar può trasformare il suo corpo in diverse armi: come un sottomarino, un jet o un carro armato, grazie al casco tecnologico. Chi è in realtà Polimar? È Takeshi Onikawara, figlio del direttore dell’Interpol. Takeshi non vuole lavorare con il padre e preferisce indagare a modo suo, così va via di casa con il cane San Bernardo Barone. È solo grazie al casco polimet regalato dallo scienziato Oregasteru prima della sua morte che Takeshi diventa Polimar. Si fa assumere come assistente dall’investigatore privato Jo Kurama ed interviene come Polimar al momento giusto, lottando contro i nemici. Taru sarà la giovane assistente di Polimar. A differenza di Kyashan, nella serie di Polimar si ride molto per la presenza di goffi personaggi.
Bab Zuweila
Senegal
Il Senegal si affaccia sull’Oceano Atlantico ad ovest, è uno Stato dell’Africa Occidentale. Terra di pescatori e commercianti. Circa mille anni prima dell’era cristiana, comparvero metalli nella vallata del Senegal (epoca protostorica). A partire dal VII secolo si registrò la formazione dei primi regni, in particolare il Jolof. L’Islam arrivò nell’XI secolo e 90% della popolazione è musulmana, in particolare Sufi. Molti furono i colonizzatori, soprattutto francesi che fondarono nel 1659 la città di Sain-Louis, che diventò la prima capitale del paese, dal 1902 è Dakar. Nel 1959 il Sudan francese (attuale Mali) e il Senegal si fusero e formarono la Federazione del Mali, che raggiunse l’indipendenza nel 1960. In quel anno il Senegal e Sudan diventarono indipendenti a tutti gli effetti. I fiumi più importanti sono il Senegal, il Gambia e il Casamance. Il clima è caldo e tropicale, minacciato dalla desertificazione. Il Dakar è una città di 550 km quadrati che costituisce una penisola. Il Senegal è un paese povero, con un’economia più sviluppata rispetto agli altri paesi lì vicino, grazie anche alla pesca, le piantagioni di cotone e di canna da zucchero. È un paese molto agricolo. La popolazione è molto espansiva di carattere. Il 90 o 94% sono musulmani, il 5 % cristiani ed il resto animisti. Il sufismo è molto presente in quel paese, i musulmani seguono il muridismo “Muridiya” insegnato dallo Sheikh Ahmadou Bamba, (1854/ 1927). Il Senegal è anche il paese dei Baobab, gli alberi con molte proprietà curative. L’albero è alto fino a 20, 25 cm e cresce spontaneamente in Africa, Madagascar e Australia. Il nome deriva dall’arabo “bu-hibab” che significa “frutto dai molteplici semi”, secondo alcune fonti dal senegalese “albero di mille anni”, riferito alla longevità della pianta.
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Bab Zuweila
Somalia
La storia della Somalia è più triste di quella del Senegal. In questo paese non c’è molto turismo per via delle guerre. La Somalia è uno Stato dell’Africa Orientale situata nel corno d’Africa ed è uno dei paesi più poveri nel mondo. Confina con l’Etiopia e il Kenya e si affaccia sull’Oceano indiano. Come stato indipendente nacque nel 1960, dall’unificazione di Somalia italiana e Somaliland.
Fra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 iniziarono a formarsi organizzazioni di guerriglia ostile al regime di Siad Barre che entrò al potere nel 1969 per un colpo di stato. Iniziò così la guerra civile. Nel 1991 Barre fu estromesso e Somaliland annunciò la propria secessione, che portò nuovi scontri. Nel 2004 è stato nominato presidente Abdullah Yusuf.
In Somalia non esistono né strade, né ferrovie e il 50% di somali preferisce mantenere lo stile di vita nomade e il dromedario è il principale mezzo di trasporto.
Tra i somali vivono gruppi etnici minori come i bantu, gli arabi, gli indiani, i pakistani e gli europei. I musulmani sono il 99%.
Dopo la fuga di Barre, la Somalia vive in una situazione di anarchia. La Somalia è divisa in 18 regioni dette Gobolka, o Gobollada al plurale.
L'economia si basa soprattutto sull'allevamento nomade e sulla produzione agricola.
Di Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo
RADIO KHAN EL KALILI
RADIODERVISH – “Amara terra mia” (Radio Fandango) Ci eravamo già occupati (N.11) di questo particolare duo italo-arabo formato da Michele Lobaccaro e Nabil Salameh, che torna con uno spettacolo teatrale da cui poi è stato tratto questo cd audio e dvd video comprendente un corto di Franco Battiato. I due partono dal noto brano di Modugno del ’71 che dà il titolo all’album, per parlare di migrazioni, un tema attuale. Un ritorno al passato con migrazioni non solo fisiche, ma anche mentali e culturali. Progetto interessante, ben 20 i brani, arabeggianti ma anche tradizionali del nostro meridione.
AFRICANDO – “KETUKUBA” (Discograph) Il mescolarsi di generi e ritmi continua a mietere successi e sperimentazioni, in questo caso con tradizione latina,africana, francese e portoricana trapiantata in U.S.A. Gli Africando esistono da ben 15 anni e i loro suoni sono quelli della salsa cubana. Un magico viaggio tra l’Africa e Cuba, , molto più maturo dei 6 album precedenti.
SERGENT GARCIA – “UN POQUITO QUEMA’O” (Labels) Ritmi patchanka, come si usa definirli: sudamericani e meticci, un misto di reggae, salsa muffin, ritmi africani e un po' di rock. L’album di questo gruppo franco-spagnolo è del 1999, e il leader, Sergent Garcia, dice: "La mia musica rispecchia il mio modo di essere, io sono un po’ pazzo ecco perché il mio disco s'intitola Un poquito quema’o, che tradotto significa un po’ “bruciato”.
DEAD CAN DANCE – “MEMENTO – THE VERY BEST OF DEAD CAN DANCE” (Rhino) Nato in Australia nei primi anni ’80, questo duo della nota casa indipendente 4AD dal genere difficilmente classificabile, è dapprima stato inserito nel filone di gothic rock medievaleggiante e rinascimentale, per poi evolversi con diversi album nell'esplorazione della musica etnica, in particolare persiana e aborigena australiana, con una vera e propria orchestra, in tempi in cui ancora non si parlava di world music e contaminazioni. 15 i pezzi di questa raccolta da ascoltare ad occhi chiusi, per conoscerli meglio. Il gruppo, di grande successo e ormai sciolto dopo una decina di album in studio, si è riunito l’anno scorso per un tour.
MARCO ANTONIO SOLIS – “TROZOS DE MI ALMA 2” (Fonovisa) Solis è un noto cantante messicano la cui musica è molto influente nel suo paese. Nato a Michoacán, ha piazzato diversi singoli ai primi posti in classifica anche negli Stati Uniti dove è molto seguito dalla comunità latina. 10 i brani di quest’album - tutti in spagnolo - ispirati dalla passione e dall’amore.
BUJU BANTON – “TOO BAD” (Gargamel Music) Coinvolgenti i ritmi di questo giamaicano, definito l’erede di Bob Marley e il moderno musicista reggae-dancehall per eccellenza. Questo tipo di musica (la dancehall) è veloce e conosciuta ora anche come Bashment o Ragga, e nei primi anni ‘90 è stato coniato anche il termine Raggamuffin. Lo stile è caratterizzato da un DJ che canta o rappa (toasting) sopra riddim ruvidi e ballabili. http://www.bujubanton.net
SEPULTURA – “ROOTS” (Roadrunner) Nel 1996 uscì questo disco, considerato fondamentale nella storia del metal: i Sepultura (cioè "tomba" in portoghese) sono un gruppo thrash metal brasiliano, formatosi nel 1984 a Belo Horizonte. Un album come sempre aggressivo, thrash death metal, ma stavolta importante per la sperimentazione di innovativi elementi estrapolati dalla musica degli indigeni brasiliani, un esempio nei pezzi “Roots, bloody roots”e “Ratamahatta”, dove c'è l'importante collaborazione con David Silveria, batterista dei Korn e il duetto tra Max e il connazionale Carlinos Brown: il loro primo brano cantato in portoghese. Zeppa di ospiti è "Lookaway" in cui interviene anche Mike Patton (all’epoca voce dei Faith No More). http://sepultura.uol.com.br/v6/
LILA DOWNS – “LA CANTINA/ENTRE COPA Y COPA” (Narada/Virgin) Una cantante in bilico tra tradizione messicana e suoni moderni. Un disco suggestivo e coinvolgente ad alti livelli, in cui partecipa Flaco Jimenez.
MICHEL CAMILO – “RHAPSODY IN BLUE” (Telarc) Camilo è un affermato pianista di Santo Domingo che nel 2000 ha vinto un Grammy nella sezione Best Latin Jazz Album. In “Rhapsody in blue” esegue brani di Gershwin.
Chi sono gli Iman e gli Shaam?
Abbiamo dedicato un articolo intero agli artisti di nashìd (vedi Etnomondi n. 19). Gli Iman vengono dal Sudafrica, sono quattro e cantano in inglese. Hanno pubblicato un primo album dal titolo “Just remember” che contiene 9 nashìd. Il gruppo è composto da Wahied Kannemeyer, Faizel Abrahams e i fratelli Rifaat e Nizaam Moses. Sono influenzati della musica dei gruppi occidentali, come la musica tradizionale spagnola, il flamenco e da artisti come Jessie Cook, Gypsy Kings e Paco de Lucia.
Non solo, sono influenzati anche dai gruppi orientali, come gli artisti di nashìd malesi, indonesiani: i Raihan, Rabbani e Nowseeheart.
Queste influenze li ha portati a fare nashìd senza strumenti musicali, solo voci (acapella).
Gli Iman conoscono anche la recitazione del Corano, il dhikr (ricordo di Allah). Il loro nome l’hanno scelto perché sono musulmani credenti e praticanti, per loro la fede nell’Islam è tutto, “Iman” significa “Credenza” senza alcun dubbio.
“Iman esprime la nostra musica, i nostri nashìd –avendo fede in Allah, proclamando la nostra fede- è questo il nostro messaggio”. Si sono formati nel 2003, ed esibiti anche con gruppi come i Raihan.
www.wahied.com
Gli Shaam –quattro come gli Iman- si sono formati nel 1997 ed interpretano canti islamici tradizionali, ispirati al Profeta Muhammad. Il gruppo è composto da Haroon Bashir, Mahmood Norris, Yasin Alam e Imran Bashir, tutti di Birmingham, in Inghilterra. Hanno preso il nome dal paese che li ha ispirati: la Siria, in arabo “Shaam”. A Damasco, in Siria, hanno studiato e sono entrati in contatto con gruppi di nashìd che suonavano il duff, come gli Shaam, strumento tradizionale di percussione. Sono molto popolari in Inghilterra, si sono esibiti nelle isole britanniche suonando anche ai matrimoni, feste ed eventi. Amati anche da un pubblico non solo musulmano. La loro forza è fare nashìd per gente di tutte le età, non cantano solo in arabo, anche in urdu e inglese, poichè la maggior parte di fans non conosce la lingua araba. Si sono esibiti anche in USA, Siria e Pakistan e non è esagerato dire che centinaia o migliaia hanno assistito ai loro concerti, conquistando persino il Principe Carlo d’Inghilterra, loro ammiratore.
Molto curate sono anche le copertine dei loro album, davvero artistiche. Presto uscirà il nuovo album “Celebrate life”. www.shaamgroup.com
Discografia:
Mercy like the rain
Spring has come
SHAAM in Concert
Mawlid at Abbey Road
SHAAM The early years (raccolta)
LO SCHERMO ETNICO
L’ETNICO IN TV E IN DVD
v DVD Harlock Saga “L’Anello dei Nibelunghi” Questo Dvd – in 6 Atti- è davvero un capolavoro, straordinario: effetti speciali, avvincente, poetico. Ispirato alle opere di Wagner- con tanto di musica, è una trasfigurazione dell’opera wagneriana “L’Anello dei Nibelunghi”-, ambientato nello spazio. È distribuito dalla Dynamic Italia. Vedi Etnomondi n. 19 “Anime giapponesi” è dedicato a Capitan Harlock.
v Hurricane Polymar “Holy Blood” Mitico Polymar, supereroe androide (vedi “Anime giapponesi” di questo numero). Il Dvd è fatto bene, quasi fedele al Polymar televisivo, più moderno però: momenti divertenti si alternano all’azione e alla violenza, inoltre i personaggi televisivi non erano così sexy. Due sono gli episodi nel Dvd. Distribuito dalla Yamato Video.
VOCI DAL NILO
I LIBRI CONSIGLIATI
"Turisti per cibo, il grand tour del buon mangiare"di Martino Ragusa, Patrizio Roversi e Syusy Blady, Il Sole 24 Ore Edagricole, pagg.448, € 15,90. Un bel tomo! Piacevole mix di informazioni culinarie, turistiche e culturali italiane, ma anche dal mondo dai simpatici “viaggiatori per caso” di Rai 3.
“Alle radici della civiltà cinese” di Claude Larre, Jaca Book, pagg. 224, € 21. I miti e le leggende dei primordi, le credenze con il culto al cielo e agli spiriti, la formazione dell'impero con i suoi re leggendari. Include una introduzione alla lingua ideogrammatica e un originale studio sui primi testi, i classici, che hanno fatto da fondamento alla civiltà cinese.
“Blu China” di Bamboo Hirst, Piemme, pagg. 379, € 15,90. La storia d’amore tra un italiano e una cinese negli anni Trenta e la nascita della loro figlia alla ricerca del padre. Di madre cinese e padre italiano, Bamboo Hirst ha vissuto in Cina, sua terra natale, fino all'età di quattordici anni; oggi vive a Milano.
“Martha Quest” di Doris Lessing, Feltrinelli, pagg.294, € 8. L’autrice, notissima, è nata a Kermanshah (Iran) nel 1919 da genitori inglesi. Si è poi trasferita in Africa, a 5 anni, nella Rhodesia del Sud (l'attuale Zimbabwe) dove ha vissuto fino ai trent'anni. E' poi emigrata in Inghilterra. La storia è quella di un’adolescente sudafricana degli anni ’30 che si trasferisce in città, tra politica e conflitti razziali. Della stessa autrice ed edizioni, altri libri che parlano di Africa tra questioni razziali e mantenimento delle tradizioni: “Sorriso africano” (pagg. 448, € 8), e “Racconti africani” (pagg.176, € 7).
“L'altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radice della cultura indiana” di Amartya Sen, Mondadori, pagg. 387, € 9,80. Un saggio dedicato all’India, la più grande democrazia al mondo, un paese dalle fortissime disparità sociali che può diventare una delle nuove superpotenze del pianeta.
“Gengis Khan – Il principe dei nomadi” di Vito Bianchi, Laterza, pagg.304, € 19. La storia del condottiero mongolo, un nomade che seppe aggregare le tribù sparpagliate per le lande asiatiche, e tradurne in formidabile forza d'urto abitudini e abilità secolari.
“Desiderio di deserto” di Alain Laurent, Feltrinelli, pagg. 128, € 6,50. Il Sahara, il deserto dei deserti, ha un incredibile potere di attrazione anche in questo affascinante racconto di viaggi.
“La libertà illimitata” di Pema Chödrön, Oscar Mondadori, pagg. 120, € 9,80. Il libro è una guida pratica che spiega il “tonglen” (letteralmente: "dare e ricevere"), una pratica meditativa del buddismo tibetano per coltivare l'amore e la compassione
“Oceano nero” di Adonis, Guanda, pagg.187, € 14. Di Adonis, il più grande poeta vivente in lingua araba, avevamo parlato nel lontano N.7. Il libro è attuale perché è una raccolta di saggi di riflessioni sul “vero” Islam, quello del dialogo e del ponte con l’Occidente e con le radici comuni.
IL FASCINO DEL MISTERO
L’ESERCITO DI TERRACOTTA
L'esercito dei guerrieri di terracotta è formato da oltre 7.000 statue di terracotta, estremamente realistiche e curate nei particolari, vestite con armature in pietra ed armi, poste di guardia alla tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huangdi. Rappresentano una fedele replica dall'armata che aveva unificato la Cina .Qin Shi Huang fu il primo imperatore della Cina unificata e costruì la prima Grande Muraglia, di cui abbiamo parlato sul N. 13; egli ordinò un mausoleo gigante per se stesso alle porte della città di Xian, custodito da circa 8.000 statue a grandezza naturale di soldati e cavalli in terracotta. Le statue rappresentano una minima parte del complesso archeologico che occupa un'area di 56000 metri quadrati. Si dice che la costruzione del mausoleo fu un vero e proprio affare di stato, in cui lavorarono oltre 700.000 prigionieri nel corso di 10 anni di lavoro. Test del dna hanno dimostrato che il primo imperatore della Cina aveva impiegato manodopera straniera per costruire il suo mausoleo, probabilmente prigionieri, anche europei, indiani, pakistani, curdi del Turkmenistan e persiani dell'Iran Questo rappresenta un prova dei contatti verificati tra l'Asia centrale e quella orientale più di 2.200 anni fa.
L’esercito fu scoperto il 29 marzo del 1974, quando i contadini di un piccolo villaggio dello Shaanxi stavano scavando dei pozzi per lottare contro la siccità. Nel corso dei lavori dissotterrarono molti frammenti di ciò che oggi è conosciuto in tutto il mondo come l'Esercito dei Guerrieri di Terracotta. Le ricerche archeologiche portarono alla luce, nel corso degli anni, delle fosse contenenti uomini di terracotta armati, carri, cavalli, statue di servitori, mandarini, concubine e oggetti di vita quotidiana come vasi ed utensili. Tuttavia, nelle fosse, sono state trovate poche armi: i soldati una volta reggevano lance nello loro mani. Durante una sommossa, ribelli che poi s’insediarono sul trono imperiale (la dinastia Han) irruppero nella tomba e le rubarono; quelle rimaste furono bruciate
La camera funeraria dell’Imperatore non è ancora stata portata totalmente alla luce e sarebbe così profonda da attraversare 3 livelli di falde acquifere, con pareti in bronzo e circondata da fiumi di cinabro, cioè solfato di mercurio che, per la filosofia taoista, sarebbe un attivatore energetico per l'immortalità, vera fissazione dell'Imperatore, che aveva organizzato numerose spedizioni per terra e mare, alla ricerca del famoso elisir.
La tecnica usata per realizzare queste statue, conosciute come "l'ottava meraviglia del mondo", un'opera d'arte di incredibile valore, consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo (il torace) e completate con l'aggiunta di gambe e braccia La struttura, poi, veniva ricoperta di blocchetti di argilla per creare le uniformi e decorata successivamente.
TRACCE SULLA SABBIA
FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA
VAGONE FUMATORI (Vagon fumador), drammatico, Argentina, 2002, di Veronica Chen, durata: 91’. Con: Cecilia Bengolea, Leonardo Brezicki. Inedito in Italia. In giro per Buenos Aires, di giorno e di notte, accompagnati dai ritmi di nuovi gruppi musicali, percorsi interiori di solitudine di alcuni giovani, tra silenzi, corteggiamenti, mancanza di prospettiva, fuggevoli amori, precarietà dei valori.
SHUTTER (Shutter), horror, Tailandia, 2004, di B. Pisanthanakun e P.Wongpoom, durata: 97’. Con: Ananda Everingham, Natthaweeranuch Thongmee, Achita Sikamana. Distribuzione: Key Films. Torniamo dopo un po’ di tempo al cinema a vedere un film della recente, sterminata e un po’ satura filmografia horror orientale. Una giovane coppia è perseguitata dallo spettro senza pace di una ragazza che credono di avere investito di notte. Interessante horror dalla Tailandia basato sulle fotografie (shutter significa otturatore)che, a volte, riuscirebbero a catturare le immagini dei morti. Un po’ lento in alcuni punti, ma lo spavento e la sorpresa finale sono assicurati!
IL MIO NOME E’ SHANGAI JOE (Il mio nome è Shangai Joe), azione, Italia, 1973, di Mario Caiano, durata: 90’. Con: Chen Lee, Piero Lulli. Distribuzione: Jumbo. Piccolo cult italiano che mescola esotismo, arti marziali e western. Un eroe cinese è sempre in lotta per la giustizia e la dignità, e riesce sempre ad avere la meglio sui prepotenti. Violento e un po’ ingenuo, ma da rivedere a distanza di tanti anni.
I 3 DELL’ OPERAZIONE DRAGO (Enter the dragon), azione, Hong Kong/U.S.A., 1973, di Robert Clouse, durata: 98’. Con: Bruce Lee, John Saxon, Jim Kelly. Distribuzione:Dear. Non ha perso il suo fascino questo classico di Bruce Lee di cui non avevamo ancora parlato. Nel film, oltre a lui, s’incontrano maestri e campioni di varie arti marziali. Dietro il paravento di una scuola di discipline marziali, un signore del crimine si rifugia in un’isola fortificata coi suoi loschi traffici. Toccherà al giovane Lee andarlo a stanare…
L’ ARCO (Hwal), drammatico, Corea Del Sud/Giappone, 2005, di Kim Ki-Duk, durata: 90’. Con: Yeo-reum Han, Si-jeok Seo. Distribuzione: Mikado. Una metafora dell’amore per un film particolare, poetico e delicato, come ci ha abituati il noto regista coreano. Trovate la sua filmografia in queste pagine. Interamente girato su un peschereccio di pochi metri dove vive una ragazzina destinata a sposare un uomo anziano che si è preso cura di lei. L’amore di un passeggero la salverà?
LONTANO (Loin), drammatico, Francia/Spagna, 2000, di André Techiné, durata: 120’.Con: Stéphane Rideau, Lubna Azabal, Mohamed Hamaidi. Distribuzione: Mikado. Uscito da noi qualche anno dopo, un interessante film ambientato in Marocco con tre storie, tre giorni e tre personaggi che s’incrociano. Sofferenze e speranze, viaggi e traffici, amore sognato e amore finito, lutti e nascite. Insieme formano un triangolo. Si incontrano a Tangeri, a soli 20 km di distanza dall'Europa, il più vicino dei luoghi lontani, il più lontano dei luoghi vicini.
MARIA FULL OF GRACE (Maria, llena eres de Gracia), drammatico, U.S.A./Colombia, 2004, di Joshua Marston, durata: 101’. Con: Catalina Sandino Moreno, Yenny Paola Vega. Distribuzione: Istituto Luce. Maria è una giovane colombiana incinta che decide di cambiare vita e accetta di trasportare droga negli Stati Uniti, pratica tristemente nota e pericolosa. Le sue speranze e ingenuità si scontreranno con la realtà. Un film crudo e disarmante ma necessario. I dialoghi sono all’osso ma le immagini sono molto realistiche.
CARAMELLA ALLA MENTA (Bakha satang), drammatico, Corea Del Sud, 2000, di Lee Chang-dong, durata: 129’. Con: Sol Kyung-koo, Moon So-ri, Kim Yeo-jin. Inedito in Italia. Un uomo sull’orlo del suicidio ripercorre la sua vita e vent'anni di storia della Corea attraverso il racconto a ritroso delle sue fallimentari esperienze di vita. Interessante ma da noi visto solo nei festival, purtroppo… http://www.peppermintcandy.co.kr/
GERONIMO! (Geronimo), western, U.S.A.,1962, di Arnold Laven, durata: 101’. Con: Adam West, Denver Pyle. Distribuzione: Dear. Parliamo da questo numero anche di qualche western orientato dalla parte dei pellerossa. Geronimo fu un fiero capo indiano, uno dei pochi a guadagnarsi la stima popolare bianca. Si adattò a vivere rinchiuso nella riserva S. Carlos. Ma per poco: ben presto per i maltrattamenti fu costretto a ribellarsi. Fuggito con un manipolo di
seguaci sparse il terrore nell'Arizona. Dopo molti anni di scorrerie decise di arrendersi ottenendo una onorevole pace dal governo di Washington.
LETTERE DAL SAHARA (Lettere dal Sahara), drammatico, Italia, 2006, di Vittorio De Seta, durata: 123’. Con: Djibril Kebe, Paola Ajmone Rondo. Distribuzione: Istituto Luce. La consapevolezza di dover rinunciare alla propria cultura ed usanze alla base di questo film di maniera, non completamente riuscito, che descrive fatti di attualità che accadono ogni giorno. L’odissea in Italia di un giovane immigrato clandestino senegalese. Per intristirsi…
PO DI SANGUI (Po di sangui), drammatico, Guinea Bissau, 1996, di Flora Gomes, durata: 90’. Con: Ramiro Naka, Edna Evora.. Distribuzione: Films Sans Frontières. Inedito da noi, da una nazione sconosciuta cinematograficamente, questo film si era visto a Cannes ’96. Il titolo – metaforico – in creolo significa “legno rosso” o “legno di sangue”) e parla di tradizioni ancestrali e legami tra uomini e alberi e dell’esodo del popolo di questo stato.
RISTORANTI ETNICI
Ø ORIGAMI Per palati fini ecco il più grande ristorante giapponese di Milano (in zona Monumentale, Via G.Rosales,4) diviso in tre ambienti, illuminati da ben tredici vetrine, un lungo bar dove si possono gustare cocktail a base di sakè, un'ala elegante con ottanta posti e un sushi bar kaiten per novanta coperti.
Ø NU Propone cucina asiatica: giapponese, cinese, thailandese vietnamita e asiatica. Inoltre, vende oggettistica tradizionale. A Milano in Via Feltre, 70, zona P.zza Udine.
Ø BAZAR Facciamo un salto addirittura a Rotterdam. Se vi trovate in questa città olandese, provate questo locale stile suq in Witte De Withstraat, 16.Decorazioni orientali e cucina araba da diversi paesi. Occhio che è un locale non adatto per cene romantiche, è sempre affollato!
Ø EL CARAJO (Via F.Filzi,30, zona St.Centrale, Milano) è un ristorante peruviano rinomato, l’ideale per mangiare buoni piatti di questa cucina sudamericana. Organizza eventi e serate. http://www.elcarajo.it/
Ø EL CORTIJO (Via Crespi, 11, Milano) Non sappiamo molto di questo (nuovo?) locale peruviano se non che si trova in zona Pasteur e che propone menù fissi in offerta speciale.
Ø MULATA Ristorante…quadruplo e discoteca cubana in una grande area a Bari, si balla, si canta, serate e feste a tema. Vi suona anche il gruppo musicale omonimo. La cucina, ottima, propone tutti i piatti cubani ma anche internazionali e italiani In centro, Strada La Grava, 12. http://www.mulata.it/
Ø Per gli appassionati della moda del sushi aperitivo e agli antipasti pre-cena, chiudiamo la rubrica indicandovi i locali adatti a Milano: SUSHI BAR (nuovo locale con prezzi abbordabili, in Via Sciesa,5); POPOROYA in Via Eustachi,17, originale giapponese (chiude alle 21,30); il piccolissimo BENTO HOUSE, che si trova invece in Via Bergamo,3; SUSHI HIRO (V.le Legioni Romane, 55); PARCO (in P.zza Cavour, 7, in Via Spallanzani ang. Regina Giovanna e in C.so Magenta,14); MARU (V.le Sabotino, 19); NOBU (Via Pisoni, 1) con buffet alla giapponese, locale piuttosto snob.
METROPOLI MULTIETNICA
Siamo stati al Krishna Indian Bazar di Via P.Castaldi,35, non molto grande ma pieno di abbigliamento e accessori da donna, alimentari, e, soprattutto, diversi film indiani in dvd a prezzi molto economici.
La metropolitana milanese offre ancora sorprese; dopo il negozietto cingalese di De Angeli del numero 18 (a proposito, avevamo dimenticato di specificare la nazione!), ecco Alpaca Perù, con gestione italiana, sito a MM Rovereto: abbigliamento in cotone ecologico e alpaca e alcuni oggetti di artigianato peruviano. Il Fiore del Tao è un centro internazionale di ricerca yogica e taoista, organizza corsi e scuole di formazione. Si trova in Via F.Casati, 8. www.fioretao.com.
Nell’estrema periferia milanese (Via Parea, 7, zona San Donato Milanese) abbiamo notato diversi kebab e phone center dove non ci saremmo aspettati, e Sphinx, un negozietto di alimentari e di specialità egiziane.Volete tagliarvi i capelli in qualche nuovo stile? Mimo Parrucchiere dalla Corea, vi aspetta in Via R.Pilo 9. Ci siamo imbattuti poi in Parrucchiere Uomo Donna Bambino (sarà questo il nome?) all’entrata campeggiano lucine e scritte cinesi, la clientela è anche occidentale: incredibili le capigliature dei due ragazzi al lavoro all’interno del negozio, usciti forse da qualche improbabile manga scopiazzato ai giapponesi !!! in Via Tadino angolo Via Vitruvio. Il Bar Ethiopia, sempre in Via Tadino, al 6 è un minuscolo bar stile vecchi bar-latterie, frequentato da africani. Latin Way Music è un negozio per gli appassionati di musica sudamericana che vende anche per corrispondenza. Cd,dvd,basi musicali ecc., Via Vincenzo Vela, 8. www.latinwaymusic.it
Una precisazione: Vietnamonamour, unico ristorante vietnamita di Milano (vedi N.17) è anche un albergo e bed & breakfast con serra: un angolo di tranquillità per chi ama le atmosfere orientali: una tipica riproduzione di una casa di Hanoi rivisitata con stile moderno e influssi francesi. Sempre più bizzarri i nomi delle discoteche: La Contrada della Luna Gobba propone ingresso gratuito e consumazione facoltativa. Eventi e musica latinoamericana con animazione. Si trova presso Dalmine (A4 Mi-Ve usc. Dalmine, Via Friuli, 29). Chiude al lunedì e mercoledì sera. Celestino’ s Dancing propone al giovedì serate di musica latina. A Drezzo (CO) Via dei Mulini, 88). Per il vostro fine settimana latinoamericano potete andare al Kristal Dancing al venerdì (Tradate – VA- Via del Crocefisso, 46) e al Club I Monelli della Salsa (un nome, un programma) al sabato (Mozzate – CO – Via Tarantelli, 12). www.imonellidellasalsa.it
Iguana Club musica latina a Parma (Strada Parma Pilastro) un paio di giorni la settimana. Charanga è un’altra disco-latina a Noviglio (SP 30 km 4 MI-GE usc Binasco). Nella stessa zona il Latin Celebrity al venerdì e al sabato, anche qui corsi di ballo. Sulla S.S. dei Giovi a Binasco (MI). www.discocelebrity.com Continental al mercoledì fiesta latina, ingresso libero e corsi di balli caraibici. Torniamo a Milano con il Limelight ex cinema, ex City Square ecc, noto locale in Via Castelbarco zona Università Bocconi, da tenere d’occhio perché organizza serate di salsa. Al Dar El Yacout locale marocchino in Via Cadore, 23, al giovedì è stata istituita la serata “Lipstick” dedicata alle donne, mentre alla domenica troviamo con piacere gli amici brasiliani al Balança di Via Binda, 19 con festa brasiliana e cibo a buffet in abbondanza, yummm! A Bari consigliamo il Mulata, mega-locale con discoteca cubana e 4 ristoranti (vedi “Ristoranti Etnici” su questo stesso numero).
Cercate una palestra con corsi per la difesa personale e varie discipline marziali e sport da combattimento? A.S.D. Yamato in Via Bengasi,2.
Giornali etnici: il quotidiano La Repubblica allega Metropoli, un supplemento dedicato all’Italia multietnica, molto utile per gli stranieri con le sue informazioni e il mini-corso d’italiano all’interno. Meno male che non l’hanno chiamato Metropoli Multietnica, come questa nostra rubrica…c’e’ mancato poco! Forum Corea è un mensile distribuito gratuitamente ai coreani a Milano. Abbiamo trovato all’ingresso della metropolitana America Hoy, un periodico settimanale gratuito in spagnolo per latinoamericani. Esiste da circa un anno e ha anche un sito: http://www.americahoy.eu/
DAL SOL LEVANTE
I L S U M O
Il sumo, poco conosciuto da noi, è una disciplina sportiva di grande importanza in Giappone, dove è lo sport nazionale, ma anche una forma d’arte rituale. Il suo significato letterale è “strattonarsi vicendevolmente” o anche “lotta di forza”.
Forse nacque anticamente in uno degli stati più vicini al Giappone, probabilmente in Cina o in Corea, anche se non è molto chiara la sua origine. Si dice che il sumo risalirebbe all'VIII secolo nascendo dal ju-jitsu, diventandone presto una disciplina a parte. Ebbe poi connotati militaristici e anche religiosi, infatti un tempo il sumo faceva parte del rituale scintoista.
Ma come si svolge un incontro di questa disciplina? Dopo una lunga cerimonia di presentazione, due corpulenti lottatori (rikishi) coperti da un perizoma (il mawashi) e con una grossa cintura, si affrontano corpo a corpo in un ring detto dohyo, che altro non è che una zona quadrata con sopra un cerchio fatto principalmente di paglia. Lo scopo non è quello di colpire l’avversario, ma è quello di afferrarlo per poi atterrarlo
o spingerlo fuori dalla zona di combattimento, estromettendolo completamente o solo facendolo toccare al di fuori del ring con una parte del corpo, piante dei piedi escluse. Spesso l’incontro è molto breve ma non esiste pareggio e si prosegue ad oltranza in questo sport apparentemente molto semplice e minimalista ma affascinante e ricco di riti, tradizioni, e regole non scritte ma ben precise.
I futuri atleti si preparano in scuole apposite, le heya. In Giappone si svolgono diversi tornei della durata di 15 giorni ciascuno.
Una curiosità è che prima di ogni incontro, i rikishi raccolgono da un apposito contenitore una manciata di sale e la lanciano sul dohyo come gesto propiziatorio contro eventuali infortuni o incidenti durante l’incontro. Anticamente lo si faceva per scacciare gli spiriti malvagi. I capelli del rikishi in genere sono lunghi e raccolti e questo non ha connotati femminili, anzi, è un simbolo di virilità (come accadeva per i samurai), e servono anche da protezione per i colpi.
Per secoli il sumo è stato considerato uno sport esclusivamente maschile, anche se saltuariamente si assistevano ad incontri femminili, ma le cose stanno cambiando in Giappone e nel resto del mondo grazie allo shinsumo, il sumo femminile. Gare di sumo vengono poi organizzate non solo tra persone, ma tra…robot anche in Italia! I lottatori hanno una graduatoria generale (banzuke) secondo princìpi di capacità e di forza e non in categorie di peso. Nel Sumo esiste una rigida gerarchia all'interno della quale si può progredire per anzianità o meriti sportivi oppure retrocedere per demeriti sportivi. Lo Yoko-Zuna (grande campione) è il gradino più alto.
In Italia c’è oggi più interesse nei riguardi del sumo, trasmesso dai canali sportivi a pagamento e via satellite, esistono scuole e abbiamo anche un sito per gli appassionati di sumo:
http://www.sumo.it/
http://asiatica.altervista.org/
Un portale dedicato all’Estremo Oriente e Sud Est Asiatico. C’è veramente di tutto, interessante la parte dedicata alle feste locali con la spiegazione della loro origine.
http://www.reggaezion.com/
Sito per gli estimatori italiani della musica reggae ma anche del movimento rasta giamaicano.
http://www.nigrizia.it/
Il sito dell'Africa e del mondo nero
http://www.stranieriinitalia.it/
Si parla di stranieri e di lavoro, c’è anche un prontuario per orientarsi sul mondo dell’immigrazione e un’edicola on line per i giornali stranieri, peccato che il tutto sia in abbonamento!
http://www.salsapower.com/cities/italy/milano.htm
www.salsa.it
www.salsamajor.com
Siti dedicati ai balli della salsa e al mondo che ruota loro intorno.
http://www.romaesotica.com
Sito davvero interessante che un gruppo di amici ha aperto per andare a recensire ristoranti etnici romani con le cucine di tutto il mondo. Un po’ quello che facciamo noi (in piccolo) con “Ristoranti etnici”!
| inviato da il 2/2/2007 alle 8:59 | |
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